Doctor Keos

Doctor Keos Italian Techno DJ-Producer

www.doctorkeos.com

[email protected] A 11, nel 1999, anni già mixava nei primi eventi.

🎧 DOCTOR KEOS – DJ & PRODUCER TECHNO 🔥
25+ milioni di ascolti | Attivo dal 1999 | Sound potente & tecnico

Dal 1999 in console e dal 2006 in studio, Doctor Keos è un DJ e produttore musicale professionista, con un percorso costruito su passione, tecnica e versatilità.

🎹 Nato nel 1988, ha iniziato a suonare la tastiera dal 1995. Negli anni ha esplorato vari generi, ma oggi si concentra su techno,

hard techno e industrial, portando nei club set carichi di energia e una precisione tecnica rara.

📍 LIVE DJ EXPERIENCE
Doctor Keos ha suonato in tutta Italia e all’estero (Svizzera ed Egitto), con una lunga serie di residenze in discoteca e show importanti:

🔹 2010–2017 → Residente in locali tra Sicilia, Puglia, Lazio, Sardegna, Svizzera ed Egitto
🔹 2015 → Live davanti a 3.000 persone (Carnevale di Lamezia Terme)
🔹 2016 → 10.000 persone al Carnevale + resident in Calabria
🔹 2019–2023 → Resident al Planet Lounge (Calabria)
🔹 2024 → Resident alla Rotonda Beach Club di Copanello
🔹 2025 → Focus solo su eventi da Guest DJ

💣 HIT E COLLABORAZIONI
✅ “Taranteiro” – con Bossanova DJ, Francesca Cittadino e Scream → 13M views
✅ “Music is the Power” – con Francesca Cittadino, PO$ITIVE e CAR6 → 3M views
✅ Brani con Tony Arms (anche cover di "Rhythm is a Dancer" e tracce drum&bass)
✅ "Le Radici Ca Tieni" (cover remix) con Jean Marie & Leo Cavada
✅ "In Da Ghetto" (cover remix) con Lo Scomodo
✅ Remix ufficiali: “Eyes of Fear” di Pavesi Sound, “Welcome to Calabria” di Calabro Project
✅ Pubblicazioni con Treated Tone, Paola Belletti, Lo Scomodo, El Darky
✅ Brano “Trompeta” con Valentino Favetta e Tony Arms su Smilax (presente su Hit Mania)

💽 LABEL & RELEASES PUBBLICATE SU:
🎧 Universal, Virgin, Sony, The Orchard, Smilax, Breakstorm
🎧 Visory Records e Madafactory Music (gestione divisione elettronica come A&R)

Ho letto questo articolo, l’ennesimo tra i tanti per fare gli esperti in materie di cui non si conosce un benché minimo ...
07/01/2026

Ho letto questo articolo, l’ennesimo tra i tanti per fare gli esperti in materie di cui non si conosce un benché minimo niente, giusto per fare click, che diceva che oggi non si capisce perché i giovani non vanno più in discoteca.
Hanno sostituito quell’abitudine con l’alzarsi presto al mattino e andare in palestra. E secondo questi presunti studi i giovani di questa generazione bevono meno.

Poi guardo la realtà e mi rendo conto che è una ca***ta.
Li vedo comunque fare tardi, quindi è impossibile svegliarsi presto. E chi prende l’abitudine di fare tardi difficilmente prende anche quella di alzarsi presto.
In palestra ci vanno, ma i risultati non sono un granché e tanti mollano dopo un po’.

Sul bere poi non ne parliamo: una volta c’erano le discoteche a farli bere, ora si sono riempite le città di gintonerie e chupiterie.
Le discoteche erano meno di questi due nuovi tipi di locali per far alcolizzare i giovani perché accoglievano più persone, ma non avevano comunque limiti nel poter fornire alcol. Oggi la capacità di vendere alcol non è dettata dalla capienza in pista, ma dai magazzini, dato che vendono alcol anche a chi sta per strada.

A questo io rispondo che il problema è sempre uno e soltanto uno.

I motivi si sanno: oggi tutto quello che una volta si faceva per fare festa lo si fa per ego. Tutti vogliono apparire.
Ed è qui il problema principale che ancora i titolari e i gestori delle discoteche non vogliono capire, preferendo fallire. I direttori artistici non sembrano più rappresentare il loro ruolo a causa delle scelte che fanno, e gli organizzatori di eventi sembrano non amare più la continuità.

