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04/09/2026

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Sulle pendici del Monte Creya, sopra il celebre paese di Cogne, si estende uno dei complessi industriali abbandonati piรน affascinanti dell'intero arco alpino, legato per secoli all'estrazione della magnetite, la cosiddetta oro nero della valle. Il sito comprendeva tre nuclei estrattivi distinti, Liconi, Colonna e Costa del Pino, con lo sfruttamento minerario che secondo i documenti storici affonda le proprie radici giร  nell'epoca dei Salassi e dei Romani, per proseguire ininterrottamente fino alla chiusura definitiva del 1979. Un'attivitร  che per generazioni ha rappresentato la principale fonte di sostentamento per l'intera comunitร  valligiana.

Il cuore pulsante di questo passato industriale รจ il villaggio di Colonna, situato a ben 2.425 metri di altitudine e considerato tra i piรน alti d'Europa, oggi completamente abbandonato e recintato per motivi di sicurezza. La struttura, imponente e all'avanguardia per l'epoca della sua costruzione, risulta gravemente compromessa dal tempo e dalle intemperie, con l'edificio ormai pericolante che un tempo ospitava centinaia di minatori con tutti i servizi necessari alla vita quotidiana, dal negozio alla biblioteca fino a un piccolo cinema. Guardando oggi attraverso i grandi finestroni vuoti, resta soltanto la suggestione di ciรฒ che poteva essere quella vita sospesa tra il lavoro durissimo in galleria e i momenti di socialitร  condivisa durante i lunghi inverni in quota.

Diversa la situazione del sito di Costa del Pino, a 2.031 metri, decisamente piรน accessibile e valorizzato, aperto al pubblico su prenotazione dal 2017 con visite guidate che permettono di addentrarsi nella montagna a bordo di un trenino d'epoca lungo la galleria un tempo utilizzata dai minatori. Il percorso museale, gestito dalla Cooperativa Mines de Cogne e ospitato anche nel centro espositivo del Villaggio Minatori a valle, ha chiuso la propria stagione estiva il 6 settembre, restando quindi visitabile solo su richiesta per gruppi e scolaresche fino alla riapertura prevista la prossima primavera. Un contrasto suggestivo tra memoria recuperata e rovina silenziosa, che rende oggi le Miniere di Cogne una delle testimonianze piรน complete e toccanti dell'archeologia industriale alpina.

Credit foto ๐Ÿ“ท Wikipedia/Patafisik&Elena Tartaglione
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Colonna_visto_dal_sentiero_per_il_Lago_di_Loie.JPG

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04/09/2026

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Il Rakaposhi, chiamato anche Dumani, si erge maestoso a 7.788 metri nel cuore del Karakoram, in Pakistan, ed รจ considerato una delle vette piรน impegnative dell'intera catena himalayana. Prima della sua conquista definitiva, la montagna aveva giร  respinto ben sei spedizioni internazionali, guadagnandosi la fama di essere un vero e proprio Everest dei poveri per la difficoltร  tecnica e la ferocia del meteo che la caratterizzano. Solo il 25 giugno 1958 il capitano britannico Mike Banks e il chirurgo scozzese Tom Patey riuscirono a raggiungere la vetta, chiudendo la spedizione anglo-pakistana lungo lo sperone sudovest dopo settimane di nevicate incessanti, valanghe e bufere.

L'ultima parte della scalata si trasformรฒ in un autentico corpo a corpo con gli elementi, con i due alpinisti costretti ad arrampicarsi per cinque ore in una violenta tormenta prima di toccare finalmente la cima. Patey riportรฒ lievi congelamenti a una mano e Banks ai piedi, testimonianza diretta delle condizioni estreme affrontate durante l'ascesa finale. La spedizione, composta da nove alpinisti selezionati in egual numero tra le forze armate britanniche e pakistane, riuscรฌ nell'impresa senza l'ausilio di ossigeno supplementare, un dettaglio che rende ancora piรน straordinario il risultato raggiunto quel giorno.

