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𝗪𝗲𝗶𝘀𝘀𝗺𝗶𝗲𝘀, 𝗹𝗮 𝗯𝗮𝗹𝗲𝗻𝗮 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗲𝘀𝗲: 𝘂𝗻 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗮𝘀𝘁𝗮𝗹 𝗲 𝗶𝗹 𝗦𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼𝗻𝗲Nelle Alpi Pennine svizzere...
12/06/2026

𝗪𝗲𝗶𝘀𝘀𝗺𝗶𝗲𝘀, 𝗹𝗮 𝗯𝗮𝗹𝗲𝗻𝗮 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗲𝘀𝗲: 𝘂𝗻 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗮𝘀𝘁𝗮𝗹 𝗲 𝗶𝗹 𝗦𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼𝗻𝗲

Nelle Alpi Pennine svizzere, tra la valle di Saas e la valle del Sempione nel Canton Vallese, il Weissmies si staglia per oltre 500 metri al di sopra dei suoi vicini più prossimi, dominando il paesaggio con quella calotta sommitale interamente glaciale che i valligiani hanno sempre chiamato con un nome semplice e preciso. In dialetto vallesano "Weissmies" significa letteralmente "muschio bianco", e il nome racconta tutto: la vetta ghiacciata vista da lontano assomiglia a un manto biancastro che ricopre la roccia come una coltre organica. È la cima più elevata del cosiddetto trio del Sempione, che comprende anche il Lagginhorn e il Fletschhorn, e raggiunge i 4.023 metri di quota nella misura storica, scesi di recente a 4.017 a causa della fusione progressiva della calotta glaciale sommitale.

La prima ascensione avvenne nell'agosto del 1855 per opera delle guide locali Jakob Christian Häusser e Peter Josef Zurbriggen, che salirono per il Triftgrat, lo sperone sudoccidentale che costituisce ancora oggi la via normale. La conquista fu accompagnata da una polemica caratteristica dell'epoca: le guide che non avevano partecipato alla salita non credevano che la vetta fosse stata davvero raggiunta, finché non seguirono le orme dei due sulla neve e trovarono le tracce di chi era stato in cima prima di loro. La via normale è classificata PD, con pendenze sul ghiacciaio fino a 40 gradi, e permette di salire in giornata da Saas-Grund grazie alla funivia che porta fino a Hohsaas a 3.100 metri, riducendo il dislivello residuo a circa mille metri.

Dal punto di vista del panorama, pochi quattromila delle Alpi possono competere con ciò che il Weissmies offre dalla vetta. Lo sguardo spazia dal Lago Maggiore alla Capanna Margherita sul Monte Rosa, dalla catena del Mischabel con il Dom, il Täschhorn e il Nadelhorn, fino al Cervino e alle Graie dall'altro lato. L'itinerario alterna terreno pianeggiante, creste glaciali, crepacci e seracchi in un ambiente ad alta quota che non perdona gli errori ma regala a chi lo percorre con attenzione un'esperienza alpinistica difficile da dimenticare.

Credit foto 📷 Istragram busno_87

𝗜𝗴𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗣𝗶𝘂𝘀𝘀𝗶, 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝗼𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗶𝘃𝗲𝘁𝘁𝗮: 𝘀𝗲𝗱𝗶𝗰𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝗽𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶C'era una volta un bo...
11/06/2026

𝗜𝗴𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗣𝗶𝘂𝘀𝘀𝗶, 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝗼𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗶𝘃𝗲𝘁𝘁𝗮: 𝘀𝗲𝗱𝗶𝗰𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝗽𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶

C'era una volta un boscaiolo della Val Raccolana che non aveva bisogno di essere famoso per essere il più forte. Ignazio Piussi nasceva il 22 aprile 1935 a Pezzeit, in Friuli, ultimo di dieci figli in una famiglia povera che aveva però nel sangue la montagna da generazioni. Cresceva tra le Giulie meno celebrate, su pareti che quasi nessuno si prendeva la briga di ripetere, e per anni la sua grandezza circolava sottovoce nel mondo dell'alpinismo come un segreto che qualcuno custodiva con cura. Poi arrivarono gli anni Sessanta, e il nome di Piussi smise per sempre di sussurrarsi.