Perché non vogliono ammettere che bisogna partire dai DJ, che non vengono scelti per la loro bravura in console ma per la loro capacità di convincere la gente ad andare a questi eventi snob. La parola dovrebbe essere “coinvolgere” invece di “convincere”.
Chi si ritrova in questi posti spesso non sa distinguere un bravo DJ da un vero DJ. E la società, il pubblico che poi ti ritrovi in questi eventi, è lo specchio delle figure che occupano quei palchi: va lì anch’esso per soddisfare il proprio ego.

E quindi le palestre aumentano di affluenza e battono le discoteche, perché in una società in cui l’ego ha bisogno anche e soprattutto di standard estetici per essere soddisfatto, la palestra fa entrambe le cose.

La figura del DJ resident che lavora fisso in discoteca ha perso tutto il suo valore.
Un tempo era l’alleato numero uno di chi gestiva una discoteca, perché aveva la capacità di gestire gli impianti audio ed era quindi il ponte tra il titolare e chi si occupava della filiera tecnica del locale. Oppure, come è accaduto quando questa figura è nata, era proprio colui che se ne occupava direttamente.

Dall’altra parte, quando questa figura si è evoluta e quelli che la musica la creavano di sana pianta hanno confermato che il DJ può essere anche un musicista, che la musica la suona davvero non solo per la sua capacità di seguire le regole della musica mettendo a tempo e rispettando le metriche musicali, ma anche componendo brani che oggi vendono anche più della musica pop (musica che sta anche più in alto in classifica della pop stessa che, prima della dance, aveva battuto in termini di ascolti, a prescindere dalla tipologia di supporto e quindi del periodo storico, anche in termini di vendite, qualsiasi genere musicale).

Il DJ sapeva benissimo, per le discoteche che avevano cominciato a chiamare ospiti esterni con un certo livello di popolarità, quali fossero gli ospiti da portare.
Questo perché il DJ era colui che creava l’identità del locale.

Veniva chiamato perché faceva un certo genere musicale. Chi ascolta musica ha sempre una preferenza per un determinato genere, quindi chi andava in un club sapeva cosa avrebbe trovato.
Conoscendo quindi i brani, essendo il suo lavoro, sapeva anche chi li aveva creati, sia come artista che come compositore o autore.

Faccio un esempio all’italiana: Molella oggi è molto richiesto nei club perché “Freed From Desire” ha un hype pazzesco. È uno dei brani più suonati al mondo, sia in eventi di musica elettronica che in altri contesti da ballo o dove è necessario qualcosa che dia una scarica di adrenalina. Esserne il fautore gli permette di lavorare tantissimo. Artisticamente varrebbe anche per Gala (e potrebbe valere anche per Phil Jay, ma per loro due ci sono meno richieste per dinamiche che non sto ora a spiegare).

Da questo, tornando alla parte concettuale e generica, il DJ sapeva che un certo artista affermato valeva la pena portarlo anche se costava tanto, in quanto creatore di un brano che in pista funziona tantissimo anche se datato. Perché quell’artista vanta un successo tale per cui l’investimento vale la candela, anche se non rientra totalmente nei guadagni o addirittura fa andare in perdita una sola serata.

Oggi questa cosa non viene più vista come un investimento sull’identità artistica, ma solo come un tentativo di attirare quanta più gente possibile all’interno di un locale, perché si è perso di vista il focus.

Si è creato un meccanismo dove, perdendo l’identità di un locale e non considerando ciò che vorrebbe il pubblico assiduo frequentatore di quel posto, non valutando che ci potrebbero essere persone che vorrebbero andarci sempre e quindi creando malcontenti, si preferisce ingrassare le casse per una sola sera. Spesso perdendoci lo stesso, perché l’ospite selezionato non fa ciò che il pubblico è abituato a sentire, ma propone cose completamente estranee al gusto del pubblico abituale.

Questo porta un’utenza non abituata a frequentare quel locale, con abitudini diverse, che mette a disagio sia chi va lì abitualmente, sia il personale, in particolare quello della sicurezza, che deve gestire persone che non sanno nulla di quel posto e che si comportano come scimmie senza regole per farsi la foto con il beniamino, spingendo, strattonando, creando risse e talvolta anche situazioni pericolose per l’incolumità di un’intera discoteca.

Poi c’è una seconda categoria di ospiti che il DJ conosceva, ed è qui che dimostrava la sua capacità di far risparmiare chi investiva, il suo gusto musicale, la sua lungimiranza e, per certi versi, il suo essere talent scout, oltre che il principale alleato del direttore artistico.

