14/09/2026
Sabato sono stata a Friuli DOC e partiamo da un punto che vi farà leggere tutto con occhio diverso: non ci sono andata per lavoro.
Mi piace mangiare, amo follemente il vino con tutte le sue sfaccettature e ho una discreta propensione ad assaggiare qualsiasi cosa non conosca. Quattro giorni di produttori, cucine e degustazioni sono quindi un ottimo modo per convincermi a passare una giornata a Udine.
Poi, come sempre, finisco per guardarmi intorno un po’ più del previsto.
Ho iniziato dagli stand e mi sono fermata a parlare con alcuni produttori. Mi ha colpita soprattutto il come sapessero raccontare quello che avevano davanti: dove viene distribuito un prodotto, quali referenze rimangono invece legate alla zona, come lavorano, perché hanno fatto determinate scelte (e credetemi che non è per niente cosa scontata).
Nel frattempo bastava cambiare piazza perché cambiasse completamente quello che stava succedendo. Da una parte si mangiava e si beveva, altrove laboratori artigianali per bambini e famiglie, in un’altra zona lo sport occupava praticamente tutta la piazza. In mezzo continuavano a esserci Udine, i suoi palazzi, le vie piene e una quantità di persone che vivevano la stessa giornata in modi completamente diversi.
Più giravo, più mi rendevo conto che forse era proprio questo che continuavo a fotografare.
Quando pensiamo al racconto di un territorio è facile fermarsi alle immagini che lo rappresentano meglio: un prodotto tipico, un vino, un piatto, un bel palazzo. Sabato, invece, mi interessava molto di più vedere tutto quello che succedeva intorno.
Perché un posto si riconosce anche da quello che le persone sanno fare, da come ne parlano, da ciò che producono e da come decidono di vivere gli spazi che hanno a disposizione.
Alla fine sono tornata a casa con una quantità imbarazzante di foto e video, qualche nuovo sapore da ricordare e la conferma che, quando mi trovo in mezzo a qualcosa, faccio molta fatica a limitarmi a guardare quello che mi hanno detto di guardare.
E per fortuna, direi🍷