Triggiano Democratica e Futura

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Triggiano Democratica e Futura Triggiano Democratica e Futura il quotidiano indipendente di Triggiano - Iscritto al n. 1225/2008 de

24/04/2025

A un mese di distanza dalla celebrazione delle elezioni amministrative 2025, da ultraottantenne triggianese sento il bisogno di esprimere l'augurio che noi cittadini assumiamo finalmente la consapevolezza che l'etica, la competenza e la moderazione devono essere le linee guida del nostro futuro sociale e che la politica deve appunto essere satura di eticità, ispirata all'amore per il prossimo, resa possibile dalla finalità del bene comune.
In queste elezioni si confrontano tre candidati che esprimono visioni di Triggiano opposte, forse non improntate alla ricerca del "leaderismo" che potrebbe significare ancora il rischio dell'allontanamento dalla politica locale. Penso che nonostante il burrascoso passato della gestione amministrativa, non è detto che la scommessa sul radicale cambiamento non faccia tornare alle urne i molti elettori, soprattutto di sinistra, che da tempo le disertano.
La nostra comunità triggianese deve riflettere lo schema di partecipazione attiva alla vita politica intesa come vita della città. La polis greca era la città in cui tutti i cittadini erano responsabili del buon governo. Oggi non è possibile considerarsi apolitici. Ciò significherebbe vivere al di fuori della città. Io, in questo momento, con questo mio scritto sto facendo politica, sto parlando della vita della nostra comunità.
Dunque, penso che sia finalmente giunto il momento di far qualcosa di civico e non occorre dimostrare di saper fare qualcosa di sinistra o di destra. ( Antonio Amodio).

