15/05/2026
Non bisogna arrivare a questo per parlare di razzismo.
La morte di Sako Bakari vive nelle abitudini, nei silenzi e nei gesti involontari che facciamo. È quando sull’autobus sale il ragazzo “diverso” da te e si stringe la borsa più forte, c’è chi cambia posto e chi si tocca le tasche…
La morte di Sako Bakari vive nella frase ‘ci rubano il lavoro’ senza conoscere nemmeno il nome, la storia, la fame di una persona.
Il razzismo è anche pensare che qualcuno debba dimostrare più di qualcun altro di meritare di essere integrato ed “accettato”.
La colpa di ció che è successo non è da attribuire interamente a chi ha compiuto il fatto in sè, è da attribuire a te, a noi, che complici non siamo intervenuti per la risoluzione del problema prima che accadesse. L’omicidio commesso la notte del 9 maggio a Taranto non è solo ed esclusivamente legato al nostro territorio, per la ragione che avvenimenti di questo tipo si verificano in ogni città d’Italia nella quale è diffusa questa specifica ideologia di rigetto verso il diverso.
In conclusione la morte di Sako Bakari vive nel fatto che la sua storia non arriverà mai a tutti
Il razzismo inizia molto prima della violenza.
Ponendoci come obiettivo lo sdradicamento del “ce me n futt a me” dalle nostre menti e dal nostro modo di fare per costruire una comunità attiva, solidale ed inclusiva.
In memoria di Sako Bakari
-Ad opera di Carta Straccia
Samuele Russo
Emmanuel Zonile
Roberto Cifaldi
Francesco Pio Annicchiarico