01/05/2026
Ba***re la terra. Batterla forte. E far sposare gli alberi, nutrire i morti e ridere di gioia, far nascere nuove vite. Mangiare i semi. Una festa, una tragedia.
Qual è il filo rosso che lega Eleusi e Feneo a un piccolissimo e appartato borgo della Valnerina nel Nursino? Cosa mescola le tradizioni nel periodo più critico dell’anno solare tra la Grecia e l’Appennino? Cosa rende irresistibile anche nella modernità l’attrazione per la notte più magica e tragica: quella del 30 aprile?
L’eco dei misteri celebrati ad Eleusi, a pochi chilometri da Atene, ha attraversato i secoli e i millenni. Da Eleusi si tornava cambiati. Per questo a Eleusi hanno guardato in tanti, prima da Roma e poi dalla Firenze rinascimentale.
A Eleusi, o verso altri misteri ancora più antichi, si andava in processione, una processione gioiosa e gaudente di carri, di donne discinte, di musici e di attori. E in una delle tappe di questo cammino i sacerdoti di Demetra, indossata la maschera della dea, battevano il terreno con i bastoni, forte. Come per inviare un messaggio al Regno di sotto. Un rito simile si ripeteva, fino a pochi anni fa nella chiesa di Logna e in altri luoghi del Nursino, con gli abitanti del posto che battevano il pavimento con bastoni di legno nella notte del Venerdì Santo, come ad invocare anch’essi l’apertura di una porta.
Perché si celebrano ancora questi riti? Si fa così, perché s’è sempre fatto, ti rispondono se glielo chiedi. Non sanno perché, ma qualcosa dentro di loro lo sa.
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I riti e i misteri del 30 aprile da Eleusi all'Appennino