Per oltre vent'anni nessun altro alpinista riuscรฌ a ripetere l'impresa sul Rakaposhi, a testimonianza di quanto fosse stata eccezionale la prima ascensione del 1958. Solo nel 2019 gli scalatori giapponesi Kazuya Hiraide e Kenro Nakajima riuscirono ad aprire una nuova via lungo la inviolata parete sud della montagna, conquistando per questo il prestigioso Piolet d'Or l'anno successivo. Ancora oggi il Rakaposhi resta una delle vette meno frequentate al mondo tra quelle di simile altitudine, con appena una decina di cordate che sono riuscite a raggiungerne la cima nel corso della storia.

Credit foto ๐Ÿ“ท Wikipedia/Arfak
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Mount_Rakaposhi_beauty.jpg

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04/09/2026

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Nella Hushe Valley del Karakoram pakistano si staglia contro il cielo il Laila Peak, una guglia slanciata di 6.096 metri che per la sua forma aggraziata รจ conosciuta come la Regina del Karakoram. La montagna รจ celebre soprattutto per la sua parete nordovest, un pendio quasi perfetto di 1.500 metri con un'inclinazione costante attorno ai 45 gradi, capace di incantare alpinisti e sciatori provenienti da tutto il mondo. Situata lungo il percorso che conduce al passo del Gondogoro La, uno degli accessi storici al ghiacciaio del Baltoro e al K2, la vetta rimane visibile per gran parte del trekking piรน celebre del Pakistan.

La storia della sua conquista resta avvolta da una curiosa incertezza tipica di molte cime del Karakoram scalate senza permesso ufficiale tra gli anni Ottanta e Novanta. La prima salita viene attribuita a una spedizione britannica composta da Simon Yates, Sean Smith e Mark Miller, che nel 1987 raggiunsero la vetta lungo la parete ovest della montagna. L'impresa rimase per anni sconosciuta al grande pubblico, diventando ufficiale solamente nel 2001, quando lo stesso Yates decise di raccontarla in un capitolo della propria autobiografia dedicata alle avventure vissute in giro per il mondo.

Negli anni successivi la montagna ha continuato ad attirare alpinisti ed esploratori di ogni genere, complice anche l'ambiguitร  che ancora oggi accompagna la sua altitudine esatta, indicata da alcune fonti addirittura fino a 6.614 metri. Proprio la spettacolare parete nordovest ha reso il Laila Peak una meta ambita anche per gli sciatori estremi, desiderosi di misurarsi con una delle discese piรน affascinanti dell'intero Karakoram. Una montagna che continua a esercitare un fascino unico su chiunque abbia la fortuna di ammirarla dal ghiacciaio del Gondogoro, un vero e proprio regalo della natura per chi cerca l'incontro tra bellezza estetica e sfida alpinistica.

Credit foto ๐Ÿ“ท Kogo/Wikipedia
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Laila_Peak.jpg

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03/09/2026

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Sono in corso dalla mattinata di oggi, giovedรฌ 3 settembre, le operazioni di ricerca di un'alpinista straniera che non ha fatto rientro da un'ascensione sul Monte Cervino. Al momento le operazioni non hanno dato alcun esito concreto, mentre la macchina dei soccorsi resta pienamente mobilitata per cercare di individuare la donna il prima possibile. A dare l'allarme รจ stata un'amica della scalatrice, preoccupata dopo ben 48 ore senza vederla fare ritorno a valle.

Due elicotteri della Protezione civile, denominati Sierra Alfa 1 e Sierra Alfa 3, sono impegnati fin dalle prime ore della giornata con a bordo il Soccorso Alpino Valdostano, i Vigili del Fuoco e il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, che stanno lavorando anche attraverso la localizzazione della cellula telefonica dell'alpinista. Le squadre stanno inoltre utilizzando la tecnologia Recco, un sistema elettronico pensato per individuare persone disperse o sepolte da valanghe, capace di offrire un ulteriore strumento di ricerca in un ambiente tanto vasto quanto impervio come quello del versante italiano del Cervino.