Nel 1961 si trovò fianco a fianco con Chris Bonington e Don Whillans nella gara per la seconda ascensione del Pilone Centrale del Freney, sul Monte Bianco: p***e quella corsa, ma chi lo vide arrampicare non dimenticò più quello che aveva visto. Due anni dopo, dal 28 febbraio al 7 marzo 1963, condusse sempre da capocordata la prima invernale della via Solleder-Lettenbauer sulla parete nordovest della Civetta: otto giorni nel gelo delle Dolomiti con Toni Hiebeler e Giorgio Redaelli, un'impresa che fece scandalo soprattutto in Germania e che Reinhold Messner avrebbe definito la prova di un uomo che in quel momento nessuno in Italia poteva eguagliare. L'Eiger lo respinse tredici volte, sempre il maltempo, mai la paura, e lui ogni volta scendeva vivo come se quel muro di roccia e ghiaccio non avesse il coraggio di tenerlo. Nel 1968 fu tra i primi italiani a mettere piede nel continente antartico, salendo otto cime inviolate durante una marcia esplorativa di ventuno giorni nel silenzio dei ghiacci del Transantartico.

Messner, suo compagno nella spedizione alla parete sud del Lhotse del 1975 guidata da Riccardo Cassin, scrisse di lui con una rarità che in quel mondo si paga cara: la stima vera. Lo descriveva come un uomo dall'umorismo feroce e dalla mentalità anarchica, uno che non sopportava la minestra dei falliti fatta di scuse, uno che preferiva arrampicare con il suo amico più intimo Roberto Sorgato, il boscaiolo e lo studente, il montanaro e il gioielliere, perché insieme andavano bene e continuavano ad andarci. Ignazio Piussi morì all'ospedale di Gemona l'11 giugno 2008, dopo una lunga malattia, e tornò alla sua terra di Val Raccolana dove era nato. Aveva scalato pareti che la storia ricorda ancora, con la stessa naturalezza con cui andava a caccia nel bosco, senza retorica, senza rimpianti, senza chiedere il permesso a nessuno.

Credit foto 📷 GognaBlog

𝗕𝘂𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝗮𝗻𝗻𝗼, 𝗝𝗼𝗮̃𝗼 𝗚𝗮𝗿𝗰𝗶𝗮: 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼𝗴𝗵𝗲𝘀𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗰𝗮𝗹𝗼̀ 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝟭𝟰 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗺𝗶𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗼𝘀𝘀𝗶𝗴𝗲𝗻𝗼L'11 giugno 1967 nasceva a Lis...
11/06/2026

𝗕𝘂𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝗮𝗻𝗻𝗼, 𝗝𝗼𝗮̃𝗼 𝗚𝗮𝗿𝗰𝗶𝗮: 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼𝗴𝗵𝗲𝘀𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗰𝗮𝗹𝗼̀ 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝟭𝟰 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗺𝗶𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗼𝘀𝘀𝗶𝗴𝗲𝗻𝗼

L'11 giugno 1967 nasceva a Lisbona João Garcia, e il mondo dell'alpinismo avrebbe presto imparato a fare i conti con la tenacia di quell'uomo. A 15 anni partiva in bicicletta verso la Serra da Estrela per imparare ad arrampicare in roccia con il club di montagna della Guarda, primo passo di un cammino che lo avrebbe portato ai tetti del pianeta. Nel 1993 partecipò alla sua prima spedizione su un ottomila, il Cho Oyu in Tibet, aprendo un capitolo della sua vita che non si sarebbe chiuso per quasi vent'anni.

Il 18 maggio 1999 Garcia raggiunge la vetta dell'Everest senza ossigeno supplementare, diventando il primo portoghese a compiere questa impresa. La discesa gli costa cara: il compagno di cordata Pascal Debrouwer cade e perde la vita, e Garcia stesso viene ricoverato in ospedale con gravi congelamenti che portano all'amputazione di alcune falangi. Una ferita profonda, fisica e umana, che tuttavia non spegne la sua volontà di continuare. Riprende a scalare, accumula ottomila dopo ottomila, sempre senza bombole di ossigeno e senza portatori d'alta quota.

