15/06/2026
Ci lamentiamo sistematicamente della sporcizia, poi guardiamo i giapponesi pulire spogliatoi e spalti degli stadi e gridiamo al miracolo.
La verità è che siamo un popolo incivile. Gettiamo le carte e i mozziconi per terra, non differenziamo i rifiuti, parcheggiamo in seconda fila, bussiamo ai semafori non appena scatta il verde, non attendiamo il nostro turno in coda, ci infiliamo nei vagoni della metro senza attendere l’uscita degli altri, facciamo fare ai nostri cani i loro bisogni e non ci degniamo di pulirli/raccoglierli.
La verità è che in Giappone c’è l’educazione alla pulizia fin dall’asilo, prosegue alle elementari e continua fino alle superiori. Gli spazi e la loro pulizia vengono gestiti da alunni e insegnanti, fin da piccoli i bambini - uomini e donne del domani - diventano responsabili e rispettosi della cosa pubblica e del lavoro altrui. Senza scomodare l’Intelligenza Artificiale, ci sono filmati e articoli relativi all’Oosouji, il metodo delle grandi pulizie, in cui grandi e piccini si dedicano alla cura degli ambienti.
Come tutti sanno, dopo gli eventi del 1995 (terremoto, attentato alla metro di Tokyo), in Giappone non esistono cestini per strada: in questo modo i cittadini sono costretti a sporcare meno e, soprattutto, a portare e smaltire i rifiuti prodotti nelle proprie case.
Nelle strade, infine, è prassi comune che i residenti puliscano a turno i marciapiedi e le aree antistanti le proprie abitazioni o uffici.
Dovremmo semplicemente vergognarci e non, come sempre, continuare a fare finta di niente il giorno dopo aver gridato “miracolo!”. Ma quale miracolo!