Avv. Claudia Satta

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16/03/2026

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𝐂𝐀𝐏. 𝐈𝐈
𝐅 𝐀 𝐓 𝐓 𝐎 𝐑 𝐈 𝐈 𝐍 𝐃 𝐈 𝐕 𝐈 𝐃𝐔 𝐀 𝐋 𝐈
𝐈π₯ 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐨 𝐦𝐨𝐫𝐚π₯𝐞

5. Nella faticosa salita dell'umanitΓ  per l'erta di un monte alla cui sommitΓ  splende il sole dell'avve**re, mentre gli altri popoli giΓ  in alto e pressochΓ© giunti sentono e vedono la luce, La Zona Delinquente della Sardegna Γ¨ rimasta indietro nella gloriosa ascensione, indietro con i popoli primitivi e le razze inferiori. Essa Γ¨ agitata dai sentimenti e dalle impulsivi della civiltΓ  passata ed i sentimenti e le idealitΓ  della civiltΓ  presente non giungono fino a lei . Essa Γ¨ rimasta indietro nella grande lotta e nella grande ascensione, a guisa di falco stanco a cui la fiacchezza delle membra rifiuti un'ultimo colpo di ala per raggiungere lo stuolo dei compagni che fuggono lontano, liberamente, per i cieli azzurri; quella zona sarda Γ¨ rimasta, tanto moralmente, quanto sociologicamente stazionaria.
Allora, necessariamente, nasce la delinquenza. Quando l'individuo inferiore non è adattabile ad una società di uomini che sono psicologicamente a lui superiori, reagisce all'ambiente in modo diverso dagli altri, quindi in modo anormale e antisociale; così un territorio moralmente stazionario non può mantenersi con il suo senso morale di trenta secoli fa, allo stesso livello di altri territori moralmente a lui superiori e reagisce in modo anormale . Esso è allora inadattabile all'ambiente civile e al momento storico che attraversa. L'omicidio per esso è gloria, la grassazione lizza e torneo ove si mostrano le qualità dell'uomo valoroso. Finita la grassazione avvenuta nel paesello di Tortolì assalito nell'anno 1894, la banda si disperse per la campagna, gridando trionfalmente: sa manderà esci vinta (la bandiera è conquistata). Portano questi esseri nell'animo tutta la triste eredità di un passato scomparso e non intravedono neppure l'alba dello splendido meriggio che illumina oggi le società normali e completamente sviluppate. " Il nostro male - scriveva l'anonimo redattore del memoriale del circondario di Nuoro ( Memoriale del Circondario di Nuoro alla Commissione parlamentare d'inchiesta - Livorno 1870 Accade ciò che accade in altre zone d'Italia; per esempio in alcuni luoghi delle provincie meridionali ) è del tutto morale. Esiste una generale depravazione del senso morale, il che non è cosa che si vede in tutti i luoghi, ma è morbo speciale e molto pericoloso; bisogna profondamente pensare a curarlo"
Quella zona della Sardegna galleggia - ribelle- nel grande oceano della civiltΓ  odierna che non la ha toccata, come scoria di un mondo scomparso. E' ciΓ² che poeticamente una scrittrice gentilissima ha notato, quando descriveva i dintorni di Nuoro:
" la sensazione della solitudine e dell'abbandono finiva con la vista di tre o quattro bimbi sporchi, magri, laceri che giuocavano silenziosamente fra le pietre, davanti alla cupola solitaria . Sembravanopiccoli selvaggi innocui; dimenticati, come i padri loro, come i loro parenti, come i loro discendenti, come le abitazioni e i diritti loro, da una lontana ed egoista civiltΓ  passata di lΓ  dalle montagne, che non li aveva veduti e non li vedrebbe mai piΓΉ ( Grazia Deledda- La passeggiata di Elena. nella Roma letteraria Gennaio 1895)
L'arresto di sviluppo nella psiche di quegli individui appare anche all'esterno per una molteplicità di atti che denotano appunto un simile arresto di sviluppo: nei costumi e nelle abitudini. Come quei pastori sentono e agiscono, guidati dai criteri di un senso morale oggi mai oltrepassato, così hanno costumi ed abitudini delle primitive popolazioni selvagge

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12/03/2026

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𝐂𝐀𝐏. 𝐈𝐈
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Fonte bibliografica: Alfredo Niceforo, La delinquenza in Sardegna, Note di sociologia criminale - Edizioni della Torre- Cagliari 1897 -

3. Quella zona, fermata sul cammino dell'evoluzione, satura ancora delle vecchie superstizioni, delle antiche e strane concezioni, ha della morale il brutale concetto che ne avevano le nazioni primitive, le primitive tribΓΉ.
Il grassatore, in quei paesi, altro non rappresenta che la morale di altri tempi; esso Γ¨ la incarnazione attuale di societΓ  scomparse e sta oggi a significare - per un fenomeno di atavismo - il diritto di leggi distrutte dai progressi civili.
La sociologia Γ¨ la trasformazione e la continuazione dell'energia dell'Universo, mirabilmente scriveva un sociologo spagnolo (Morello- Madrid, 1882 ); ma quando questa energia rimane presso alcune razze allo stato latente e presso altre continua il meraviglioso suo processo di trasformazione, queste razze rimangono indietro nel cammino delle idee e persistono, vecchi fossili, con le aspirazioni e i diritti che l'evoluzione, continuata presso gli altri popoli, ha distrutto : queste razze allora rimangono come anomalie sociali e sono inadatte al grande ambiente civile che le avviluppa - In condizioni non diverse Γ¨ la Zona delinquente della Sardegna.