06/04/2024

IL CASO TRIGGIANO E QUEL CHE NON SI RACCONTA
Il “caso Triggiano”, con la triste cronaca mediatica della compravendita dei voti e dei conseguenti arresti e dimissioni di esponenti politici e non coinvolti, viene inevitabilmente letta dalla stampa nazionale con il ricorso agli schematismi politici tradizionali. Il caso diventa così una questione interna al PD e al centrosinistra. In effetti l’ex assessora Maurodinoia, al momento dei fatti, era esponente del PD e personaggio molto vicina al presidente Emiliano. Meno esatta è invece la definizione di “sindaco di centrosinistra” per il primo cittadino di Triggiano, Donatelli, attualmente ai domiciliari. In realtà Donatelli è stato eletto sindaco in una coalizione “civica”, mentre il PD triggianese puntava su un diverso candidato. Se quindi la campagna elettorale, come sostiene la Procura, è stata segnata dalla compravendita di voti, il PD, che quella campagna elettorale ha perso, oltre che estraneo sarebbe piuttosto da considerarsi vittima di questa presunta prassi criminale. Di più, fino ad oggi, il PD nel Consiglio Comunale di Triggiano ha guidato l’opposizione al sindaco Donatelli. È questa è storia.
Tuttavia questa precisazione non vuole essere una difesa d’ufficio del PD triggianese, ma solo la sottolineatura della insufficienza dei criteri interpretativi “nazionali” per una vicenda molto più complessa e, ahimè, infinitamente più grave e problematica. Il problema vero non è una contrapposizione tra una sinistra corruttrice e una destra (in questa storia inesistente) moralizzatrice. Il problema vero riguarda il quadro degradato, così come risulta dalla cronache, della nostra politica pugliese, ormai ridotta a gioco tattico ed ambiguo al di là di ogni visione finalistica civile e democratica e di ogni etica politica: un processo degenerativo, da cui nessuno dei protagonisti può ritenersi estraneo e che, sempre politicamente, ha molti più padri dei personaggi oggi coinvolti dall’inchiesta.
Cominciamo con il dire, solo per amore di verità storica, che la Maurodinoia non nasce piddina. La Maurodinoia debutta a destra, nel 2011, con la candidatura a sindaco di Triggiano in contrapposizione al candidato del PD Vincenzo Denicolò (che risulterà vincente). Sarà quella l’unica sconfitta elettorale di “lady preferenze”, che troverà presto la sua rivincita facendosi eleggere nel Consiglio Provinciale, dove sarà saldamente al fianco del Presidente Schittulli, nella maggioranza di centro destra. E’ l’inizio della carriera, a proposito della quale c’è da riconoscere che la Maurodinoia ha sempre svolto gli incarichi attribuitile con molto impegno, capacità di lavoro e capacità di ascolto della gente. Il senso c.d. politico di tutto ciò sta invece nella grande capacità della stessa di conquistare voti di preferenza in tutti i successivi appuntamenti elettorali. Va qui considerata la formazione partitica “Sud al Centro”, fondata dal marito Sandrino Cataldo: un movimento/macchina elettorale che non può certo definirsi né di destra né di sinistra, ma capace di organizzare e incanalare consensi non certamente politicamente orientati. Ed è qui il vero cuore del problema e non riguarda solo “Sud al Centro”, ma un contesto sociale in cui la “politica” offre spazio a questo tipo di fenomeno, lo rende utile e utilizzabile e lo fa prosperare. “Sud al Centro” è un tumore o il sintomo di una malattia sistemica? E cosa ha visto Emiliano quando ha voluto portare nel PD la Maurodinoia: una risorsa umana e politica o una mera risorsa elettoralistica? E che senso politico ha il fenomeno (chiamiamolo pure sociale) che ha portato la Maurodinoia ad essere assessore regionale del PD, mentre il partito del marito continuava a mantenersi con le mani politicamente libere, pronto a giocare tutte le partite locali? Il “vero” caso Triggiano è anche nel paradosso per cui qui il PD (la cui responsabile sezionale era la Maurodinoia) era all’opposizione del sindaco Donatelli, la cui maggioranza era sostenuta da Sandrino Cataldo, marito dell’assessora regionale. Una stranezza non riduttivamente locale. Ma anche un guazzabuglio, fatto di relazioni familiari e di interesse, cui nemmeno il PD può ritenersi estraneo.
Non sappiamo come si concluderà l’inchiesta penale, ma se la politica in Puglia è arrivata a questo, di chi le responsabilità? E se qualcuno ha comprato i voti, cosa pensare dei tanti che li avrebbero venduti (anzi, svenduti per 50 euro)? Qui non sono in ballo responsabilità penali (qui ci penserà la Magistratura), ma il valore stesso della dignità personale e della libertà. È in ballo il rapporto dei cittadini con le Istituzioni; è in ballo drammaticamente un’intera società diventata terreno di coltura di tante schifezze.
C’è solo una speranza (spes contra spem) che se si è davvero toccato il fondo, tanto il fondo che non resta che da risalire. Chi sarà condannato sarà condannato (o, magari, assolto) ma qui c’è da metter mano, se possibile, a un processo radicale di rigenerazione sociale, culturale e politica. Chi può (e parlo soprattutto ai più giovani), faccia qualcosa.

16/04/2023

La Regione Puglia ha istituito la collezione sul sistema Puglia Digital Library, dedicata a Pasquale Battista, storico, esperto d’arte, Primo Dirigente dello Stato ed Ispettore onorario ai monumenti e alle opere di antichità e d’arte per Triggiano.

All'interno del fondo sono presenti la monografia di Pasquale Battista "Triggiano al tramonto del X secolo" - Le origini, Edizioni Levante – Bari (1983) e due periodici locali, e , riconoscendo così il significativo valore culturale di questo patrimonio archivistico.

Puglia Digital Library è un archivio digitale ricco di contenuti multimediali inseriti per il loro pregio e accessibile a tutti in formato open data.

