Giorgia E-Commerce e la mia America

Giorgia E-Commerce e la mia America Ho visto il Network Marketing cambiare. Ho visto cosa funzionava e cosa ha smesso di funzionare.

Oggi unisco AI, psicologia e comunicazione per aiutare chi vuole costruire un business in modo diverso.

📍 Los Angeles 🇺🇸

10/04/2026

70 MILIONI IN 5 ANNI.
E LUI NE CHIEDEVA ALTRI VENTI.

Ne “Il vedovo”, Alberto Nardi ( il nostro Albertone) non si considera un fallito.

Si racconta come un uomo pieno di idee, entusiasmo e progetti, ostacolato da chi non crede abbastanza in lui.

Elvira, invece, non discute i suoi sogni: gli presenta i conti.

Ed è lì che Franca Valeri, chiamandolo semplicemente “cretinetti”, smonta in un istante tutta la grandezza che lui si attribuisce.

La scena fa ridere perché Alberto Sordi e Franca Valeri sono straordinari.

Ma continua a essere attuale perché mette davanti a una domanda molto seria: quanto denaro, tempo e fiducia siamo disposti a investire in qualcosa prima di riconoscere che non sta funzionando?

Insistere può essere coraggio.

A volte, però, diventa il modo più costoso per non ammettere un errore.

E quella battuta finale sulla bolletta, nel 1959, faceva ridere.

Oggi fa ridere ancora, ma un po’ diversamente, vero?

Secondo voi, Alberto Nardi era un sognatore incompreso o un uomo che non voleva guardare i conti e la realtà ?

09/20/2026

QUESTO FILM È QUASI MIO COETANEO.

IO SONO NATA NEL 1973.
LUI È USCITO NEL 1974.

EPPURE QUESTO MONOLOGO SEMBRA SCRITTO OGGI.

In pochi minuti un magistrale Alberto Sordi mette a n**o una contraddizione che il mondo occidentale continua a portarsi dietro.

La famiglia condanna il suo lavoro: commercia armi, alimenta guerre e guadagna sulla sofferenza di popoli lontani.

Poi lui li costringe a guardare il prezzo della loro indignazione: rinunciare alla villa, al lusso e alla vita agiata finanziata proprio da quel denaro.

A quel punto il bersaglio non è più soltanto il mercante d’armi.

Sordi lascia lui senza assoluzione e la famiglia senza alibi.

Quando uscì questo film ero nata da pochissimo. Oggi mi impressiona vedere quanto sia ancora attuale.

A parole siam tutti per la pace.
La vera coerenza comincia quando la pace ci chiede di rinunciare a qualcosa.

Secondo voi Sordi stava denunciando soltanto un uomo cinico oppure l’ipocrisia di un’intera società?

09/11/2026

Quelle voci non sapevano che sarebbero diventate memoria.

In quegli ultimi istanti non parlarono di lavoro, di denaro o delle cose rimandate. Cercarono soltanto una voce familiare dall’altra parte del telefono.

Per dire:
“Ti amo.”
“Abbi cura dei bambini.”
“Non dimenticarti di me.”

Dietro le immagini dell’11 settembre c'erano madri, padri, figli, compagni.

vite normali che, quella mattina, avevano salutato qualcuno pensando di rivederlo la sera.

Poi il tempo si fermò.

E ciò che rimase furono poche parole, pronunciate con la paura nel cuore e un amore immenso nella voce.

Forse è questa la lezione più dolorosa: crediamo sempre di avere tempo. Tempo per chiamare, per perdonare, per abbracciare, per dire ciò che proviamo.

Ma il tempo non promette niente.

Se ami qualcuno, diglielo oggi.
Se ti manca, chiamalo.
Se puoi abbracciarlo, fallo più forte.

Perché, alla fine, di noi non rimarranno le cose possedute.
Rimarrà l’amore che siamo riusciti a lasciare.

In memoria di tutte le vite spezzate l’11 settembre 2001. 🕊️

Per non dimenticare.