La giustizia, l'idea retta, come la intendiamo oggi, noi del secolo decimonono, Γ¨ un concetto che la Zona delinquente della Sardegna non ha; essa ritiene per giustizia la giustizia di tempi remoti. E' appunto per questo che l'assalto, l'omicidio sono - per quegli individui - cose normali:
essi hanno subìto un arresto di sviluppo nel sentimento del bene e del male, del giusto e dell'ingiusto, quindi i loro criteri subbiettivi di giudizio sono affatto diversi dai criteri dell'uomo normale. Essi non solo non sentono e non comprendono affatto quanto sia moralmente grave commettere una grassazione, ma anzi se ne gloriano come di avventura cavalleresca. .
Come nella primitiva forma sociale del clan il furto veniva considerato cosa gloriosa ed onorevole cosΓ¬ oggi quei pastori, che hanno ancora - per un arresto di sviluppo psichico - i sentimenti di quei tempi, hanno il proverbio : π‘β„Žπ‘– π‘›π‘œ π‘“π‘’π‘Ÿπ‘Žπ‘‘ π‘›π‘œπ‘› 𝑒𝑠𝑑 hπ‘œπ‘šπ‘–π‘›π‘’ e perciΓ², scrive un distinto letterato sardo che si occupΓ² con competenza profonda dell'argomento - l'arte del rubare non Γ¨ per sΓ© disonorevole, e chi non sa involare la roba altrui Γ¨ reputato uomo da nulla e il ladro virtuoso, e chi lo denunzia alla giustizia Γ¨ un infame> ( Dottor Calvia Sechi - In Sardegna , rivista popolare, Roma 1895)
Il coraggio grande, forte, anzi l'ideale del coraggio per uno di quei pastori, Γ¨ saper sfidare il carabiniere e saper correre all'assalto della vettura che passa; abbiamo sentito narrare da un latitante, da noi visitato in carcere, uno scontro avuto con la forza. Col massimo sangue freddo diceva che il figlio suo - che si trovava con lui - essendo ferito a morte, si lamentava, ed egli, seguitando a fare fuoco gli diceva: corazza, core e lepre ! coraggio, cuore di lepre.

𝑳𝒂 𝒛𝒐𝒏𝒂 π‘«π’†π’π’Šπ’π’’π’–π’†π’π’•π’†π‘­π’π’π’•π’† π’ƒπ’Šπ’ƒπ’π’Šπ’π’ˆπ’“π’‚π’‡π’Šπ’„π’‚, 𝑨𝒍𝒇𝒓𝒆𝒅𝒐 π‘΅π’Šπ’„π’†π’‡π’π’“π’, 𝒍𝒂 π’…π’†π’π’Šπ’π’’π’–π’†π’π’›π’‚ 𝑰𝒏 π‘Ίπ’‚π’“π’…π’†π’ˆπ’π’‚,𝑡𝒐𝒕𝒆 π’…π’Š π’”π’π’„π’Šπ’π’π’π’ˆπ’Šπ’‚ π‘ͺπ’“π’Šπ’Žπ’Šπ’π’‚π’π’†, π‘¬π’…π’Šπ’›π’Š...
09/03/2026

𝑳𝒂 𝒛𝒐𝒏𝒂 π‘«π’†π’π’Šπ’π’’π’–π’†π’π’•π’†
𝑭𝒐𝒏𝒕𝒆 π’ƒπ’Šπ’ƒπ’π’Šπ’π’ˆπ’“π’‚π’‡π’Šπ’„π’‚, 𝑨𝒍𝒇𝒓𝒆𝒅𝒐 π‘΅π’Šπ’„π’†π’‡π’π’“π’, 𝒍𝒂 π’…π’†π’π’Šπ’π’’π’–π’†π’π’›π’‚ 𝑰𝒏 π‘Ίπ’‚π’“π’…π’†π’ˆπ’π’‚,
𝑡𝒐𝒕𝒆 π’…π’Š π’”π’π’„π’Šπ’π’π’π’ˆπ’Šπ’‚ π‘ͺπ’“π’Šπ’Žπ’Šπ’π’‚π’π’†, π‘¬π’…π’Šπ’›π’Šπ’π’π’Š 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒕𝒐𝒓𝒓𝒆 - π‘ͺπ’‚π’ˆπ’π’Šπ’‚π’“π’Š 1897

Fattori individuali.
Il senso morale.
1.Esamineremo le varie cause che influiscono sulla criminalitΓ  sarda in generale e sulla criminalitΓ  della zona delinquente in particolare. Prima di procedere allo studio delle cause, occorre perΓ² fare una larga divisione di esse in cause individuali e cause d'ambiente.
Ci spieghiamo. Le azioni dell'uomo non sono gli effetti immediati di un'unica causa, ma di una varietΓ  e di una molteplicitΓ  di cause che si possono raggruppare in due grandi categorie: cause individuali e cause d'ambiente. Quindi tanto l'azione individuale quanto il fenomeno sociologico sono la risultante di due forze: forza individuale e forza d'ambiente. Se simili forze potessero essere tradotte in espressioni matematiche, noi potremo costruire un parallelogrammo delle due forze ed ottenere esattamente per risultante l'azione dell'uomo o la direzione del fenomeno sociologico.
Assezat scriveva < L'uomo, nascendo, è la risultante dei due suoi genitori, ma egli diviene ben presto una nuova risultante, quella che deriva dalla prima già accennata e quella che deriva dalle circostanze di ambiente nelle quali egli si sviluppa>. La cause individuali che spingono ad agire consistono nella costituzione antropologica, fisiologica e psicologica dell'individuo; la cause d'ambiente consistono - oltre che nelle cause fisiche - in tutte quelle circostanze che avvolgono l'uomo nella sua vita famigliare sociale e lo determinano a ba***re una via anziché un'altra, a compiere questa tale azione a preferenza di quella tale altra. Nello stesso modo con cui, secondo gli studi della patologia mentale, si trovò che anche la follia è la risultante di una forza individuale (degenerazione dell'individuo) e di una forza d'ambiente (circostanze in cui l'individuo si trova) così il delitto, grande ramo anch'esso della patologia mentale e morale, non è esclusivo effetto di normalità biologica, come vuole l'Albrecht, o di un atavismo psichico, come ha sostenuto il Colajanni, né un fenomeno di nevrosi, (Dalla, Minzloff, Maudsley, Virgilio) o di nevrastenia, (Benedikt) o di esclusiva degenerazione individuale (Morel) o di denutrizione (Marro) come d'altra parte non dipende unicamente dall'influenza economica come, suggestionato dalla dottrina marxista, scriveva il Turati, né dallo inadattamento politico-sociale (Vaccaro) né dalla esclusive cause sociali (Tarde, Lacassagne, Topinard); no. Il delitto è un prodotto di due fattori, cioè, il fattore individuale moltiplicato per il fattore d'ambiente; è la diagonale - come scriveva il Naecke - che si sviluppa come risultante di queste due forze; è - come genialmente sintetizzava Enrico Ferri - il risultato di cause biologiche, fisiche e sociali. Esaminiamo dapprima i fattori individuali della delinquenza sarda int generale e della delinquenza della Zona delinquente; passeremo poi ad esaminare i fattori d'ambiente.

