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Music Box - Play. Listen. Remembering Marco. 7 e 9 settembre. Non mancate. Qui tutte le info.
31/08/2026

Music Box - Play. Listen. Remembering Marco.
7 e 9 settembre.
Non mancate.
Qui tutte le info.

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Domani, giovedì 20 agosto, ci stringiamo in un ultimo saluto per il nostro Marco, la cerimonia sarà alle 10:00 alla Madonna Di Trapani.

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12/08/2026

L’associazione culturale D’Altro Canto vi augura un grande Ferragosto! A settembre il team si fortifica con la presenza di Adriana Prestigiacomo a vostra disposizione per il vocal coaching e per la coordinazione di produzione, corsi ed eventi. Alla meravigliosa novità si aggiunge la formazione di un coro! Vuoi aderire? Scrivici! Restate connessi per una sorprendente masterclass con special guest in lavorazione…

“[…]L’idea che il jazz club possa rappresentare un approdo dopo la stagione dei grandi palchi e dei riflettori presuppon...
10/06/2026

“[…]

L’idea che il jazz club possa rappresentare un approdo dopo la stagione dei grandi palchi e dei riflettori presuppone una gerarchia culturale nella quale il successo coincide con la dimensione del palco, mentre i luoghi più piccoli diventano inevitabilmente un’alternativa minore.

Ma i jazz club non sono il rifugio di chi non ce l’ha fatta. Non sono il retrobottega della musica. Non sono il luogo dove si finisce quando il successo svanisce.

Sono, al contrario, luoghi nei quali la musica continua a vivere anche quando il mercato guarda altrove.

Da decenni i jazz club italiani svolgono una funzione culturale e sociale straordinaria. Programmano concerti tutto l’anno, sostengono giovani musicisti, offrono spazio alla sperimentazione, creano occasioni di incontro tra artisti e pubblico, formano nuove generazioni di ascoltatori e mantengono vivi linguaggi musicali che altrimenti rischierebbero di scomparire.

Molti dei più grandi artisti italiani e internazionali hanno scelto e continuano a scegliere di esibirsi nei jazz club non per necessità, ma per il valore artistico e umano che questi luoghi custodiscono. Perché in un jazz club non si cerca soltanto un pubblico: si cerca un ascolto.

Certo, esistono problemi economici. Esistono cachet bassi. Esistono sacrifici enormi sostenuti da musicisti, organizzatori, volontari e associazioni culturali. Ma questa fragilità non è una condanna inevitabile. È una condizione che può essere affrontata attraverso politiche culturali più coraggiose, maggiori investimenti pubblici, il riconoscimento dei jazz club come presìdi culturali permanenti e una più concreta tutela del lavoro artistico e musicale. […]”

Ho letto con interesse le parole di CESARE CREMONINI:

«Se un giorno tutto questo finirà, e dovessi trovarmi in un jazz club a pagarmi la vodka tonic con i 50 euro del cachet, non sarà una br**ta fine. È un’alternativa: poter dire che esiste anche questo oltre i lustrini è già un grande risultato.»

Probabilmente Cremonini stava parlando di sé, della capacità di trovare un senso e una dimensione autentica anche oltre il successo commerciale. Ha scelto, però, un esempio che rivela inconsapevolmente un luogo comune ancora molto radicato. Ed è quel luogo comune che vale la pena discutere, più delle sue parole in sé.

L’idea che il jazz club possa rappresentare un approdo dopo la stagione dei grandi palchi e dei riflettori presuppone una gerarchia culturale nella quale il successo coincide con la dimensione del palco, mentre i luoghi più piccoli diventano inevitabilmente un’alternativa minore.

Ma i jazz club non sono il rifugio di chi non ce l’ha fatta. Non sono il retrobottega della musica. Non sono il luogo dove si finisce quando il successo svanisce.

Sono, al contrario, luoghi nei quali la musica continua a vivere anche quando il mercato guarda altrove.

Da decenni i jazz club italiani svolgono una funzione culturale e sociale straordinaria. Programmano concerti tutto l’anno, sostengono giovani musicisti, offrono spazio alla sperimentazione, creano occasioni di incontro tra artisti e pubblico, formano nuove generazioni di ascoltatori e mantengono vivi linguaggi musicali che altrimenti rischierebbero di scomparire.

Molti dei più grandi artisti italiani e internazionali hanno scelto e continuano a scegliere di esibirsi nei jazz club non per necessità, ma per il valore artistico e umano che questi luoghi custodiscono. Perché in un jazz club non si cerca soltanto un pubblico: si cerca un ascolto.

Certo, esistono problemi economici. Esistono cachet bassi. Esistono sacrifici enormi sostenuti da musicisti, organizzatori, volontari e associazioni culturali. Ma questa fragilità non è una condanna inevitabile. È una condizione che può essere affrontata attraverso politiche culturali più coraggiose, maggiori investimenti pubblici, il riconoscimento dei jazz club come presìdi culturali permanenti e una più concreta tutela del lavoro artistico e musicale.

Ridurre tutto a un’immagine fatta di vodka tonic e cinquanta euro di cachet significa ignorare una realtà composta da migliaia di concerti, centinaia di operatori culturali e decine di migliaia di spettatori che ogni anno contribuiscono a mantenere vivo un patrimonio musicale fondamentale per il nostro Paese.

I jazz club sono molto più di semplici luoghi di spettacolo. Sono presìdi culturali diffusi sul territorio. Luoghi di partecipazione, crescita, confronto e comunità. Spazi che generano cultura ben oltre il tempo di un concerto.

Se c’è una cosa che i jazz club insegnano, è che il valore della musica non si misura dalla grandezza del palco, ma dalla qualità dell’ascolto.

Per questo non considero il jazz club un’alternativa ai lustrini.

Lo considero, semmai, un’alternativa alla loro necessità.

Rosario Moreno
Italia Jazz Club

P.S.: Cesare, TVB.

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