Il 17 aprile 2010, con la vetta dell'Annapurna, Garcia porta a termine il progetto dei 14 ottomila, diventando il decimo alpinista nella storia a completare questa raccolta senza ossigeno supplementare né supporto di sherpa d'alta quota. È anche l'unico portoghese ad aver mai raggiunto questo traguardo, e probabilmente resterà tale a lungo. Oggi Garcia compie 59 anni e continua a organizzare e guidare spedizioni in quota, portando con sé una storia che racconta quanto la montagna possa essere al tempo stesso il luogo della perdita più grande e della conquista più silenziosa.

Credit foto 📷 João Garcia

11/06/2026
𝗖𝗮𝗱𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗦𝗲𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗢𝗿𝗰𝗵𝗶𝗱𝗲𝗲, 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗯𝗿𝗶𝘁𝗮𝗻𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗿𝗲𝗰𝘂𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗲𝗹𝗶𝗰𝗼𝘁𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗶𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗭𝗶𝗻𝗴𝗮𝗿𝗼Una mattinata di...
11/06/2026

𝗖𝗮𝗱𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗦𝗲𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗢𝗿𝗰𝗵𝗶𝗱𝗲𝗲, 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗯𝗿𝗶𝘁𝗮𝗻𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗿𝗲𝗰𝘂𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗲𝗹𝗶𝗰𝗼𝘁𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗶𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗭𝗶𝗻𝗴𝗮𝗿𝗼

Una mattinata di trekking nella Riserva Naturale Orientata dello Zingaro si è trasformata in emergenza quando un escursionista britannico di età avanzata è caduto sul Sentiero delle Orchidee, nel tratto che da Contrada Sughero conduce alle Case Gargagliano, nel Trapanese. La caduta gli ha procurato traumi a un arto superiore e lo ha ridotto in uno stato di forte disorientamento e spossatezza, aggravato dal caldo opprimente, dal dislivello e dalla lunghezza del percorso. Accanto a lui la moglie, anche lei britannica, impossibilitata ad aiutarlo a proseguire: poco prima delle 13:00 è scattata la chiamata al 112, che ha immediatamente allertato la Centrale Operativa 118 di Palermo-Trapani.

La macchina dei soccorsi si è messa in moto con rapidità e precisione. Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha richiesto il supporto del 4° Reparto Volo della Polizia di Stato, da cui è decollato un elicottero AW139 con a bordo un tecnico di elisoccorso, a cui si è aggiunto un secondo specialista imbarcato presso lo stadio di Castellammare del Golfo. Una volta localizzata la coppia all'interno della Riserva, i soccorritori sono stati calati con il verricello, hanno valutato le condizioni del ferito e hanno recuperato entrambi in sicurezza.

I due escursionisti sono stati trasportati in volo fino allo stadio di Castellammare del Golfo, dove un'ambulanza del 118 li ha trasferiti all'ospedale di Alcamo per le cure del caso. L'intervento ha concluso positivamente una giornata che avrebbe potuto finire in tragedia, ma ha anche riacceso l'attenzione sui rischi reali di quei sentieri d'estate. Il Soccorso Alpino ha rinnovato l'appello a chiunque voglia percorrere i tracciati della Riserva: calzature adeguate, almeno due litri d'acqua a persona e il rispetto per un ambiente che non ammette improvvisazione.