Far ingaggiare un ospite che aveva creato un disco che stava esplodendo, ma che non aveva ancora ottenuto il successo, significava far risparmiare perché costava ancora poco, dare alla discoteca qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevano ancora tutti, qualcosa che nel tempo sarebbe diventato storia. Perché un giorno quell’ospite sarebbe diventato internazionale e, magari ricordandosi di essere passato in quel posto, sarebbe tornato volentieri, anche a meno di quanto valeva da affermato, dando ulteriore prestigio alla discoteca.

Tutte queste cose le ho raccontate al passato non perché oggi non esistano più, ma perché chi gestisce le discoteche preferisce ignorare la soluzione al problema.

Oggi le discoteche non hanno più identità.
Chiamano DJ diversi tra loro, se così si possono definire.
Chiamano ospiti altrettanto diversi, che spesso non hanno nulla a che fare con la discoteca stessa. Basti pensare ai vari tronisti e calciatori, giusto per citare due categorie. E non è un caso che il declino delle discoteche sia iniziato proprio quando i tronisti hanno messo piede nei club come ospiti.

Gli ospiti non vengono chiamati perché il pubblico di quella discoteca li vuole o perché in quella città la loro canzone è conosciuta, ma perché hanno migliaia di follower e milioni di ascolti, senza considerare se siano reali e, nel caso, da dove provengano.

E ci sarebbero tanti altri errori di cui parlerò in un altro post.

La soluzione è semplice.
La si vuole ignorare per egoismo e ignoranza.

Lo stesso egoismo e la stessa ignoranza che poi vediamo in pista e in console.

Molti stanno dicendo che quello che propongo è infattibile.Va bene. Ma allora bisogna essere coerenti fino in fondo.Chi ...
05/01/2026

Molti stanno dicendo che quello che propongo è infattibile.
Va bene. Ma allora bisogna essere coerenti fino in fondo.

Chi sostiene che non serva regolamentare il mestiere del DJ non può poi lamentarsi se viene scavalcato da chi va avanti solo col sync, dalla celebrity di turno uscita da un reality, o da chi viene scelto esclusivamente per l’immagine.
Perché quello succede proprio quando un mestiere non è regolamentato.

Non ci si può lamentare nemmeno quando si viene scavalcati da chi accetta di suonare a meno soldi di quanto dovrebbe prendere un DJ professionista.
Quella non è concorrenza: è assenza di regole.

E non ci si può lamentare quando, invece di essere scelti per competenze musicali e tecniche, ci si ritrova a dover:
– portare gente
– fare liste
– organizzare tavoli
– mandare messaggi
– gestire social
– fare locandine
– organizzare pullman
– gestire service audio e luci

eccetera, eccetera, eccetera…

Perché tutto questo accade proprio dove il ruolo non è definito.

Regolamentare il mestiere non significa pagare più tasse o avere più mansioni.
È esattamente il contrario.

Significa avere meno mansioni non previste, un ruolo chiaro, diritti, doveri e formazione, come in qualsiasi altro lavoro.
Un DJ professionista dovrebbe avere, come qualsiasi lavoratore regolarmente impiegato, una formazione di base sulla sicurezza.
Non per fare l’addetto alla security, ma per sapere come prevenire situazioni critiche e come comportarsi nel limite delle proprie mansioni.

Camerieri, barman, cuochi, muratori, tecnici, driver, operatori ecologici:
tutti hanno corsi obbligatori.
Il DJ no.
Ed è questo il problema.

Chi rifiuta questo ragionamento non sta difendendo la libertà artistica.
Sta dimostrando l’incapacità del mondo della notte e dello spettacolo di evolversi come settore professionale.

E no, questa non è una battaglia per visibilità.
Nel mio caso parlo per esperienza diretta: musica, eventi, palchi grandi, coordinamento con staff, prevenzione di problemi prima e durante gli spettacoli.
È proprio vivendo queste situazioni che si capisce quanto la professionalità faccia la differenza.

Un’ultima cosa, che va detta chiaramente:
non è vero che il DJ suona per “sbandati ubriachi e drogati”.
Esistono tantissime persone che vanno a ballare in modo responsabile.
Gli idioti esistono ovunque, ed è proprio per questo che chi lavora deve essere lucido e professionale.

Il pubblico può essere spensierato.
Il DJ no.
Perché è pagato per offrire un servizio, esattamente come tutte le altre figure che lavorano in un locale.

Mettetevi l’anima in pace:
giustificare l’assenza di regole non risolve il problema delle regole sbagliate.
Le regole sbagliate si cambiano creando regole giuste, non rifiutando ogni evoluzione.