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05/03/2026

𝗨𝗑 𝗖𝗔𝗦𝗒 π——π—œ π—¦π—§π—¨π——π—œπ—’
𝑺𝒖𝒍 π’‘π’†π’“π’Šπ’„π’π’π’ π’…π’Š π’‡π’–π’ˆπ’‚

Il mio assistito era stato attinto da una misura di custodia carceraria mentre lavorava al servizio di una ditta edile con la qualifica di termo idraulico da cui era stato regolarmente assunto a tempo determinato, per fatti di reati che si riteneva avesse commesso nel territorio del Comune di Sanremo in un periodo precedente di circa un anno.
Il soggetto era rientrato in Sardegna, ma tale rientro dai giudice delle indagini era stata considerata una fuga. Il pericolo di fuga era stato considerato come uno degli elementi essenziali che giustificavano l'ordinanza restrittiva genetica della custodia carceraria.
Proponevo atto di appello secondo previsto dall'art. 310 codice di procedura penale al Tribunale del Riesame sostenendo che essendo già fuggito prima dell'ordinanza custodiale non poteva più fuggire anche perchè oramai detenuto e chiedevo l'attenuazione della misura.
Sul pericolo di fuga, il tribunale della LibertΓ  di Genova, pur non contrastando del tutto l'esigenza rappresentata di attenuazione nella misura negli arresti domiciliari da concedere solo in caso di sufficienti ed adeguate garanzie quali un'assistenza presso l'abitazione di un familiare o altro tipo di ente assistenziale, come poi effettivamente avvenuto, motivava in modo generico e contadditorio.

In particolare,
"𝑖𝑛 π‘Ÿπ‘’π‘™π‘Žπ‘§π‘–π‘œπ‘›π‘’ π‘Žπ‘™π‘™'π‘–π‘π‘œπ‘‘π‘–π‘§π‘§π‘Žπ‘‘π‘œ π‘π‘’π‘Ÿπ‘–π‘π‘œπ‘™π‘œ 𝑑𝑖 π‘“π‘’π‘”π‘Ž (π‘β„Žπ‘’ π‘π‘’π‘Ÿ π‘”π‘–π‘’π‘Ÿπ‘–π‘ π‘π‘Ÿπ‘’π‘‘π‘’π‘›π‘§π‘Ž π‘π‘œπ‘ π‘‘π‘Žπ‘›π‘‘π‘’, 𝑑𝑒𝑣𝑒 π‘’π‘ π‘ π‘’π‘Ÿπ‘’ π‘Žπ‘›π‘π‘œπ‘Ÿπ‘Žπ‘‘π‘œ π‘Ž π‘π‘œπ‘›π‘π‘Ÿπ‘’π‘‘π‘– π‘’π‘™π‘’π‘šπ‘’π‘›π‘‘π‘– π‘‘π‘Ž 𝑐𝑒𝑖 π‘‘π‘’π‘‘π‘’π‘Ÿπ‘Ÿπ‘’ π‘’π‘›π‘Ž π‘Ÿπ‘’π‘Žπ‘™π‘’ 𝑒𝑑 π‘’π‘“π‘“π‘’π‘‘π‘‘π‘–π‘£π‘Ž π‘π‘Ÿπ‘’π‘π‘Žπ‘Ÿπ‘Žπ‘§π‘–π‘œπ‘›π‘’ π‘‘π‘’π‘™π‘™π‘Ž π‘“π‘’π‘”π‘Ž), π‘Ÿπ‘–π‘‘π‘–π‘’π‘›π‘’ 𝑖𝑙 π‘π‘œπ‘™π‘™π‘’π‘”π‘–π‘œ π‘β„Žπ‘’ 𝑖𝑙 π‘‘π‘Ÿπ‘Žπ‘ π‘“π‘’π‘Ÿπ‘–π‘šπ‘’π‘›π‘‘π‘œ 𝑑𝑒𝑙 𝐺.𝐸. π‘›π‘’π‘™π‘™π‘Ž π‘ π‘’π‘Ž π‘‘π‘’π‘Ÿπ‘Ÿπ‘Ž 𝑑'π‘œπ‘Ÿπ‘–π‘”π‘–π‘›π‘’ π‘›π‘œπ‘› π‘ π‘–π‘Ž π‘’π‘™π‘’π‘šπ‘’π‘›π‘‘π‘œ 𝑑𝑖 π‘π‘’π‘Ÿ 𝑠𝑒́ π‘–π‘›π‘‘π‘–π‘π‘Žπ‘‘π‘–π‘£π‘œ π‘‘π‘’π‘™π‘™π‘Ž π‘ π‘’π‘Ž π‘£π‘œπ‘™π‘œπ‘›π‘‘π‘ŽΜ€ 𝑑𝑖 π‘ π‘œπ‘‘π‘‘π‘Ÿπ‘Žπ‘Ÿπ‘ π‘– π‘Žπ‘™π‘™π‘Ž π‘”π‘–π‘’π‘ π‘‘π‘–π‘§π‘–π‘Ž"

Ritenendo che la motivazione sul pericolo di fuga non fosse stata adeguatamente sviluppata limitata in un trafiletto finale e che questo avrebbe potuto comportare la scarcerazione prospettando il medesimo Tribunale una rilettura del concetto di fuga nel caso di specie presentavo ricorso in Cassazione secondo l'art. 311 codice procedura penale.
La Corte Suprema si pronunciava con la sentenza n. 21570/2024 sezione 4 penale Presidente Patrizia Piccialli relatore Giordano Bruno.

