27/03/2026
Non ne posso davvero più. Non ce la faccio più a sentire certi discorsi!
Su questa mia pagina ci sono quotidianamente discussioni sulla musica. Spesso capita di parlare di gente anche molto conosciuta, come Ultimo, Achille Lauro o Annalisa.
Non è possibile che, per una larga fetta di popolazione, persone adulte, l'unico parametro per valutare la bontà di un artista sia il successo di pubblico, i numeri, la fama.
È avvilente e offensivo nei confronti dell'arte. Vogliamo fare un discorso serio? Facciamolo.
Nella musica pop italiana, oggi, molto spesso ciò che funziona e fa numeri ha un linguaggio musicale e letterario molto elementare, molto facile. L'Italia sta vivendo anni di regresso imbarazzante sotto il punto di vista culturale, ci vogliamo svegliare? Ci vogliamo rendere conto di come siamo messi?
Il Rapporto Censis 2024 ha evidenziato gravi lacune culturali: un italiano su cinque non sa chi sia Mazzini e il 41% attribuisce "L'Infinito" a D'Annunzio anziché a Leopardi.
È emerso un forte allarme riguardo al lessico delle nuove generazioni.
Alcuni studi indicano che i ragazzi utilizzano oggi circa 600 parole, un calo drastico rispetto alle 6.000 di pochi decenni fa.
La canzone certamente non risolverebbe da sola tutti questi problemi, ma come forma d'arte e di comunicazione è molto importante perché molto presente nella società. Quindi bisogna chiedere di più alle canzoni!
Bisogna agire anzitutto nelle scuole medie e superiori.
Un linguaggio più ricercato, più raffinato, un cambio di paradigma nella sensibilizzazione dell'idea di cosa sia una canzone di "successo".
Bisogna farlo adesso!
Anche sotto l'aspetto musicale e sonoro la catastrofe in atto è raccapricciante.
Un tempo le canzoni di enorme successo erano brani come "Gloria", che musicalmente è di un livello spaziale in confronto a quello che passa oggi la radio italiana.
Non si tratta di erigere muri, questo è ciò che vorrebbe farci credere chi in questo sistema ci sguazza oramai da anni. Si tratta di capire che è in atto la semplificazione scientifica della proposta musical-letteraria, per trasformare definitivamente l'industria culturale musicale italiana in una catena di montaggio controllabile, e per farlo si sta agendo andando a modellare il gusto del pubblico.
Ripeto: la canzone non ha l'ambizione di risolvere i problemi della società, ma la sua importanza è cruciale. Soprattutto quella che arriva a un altissimo numero di persone. Quella non può essere fatta da uno spettro totale di poche centinaia di vocaboli e soluzioni armoniche, melodiche e timbriche che cercano di proposito la standardizzazione.
È in gioco tanto.
Riflettiamoci.
Mi interessa molto la vostra opinione.