Dopo la segnalazione del mancato rientro, sono stati avviati i primi accertamenti utili a ricostruire gli ultimi movimenti della donna. รˆ cosรฌ emerso che una guida alpina l'aveva avvistata l'altro ieri, martedรฌ, nel tratto sopra la Capanna Carrel, a 3.830 metri di quota, lungo la via normale italiana che conduce alla cima. Da quell'avvistamento fino all'allarme lanciato dall'amica non risulta essere arrivata alcuna altra segnalazione, un lungo silenzio che rende ancora piรน delicate le ore di ricerca che si preannunciano per i soccorritori impegnati sulla montagna.

Credit foto ๐Ÿ“ท Soccorso Alpino

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Il 3 settembre 1879 resta una data scolpita nella storia dell'alpinismo europeo, il giorno in cui fu compiuta la prima ascensione della temuta Cresta di Zmutt sul Cervino, la vetta che con i suoi 4.478 metri domina il confine tra Italia e Svizzera. L'impresa fu realizzata dall'alpinista britannico Albert Frederick Mummery insieme alle guide alpine Alexander Burgener, Johann Petrus e Augustin Gentinetta, un quartetto capace di affrontare uno degli itinerari piรน esposti e complessi mai tentati fino a quel momento sulla montagna simbolo delle Alpi. Solo quattordici anni prima, nel 1865, il Cervino era stato scalato per la prima volta da Edward Whymper lungo un versante diverso, e la via di Zmutt rappresentava appena la terza linea aperta sulla vetta.

Questa scalata segnรฒ una vera rivoluzione nel modo di intendere la montagna. Mummery, pioniere di quello che sarebbe diventato lo stile alpino moderno, affrontรฒ la parete utilizzando esclusivamente mezzi leali e naturali, rifiutando ogni forma di aiuto artificiale che potesse alterare il rapporto autentico tra l'uomo e la roccia. Una filosofia che anticipรฒ di quasi settant'anni i principi dello stile alpino puro, cambiando per sempre la concezione stessa della scalata e influenzando generazioni di alpinisti che sarebbero venuti dopo di lui.

La Cresta di Zmutt, con la sua esposizione estrema e la difficoltร  tecnica elevata, rappresentava una sfida ben piรน ardua rispetto alle vie giร  battute sul Cervino, tanto da consacrare Mummery come uno dei piรน grandi innovatori dell'alpinismo dell'epoca. Non fu solo un grande scalatore ma un vero visionario, capace di affrontare la montagna con onestร  assoluta e senza scorciatoie, una filosofia che continua a ispirare gli appassionati di montagna di ogni generazione. Ancora oggi si ricorda con ammirazione il coraggio e la lungimiranza di chi seppe aprire nuove vie dove altri vedevano soltanto pareti insormontabili.

Credit foto ๐Ÿ“ท Wikipedia

03/09/2026
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03/09/2026

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Nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, il Courmaon si erge con la sua caratteristica forma a triangolo isoscele, dominando il selvaggio vallone del Roc con i suoi 3.162 metri di altitudine. Fu proprio su questa parete che il 14 luglio 1942 Giusto Gervasutti, soprannominato Il Fortissimo per le sue straordinarie doti alpinistiche, aprรฌ insieme a Ettore Giraudo uno degli itinerari classici piรน eleganti dell'intero massiccio, tracciando lo spigolo destro della parete triangolare in uno stile atletico e diretto che sarebbe diventato la firma inconfondibile del grande scalatore friulano.