PREFAZIONE𝑳𝒂 𝒓𝒂𝒛𝒛𝒂 𝒔𝒂𝒓𝒅𝒂, 𝒍𝒂 π’‡π’π’“π’Žπ’‚ 𝒅𝒆𝒍 π’„π’“π’‚π’π’Šπ’ 𝒔𝒐𝒏𝒐 π’„π’π’π’”π’Šπ’…π’†π’“π’‚π’•π’Š 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒐 π’”π’•π’–π’…π’Šπ’π’”π’ π’…π’Š π’”π’π’„π’Šπ’π’π’π’ˆπ’Šπ’‚ π’„π’“π’Šπ’Žπ’Šπ’π’‚π’π’† 𝑨𝒍𝒇𝒓𝒆𝒅𝒐 π‘΅π’Šπ’„π’†π’‡π’π’“π’ 𝒄...
04/03/2026

PREFAZIONE
𝑳𝒂 𝒓𝒂𝒛𝒛𝒂 𝒔𝒂𝒓𝒅𝒂, 𝒍𝒂 π’‡π’π’“π’Žπ’‚ 𝒅𝒆𝒍 π’„π’“π’‚π’π’Šπ’ 𝒔𝒐𝒏𝒐 π’„π’π’π’”π’Šπ’…π’†π’“π’‚π’•π’Š 𝒅𝒂𝒍𝒍𝒐 π’”π’•π’–π’…π’Šπ’π’”π’ π’…π’Š π’”π’π’„π’Šπ’π’π’π’ˆπ’Šπ’‚ π’„π’“π’Šπ’Žπ’Šπ’π’‚π’π’† 𝑨𝒍𝒇𝒓𝒆𝒅𝒐 π‘΅π’Šπ’„π’†π’‡π’π’“π’ π’„π’π’Žπ’† π’†π’π’†π’Žπ’†π’π’•π’Š π’…π’Š π’Šπ’π’…π’Šπ’—π’Šπ’…π’–π’‚π’›π’Šπ’π’π’† 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 π’„π’“π’Šπ’Žπ’Šπ’π’‚π’π’Šπ’•π’‚Μ€ π’Šπ’ π‘Ίπ’‚π’“π’…π’†π’ˆπ’π’‚. 𝑸𝒖𝒆𝒔𝒕𝒆 π’•π’†π’π’“π’Šπ’† 𝒔𝒐𝒏𝒐 π’„π’π’π’”π’Šπ’…π’†π’“π’‚π’•π’† 𝒆𝒓𝒓𝒐𝒏𝒆𝒆 π’…π’‚π’ˆπ’π’Š π’”π’•π’–π’…π’Šπ’π’”π’Š π’…π’Š π’„π’“π’Šπ’Žπ’Šπ’π’π’π’π’ˆπ’Šπ’‚ π’„π’π’π’•π’†π’Žπ’‘π’π’“π’‚π’π’†π’‚ 𝒆 π’Šπ’π’‚π’•π’•π’†π’π’…π’Šπ’ƒπ’Šπ’π’Š π’…π’‚π’ˆlπ’Š π’”π’•π’–π’…π’Šπ’π’”π’Š 𝒅𝒆𝒍 π’…π’Šπ’“π’Šπ’•π’•π’ 𝒑𝒆𝒏𝒂𝒍𝒆 π’„π’π’π’•π’†π’Žπ’‘π’π’“π’‚π’π’†π’.
𝑡𝒐𝒏 π’†π’”π’Šπ’”π’•π’† 𝒍𝒂 𝒓𝒂𝒛𝒛𝒂 𝒔𝒂𝒓𝒅𝒂.
𝑰𝒍 𝒄𝒐𝒏𝒄𝒆𝒕𝒕𝒐 π’…π’Š 𝒓𝒂𝒛𝒛𝒂 π’–π’Žπ’‚π’π’‚ 𝒆̀ 𝒔𝒕𝒂𝒕𝒐 π’…π’†π’‡π’Šπ’π’Šπ’•π’Šπ’—π’‚π’Žπ’†π’π’•π’† 𝒂𝒃𝒃𝒂𝒏𝒅𝒐𝒏𝒂𝒕𝒐 𝒅𝒐𝒑𝒐 𝒍'𝒂𝒗𝒗𝒆𝒏𝒕𝒐 π’…π’†π’Š π’π’‚π’›π’Šπ’π’π’‚π’π’Šπ’”π’Žπ’Š 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒂 π’‘π’“π’Šπ’Žπ’‚ π’Žπ’†π’•π’‚Μ€ 𝒅𝒆𝒍 𝒏𝒐𝒗𝒆𝒄𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒆𝒔𝒂𝒍𝒕𝒂𝒗𝒂𝒏𝒐 𝒍'𝒂𝒑𝒑𝒂𝒓𝒕𝒆𝒏𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒂𝒅 𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒂𝒛𝒛𝒂 π’”π’–π’‘π’†π’“π’Šπ’π’“π’† π’“π’Šπ’”π’‘π’†π’•π’•π’ 𝒂𝒅 𝒖𝒏' 𝒂𝒍𝒕𝒓𝒂 𝒓𝒂𝒛𝒛𝒂, 𝒂𝒅 π’†π’”π’†π’Žπ’‘π’Šπ’ 𝒍𝒂 𝒓𝒂𝒛𝒛𝒂 π’‚π’“π’Šπ’‚π’π’‚ (N.d.A.)

