La Social Di Cose Belle - Caterina Cumer

La Social Di Cose Belle - Caterina Cumer Il resto si pianifica

🌵Aiuto negozi locali che vendono prodotti a smettere di improvvisare

Entro nel negozio, guardo cosa c’è davvero, metto ordine tra valore, stagioni e comunicazione

Il bello c’è già.

Sabato sono stata a Friuli DOC e partiamo da un punto che vi farà leggere tutto con occhio diverso: non ci sono andata p...
14/09/2026

Sabato sono stata a Friuli DOC e partiamo da un punto che vi farà leggere tutto con occhio diverso: non ci sono andata per lavoro.

Mi piace mangiare, amo follemente il vino con tutte le sue sfaccettature e ho una discreta propensione ad assaggiare qualsiasi cosa non conosca. Quattro giorni di produttori, cucine e degustazioni sono quindi un ottimo modo per convincermi a passare una giornata a Udine.

Poi, come sempre, finisco per guardarmi intorno un po’ più del previsto.

Ho iniziato dagli stand e mi sono fermata a parlare con alcuni produttori. Mi ha colpita soprattutto il come sapessero raccontare quello che avevano davanti: dove viene distribuito un prodotto, quali referenze rimangono invece legate alla zona, come lavorano, perché hanno fatto determinate scelte (e credetemi che non è per niente cosa scontata).

Nel frattempo bastava cambiare piazza perché cambiasse completamente quello che stava succedendo. Da una parte si mangiava e si beveva, altrove laboratori artigianali per bambini e famiglie, in un’altra zona lo sport occupava praticamente tutta la piazza. In mezzo continuavano a esserci Udine, i suoi palazzi, le vie piene e una quantità di persone che vivevano la stessa giornata in modi completamente diversi.

Più giravo, più mi rendevo conto che forse era proprio questo che continuavo a fotografare.

Quando pensiamo al racconto di un territorio è facile fermarsi alle immagini che lo rappresentano meglio: un prodotto tipico, un vino, un piatto, un bel palazzo. Sabato, invece, mi interessava molto di più vedere tutto quello che succedeva intorno.

Perché un posto si riconosce anche da quello che le persone sanno fare, da come ne parlano, da ciò che producono e da come decidono di vivere gli spazi che hanno a disposizione.

Alla fine sono tornata a casa con una quantità imbarazzante di foto e video, qualche nuovo sapore da ricordare e la conferma che, quando mi trovo in mezzo a qualcosa, faccio molta fatica a limitarmi a guardare quello che mi hanno detto di guardare.

E per fortuna, direi🍷

Non giriamoci intorno, io lo dico continuamente ai miei clienti e son la prima a cascarci. Faccio servizi fotografici qu...
02/09/2026

Non giriamoci intorno, io lo dico continuamente ai miei clienti e son la prima a cascarci.

Faccio servizi fotografici quasi ogni settimana, entro, guardo come lavorano, cerco dettagli, gesti, prodotti, persone…e creo scatti che possano diventare materiale che racconti ciò che fanno.

Poi torno a casa, perdo diottrie e anni di vita su Lightroom, programmo, consegno e archivio.

E poi mi ricordo che magari potevo aprire per una sbirciatina in quelle mille mila ore dedicate agli scatti.

Perchè io lo so che è assurdo ciò che succede: quando qualcosa fa parte del nostro lavoro tutti i giorni, a noi sembra normale routine.

Mani che si muovo per confezionare un mazzo, un prodotto sistemato in vetrina, una cima maneggiata con abitudine, un gesto che fai da quanto? Dieci anni? Ecco, è proprio in quel gesto che smetti di accorgerti che qualcuno, dall’altra parte, non l’ha mai visto. Ed è quello il punto in cui puoi iniziare il tuo racconto.

Questi sono solo alcuni degli scatti dell’ultimo mese, e probabilmente sarebbero stati chiusi nel cassetto come tanti altri prima di loro. Ma trovavo davvero ironico il fatto che io passassi buona parte del mio lavoro a dire di tirar fuori ciò che fanno e io lasciassi una bella fetta del mio nel disco rigido.

Questo è parte del mio mondo, questo è il mondo che silenziosamente gira attorno a ciò che va venduto.

Sono cresciuta con la convinzione che l’organizzazione permettesse di trasformarti in Superwoman, colei che tutto poteva...
26/08/2026

Sono cresciuta con la convinzione che l’organizzazione permettesse di trasformarti in Superwoman, colei che tutto poteva fare e nulla delegare.

E non parlo della vita da partita IVA, perchè anche da dipendente l’incastro di telefonate, consegne anticipate, e buchi costantemente usati per “tirarmi avanti” era diventato il mio modo per dirmi “son stata brava”.

Quest’anno (sarà che la vecchiaia si avvicina) ho compreso che io volevo esattamente tutto il contraro. Io volevo riuscire ad organizzarmi PER NON FARE.

Chiudere il pc e non pensare alle consegne di domani. Andare al mare senza avere una parte di cervello che elenca le cose da ricordare. Stare con la mia famiglia senza quella dannata sensazione di essere fisicamente lì e mentalmente ancora davanti alla scrivania.