La via, che si sviluppa per circa trecento metri con difficoltร  fino al sesto grado, si snoda inizialmente lungo un diedro caratteristico per poi affrontare un caratteristico monolito giallo, superando uno strapiombo assistito da chiodi prima di raggiungere una cengia panoramica. Raggiunto il filo di cresta, l'arrampicata prosegue poi lungo la cresta est, percorribile quasi interamente in conserva salvo alcuni tratti piรน impegnativi su roccia meno solida, fino a raggiungere l'anticima sud a 3.146 metri, appena piรน bassa della vetta principale posta circa duecento metri piรน a nord-nordovest.

L'avvicinamento richiede solitamente dalle quattro alle cinque ore di cammino da Ceresole Reale, passando per il Colle Siร  e l'Alpe Loserai di Sopra, in un ambiente incontaminato circondato dai versanti meridionali del Ciarforon e della Becca di Monciair. Ancora oggi la via Gervasutti resta una delle salite piรน amate e ripetute di questo angolo delle Alpi Graie, capace di restituire agli alpinisti moderni lo stesso spirito esplorativo e la stessa ricerca della linea perfetta che animarono il grande scalatore friulano oltre ottant'anni fa.

Credit foto ๐Ÿ“ท Gulliver.it enzo51
Traccia ๐Ÿ—บ:https://www.gulliver.it/itinerari/courmaon-cima-di-anticima-sud-cresta-est-via-gervasutti/

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Sospeso a 2.050 metri di quota sull'omonimo altopiano erboso, il Rifugio Gardenacia rappresenta una delle mete piรน classiche per chi trascorre le proprie vacanze in Alta Val Badia. Costruito nel 1938 nei pressi delle antiche baite del Munt de Gardenacia, l'edificio si affaccia con il massiccio del Puez sul fondovalle sottostante e sulla spettacolare muraglia rocciosa delle Conturines che chiude il panorama verso est, in un contesto naturale che rientra oggi nel territorio protetto del Parco Naturale Puez-Odle.

Il rifugio รจ raggiungibile in circa quaranta minuti di cammino dalla stazione a monte della seggiovia Gardenaccia, che parte da La Villa e sale fino a 1.780 metri di quota, oppure direttamente da La Villa lungo il sentiero numero 11. A valle della struttura, una barriera rocciosa alta circa un centinaio di metri complica leggermente l'accesso al pianoro soprastante, tanto che nel corso dei decenni i montanari della valle hanno ricavato con grande abilitร  due percorsi distinti, oggi facilmente combinabili tra loro per formare un suggestivo anello escursionistico, lungo il quale sale anche la ferrata Le Cordes.

Sottoposto a un'importante ristrutturazione nella primavera del 2009, che ha visto anche l'aggiunta di una terrazza panoramica, il rifugio รจ gestito dalla famiglia Nagler di Badia e dispone oggi di quaranta posti letto distribuiti in camere da due e tre posti. Dalla struttura รจ possibile raggiungere le vette del Sassongher e del Col Plรถ Alt, mentre negli ultimi anni il toponimo ladino Gardenacia ha progressivamente sostituito la vecchia denominazione italianizzata Gardenaccia, restituendo al luogo la sua identitร  linguistica originaria in un altopiano dal caratteristico paesaggio quasi lunare.

Credit foto ๐Ÿ“ท Rifugio Gardenacia

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Un pomeriggio che poteva trasformarsi in tragedia quello vissuto oggi, giovedรฌ 3 settembre, sulle Marmarole, dove un escursionista di 81 anni residente a Domegge di Cadore รจ rimasto ferito mentre percorreva il sentiero del Pastore. Intorno alle 13.15 la Centrale del 118 riceve la chiamata d'emergenza, l'uomo, mentre affronta il tratto che taglia il Ciastelin sopra il Rifugio Baion, viene colpito di lato da un masso rotolato improvvisamente lungo il canale sassoso. L'impatto gli procura un trauma costale e diverse contusioni alle gambe, lasciandolo immobilizzato sul posto insieme all'amico che lo accompagnava in quota.