Visita la collezione al link🔗⬇️
https://bit.ly/41jAGrP

03/04/2023

Intelligenza artificiale: fra il prevedibile e l'imprevedibile
In questi giorni si sta facendo un gran parlare attraverso i mezzi di comunicazione di massa sull'uso dell'intelligenza artificiale. Circa un migliaio di leader della Silicon Valley hanno chiesto una pausa di alcuni mesi nello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale. E' difficile comprendere dove vogliano arrivare questi ricercatori e manager ma quello che è chiaro è che essi hanno voluto rappresentare un pericolo incombente: l'uso indiscriminato dei sistemi dell'intelligenza artificiale sta esponendo a gravi rischi la società e l'umanità. Pur non avendo competenza sull'argomento assai ostico, qualche mio pensiero dal punto di vista sociologico lo voglio esprimere, relativamente al problema della comunicazione.
Ormai è certo che con l'introduzione delle sempre più sofisticate macchine dell'informazione, l'uomo ha modificato molti aspetti del suo tradizionale costume di vita. Sembra avere scarsi punti di riferimento, proprio per la caratteristica peculiare del nostro tempo: l''impossibilità di un qualche raffronto con esperienze passate in presenza della immediatezza che assume una caratteristica avvolgente, compenetrante, proprio per la celerità del mutamento della comunicazione tecnologica.
Oggi quindi per noi si pone il problema di una possibile rottura con il passato nel momento in cui ci fa intravedere quanto più celere sia il ritmo di vita e quanto più rapidamente l'ambiente attuale scivola lontano. Mentre l'ambiente si manifesta sempre più celere nel cambiamento, noi siamo incalzati a dedicare maggiori risorse mentali alle riflessioni sul futuro. Dunque la traettoria del nostro divenire comportamentistico risulta essere fortemente condizionata, tanto dalla celerità che dalla transitorietà.
Sono convinto che gli strumenti tecnologici, visto come insieme di banche dati, è la più grave minaccia che l'umanità abbia mai affrontato in tema di libertà individuale. La società nella sua accentuata trasformazione si trova ad utilizzare strumenti sempre più complessi, sempre più perfezionati, per alcuni del quali non conosce bene e fino in fondo gli effetti e le conseguenze. Se l'invito dei manager ai laboratori di intelligenza artificiale a fermarsi immediatamente per almeno sei mesi dovesse essere accolto, è compito dei governi intervenire e istituire subito una moratoria. Speriamo bene.
Antonio Amodio

Antonio Amodio“La nostra storia” di Vito Innamorato e Michele Della Fortuna Ho notato il grande interesse che ha suscita...
26/02/2023

Antonio Amodio

“La nostra storia” di Vito Innamorato e Michele Della Fortuna
Ho notato il grande interesse che ha suscitato il lavoro di ricerca nel nostro passato di Triggiano, nonchè l'entusiasmo e l'apprezzamento dei concittadini che sono accorsi ad assistere agli appuntamenti della proiezione del “catalogo delle immagini” (così lo definiscono gli autori). Questa mia constatazione mi offre lo spunto per fare alcune riflessioni sulle tematiche che i bravi autori hanno evocato impegnandosi nella ricerca febbrile di ricordi, documenti.
Premetto che i gruppi sociali che perdono la loro memoria, perdono anche la loro identità. Non è una banalità affermare che perdere il passato conduce inestricabilmente a perdere il futuro. La preservazione di un gruppo sociale è un valore che dev'essere difeso per poterlo tutelare. Il successo o il fallimento del tentativo dipende dagli sforzi per tenere viva la memoria. Ad Innamorato e Della Fortuna va attribuito il merito di averci fatto scampare dal fallimento della memoria. Come si è cercato di rappresentare nel documentario il passato è composto da tanti eventi e la memoria, qualunque cosa recuperi dall'oblio, non è riprodotta mai nella sua forma pura e originale. Essa seleziona ed interpreta. Purtroppo la nostra visione del mondo è cambiata notevolmente, siamo in piena epoca del digitale, tutto si modifica celermente, insomma siamo in piena rivoluzione. Tutto ciò ha reso evidente la nostra incapacità di mantenere la nostra vita in ordine. Sembra che il futuro equivalga all'ignoto, al non sapere cosa potrà accadere. Non crediamo più che il futuro sia favorevole, che potrà risolvere i nostri problemi e, se gettiamo uno sguardo sul nostro mondo contemporaneo notiamo il diffondersi di tradizioni che guardano al passato. Chissà, forse le abbiamo abbandonate prematuramente, forse dovremmo tornare a quegli stili di vita che il documentario di Innamorato e Della Fortuna ci sta facendo rivivere. Il passato è composto di tanti eventi, è quindi opportuno, anzi inevitabile se si vuole che la memoria adempia al ruolo dell'autoaffermazione dell'identità individuale e collettiva. La memoria è pensata per essere condivisa e trasformata in proprietà comune. Ed è del tutto evidente che i nostri due storici, a cui va il mio plauso, stanno instancabilmente e mettendo a disposizione dei cittadini il meglio della loro ricerca.

