10/01/2026
Perquisizioni e sequestri della Polizia Postale per il gruppo Facebook “Mia moglie”
(Riccardo Pucciarelli)
Perquisizioni domiciliari e sequestri di dispositivi informatici sono stati eseguiti dalla Polizia Postale nell’ambito di un’indagine riguardante il gruppo Facebook denominato “Mia moglie”, una community online finita sotto la lente degli inquirenti per la diffusione di contenuti sessualmente espliciti e gravemente lesivi della privacy.
L’operazione è stata condotta dal Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, in collaborazione con il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Bari e con la Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Lecce, in esecuzione di decreti di perquisizione emessi dalla Procura della Repubblica di Roma.
I provvedimenti hanno riguardato una donna di 52 anni, un giovane di 24 anni e il titolare dell’account attraverso cui veniva gestito il gruppo Facebook, un uomo di 70 anni originario del Leccese, deceduto lo scorso mese di marzo. Tutte le persone risultano coinvolte, a vario titolo, nell’attivazione e nella gestione della pagina social.
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati computer, smartphone e altri supporti informatici, che verranno ora sottoposti ad approfondite analisi forensi. Gli accertamenti tecnici serviranno a ricostruire l’organizzazione del gruppo, i ruoli dei singoli indagati e le eventuali responsabilità penali connesse alla pubblicazione e alla condivisione dei contenuti.
La community, che la scorsa estate contava oltre 32 mila iscritti, era stata segnalata sul portale della Polizia Postale da diversi utenti. All’interno del gruppo venivano pubblicate, condivise e commentate immagini di donne indicate come mogli o compagne degli iscritti, spesso corredate da commenti sessualmente espliciti e volgari. Secondo quanto emerso, le donne ritratte sarebbero state nella maggior parte dei casi del tutto ignare della diffusione delle immagini, avvenuta verosimilmente senza il loro consenso.
Una pratica che, oltre a configurare ipotesi di reato legate alla violazione della privacy e alla diffusione illecita di immagini intime, ha esposto le vittime a una pesante mortificazione personale e sociale, amplificata dalla vastità della platea online.
Il gruppo “Mia moglie” è stato infine chiuso in via definitiva dalla piattaforma Facebook, che ha collaborato attivamente con gli investigatori fornendo supporto alle indagini. L’inchiesta prosegue per fare piena luce su una vicenda che riaccende i riflettori sui rischi dell’abuso dei social network e sull’importanza della tutela della dignità e dell’intimità delle persone nel contesto digitale.