Fonte bibliografica: Alfredo Niceforo, La delinquenza in Sardegna - Edizioni della Torre, Cagliari 1897
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In tutte le regioni d'Italia, e quasi in ogni provincia, si additano alcuni villaggi per avere somministrato una serie non interrotta di speciali delinquenti; così le colonie albanesi sono tristemente celebri per il brigantaggio; la Liguria, Campofreddo e Massa sono proverbiali per gli omicidi; Pozzolo per le grassazioni nel lucchese, Capannoni per gli assassini. Nell'Italia del sud, Sora, Melfi, S.Fele diedero sempre briganti fin dal 1660; questo predominio del delitto in alcuni paesi è certo dipendente dalle razze, come anzi per alcuni paesi ci è rivelato dalla storia. Così Pergola nel pistoiese (famosa per i furti) fu popolata dagli zingari; Massa da zingari portoghesi e Campofreddo da corsari corsi (Lombroso, L'uomo delinquente 1878 p.244)

Questi fatti dimostrano come in molti paesi esistano parecchie localitΓ  in special modo criminali.
Così la Sardegna presenta una colorazione morale speciale in alcuni suoi territori; colorazione morale che si esplica nella forma criminosa della grassazione e del furto: questa zona è quella che chiamiamo
π‘π‘œπ‘›π‘Ž π‘‘π‘’π‘™π‘–π‘›π‘žπ‘’π‘’π‘›π‘‘π‘’ e che ci accingiamo a studiare. Questo rapido colpo d'occhio gettato di provincia in provincia sulla delinquenza specifica dei vari territori, ci prova due fatti:
1. Ogni territorio della Sardegna ha una forma sua particolare di criminalitΓ ; forma che si differenzia dalle altre e che dΓ  una speciale caratteristica al territorio in cui essa si manifesta.
2. Esiste in Sardegna una specie di plaga moralmente ammalata che ha per carattere suo speciale la rapina, il furto ed il danneggiamento . Da questa zona, che chiameremo 𝘑𝘰𝘯𝘒 π˜₯𝘦𝘭π˜ͺ𝘯𝘲𝘢𝘦𝘯𝘡𝘦 e che comprende il territorio di Nuoro, quello dell'alta Ogliastra e quello di Villacidro, partono numerosi bacteri patogeni a portare nelle altre regioni sarde il sangue e la strage. (questa zona Γ¨ stata mirabilmente circonscritta dall'Anonimo scrittore sardo, di cui giΓ  parlammo, quando diceva che " il circondario di Nuoro e paesi vicini che costituiscono la parte centrale e orientale dell'isola sono diversi dalle altre parti dell'isola per usi, bisogni, natura e carattere degli individui ... e costituiscono una regione che versa in stato anormale" - Memoriale della cittΓ  di Nuoro)