Da ragazzina volevo fare la cantante.Poi la ballerina.Cantavo nel coro della chiesa.Ballavo con grande entusiasmo.Ma dic...
09/09/2026

Da ragazzina volevo fare la cantante.

Poi la ballerina.

Cantavo nel coro della chiesa.
Ballavo con grande entusiasmo.
Ma diciamolo: non era il mio talento.

E non è stato un fallimento.

Crescendo ho capito una cosa che avrei voluto sentirmi dire prima:

non diventare ciò che pensavi di dover essere
non significa essere rimasta indietro.

Significa che hai imparato a riconoscerti.

C’è chi è bravissima a vendere.
Chi ama i prodotti, i social, il movimento, la squadra.

E c’è chi guarda tutto questo e pensa:
“Vorrei costruirmi un’entrata in più, ma non sono portata per quel modello.”

Non sei obbligata a diventare brava in un ruolo che non ti somiglia.

Oggi esistono attività di servizi che partono da bisogni già presenti nella vita delle persone: utenze, bollette, spese che esistono comunque.

Sempre relazioni.
Sempre comunicazione.
Ma senza dover comprare prodotti ogni mese per poter lavorare.

Non hai fallito un sogno.
Hai smesso di fingere che fosse il tuo.

Se vuoi capire il modello di cui parlo, scrivimi **SERVIZI**.

09/05/2026

50 euro di commissioni.
150 euro di prodotto per rimanere attivo?!

Fermati : non è una provocazione.

È una domanda che mi son fatta dopo anni di lavoro nel network di prodotto.

Dal 2015 ho venduto, formato persone, costruito gruppi e volume.

Il problema non era vendere.

Vendere m'è sempre piaciuto ma non mi son mai sentita una venditrice.

All'inizio il disagio era dover ricominciare ogni singolo mese:

Comprare per qualificarmi.

Usare il prodotto
per “guidare con l’esempio”.
Rifare il volume. Ritrovare clienti.

Recuperare persone che si fermavano.

E ripartire, ancora...e ancora...da zero.

Se un prodotto ti piace, ti serve e lo ricompri con piacere, non c’è niente di sbagliato.

Non è un attacco ai prodotti o al network perché c'è gente che ci riesce : gli piace e sa maneggiare un prodotto ed io?
Beh...ci lavoro tutt'ora.

Ma se guadagni 50 euro e ne spendi 150 per poter restare attivo, per mesi o anni...beh...quella non è un’entrata extra.

È una bolletta in più.

E questa cosa viene nascosta, perché sembra che il problema sia la loro costanza, la loro capacità, la loro voglia di lavorare.

Non sempre è così.

Non hai mollato il network ma un meccanismo che ti chiedeva di essere prima cliente e poi collaboratore.

Per queste persone, ho scelto di guardare anche ai servizi essenziali: cose che le persone stanno già usando e già pagando.

Qui non devi inventare un bisogno né convincere qualcuno a comprare qualcosa che non gli serve. Si parte da una bolletta reale e si valuta se esiste un’alternativa concreta.

Il lavoro resta: relazioni, ascolto, spiegazioni, assistenza. Non esistono scorciatoie.

Ma non c’è investimento.

Non c'è l’obbligo di ricomprare ogni mese per poterti sentire “attivo”.

Io non devo convincerti.

Voglio soltanto farti vedere che esiste anche un’altra porta

Ascolta il video fino alla fine.

Se vuoi capire cosa c’è dietro, senza impegno, scrivimi: SERVIZI
..poi vedi tu.

Ci sono cose che il tempo non riesce a portare via. Gli anni passano, la vita va avanti, ma certe vicende restano sempre...
09/02/2026

Ci sono cose che il tempo non riesce a portare via. Gli anni passano, la vita va avanti, ma certe vicende restano sempre con te. Entrano nei tuoi pensieri e ti accompagnano ogni giorno, anche quando cerchi di occuparti delle cose normali della vita.