Vi faccio ridere? Da quando lavoro così, il lavoro non è diminuito. E’ aumentato.

Non farò quella che vi dice che rallentando ho più lavoro e più clienti. Il ragionamento che mi ha davvero salvato l’ulcera è stato più basilare. Avevo bisogno di zittire il rumore.

Quello che non ti fa dormire la notte, che ti fa sentire sempre indietro, che ti regala quella indimenticabile sensazione di non essere mai abbastanza sul pezzo.

E credo che sia questa la cosa più importante che ho imparato negli ultimi mesi sull’organizzazione: non serve soltanto a sapere cosa fare. Serve anche a sapere che, quando hai finito, hai davvero finito.

Perché il lavoro aveva preso un’abitudine piuttosto st***za: anche quando non lo stavo facendo, continuava a occupare spazio. E invece quando la testa non deve ricordarsi continuamente cosa deve fare dopo, torna finalmente a guardarsi intorno.

Classica situazione di quando lavoro con un negozio: si inizia parlando dei prodotti e, dopo un po’, salta fuori tutto q...
20/08/2026

Classica situazione di quando lavoro con un negozio: si inizia parlando dei prodotti e, dopo un po’, salta fuori tutto quello che il negoziante fa intorno a quei prodotti e che non aveva mai pensato di raccontare.

Il negozio di arredamento non vende soltanto il mobile. Sa magari occuparsi dello sgombero di ciò che c’era prima, consigliarti come organizzare lo spazio, trovare una soluzione che tu non avevi considerato.

Il negozio di abbigliamento per bambini non vende soltanto vestiti. Può ordinarti i grembiulini per l’asilo, ricordarsi le esigenze della scuola, sapere quali capi reggono davvero la vita di un bambino e quali sono bellissimi finché non incontrano una pozzanghera.

Il cliente storico queste cose le sa. Quello che ti scopre oggi su Instagram, no.

Quando sui social racconti soltanto quello che hai sugli scaffali, lasci fuori proprio la parte che rende difficile sostituirti con un altro negozio. Ed è spesso quella la prima cosa che vado a scovare quando entro in un’attività: tutto ciò che il negoziante dà per scontato perché lo fa ogni giorno, mentre per chi entra dalla porta non lo è affatto.

Non ti dirò “vendi emozioni invece di prodotti”, che ste cose le lasciamo al buon Mastrota di turno. Però oggi vorrei farti ragionare su questo: vendi prodotti, certo, ma attraverso i social puoi comunicare anche competenza, utilizzo, contesto e servizio.

Un po’ diverso, no?

Pc, borraccia, foto e video come se piovessero e il calendario di agosto dei contenuti da organizzare. Ma a un certo pun...
29/07/2026

Pc, borraccia, foto e video come se piovessero e il calendario di agosto dei contenuti da organizzare. Ma a un certo punto stavo facendo altro.

Ma piano piano… partiamo dall’inizio. Negozio di fiori, fioraio, fiorista, definiscilo nel modo in cui per te è più chiaro di cosa stiamo parlando. Anni di collaborazione iniziati con “sputiamo fuori cosa facciamo”, poi abbiamo analizzato cosa lo distinguesse, per capire poi chi entrava dalla porta e arrivare a definire ciò che piaceva in negozio e ciò che suscitava risultati sugli schermi (eh sì perché anche quella fase arriva e va capita).

Non ti parlo di strategia ma di anni in cui abbiamo messo ordine. E quest’estate, con in mano i prodotti che avevo fotografato è emersa una nuova fase.

Il negozio sta evolvendo, e con lui anche chi ci lavora. E inevitabilmente anche la comunicazione che li accompagna.

Niente più descrizioni di fiori, materiali e accostamenti. Ma tempo, stagioni, fasi, sensazioni. Ciò che davvero loro narrano quotidianamente in questa nuova fase.

Il calendario di agosto è diventato la conseguenza, perché si è definita una nuova direzione.

Questa è la parte del lavoro che mi carica di più: quella invisibile che prende per mano il negozio e lo conosce, per poi farlo ri-conoscere.

I contenuti non nascono dai giorni scritti sul calendario e dalla necessità di coprirli, ma da un caffè seduti in negozio e da ore di ascolto e osservazione dell’universo che si crea attorno ad esso.

Il mio ufficio, negli ultimi dodici mesi, è stato molto più spesso un negozio che una scrivania. E credo che sia la cosa...
22/07/2026

Il mio ufficio, negli ultimi dodici mesi, è stato molto più spesso un negozio che una scrivania. E credo che sia la cosa che ha cambiato di più il mio modo di lavorare.

Instagram ti mostra quello che le persone decidono di pubblicare, mentre entrando in un negozio inizi a vedere tutto il resto. Capisci il percorso che fanno i clienti, le domande che pongono più spesso, i prodotti che prendono polvere perchè là lo sguardo non passa.

Il negozio sa insegnarti cosa fa sorridere la titolare, e cosa le fa abbassare gli occhi, e ti fa capire quanto lavoro c'è dietro a una semplice "nuova stagione". Essere presenti quando il fornitore arriva in ritardo o quando c'è la nuova vetrina da comporre mi ha insegnato dove soffermarmi.