E allora sorgono - di fronte a queste conclusioni - due domande: - perchΓ© ogni territorio sardo ha una forma speciale di delinquenza? E l'altra ben piΓΉ importane: perchΓ© esiste nella Sardegna quella zona che abbiamo chiamato Zona delinquente?
Rispondiamo, anzitutto, alla prima domanda spiegando la grande differenziazione da paese a paese delle forme di criminalità, con la grande differenza antropologica delle popolazioni che abitano nei vari territori. La Sardegna, più d'ogni altra provincia, ha avuto invasioni di popoli e successioni di genti straniere che passarono attraverso le sue montagne e le sue pianure lasciandovi eredità di sentimenti e di costumi; tutti i popoli più avventurieri della terra passarono al di sopra dell'Icnusa come una vertiginosa apparizione dell'Hoffman; così la popolazione sarda risulta dalla sovrapposizione e dallo incrocio di un numero grande di razze. Quell'isola fertile e dal clima primaverile attrasse i Fenici che le dettero il nome di Icnusa; vi si impiantarono poi i greci e gli Iberi. Sbattuti dal mare , vi approdarono - come narra la favola - i Troiani e vi giunsero di poi - come scrive Plinio - i Balari e i Corsi. Gli Etruschi v'ebbero anche essi la loro zona di conquista e vi stesero - sia per l'agio che ne porgeva loro la vicinanza, sia per avere posti e ridotti sicuri nel Tirreno - dall'estremo " Capo di sopra" sino al Sulci che prospetta l'Africa. I Cartaginesi v'ebber stato per oltre due secoli e non tardarono i romani a far nell'isola frequenti sbarchi finché la ridussero a provincia romana.
Caduto l'impero, fu poi corsa spesso dai vandali; tornΓ² a far parte dell'impero greco e se ne spiccΓ² nelle lotte contro le invasioni saracene; i Pisani e Genovesi se ne contesero il dominio - nei venturi secoli - e vi mandarono colonie; di poi vennero i Re d'Aragona; finalmente l'isola passΓ² al Piemonte.
E infatti al viaggiatore che attraversa quei paesi, appare, al primo colpo d'occhio, tale disseminazione di razze diverse: in Gallura occhi azzurri vi guardano e belle fanciulle dai capelli biondi vi passano accanto: ivi trovate tipi perfettamente celti .
Nel Logudoro ravvisate, oltre al tipo latino, lo spagnuolo ed il ligure; nel dialetto, nelle usanze, ritrovate inflessioni e costumi che vi rammentano Roma e la Spagna; a Bosa trovate mescolato, all'elemento spagnuolo anzi catalano, un elemento che ha del greco e del bizantino; a Terranova ritrovate la Grecia - anche nel costume femminile - e i tipi dei Focesi di Corsica; Dorgali vi rammenta la fierezza dei Saraceni; a Cagliari vi appare un misto di razze moresche e spagnuole. " Il carattere serio, il culto della p***a esteriore e delle riverenze, certa maestΓ  di portamento e simpatie per le rabescature, certa tranquilla energia che trovate a Cagliari, sono tutte cose spagnuole" (Mantegazza - Profili e paesaggi della Sardegna , Milano 1869)
CosΓ¬ nel Campidano vi si presenta agli occhi, netto e staccato, il tipo spagnuolo, e nell'Iglesiano il cartaginese, il fenicio. Quegli abitanti infatti si chiamano π‘€π‘Žπ‘’π‘Ÿπ‘’π‘‘π‘‘π‘’π‘  (mauritani).
Ad Oristano trovate fisionomie orientali ed ambienti e costumi che vi rammentano l'Egitto, mentre a Gonnesa, a Porto Scuso, trovate uomini non bassi, asciutti, dai capelli neri, da un cranio spiccatamente dolicocefalo, e donne snelle, flessuose come giunchi, a cui il petto florido pulsa e cerca erompere fuor dalla camicia bianchissima: hanno un viso pallido e bello, occhi meravigliosi sotto meravigliose ciglia e nasi affilatissimi, regolari, che fanno pensare a profili di medaglioni antichi; razza questa indigena e antichissima che non ha che fare nè coi latini né coi greci.
Gli studi di antropologia normale, fatti su crani sardi, concordano ugualmente tutti nel mostrare quanto sia grande la diversitΓ  delle razze o delle varietΓ  umane che compongono la popolazione dell'isola. - Dal momento che la razza, come scrisse il Quatrefages, puΓ² perdere molti dei suoi caratteri ma giammai la forma del cranio (Quatrefages- Comptes rendus Γ  l'Ac. des Sciences. Paris 1882)
e che essa - come affermΓ² il Sergi in un assioma che gli servΓ¬ di base per costruire un nuovo metodo di classificazione tassonomica (Sergi- Origine della stirpe mediterranea) - si trasmette da padre in figlio in inalterabile ereditΓ , Γ¨ appunto dallo studio dei crani sardi che puΓ² risultare ancor meglio la grande e continua sovrapposizione delle razze in Sardegna. Con questo metodo il Sergi ha trovato varietΓ  umane della Sardegna simili a quelle della Sicilia, ha saputo distinguere quali fossero le varietΓ  umane piΓΉ antiche che abitarono l'isola (π‘ π‘‘π‘’π‘›π‘œπ‘π‘’π‘β„Žπ‘Žπ‘™π‘’s), ha trovato tipi propri e speciali della Sardegna ( π‘π‘Žπ‘Ÿπ‘Žπ‘™π‘™π‘’π‘™π‘’π‘π‘–π‘π‘’π‘‘π‘œπ‘–π‘‘π‘’π‘  π‘£π‘Žπ‘Ÿπ‘–π‘Žπ‘π‘–π‘™π‘–π‘  π‘ π‘Žπ‘Ÿπ‘‘π‘–π‘›π‘–π‘’π‘›π‘ π‘–π‘ ) e altri comuni alla Sardegna, a Roma, all'Egitto antico
(π‘π‘’π‘π‘œπ‘–π‘‘π‘’π‘  π‘π‘Žπ‘Ÿπ‘£π‘’π‘ ) .
Ugualmente studiando 129 crani sardi che raccogliemmo nel nostro viaggio in Sardegna, passando da ossario a ossario , non solo abbiamo trovato conferma al fatto di una grande sovrapposizione di razze in quell'isola, ma abbiamo trovato varietΓ  elattocefaliche nuove (π‘’π‘™π‘™π‘–π‘ π‘ π‘œπ‘–π‘‘π‘’π‘  - π‘œπ‘£π‘œπ‘–π‘‘π‘’π‘  - π‘ π‘‘π‘’π‘›π‘œπ‘π‘’π‘β„Žπ‘Žπ‘™π‘’π‘ ) oltre a quelle giΓ  trovate (π‘‘π‘Ÿπ‘Žπ‘π‘’π‘§π‘œπ‘–π‘‘π‘’π‘  - π‘ π‘‘π‘’π‘›π‘œπ‘π‘’π‘β„Žπ‘Žπ‘™π‘’π‘  - π‘ π‘β„Žπ‘’π‘›π‘œπ‘–π‘‘π‘’π‘ ) nella stessa Sardegna, varietΓ  che rammentano quelle elattocefaliche che il Flower ha trovato tra i Negriti (Flower - Journal of the Anthropol. just of great Britainov) e tra i boscimani; abbiamo trovato varietΓ  microcefaliche e normali simili a quelle che il Sergi ha trovato nella Melanesia, nella Sicilia, nelle Calabrie, nel Sannio, nella Prussia. E avendo preso note antropologiche su 121 individui sardi, da noi studiati nei vari territori dell'isola, abbiamo trovato in essi quella medesima varietΓ  micro ed elattocefalica che avevamo notato nei crani secchi e che al nostro ritorno ritrovavamo nel Gabinetto d'Antropologia di Roma in alcuni nuovi crani delle Isole Canarie, varietΓ  che crediamo essere venuta dall'Africa.

Ammessa adunque una sì variata e tanto dissimile sovrapposizione di razze nell'isola, si comprende benissimo come ogni territorio ove esistono predominanze etnografiche differenti dalle predominanze etnografiche che regnano in altri territori, abbia usi e costumi diversi dagli usi e costumi di altri luoghi ed in conseguenza un diversa forma psicologica della coscienza collettiva e tendenze e sentimenti propri. Ecco dunque sorgere il logico corollario: ogni territorio della Sardegna ha una forma specifica di criminalità appunto perchè non tutti i sardi sentono ed agiscono ugualmente, date le grandi differenze antropologiche che corrono da paese a paese.