Se il sistema funziona, ciò che non funziona diventa superfluo.
Ed è lì che si può davvero migliorare.

Riguardo al mio post in cui spiegavo perché una categoria di DJ strutturata, tutelata e composta solo da professionisti ...
04/01/2026

Riguardo al mio post in cui spiegavo perché una categoria di DJ strutturata, tutelata e composta solo da professionisti aiuterebbe a ridurre drasticamente eventi poco sicuri, è evidente che alcune cose non siano state comprese. Provo quindi a fare chiarezza.

1) Il DJ non è responsabile della sicurezza operativa di un evento.
La sicurezza spetta all’organizzazione, ai gestori e agli addetti preposti.
Il punto è un altro: un DJ professionista, conoscendo le regole che rendono un evento sicuro, ha la capacità e la responsabilità di scegliere se accettare o rifiutare un contesto non idoneo.

2) Se esistessero solo DJ professionisti, formati e riconosciuti, questa scelta diventerebbe reale.
Oggi spesso non lo è, perché chi rifiuta viene semplicemente sostituito da qualcuno che accetta a meno, senza farsi domande.
È la concorrenza sleale degli improvvisati che rende possibile l’esistenza di eventi insicuri, abusivi o organizzati al ribasso.

3) L’improvvisato, per definizione, non conosce le norme o le ignora.
Accetta qualsiasi situazione perché non ha strumenti per valutarla, non ha tutele da perdere e non ha interesse sulle conseguenze.
L’obiettivo non è la qualità dell’evento né la sicurezza delle persone, ma il compenso immediato e la “serata fatta”.

4) Come in qualsiasi altro settore, per definirsi professionisti servono requisiti verificabili.
Iscrizione a una rappresentanza o sindacato, riconoscimento della professione, posizione fiscale regolare, formazione obbligatoria in materia di sicurezza.
Se una professione non è riconosciuta, non è nemmeno obbligata a formarsi. Ed è qui che nasce il problema.

5) In un sistema strutturato, con un albo o una lista di DJ qualificati, gli eventi fuori norma diventerebbero molto più difficili da realizzare.
Non perché il DJ “controlla”, ma perché senza la figura chiave che rende possibile un evento da ballo, l’evento semplicemente non parte.

6) Inoltre, in caso di emergenze o situazioni critiche, un DJ formato sa collaborare con l’organizzazione e la sicurezza:
gestire la musica, il microfono, i tempi, aiutando a mantenere calma e ordine. Anche questo è professionalità.

Per questo chi giustifica il lavoro in nero o minimizza il problema non sta difendendo la libertà, ma indebolendo l’intero sistema.
Il nero non tutela nessuno: né il pubblico, né i lavoratori seri, né i locali che investono davvero.
È un vantaggio apparente che scarica i rischi sugli altri.

Non si tratta di accusare singole persone, ma di riconoscere che l’assenza di regole e di professionalità crea contesti fragili, dove basta poco perché qualcosa vada storto. E quando va storto, a pagarne il prezzo sono sempre le persone.

Infine, a chi ha commentato dicendo che “il DJ non è un musicista”:
questa osservazione non è pertinente al tema.
E allo stesso tempo dimostra il problema di fondo.

Non riconoscere il DJ come professionista significa non riconoscere la necessità di tutele, formazione, rappresentanza e responsabilità.
Ed è esattamente questo che impedisce di costruire un settore più sicuro, più serio e più rispettato.

Il divertimento non è il nemico.
L’improvvisazione sì.

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Negli ultimi anni il settore degli eventi da ballo è invaso da DJ improvvisati.Persone senza formazione, senza esperienz...
03/01/2026

Negli ultimi anni il settore degli eventi da ballo è invaso da DJ improvvisati.
Persone senza formazione, senza esperienza reale, senza consapevolezza delle responsabilità che questo ruolo comporta. Non è una questione artistica, è una questione professionale e di sicurezza.

Il DJ non è solo quello che mette musica.
È una figura centrale nell’organizzazione di un evento: se accetta di suonare ovunque, in qualunque condizione, senza porsi domande, rende possibile l’esistenza di eventi improvvisati, spesso fuori norma. Ed è esattamente quello che sta succedendo.

Per questo servono sindacati e rappresentanze realmente efficaci per i DJ.
Non per creare élite o chiudere il mercato, ma per stabilire uno standard minimo: formazione, conoscenza delle regole, consapevolezza dei limiti.
Senza improvvisati, molti eventi abusivi semplicemente non nascerebbero.