Antonio Amodio                      Pur trovandomi in vacanza in una località lontana dalla guerra russo-ucraina, non po...
03/01/2023

Antonio Amodio

Pur trovandomi in vacanza in una località lontana dalla guerra russo-ucraina, non posso non seguire con triste attenzione le vicende dolorose che si succedono sempre più velocemente con una crudeltà implacabile e spietata. Lo Stato invasore è sempre più convinto che più sanguinose saranno le sue azioni, maggiori saranno le possibilità che l'avversario ci pensi due volte prima di rischiare un altro colpo, e che alla fine getterà la spugna. I massicci e continui bombardenti che si stanno recentemente effettuando interritorio del Donbass, continuano a foraggiare le violazioni dei diritti umani in Ucraina. Dopo quasi undici mesi di guerra, il responsabile di questa assurda guerra si considera ancora forza onnipotente reprimendo la voce dei deboli, collocandosi sul versante sbagliato del fossato etico che separa il bene dal male. È un tentativo disperato, ma temporaneamente efficace, (fintanto che il forte resta più forte e il debole resta più debole) di negare questa verità. Il diritto del forte di fare ciò che vuole del debole è una lezione dell'epoca dei genocidi. Una lezione cruenta e spaventosa, certo, ma ciònondimeno proprio per questo smaniosamente appresa, fatta propria e applicata. "Fintanto che sei forte puoi farla franca e restare impunito qualunque cosa tu faccia ai deboli". In questa guerra cui stiamo assistendo, è sempre più evidente la disumanizzazione della vita che si sta completando con l'inventario delle sofferenze che si possono infliggere al debole per affermare la propria forza. Rastrellare, deportare, costringere un'intera popolazione a subire condizioni simili a quelle del campo di concentramento, dimostrare la futilità della legge, imprigionare, diffondere terrore con punizioni imprevedibili: tutti questi metodi si stanno largamente dimostrando efficaci e dunque "razionali". Nuovi espedienti si aggiungono all'inventario con esito positivo, come radere al suolo case e interi quartieri residenziali,distruggere le già misere fonti di sussistenza. Nella introduzione alla sua "Enciclica sulla pace in Ucraina" papa Francesco scrive:"senza pace siamo tutti sconfitti. La guerra in Ucraina ha interrogato ciascuno di noi a quante altre tragedie dovremo assistere prima che tutti coloro che sono coinvolti comprenderanno che questa è unicamente una strada di morte che illude soltanto alcuni di essere vincitori?".

Indiscrezioni sulla crisi amministrativa Natalizia.Di Stefano Campobasso L'ermetico comunicato del Sindaco sulla crisi n...
23/12/2022

Indiscrezioni sulla crisi amministrativa Natalizia.

Di Stefano Campobasso

L'ermetico comunicato del Sindaco sulla crisi natalizia al Comune, ha lasciato molti dubbi sulle reali motivazioni che lo hanno indotto ad azzerare la Giunta.
Così, raccogliendo voci e fatti (spero) “attendibili” ho provato a ricostruire al meglio questa vicenda.

Facciamo un passo indietro di qualche mese.