Gli uomini traggono dalla propria razza- scrive Alfredo Maury-una disposizione piΓΉ o meno pronunciata alla tale o alla tal altra passione, al tale o tal altro vizio ed anche trasportati in ambienti diversi da quelli donde trassero la vita, conservano, essi e i loro discendenti, almeno per certo tempo, le tendenze native. Agli Stati Uniti, il reverendo Everest ha trovato - per mezzo di calcoli controllati con gran cura - che v'era differenza specifica di reati da razza a razza; le carte della criminalitΓ  per dipartimenti, stese dal Guerry - per quanto scarse - pur tuttavia forniscono tali elementi da poter determinare l'influsso della razza sulla criminalitΓ . Le passioni, le tendenze, le impulsioni, mutano da varietΓ  umana a varietΓ : quindi la grande concentrazione di un numero diverso di razze porta seco una grande varietΓ  nella fenomenologia dei reati; ogni territori, ogni varietΓ  umana, ha il suo reato specifico.
Risponderemo nelle pagine seguenti alla seconda domanda, sulla esistenza cioè nella Sardegna di quella zona che abbiamo chiamato
𝘑𝘰𝘯𝘒 π˜₯𝘦𝘭π˜ͺ𝘯𝘲𝘢𝘦𝘯𝘡𝘦

𝑰 𝑽𝑬𝑹𝑰 𝑩𝑨𝑡𝑫𝑰𝑻𝑰 𝑺𝑢𝑡𝑢 𝑺π‘ͺ𝑢𝑴𝑷𝑨𝑹𝑺𝑰Cagliari, maggio 1882Eravamo entrati nella Barbagia sicuri di poter vedere qualche bandito....
26/02/2026

𝑰 𝑽𝑬𝑹𝑰 𝑩𝑨𝑡𝑫𝑰𝑻𝑰 𝑺𝑢𝑡𝑢 𝑺π‘ͺ𝑢𝑴𝑷𝑨𝑹𝑺𝑰
Cagliari, maggio 1882
Eravamo entrati nella Barbagia sicuri di poter vedere qualche bandito. Avevamo anche noi il pregiudizio di molti continentali, che in ogni pastore del Gennargentu veggono un brigante, e in ogni siciliano un mafioso.
C'Γ¨ tuttavia qualcuno che, per sfuggire ad una pena e spesso per un semplice sospetto, si gitta alla montagna e vive fuori dalla legge, senza far male a nessuno; ma i veri banditi sono scomparsi.
E' morto Giovanni Sale, protettore della miniera di Guzzurra; Sirvone, il cinghiale, Γ¨ in prigione . Tra dieci anni quelli che sono in prigione saranno morti, quelli che sono ancora alla montagna e tutta quanta la Barbagia sarΓ  un pezzo di Toscana; ma viceversa, i viaggiatori che andranno in ferrovia da Oliena ad Orgosolo dovranno forse viaggiare con un revolver in tasca.
Certo, la leggenda del bandito Γ¨ giΓ  cominciata; e dovunque andiate, vi raccontano le gesta di Giovanni Sale, di Giovanni Tolu, di Sirvone.
Giovanni Sale era, l'ho detto, il protettore della miniera di Guzzurra. Quando uno straniero passava la montagna, Giovanni Sale gli esciva incontro a cavallo, gli offriva una coscia di cinghiale e un bicchiere di vino di Oliena; poi lo accompagnava per un buon tratto di strada. Quando accadeva una grassazione Giovanni Sale scopriva i grassatori e faceva restituire il bottino.
Così Giovanni Sale era amato come un padre in tutta la Baronia di Orosei.
Un bel giorno egli si volle ammogliare, e, sceso al villaggio, entrΓ² in chiesa con la sposa. I carabinieri, naturalmente, accorsero a branchi da tutte le parti per agguantarlo; ma quanti uomini erano nel villaggio, dai quindici ai cinquant'anni, tutti presero uno schioppo e stettero dinnanzi alla porta della chiesa. Di fuori, i carabinieri ronzavano con la coda tra le gambe; dentro Giovanni Sale e la sua fresca sposina stavano tranquillamente inginocchiati dinnanzi al prete.
Quando fu arrestato Sirvone, la sua bella moglie si fece fare il ritratto, poi volle che si esponesse per le strade di Cagliari con questa scrittura: Moglie di Sirvone.
Ma se volessi ripetere tutti gli aneddoti di banditi che udimmo narrare non la finirei più. Il bandito sardo è un tipo tutto a sè, e certo un tipo più bello nella sua semplice e rozza realtà, che non quello accarezzato da Schiller con tutta la lussuria della sua fantasia giovanile . E questo tipo si è serbato sempre intatto e puro sino alla fine. Uno degli ultimi banditi è stato ucciso dai carabinieri un mese addietro sulle montagne di Oliena; non faceva male a nessuno, e la sua morte suscitò malumori in tutta la valle d'Orosei. Lo trovarono sopra un muflone mezzo scorticato, con due p***e in fronte. Però se finiscono i banditi restano i rosignoli, e nelle notti serene, dai picchi del Gennargentu alle steppe di Macomer, è tutto un gran flusso di melodia limpido, fresco, continuo, senza uno stridore, senza una discordanza.