Individuata rapidamente la posizione dell'infortunato in mezzo alle rocce, l'elicottero del Suem di Pieve di Cadore cala con il verricello il tecnico di elisoccorso e il medico, pronti a intervenire direttamente sul luogo dell'incidente. Con gesti rapidi e precisi, i soccorritori prestano le prime cure all'anziano prima di issarlo a bordo con un verricello di 15 metri, un'operazione delicata condotta con grande professionalitร . L'uomo viene quindi trasportato in tutta sicurezza all'ospedale San Martino di Belluno per gli accertamenti del caso, mentre il compagno di escursione, rimasto illeso, sceglie di rientrare a valle con le proprie gambe una volta conclusa la manovra di soccorso.

Il fiato resta sospeso ancora per poco, perchรฉ verso le 13.30 scatta un secondo allarme, questa volta sulla Tofana di Rozes a Cortina d'Ampezzo, dove una cordata di due alpinisti austriaci resta bloccata a 2.900 metri lungo la Via Eรถtvรถs Dimai, incapace di proseguire lungo il tracciato esposto. I due scalatori vengono individuati dall'equipaggio dell'elicottero Falco 2 e recuperati grazie a un verricello di ben 50 metri, che permette al tecnico di elisoccorso di avvicinarsi con precisione millimetrica alla parete verticale. Illesi ma comprensibilmente provati dall'esperienza, gli alpinisti vengono infine lasciati in sicurezza al Rifugio Dibona, chiudendo un pomeriggio intenso e ad alta tensione per i soccorritori dolomitici, impegnati in due interventi ravvicinati sulle vette del Bellunese.

Credit foto ๐Ÿ“ท IlDolomiti
Fonte notizia ๐Ÿ‘‡
https://www.ildolomiti.it/cronaca/2026/paura-in-montagna-escursionista-81enne-colpito-al-torace-da-un-masso-sotto-gli-occhi-dellamico-in-azione-lelisoccorso

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03/09/2026

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Una lite ad alta quota, degenerata in un contatto fisico a pochi metri dal vuoto, scuote l'Austria e accende un acceso dibattito sulla sicurezza in montagna. L'episodio risale al 22 agosto sul Grossglockner, la vetta piรน alta del paese con i suoi 3.798 metri, lungo il Mรผrztalersteig, il sentiero attrezzato che sale verso il rifugio Erzherzog Johann Hรผtte, conosciuto anche come Adlersruhe. Un alpinista polacco, in salita insieme alla moglie, si era fermato in un passaggio stretto per lasciarle piรน spazio, quando una guida alpina, accompagnata da due clienti, decide di superare la coppia proprio in quel punto delicato e sospeso sul vuoto.

La tensione esplode in pochi secondi e la guida torna indietro verso l'uomo, afferrandolo e scuotendolo con forza per un braccio, come mostrano le immagini riprese con una action cam, mentre entrambi restano in equilibrio su un tratto ripido ed esposto. Il video, pubblicato sui social dallo stesso alpinista polacco, fa rapidamente il giro del web e scatena una vera e propria bufera di reazioni indignate. Secondo il racconto della vittima, quel gesto ha messo inutilmente in pericolo non solo lui e la moglie, ma anche i due clienti affidati in quel momento alla guida.

Dopo la diffusione delle immagini scatta una denuncia, e la polizia di Matrei in Osttirol apre un'indagine per sospetta messa in pericolo dell'incolumitร  fisica. Le associazioni professionali prendono subito le distanze dal collega, mentre il comitato disciplinare della Stiria avvia una valutazione formale sul suo operato. Prima ancora che il procedimento si concluda, l'uomo sceglie di gettare la spugna e restituisce spontaneamente la propria abilitazione, dicendo addio per sempre alla professione di guida alpina, una decisione confermata dal presidente dell'associazione delle guide della Stiria e ora al vaglio delle autoritร  competenti del Land per la formalizzazione definitiva.

Credit foto ๐Ÿ“ท Screenshot video Moch

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