Per la mia famiglia è stato così, dall’inizio di questa tragica vicenda. Abbiamo cercato di andare avanti, come fanno tutti. Ci siamo dedicati al lavoro, alla casa, agli impegni di ogni giorno. Però è impossibile non pensare a quello che è successo. È una cosa che non ti abbandona mai del tutto.

Ci sono stati anni in cui mi sono sentita molto sola. Spesso avevo la sensazione che nessuno potesse capire davvero quello che stavamo vivendo.

Quando una vicenda così dolorosa entra nella tua vita, molte cose cambiano. Impari a convivere con gli sguardi, con i giudizi, con le parole dette e con quelle non dette. A volte il silenzio pesa più di tutto il resto.

Perché poi alla fine se tuo figlio viene processato per omicidio “un motivo ci sarà” e anche spiegare che non è così sembra inutile, sembrano giustificazioni vuote, magari giustificazioni di una madre che ama a tal punto il proprio figlio da non riuscire a vedere la realtà.

Per me non è mai stato così, io ho sempre saputo che Alberto era innocente e se avessi avuto un solo dubbio sarei stata la prima a portarlo ad assumersi le sue responsabilità. Ma alla gente questo non è mai importato ed è per questo che ho sempre pensato che fosse meglio il silenzio».

Poi è arrivato il giorno in cui ho perso mio marito, il mio punto di riferimento, e quel mondo già a pezzi è crollato ancora di più.

Subito dopo, Alberto è entrato in carcere. È come vedere la tua vita andare in frantumi, sapere che niente sarà mai più come prima.

La mia famiglia non c’era più.

Ci sono stati momenti in cui ho preferito chiudermi nelle mie cose, nel mio dolore, cercando di trovare un equilibrio giorno dopo giorno. Non è stato semplice.

Non dimentico chi mi è stato vicino in quei terribili anni, chi mi è stato vicino lo sa perché lo ringrazio ogni giorno, per avermi dato speranza, aiuto, sostegno e avermi dato la forza per non arrendermi. Ogni occasione speciale, ogni festa, ogni ricorrenza portava con sé anche il ricordo di quello che era accaduto. E mentre il mondo sembrava continuare il suo cammino, per me c’era sempre una parte di quella storia che restava presente.

Le giornate passavano col solo pensiero di mio figlio: per anni ho potuto sentirlo solo 10 minuti alla settimana, attendevo quella chiamata con ansia. Lo vedevo un’ora a settimana e quel viaggio così lungo verso il carcere era il momento che attendevo di più giorno dopo giorno. Portavo il pacco coi vestiti, qualche cosa da mangiare, si parlava del più e del meno, ma l’unica cosa che mi rendeva felice era sapere che, nonostante tutto, stava bene.

In quei momenti capisci che basta davvero poco per essere felici, tutto si riduce alle cose essenziali: sapere che chi ami comunque c’è. Ti basta quello.

Da madre, ancora oggi, penso soprattutto ad Alberto.

Ho visto da vicino quanto questa vicenda abbia segnato la sua vita.
Ho visto le difficoltà, la fatica di affrontare ogni giorno una situazione così pesante. Come ogni madre, ho cercato di stargli vicino nel modo migliore possibile. Non sempre si trovano le parole giuste, ma si cerca di non far mancare mai la propria presenza. Sono orgogliosa dell’uomo che è diventato e spero per lui, con tutto il cuore, un futuro diverso.

E poi c’è il ricordo di Chiara.
Il tempo passa, ma non cancella le persone che abbiamo conosciuto e che hanno fatto parte della nostra vita.

Quello che è accaduto resta una tragedia e il pensiero non può che andare anche a questo.

Negli ultimi tempi mi ha colpito l’affetto di tante persone. Mi capita di ricevere un saluto, una parola gentile, un incoraggiamento. A volte arrivano da persone che non conosco nemmeno.

Dopo anni in cui mi sono sentita spesso chiusa nel mio dolore, sono gesti che hanno un valore enorme e che mi ricordano quanto l’umanità delle persone possono fare la differenza.