Andammo nel pomeriggio ad Oliena, dal sindaco, che ha tutto un salotto tappezzato di fogli illustrati. Il sindaco, naturalmente, ci costrinse a bere due o tre bicchieri di vino; poi si escì tutti insieme per vedere Giovanni Tolu, il più ricco possidente di Oliena. Egli raccoglie tanto vino da ubbriacare per tutto l'anno un regimento prussiano e non sa nemmeno lui quante tanche abbia popolate di bovi e di cavalli.
Mena una vita di sardo antico: vita di cacciatore e di bevitore.
Lo trovammo in casa, vestito come un borghese agiato, ma col berretto sardo; e ci accolse con una cortesia grave e affabile di montanaro. Ci fece salire nelle stanze degli ospiti, che nelle case sarde occupano sempre il secondo piano; e subito ci versΓ² da bere. Nella stanza c'erano due letti disfatti destinati agli ospiti: alle finestre non c'erano i vetri e le rondinelle entravano liberamente, e ci stridevano sul capo edificando i nidi fra le travi del soffitto.
Uscendo dalla casa di Giovanni Tolu, ci accadde una cosa seria: incontrammo il curato, e dovemmo andare con lui a bere il vino suo; poi incontrammo altri e non ci fu scampo: bere o affogare. Quando facemmo delle rimostranze, ci guardavano con certe facce meravigliate e turbate come gentlemens inglesi che sentano qualcosa di sconveniente.
L'usanza del paese Γ¨ questa; e convenne piegarsi. Il nostro ultimo ospite fu l'assessore anziano, un vecchietto lungo, secco, di cartapecora, con le brache bianche, con gli occhiali sul naso di falco: un ciabattino onesto ed ilare, come un...ciabattino antico.
Quando Dio volle, ci rimettemmo in carrozza. Il vino d'Oliena ci gorgogliava nelle vene e ci assaliva il cervello con certi prorompimenti di fiammate calde , con certi sussulti di pazzia.
Il vino d'Oliena (il Nepente r.d.a.) Γ¨ un vino denso di rubino cupo: un vino calmo che sotto il rossore placido nasconde i tradimenti. Vi discende nello stomaco accarezzandovi il palato con certi vellicamenti di donna innamorata, accarezzandovi le papille del naso con certi profumi tentatori. Poi, d'improvviso irrompe, e, v'invade la testa e v'invade tutto il corpo, invincibilmente.
Così noi tornammo cantando a squarciagola con la testa piena di fiamme. Passammo ponte Michinari, passammo Ponte de su Re, passammo ponte Caduchè, passammo ponte Capparedda.
La notte scendeva a grandi passi dalle montagne, e noi attraverso quell'invadimento delle ombre ce ne andavamo cantando a squarciagola..
Quando rientrammo nella prigione di legno ferrato, che doveva riportarci a Macomer, don Diego della Mancha ci accompagnò per un pezzo. Don Diego è un hidalgo spagnolo che fa l'ispettore doganale a Nuoro: è un bell'uomo d'acciaio con una barba michelangiolesca piovente sul petto in tanti ruscelletti neri, come quella di Mosè: un bell'uomo fatto tutto di nervi d'acciaio saltanti e scattanti, come molle premute, ad ogni parola, con sopraccigli folti e densi, con occhi grigi pieni di fremiti e di scintille.
La voce di don Diego scoppia nell'ugola come un crepitio di cocci pestanti, e sale, sale per un diapason sovraumano: certe volte pare una cannonata.
Don Diego Γ¨ un grande cacciatore e un grande cavalcatore: quando cavalca il suo cavallino sardo, mezza barba gli svolazza sulla spalla a destra e mezza sulla spalla sinistra.
Ci accompagnΓ² fino alla signora Marta.
- Se vi fanno qualche torto - disse congedandosi - scrivete a don Diego della Mancha. Don Diego Γ¨ un uomo di ve**re sul continente a pigliare le parti vostre.
- Grazie - rispose per tutti Pascareddu - e discese un momento dalla carrozzettaccia per fare il ritratto della signora Marta.
Se non che c'era lì piantato un pastore nero, chiuso in un mantello nero, che cominciò a guardarlo con certi occhi di lupo inferocito e cominciò a ringhiare qualche cosa nella barba.
Era la gelosia? Chi lo sa. Pascareddu, con una indifferenza di antico romano, seguitava a disegnare. La signora Marta, bianca e snella, in quel crepuscolo selvaggio, guardava impassibile.
Guardava. Io mi accostai a lei per comprare una bottiglia di vino: quel pastore nero girava intorno a Pascareddu con una faccia bieca. Finalmente gli si accostΓ² e gli picchiΓ² una mano sulla spalla. La p**a di Cesarino si rivolse indietro con un mezzo cerchio brusco.
- Fatemi il ritratto - disse in buonissimo italiano: il ritratto fu fatto in un momento.
Quell'uomo nero e pauroso lo volle vedere : prese l'album in mano, contemplΓ² quello sgorbio e, ridendo, lo baciΓ² con trasporto d'amore.
La signora Marta, bianca e snella nel crepuscolo selvaggio, guardava.
Signora Marta non Γ¨ la moglie di un bandito; Γ¨ la seconda stazione della diligenza di Macomer.
Papavero *
(*Scarfoglio aveva scelto questo nom de plume in ricordo della sua prima opera, I papaveri)

"Gli autori principali di questa raccolta sono Gabriele D'annunzio (Pescara 1863 - Gardone Riviera 1936) Cesare Pascarella (Roma 1858-1940)ed Edoardo Scarfoglio (Paganica 1860- Napoli 1917). Quando vennero in Sardegna avevano rispettivamente 19, 24, 22 anni ma erano giΓ  molto conosciuti: non solo per la loro elegante e "scapigliata" presenza negli ambienti letterari romani (tutti e tre collaboravano alla "Cronaca Bizantina" e al "Capitan Fracassa") ma per le loro stesse opere d'esordio: D'Annunzio ricevette a Nuoro la prima copia del suo Canto novo, Pascarella con il suo Er morto de campagna, in dialetto romanesco, era stato salutato come il miglior erede del Belli, Scarfoglio aveva giΓ  fatto le sue prime prove di grande giornalista"

Fonte bibliografica: Due Viaggi in Sardegna (1892 e 1904) a cura di Sandro Ruju Sardegna, Amori e Battaglie, Collana a cura di Manlio Brigaglia, gennaio 2013

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