Credit foto 📷 Soccorso Alpino

𝗙𝗶𝗮𝗺𝗺𝗲 𝗮 𝟯.𝟭𝟬𝟬 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶: 𝘂𝗻 𝗳𝘂𝗹𝗺𝗶𝗻𝗲 𝘀𝗽𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗔𝗱𝗮𝗺𝗲𝗹𝗹𝗼Nella serata del 10 giugno un fulmine ha quasi certamente...
11/06/2026

𝗙𝗶𝗮𝗺𝗺𝗲 𝗮 𝟯.𝟭𝟬𝟬 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶: 𝘂𝗻 𝗳𝘂𝗹𝗺𝗶𝗻𝗲 𝘀𝗽𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗔𝗱𝗮𝗺𝗲𝗹𝗹𝗼

Nella serata del 10 giugno un fulmine ha quasi certamente colpito la Capanna Giovanni Faustinelli, storico bivacco in legno aggrappato alla roccia a oltre 3.100 metri di quota nella zona del Lago Scuro, nel territorio di Ponte di Legno. I violenti temporali che avevano martellato l'alta Valcamonica per l'intera giornata hanno trasformato quella vetta in un bersaglio, e la struttura, interamente costruita in legno, non ha avuto scampo. Le fiamme si sono alzate nella notte con una tale intensità da risultare visibili a occhio n**o dal fondovalle, mentre le cause ufficiali del rogo attendono ancora conferma definitiva.

Dietro quelle assi bruciate viveva una storia che andava ben oltre la funzione di rifugio alpino. La capanna era nata come baracca militare della Prima Guerra Mondiale, poi recuperata e abitata per quattordici estati quasi in solitudine dalla guida alpina Giovanni Faustinelli, che aveva dedicato la propria vita al recupero dei reperti della Guerra Bianca sull'Adamello. Quel luogo custodiva la memoria di chi aveva combattuto e sofferto a quelle quote, trasformandosi nel tempo in un monumento a cielo aperto che l'associazione degli Amici di Capanna Lagoscuro aveva continuato a preservare con passione.

Un elicottero ha immediatamente sorvolato la zona per escludere la presenza di persone in pericolo, mentre i vigili del fuoco hanno raggiunto il sito per domare le fiamme e valutare l'entità dei danni. Il Comune di Ponte di Legno ha espresso pubblicamente il proprio dolore, sottolineando che quella struttura non era un semplice bivacco ma un custode dell'identità e della memoria dell'intera comunità. Di quella capanna, alla fine, non è rimasto nulla: solo la cenere e il peso di una perdita che la montagna non potrà restituire.

𝗜𝗹 𝗴𝗶𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝗴𝗵𝗶 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗰𝗶𝗼𝗹𝗶 𝗲 𝗔𝗻𝘁𝗿𝗼𝗻𝗮: 𝗯𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶 𝗮𝗯𝗯𝗮𝗻𝗱𝗼𝗻𝗮𝘁𝗶, 𝗴𝗮𝗹𝗹𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗲 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗲 𝘁𝘂𝗿𝗰𝗵𝗲𝘀𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗔𝗹𝘁𝗮 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗔𝗻𝘁...
11/06/2026

𝗜𝗹 𝗴𝗶𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝗴𝗵𝗶 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗰𝗶𝗼𝗹𝗶 𝗲 𝗔𝗻𝘁𝗿𝗼𝗻𝗮: 𝗯𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶 𝗮𝗯𝗯𝗮𝗻𝗱𝗼𝗻𝗮𝘁𝗶, 𝗴𝗮𝗹𝗹𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗲 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗲 𝘁𝘂𝗿𝗰𝗵𝗲𝘀𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗔𝗹𝘁𝗮 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗔𝗻𝘁𝗿𝗼𝗻𝗮

Da Antronapiana, piccolo abitato del comune di Antrona Schieranco in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, si parte per un giro ad anello di media difficoltà all'interno del Parco Naturale dell'Alta Valle Antrona, uno dei territori montani più integri e meno frequentati del Piemonte. Nove virgola sette chilometri con 400 metri di dislivello e una durata di circa tre ore e mezza: numeri accessibili che nascondono però una varietà di ambienti, scorci e testimonianze storiche capace di sorprendere anche i camminatori più navigati. L'escursione si apre subito con un colpo di scena: a pochi minuti dalla partenza una passerella sospesa conduce sotto la Cascata del Sajont, uno dei passaggi più memorabili dell'intero percorso.

