26/08/2026
Spiegare a parole quello che io e Francesco abbiamo vissuto il 22 agosto è un’impresa quasi impossibile.
Eppure, per me quella giornata è cominciata con una calma incredibile — di cui ancora mi meraviglio, conoscendo la mia naturale ansia e il mio perenne senso di perfezionismo.
Ho fatto colazione, la mia solita skincare e ho iniziato a prepararmi con un’inaspettata tranquillità.
Accanto a me c’erano le persone che hanno condiviso con me questo percorso al 100%: abbiamo mangiato, brindato e riso insieme.
Trucco e acconciatura erano esattamente come li desideravo: semplici, ma capaci di rispecchiarmi davvero.
E poi è arrivato il momento dell’abito.
Indossare l’abito che per un anno intero avevo sognato a occhi aperti è stato magico.
Non l’ho scelto io: era lui che gridava il mio nome.
L’ho amato e sentito mio dal primissimo istante.
L’ingresso in chiesa mano nella mano con il mio papà — decisamente più agitato di me — e lo sguardo di mio marito, visibilmente emozionato: in quel momento ho capito quanto anche lui non vedesse l’ora di vivere quel momento insieme a me.
È stato bellissimo.
Non dimenticherò mai i nostri SÌ: il mio detto d’un fiato, sicuro e deciso; quello di Francesco tremolante, seguito da un pianto liberatorio e dolcissimo.
E poi la festa con i nostri parenti e amici di sempre.
È stato tutto incredibilmente naturale, semplice e profondo.
Ricordo ogni singolo istante incorniciato dal sorriso e dallo sguardo sereno di chi ci vuole bene davvero. Perché le persone presenti quel giorno ci conoscono fino in fondo: sanno esattamente chi siamo io e Francesco.
La cosa più bella? Non l’abbiamo vissuto semplicemente come “il giorno del nostro matrimonio”, ma come una giornata genuina, unica e destinata a rimanere indissolubile nei nostri ricordi.
Fosse per me, vorrei già rivivere domani tutte queste emozioni.