01/06/2026
Non è un gioco di parole, ma la sintesi di ciò che ha fatto Rādhā: "affascinare colui che affascina l'universo".
Fin da ragazzo, a Vṛndāvana, suonava il suo flauto divino nella foresta. Quel suono era così irresistibile che tutte le pastorelle abbandonavano le loro case e le loro famiglie per correre da lui.
Questo amore collettivo rappresenta la Bhakti generale, ovvero l'attrazione naturale e spontanea che ogni anima prova verso l'Assoluto. Krishna ricambiava ognuna di loro, moltiplicando il proprio corpo per ballare con tutte contemporaneamente.
Ma sebbene Krishna sia onnipotente e fonte di ogni bellezza, il sentimento che prova per Rādhā è così intenso da ribaltare completamente la sua natura divina. Davanti a lei, l'attrazione si inverte: Egli prova un trasporto così totale da perdere il controllo di se stesso. Quando la vede o sente il suo nome dimentica la sua onnipotenza e si sottomette volontariamente all'amore che lei rappresenta.
Ma perché il dio si abbandona così profondamente alla purezza della devozione (Bhakti) di ?
La risposta è semplice: quando Krishna guarda , contempla lo specchio perfetto della sua stessa anima. È un riflesso non statico, ma vivo e dinamico; l'amore di lei ne amplifica ed eleva la bellezza, permettendogli di scoprire e sperimentare la sua stessa natura. Guardando Rādhā, Krishna scopre quanto Egli stesso sia meraviglioso. I due non sono entità separate, ma la stessa Verità Assoluta che si divide in due per poter vivere l'esperienza dell'amore.
Ecco perché ci si innamora sempre di se stessi: guardandoci nell'altro scopriamo la nostra stessa identità amplificata, poiché l'altro è lo specchio dinamico del nostro potenziale nascosto.
Al termine del loro viaggio terreno, entrambi ritornano a Goloka, la loro dimora spirituale ed eterna. Lì dove muore il dolore di ogni distanza e l'eterno si fonde in un gioco sovrano.
Valentina Colaizzi
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