Il sentiero costeggia le sponde del Lago di Antrona e poi risale verso il Lago di Campliccioli attraverso boschi e alpeggi dove l'Alpe Granariol offre una sosta con fontana e sedute, e l'Alpe Vosancina regala un belvedere straordinario segnalato da una scultura caratteristica che invita a fermarsi. La parte più inattesa e affascinante del giro è però il tratto che percorre l'antico sedime della ferrovia mineraria: i binari e i vecchi carrelli per il trasporto del materiale, scavati nel fianco roccioso che sovrasta il Lago di Campliccioli, raccontano in silenzio un passato industriale che la montagna ha quasi interamente riassorbito. Gallerie buie, passerelle sospese in legno e una vista sui due laghi che riflettono il verde dei boschi e il grigio delle cime completano un percorso che mescola natura e archeologia industriale in modo davvero unico.

Il trekking nel suo complesso è adatto a escursionisti con una preparazione moderata e, in buona parte del tracciato, anche a famiglie con bambini abituati alla montagna. Il Lago di Antrona e il Lago di Campliccioli offrono panorami che cambiano completamente con le stagioni: in autunno i colori del bosco trasformano l'intera valle in una tavolozza di rossi e ocra che vale il viaggio da sola. Antronapiana è il punto di partenza e di arrivo di un anello che non delude mai, qualunque sia il mese scelto per percorrerlo.

Traccia 🗺 https://www.komoot.com/it-it/smarttour/e936952457/i-laghi-di-campliccioli-e-antrona-giro-ad-anello

Credit foto 📷 Dirk

𝗦𝗲𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗗𝗶𝗻𝗼 𝗜𝗰𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗶𝗻 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗠𝗮𝗶𝗿𝗮: 𝗹𝗲 𝗰𝗮𝘀𝗰𝗮𝘁𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗹𝘁𝗲 𝗱'𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 𝗲 𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗔𝗹𝗽𝗶𝗻𝗶 𝘁𝗶 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗮 𝗖𝗵𝗶𝗮...
11/06/2026

𝗦𝗲𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗗𝗶𝗻𝗼 𝗜𝗰𝗮𝗿𝗱𝗶 𝗶𝗻 𝗩𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗠𝗮𝗶𝗿𝗮: 𝗹𝗲 𝗰𝗮𝘀𝗰𝗮𝘁𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗹𝘁𝗲 𝗱'𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮 𝗲 𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗔𝗹𝗽𝗶𝗻𝗶 𝘁𝗶 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗮 𝗖𝗵𝗶𝗮𝗽𝗽𝗲𝗿𝗮

A Chiappera, borgata del comune di Acceglio nell'alta Valle Maira in provincia di Cuneo, si lascia l'auto nei pressi del Rifugio Campo Base e si imbocca il sentiero S18 dedicato a Dino Icardi, alpinista di Dronero scomparso nel 1988. Sette virgola sette chilometri con 600 metri di dislivello, classificato come difficile: un'escursione tecnica che richiede allenamento, passo sicuro e calzature adeguate, ma che restituisce uno dei paesaggi più selvaggi e spettacolari delle Alpi cuneesi. Le Cascate di Stroppia si svelano già dai primissimi metri del percorso, protagoniste assolute di un orizzonte difficile da dimenticare: con un salto di 500 metri sono le cascate più alte d'Italia, e il trekking porta a oltrepassarle su una passerella in legno e poi a sormontarle per raggiungere il lago alpino da cui traggono origine.

Il tratto più affascinante e impegnativo del percorso è la bastionata rocciosa superata grazie a sezioni scavate direttamente nella pietra dagli Alpini del Battaglione Valcamonica tra il 1939 e il 1940, come testimonia ancora oggi un'incisione su uno dei muri di sostegno. Questi passaggi conducono al Bivacco Stroppia a 2.260 metri, adagiato su un ripiano panoramico da cui lo sguardo corre sulle cime circostanti, e poi al Passo dell'Asino a 2.309 metri, porta di accesso al grandioso Vallonasso di Stroppia. Oltre il Lago Niera a quota 2.302 metri, le cui acque alimentano le cascate che stanno in basso, il sentiero si allunga in una valle sospesa dominata dalle pareti del Buc de Nubiera e del Brec de Chambeyron.