A luglio scorso sono cominciate a circolare le prime voci su alcune tensioni in maggioranza.
Una tra tutte, quella più degna di nota, era quella di continui dissapori tra il Consigliere Rino Milillo ed il suo “assessore di riferimento” ,Piero Pontrelli. Tanto che l’ex Presidente del Consiglio comunale, già da allora, era arrivato a chiedere al Sindaco di revocare la delega all’assessore alla P.M. e di metterla a sua disposizione.
Ma Donatelli, di fronte a tale richiesta, preferì tergiversare, rimandando l'eventuale cambio al giro di boa dell’Amministrazione.

E così, trascorsi 5 mesi, quello che sembrava un piccolo mal di pancia passeggero ha assunto la forza di una vera e propria epidemia intestinale che ha contagiato ben 7 Consiglieri e qualche assessore.

A quanto pare i consiglieri direttamente coinvolti sono Angela Napoletano, Antonio Fortunato, Adalisa Lucinio, Vincenzo Rubino, Francesca Lippolis, Rita Ferrara e Rino Milillo.
Ma tra le “parti in causa” dovrebbero esserci, con ruoli diversi, anche gli assessori Eugenio Volpe, Vito Perrelli, Alessandra Addante e, suo malgrado, Piero Pontrelli.

Alcuni oggi pensano che l’errore fatale(?) di Donatelli sia stato quello di sottovalutare le comprovate capacità di Milillo (aiutato ovviamente da qualcun altro) di raggiungere i suoi obiettivi per vie traverse; altri invece ritengono che l’errore(?) lo abbiano commesso quei Consiglieri ed assessori che, frustrati da un anno senza aver potuto incidere sull’azione amministrativa e attratti dal miraggio di una maggiore visibilità, hanno ceduto alla moral suasion di qualche capitano di lungo corso, e si sono lasciati strumentalizzare da chi aveva (ed ha) ben altri fini.

Comunque, tant’è, giovedì 15 dicembre, stando alle voci che circolano, i consiglieri Milillo,Napoletano e Rubino, in rappresentanza dei succitati consiglieri e di qualche assessore, dopo mesi di confabulazioni e riunioni più o meno allargate, pare si siano decisi a rompere gli indugi ed abbiano incontrato il sindaco per offrirgli dei suggerimenti utili a superare lo stallo, con l’unico intento (a detta loro) di rilanciare in breve tempo l’azione amministrativa.

Risultato: Venerdì 16 dicembre, dopo il consiglio, si è scatenato il putiferio.

Oltre alla sostituzione di Pontrelli, pare che tra i “suggerimenti” affidati alle valutazioni del Sindaco ci siano stati: una maggiore condivisione dei provvedimenti; l'invito a concedere a tutti i consiglieri di maggioranza uguale dignità con conseguente possibilità di incidere e di partecipare attivamente alla vita amministrativa e, non ultima, la richiesta di creare un assessorato ai lavori pubblici .

Non più, quindi, una delega consiliare, ma un vero proprio assessorato con tutti i crismi dell’ufficialità, che gestisca in maniera discreta ed appropriata, non solo i numerosi cantieri aperti e da aprire in città, ma anche i fondi in arrivo dal PNRR .

Secondo i soliti ben informati, ma leggendo anche tra le righe delle richieste, tutto lascia presupporre che la finalità prioritaria dei malpancisti sembra essere quella di “ridimensionare” i consiglieri Verio Triggiani e Vito Giuseppe Lagioia, nell’auspicio di demolire il triangolo magico che il sindaco avrebbe tirato su in questi anni.

Pare che Triggiani si sia attirato l'invidia di molti colleghi, per il ruolo “ipertrofico” (a detta di molti) che ha assunto in questa amministrazione. Secondo i suoi sodali di maggioranza rappresenta un plenipotenziario del Sindaco, un vice sindaco di fatto, che sovrintende, col placet di Donatelli, anche ad altri settori, oltre ai lavori pubblici, quali: commercio, cultura , marketing territoriale (ambiti spettanti all’assessora di riferimento). Si dice che il problema, per alcuni, sia che tutto ciò gli stia dando una visibilità ed un “potere” nettamente superiore a quello di tutti i suoi colleghi ed anche degli assessori. Pare che lo stesso discorso valga anche per Vito Giuseppe Lagioia. Quest’ultimo, Consigliere delegato all’urbanistica, è entrato nel mirino dei suoi colleghi, oltre che per la sua vicinanza umana al sindaco, anche per l’eccessiva “libertà di manovra” di cui gode in diversi ambiti.

