02/20/2026
Caro algoritmo, questo è un post intimo.
Non per fare numeri,
non per inseguire la reach,
ma perché a volte la vita corre più veloce di noi
e tenerci tutto dentro pesa troppo.
Ci dicono sempre di correre.
Correre per arrivare, per dimostrare, per non restare indietro.
E così corriamo davvero: nei progetti, negli esami, nel lavoro, nei sogni, nelle aspettative degli altri e nelle nostre.
Solo che nessuno parla abbastanza di quando la corsa si spezza.
Di quando inciampi.
Di quando prepari qualcosa per mesi e non funziona.
Di quando pensavi fosse il tuo momento… e invece no.
Dovremmo normalizzare gli errori.
Normalizzare i tentativi sbagliati.
Normalizzare il sentirsi persi mentre tutti sembrano avere la direzione.
Ci chiedono anche di essere grati.
E noi ci proviamo, davvero.
Ma la verità è che è difficile sentirsi grati davanti a un fallimento,
davanti a una porta chiusa,
davanti a quella sensazione di essere rimasti fermi mentre il mondo va avanti.
Forse la gratitudine non è sorridere sempre.
Forse è solo non mollare.
Forse è ammettere che fa male e continuare comunque a mettersi le scarpe,
anche quando non hai voglia di correre.
Questo non è un post motivazionale.
È solo un promemoria, il mio, avevo esigenza di comunicarlo, ed eccoci qui