06/07/2026
Ci sono momenti in cui il calcio smette di parlare di pallone e comincia a parlare di potere.
Ieri sera, a "Notti Mondiali", è successo proprio questo.
Marco Tardelli ha fatto una cosa che in televisione ormai fanno in pochi: ha detto quello che tutti stavano pensando sulla revoca della squalifica di Folarin Balogun in vista degli ottavi contro il Belgio.
"Questa è una gran br**ta cosa. Era fallo. La squalifica non andava tolta. Ma in questo Mondiale si può fare di tutto... basta ricevere degli ordini."
Ordini.
Una parola. Nove lettere. E in studio è calato il gelo.
Paola Ferrari ha provato subito a prendere le distanze: "Te ne assumi la responsabilità..."
E lui, senza abbassare lo sguardo:
"Certo che me ne assumo la responsabilità."
Il punto non è essere d'accordo o meno con Tardelli.
Il punto è un altro.
Se perfino un ex campione del mondo deve essere quasi invitato a giustificarsi per aver espresso un'opinione su un fatto di cui hanno parlato anche il *New York Times*, AFP e Associated Press, allora il problema non è più il calcio.
È il clima.
Perché oggi sembra che il coraggio sia diventato una colpa e il silenzio una virtù.
E fa impressione che a ricordarcelo non sia stato un giornalista, ma un uomo che quarant'anni fa esultava con un urlo entrato nella storia e che, evidentemente, non ha ancora imparato ad abbassare la testa.
Di persone così, oggi, ce n'è un disperato bisogno.