Comunque, stando a quanto riferiscono i soliti ben informati, anche tra i sette non pare esserci una salda comunione di intenti ed un granitico accordo.

Difatti Milillo vorrebbe un assessore riconducibile a lui in tutto e per tutto.

Il gruppo afferente al cons. Rubino e all’ass. Volpe, frustrati dalla loro irrilevanza amministrativa, vorrebbero avere maggiore visibilità e coinvolgimento.

Mentre nelle mire di sud al centro/ CON, gli unici con una guida politica unica, ci sarebbero il costituendo assessorato ai lavori pubblici, qualche aggiustamento tra i dirigenti comunali e la composizione dei rapporti, non propriamente idilliaci, tra il sindaco ed il suo vice, Vito Perrelli, che spesso e volentieri causano dissapori e tensioni tra Donatelli ed i rappresentanti di SAL/CON.

Obiettivo in comune ai tre gruppi pare sia, oggi più che mai, l'azzeramento di tutte le deleghe consiliari, che, ad oggi, risultano ancora in carico ai consiglieri.

Nei prossimi giorni vedremo quanto e se il furente Donatelli, manterrà il suo deciso “NO” alle richieste (a suo dire) “proditorie” dei dissenzienti.

Ce ne andremo tutti a casa! pare abbia tuonato venerdì sera, dopo il consiglio comunale.

Però, fino ad oggi, non abbiamo ancora capito… ma a casa di chi?

A distanza di quasi due mesi dalle ultime elezioni politiche, considerando il numero delle persone che si sono recate al...
12/11/2022

A distanza di quasi due mesi dalle ultime elezioni politiche, considerando il numero delle persone che si sono recate alle urne, c'è da chiedersi: cos'è che sta massicciamente allontanando gli italiani dalla politica in questo ultimo ventennio? Tra le possibili risposte tutte più o meno verosimili, non sottovaluterei una: il frequente e continuo cambiamento di opinioni, la disinvolta mutevolezza dei punti di vista, la duplicità dei criteri di giudizio, di cui dal 1992 in avanti hanno fatto sempre più mostra i partiti e gli uomini politici, in un crescendo apparentemente inarrestabile. L'allarme suscitato da milioni di cittadini che anche a queste ultime elezioni politiche non sono andati a votare , è durato poco. Il problema è che l'astensionismo è in costante aumento. Non è irrilevante che oltre il 30% degli aventi diritto al voto sono rimasti a casa, meta – più o meno – elettori del centro-sinistra , metà del centro-destra e non sono un segnale trascurabile. Per il cittadino comune risulta sempre più evidente un inaccettabile, increscioso fenomeno: i partiti, i gruppi, le fazioni si moltiplicano creando disinvolte alleanze, le capovolgono, sparigliano le carte anziché ridursi a due blocchi essenziali. Tutto questo non crea certo consenso, partecipazione, amore per la politica, gli elettori rinunciano a votare e non certo perchè lo spirito qualunquistico li ha conquistati, ma perchè non si sentono rappresentati nella tutela e nel rispetto dei loro interessi e delle loro idealità. L'astensionismo non nasce dall'apatia, dal rifiuto della politica in assoluto, è invece una scelta politica, la manifestazione della volontà ribelle, un “no” amaro contro i piccoli oligarchi che esercitano il loro potere particolare e lo chiamano “democrazia”. Si parla frequentemente del distacco fra politica e società, ma pare che sia come suonare un inascoltato campanello d'allarme. Vi è una diversità di linguaggi: le parole chiare dell'operaio, dell'uomo comune e le parole contorte degli uomini della politica. A tenere lontani gli elettori è questa sorta di politica omologata che non rispetta la diversità e che ha ucciso la passione.

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