Non ho mai vissuto tutto questo con spirito di rivincita. Ho imparato che il rancore non alleggerisce il peso delle cose, anzi lo aumenta. Ho sempre cercato di affrontare tutto con dignità, nel modo più discreto possibile, anche quando dentro era difficile trovare serenità. Perché in fondo la verità trova sempre la sua strada, anche quando sembra impossibile.

Quello che porto dentro oggi è soprattutto il desiderio di poter vivere con un po’ di pace nel cuore.

Dopo tanti anni di sofferenza, di attese e di solitudine, credo che sia il desiderio più semplice e più umano che una persona possa avere».

Elisabetta Ligabò

Cologno Monzese, 1° settembre 2026

❤️

SE A FINE MESE HAI INCASSATO 50€ E NE HAI SPESI 150€, C’È QUALCOSA DA GUARDARE.Parlo con chi ama il prodotto, lo usa, lo...
09/01/2026

SE A FINE MESE HAI INCASSATO 50€ E NE HAI SPESI 150€, C’È QUALCOSA DA GUARDARE.

Parlo con chi ama il prodotto, lo usa, lo sa raccontare e a vendere ci sa fare.

Commerciali, imprenditori, consulenti, titolari di negozio, e-commerce e networker che hanno già fatto numeri.

Puoi amare ciò che proponi e continuare a credere nel business di prodotto. Però, se l’ordine personale pesa più delle commissioni che entrano, quel dato va guardato con lucidità.

Non per dare la colpa al prodotto o attaccare un’azienda. Ogni situazione è diversa.

Ma 50€ entrati e 150–200€ usciti non sono ancora un’entrata extra. Significa che il business deve trovare un modo più efficace di partire.

Io sono passata da automobile, chilometri, appuntamenti e riunioni nelle case, ai social.

Facebook e Instagram hanno cambiato il commercio per chi ha imparato a usarli bene.

Oggi il passaggio è un altro: social integrati con un sistema AI operativo.

Non vende al posto mio e non promette risultati automatici.

Mi aiuta a capire a chi parlare, costruire contenuti coerenti, leggere conversazioni, qualificare contatti, preparare follow-up e rendere il lavoro meno improvvisato.

Il venditore resta al centro. Con più precisione e meno dispersione.

Ho costruito questo sistema sul mio lavoro e lo metto a disposizione di persone commercialmente adatte che lavoreranno con me nel business di prodotto.

Sto individuando alcuni casi studio operativi.

Se ami vendere, hai cultura del prodotto e vuoi aggiornare il metodo, scrivimi METODO in privato.

Il prodotto non è per tutti.E non è una colpa.Finalmente possiam dirlo senza convocare il tribunale del network.Ci son p...
08/30/2026

Il prodotto non è per tutti.
E non è una colpa.

Finalmente possiam dirlo senza convocare il tribunale del network.

Ci son persone che amano lavorare con un prodotto, lo usano, lo conoscono, lo raccontano e lo vendono.

Non le snatura: è il loro terreno e
con loro continuo a costruire.

Poi c’è un altro popolo; molto più grande di quanto il settore abbia voluto vedere.

Persone che hanno bisogno di un guadagno aggiuntivo, oggi più di ieri.

Vogliono imparare e sono disposte a lavorare, ma appena sentono:

“compra il prodotto”
“vendilo”
“porta altre persone a ricomprarlo ogni mese”

chiudono la porta....( quasi vomitano)

Non son pigre e non meno ambiziose.

Semplicemente, quel modello non appartiene loro.

Per queste persone ho affiancato un business di servizi:

niente prodotto da comprare,
niente prodotto da vendere,
niente persone da convincere a ricomprarlo.

Il prodotto per chi ama il prodotto.

I servizi per chi non vuole saperne.

Due persone diverse.
Due business diversi.

Era così difficile?

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PRODOTTO oppure SERVIZI.

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