E queste sono tutte cose che i numeretti di Instagram non ti diranno mai.

E' proprio lì che nasce quasi tutto il mio lavoro, perchè le strategie migliori non le ho scritte davanti a Facebook. Le ho scritte camminando tra gli scaffali di un negozio.

Prima di capire cosa pubblicare, voglio capire cosa rende speciale quel negozio. E il contenuto arriva dopo.

È appena iniziata la stagione, hai fatto l’esposizione nuova, hai scelto prodotti belli, li hai raccontati poco o niente...
16/07/2026

È appena iniziata la stagione, hai fatto l’esposizione nuova, hai scelto prodotti belli, li hai raccontati poco o niente, e intanto il negozio accanto ha già scritto -40% gigante come la scritta Hollywood.

E scatta il panico: dobbiamo farlo anche noi, siamo già tardi, ormai a prezzo pieno non vendiamo più nulla. E mentre sei lì che rincorri i vicini, perdi il tuo passo.

Non sono contro gli sconti, fanno parte del commercio e hanno un loro senso. Ma non se rovinano il tuo negozio.

Vanno comunicati con criterio, parlando di "pezzi selezionati" o di "occasioni di stagione", vanno scelte parole in linea con il tuo punto vendita e all'altezza del tuo scontrino.

Anche questo fa parte del lavoro che faccio con i negozi che seguo: non decidere solo cosa pubblicare, ma capire (online e offline) come parlare di vendite, stagioni e prodotti senza rovinare il valore che hanno costruito.

Mi arriva un messaggio "Cate mi hanno disabilitato Facebook", e che vuoi che sia? Nulla, se non fosse che tu ci hai mess...
08/07/2026

Mi arriva un messaggio "Cate mi hanno disabilitato Facebook", e che vuoi che sia? Nulla, se non fosse che tu ci hai messo le tue energie per far emergere il tuo negozio sui social.

Ebbene sì, è successo. E in due minuti abbiamo perso il controllo di tutte le pagine, e ancor peggio il controllo delle pubblicità e della carta di credito associata.

Non ho intenzione di tediarvi con i dettagli tecnici ma il punto è: è bastato un problema per perdere il controllo di una parte dell'attività commerciale.

Perchè non è solo una password, ma è come perdere le chiavi della serranda. Se non le hai, il negozio resta chiuso. Se è chiuso, salta del lavoro e saluti dei clienti.

Quindi non stiamo parlando di "vabbè al massimo ho perso qualche foto di me nel 2007 con quell'ex che odiavo", ma di pezzetti della tua attività commerciale.

Prima di accanirti sui post da fare, sediamoci a mettere in ordine.

Negozio aperto, qualche persona che gira timidamente in negozio. Una che compra (e spende pure poco) e se ne va. Almeno ...
01/07/2026

Negozio aperto, qualche persona che gira timidamente in negozio. Una che compra (e spende pure poco) e se ne va. Almeno tre che sbucano per chiederti solo se vuoi un caffè. Sempre meglio di quello che stamattina ha trattato sul prezzo. Ma sono clienti, giusto? Meglio del negozio vuoto.

Te lo chiedo senza girarci intorno: questi clienti quanta energia ti risucchiano e cosa hanno portato di reale alla tua attività?

Tu li accetti, perchè ogni guadagno sembra buono ma non ti rendi conto del costo emotivo di questo tuo farteli andar bene.

E se ti dicessi che la fuori ci sono clienti che ti fanno venir voglia di aprire quella porta la mattina? Clienti che tornano per il TUO modo di vendere, che fanno un sano passaparola e che alla fine del mese ti riempiono pure la cassa.

Tu vuoi clienti che tornino, non clienti di passaggio. E la tua comunicazione deve parlare esattamente di questo.

La domanda: sai chi sono i clienti che invece ti fanno ve**re voglia di aprire domattina?

Quante volte nella testa parte quella voce che mette in discussione ogni singolo momento della tua giornata?Poi per anes...
18/03/2026

Quante volte nella testa parte quella voce che mette in discussione ogni singolo momento della tua giornata?

Poi per anestetizzarti finisci a scrollare e a fissare vite perfette, agende a prova di bomba, famiglie che quella del Mulino Bianco a confronto era problematica.

Ma la realtà è che facciamo tutti i giorni del nostro meglio. E non il "meglio possibile", ma il meglio del meglio. Perchè siamo le prime a non risparmiarci su nulla.

A volta va bene così, altre pesa come un macigno.

Sto imparando a capire una frase che trovavo pesantemente banale: "devi essere la prima a volerti bene davvero". E sapete cos'ho scoperto? Che è una fatica immensa, pur essendo la cosa più naturale del mondo.

Nessuna lezione o morale patinata, semplicemente un momento per ricordarti che se anche ti sembra di essere uno schifo su tutti i fronti, se solo potessi guardarti da fuori meriteresti un grande abbraccio e un sincero "brava, brava davvero"🌱

Indirizzo

Trieste

Orario di apertura

Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 15:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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