L'escursione raggiunge il suo punto più alto e suggestivo al Bivacco Barenghi a 2.815 metri, da cui è possibile proseguire fino al Colle di Gippiera sul confine italo-francese, dove lo sguardo abbraccia il leggendario Lago dei Nove Colori e le creste ardite del gruppo del Chambeyron. Il periodo ideale per compiere questo trekking è la fine di maggio e l'inizio di giugno, quando le Cascate di Stroppia sono in piena potenza e trasformano l'intera discesa in uno spettacolo d'acqua e luce. Con l'avanzare dell'estate la portata si riduce fino a far quasi scomparire le cascate, motivo in più per scegliere il momento giusto e partire da Chiappera all'alba.

Traccia 🗺 https://www.komoot.com/it-it/smarttour/e937363726/sentiero-dino-icardi

Credit foto 📷 Mandu73

11/06/2026

Bellissimo 😍 😍

𝗜𝗹 𝗕𝗶𝘃𝗮𝗰𝗰𝗼 𝗖𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗚𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗮𝘁𝗲: 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗳𝗲𝗿𝗿𝗼 𝗮 𝟯.𝟵𝟲𝟬 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶 𝘀𝘂𝗹 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗥𝗼𝘀𝗮Ci sono luoghi sulle Alpi dove la so...
11/06/2026

𝗜𝗹 𝗕𝗶𝘃𝗮𝗰𝗰𝗼 𝗖𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗚𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗮𝘁𝗲: 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗳𝗲𝗿𝗿𝗼 𝗮 𝟯.𝟵𝟲𝟬 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶 𝘀𝘂𝗹 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗥𝗼𝘀𝗮

Ci sono luoghi sulle Alpi dove la solitudine è così totale da togliere il fiato, e dove la presenza dell'uomo si misura in pochi metri quadri di lamiera. A 3.960 metri di quota, pochi metri sotto la vetta dello Jägerhorn nel massiccio del Monte Rosa, il Bivacco Città di Gallarate è uno di questi luoghi: nove posti letto in uno degli ambienti più isolati e selvaggi delle Alpi italiane, aperto in permanenza per chiunque abbia la capacità di raggiungerlo. La sezione di Gallarate del Club Alpino Italiano lo portò in quota nel 1956, trasportandolo prima in seggiovia fino al ghiacciaio del Belvedere e poi a spalla fino alla parete rocciosa dello Jägerhorn.

La prima ascensione invernale dallo Jägerhorn fu compiuta il 18 marzo 1957 da sette uomini: le guide alpine di Macugnaga Giuseppe Oberto, Felice Jacchini e Gildo Burgener, e quattro scalatori tra cui due soci del CAI di Gallarate, Tonino Galmarini e Andrea Scampini, partiti alle quattro del mattino e arrivati in vetta alle tredici. Nel corso degli anni il libro del bivacco si è riempito dei nomi dei più grandi alpinisti europei, un registro silenzioso di mezzo secolo di imprese sulla Cresta di Santa Caterina e sulla parete nord della Punta Nordend. Nel 2012 la struttura è stata rinnovata, restituendo agli alpinisti un rifugio più sicuro in uno degli ambienti più estremi dell'intero arco alpino.

Per raggiungerlo si parte dal Rifugio Eugenio Sella a 3.029 metri, si sale al Passo del Nuovo Weisstor a 3.498 metri e poi si attraversa il ghiacciaio verso lo Jägerhorn, con circa 941 metri di dislivello e sei ore di cammino. Da questo punto il bivacco serve principalmente come base di partenza per le vie di salita alla Punta Nordend, tra le ascensioni più rinomate del massiccio del Monte Rosa. Chi ha trascorso una notte qui sa che certe ore, in certi luoghi, valgono più di mille giorni di pianura.

Credit foto 📷 Cai Italia

Indirizzo

Via O. Via 164
Turin
10127

Sito Web

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