A questo devono affiancarsi controlli seri, fiscali e operativi, non a spot e non solo dopo le tragedie.
Controlli che colpiscano chi lavora fuori dalle regole e tutelino chi investe in sicurezza, personale e professionalità.

Tutto questo ridurrebbe drasticamente il rischio di tragedie.
Perché chi improvvisa accetta qualsiasi situazione.
Chi è un professionista conosce le norme, riconosce i pericoli e dice no quando un evento non è organizzato in modo adeguato.

La sicurezza non nasce dal divieto del divertimento.
Nasce dalla professionalità.

Per una volta non accade in Italia.E no, non ne sono affatto contento.È solo per dire alla stampa, che da sempre incrimi...
02/01/2026

Per una volta non accade in Italia.
E no, non ne sono affatto contento.
È solo per dire alla stampa, che da sempre incrimina la movida, le discoteche, il divertimento che ci vogliono togliere, andando a cercare la notizia di stragi del sabato sera, di eventi pericolosi “della movida”, di morti a causa delle discoteche.

Volevo iniziare il 2026 con delle riflessioni positive, ma prima di farlo, visto questa notizia, mi è doveroso fare un pensiero leggermente diverso.

Quello che è successo, quello che succede, quello che succederà, non deve essere motivo per fare notizia, perché quello si chiama essere avvoltoi.
Soprattutto visto che la stampa, le testate, i giornali e i telegiornali associano movida e discoteche a eventuali tragedie accadute quando qualcuno di questi locali lavora.

Quando magari un extracomunitario fa una risa o uccide qualcuno d’avanti una discoteca, spesso magari non ci è nemmeno entrato proprio perché la discoteca in questione conosce il soggetto o analizza la situazione e decide di non farlo entrare per come si pone all’ingresso.
Ma di questo i giornalisti non ne parlano.
Le discoteche sono posti sicuri nella maggior parte dei casi che vanno a sottostare a leggi e tasse esorbitanti: molti criticano infatti i costi esorbitanti dei biglietti e dei cocktail e puntano il dito dicendo che queste strutture guadagnano cifre esorbitanti.

Vi inviterei a riflettere sul fatto che il 50% degli incassi di una discoteca tra IVA, assunzioni, permessi SIAE va in tasse.
Con il restante 50% devono coprire le spese di logistica e pagare le persone assunte (compresi quel qualcuno che hanno magari in nero perché succede che qualcuno ci sia per poter ammortizzare almeno piccole dosi di spesa, ma che comunque lavora sempre in un posto videosorvegliato e tutelato dagli uomini della sicurezza pagati per rischiare la vita in mille modi).

Gli stessi cocktail, che hanno prezzi per molti esorbitanti, sono tali a causa del prezzo delle accise e del servizio che vi viene fornito.
Come le stesse scintille che hanno creato questa tragedia in Svizzera.

Il punto è proprio questo.

Non è la discoteca a uccidere.
Non è la musica.
Non è il divertirsi.

Sono gli errori umani, le leggerezze, le violazioni delle regole, ovunque accadano. In Svizzera come in Italia, in un club come in una fabbrica, in una casa o in una piazza.

In questo caso, quello che è successo con quelle scintille, non è “la movida”.
Sono state uno strumento usato nel modo sbagliato, nel contesto sbagliato.
E se domani una tragedia accade in un ristorante, nessuno parlerà di “emergenza ristoranti”. Se accade in un centro commerciale, non sarà “la follia dello shopping”.

Ma quando succede vicino a una discoteca, allora sì: titoloni, allarmismo, criminalizzazione di un intero settore.

Qui è una questione di responsabilità che deve avvenire in ogni settore.
Ho letto articoli che parlavano del soffitto in legno.
Nella foto invece si vede benissimo che ci sono dei pannelli fonoassorbenti che, per norma, dovrebbero essere ignifughi e quindi non infiammabili.
Invece hanno preso fuoco semplicemente con il calore del fumo delle sparkular e con qualche scintilla salita un po’ più in alto.
Io andrei a vedere chi ha venduto quei pannelli senza che fossero a norma, chi li ha acquistati, chi ne ha autorizzato l’acquisto, chi ha autorizzato il montaggio, chi ha firmato per confermare che il locale fosse sicuro secondo le normative della Svizzera.
Sono queste le persone responsabili di quanto accaduto.

Non esistono colpe “di sistema” senza responsabili.
Esistono persone che hanno deciso, autorizzato, certificato e controllato.
Ed è da lì che si deve partire.

Io sto dalla parte del divertimento fatto bene, delle regole rispettate, dei locali che investono in sicurezza, personale, controlli.
E sto anche dalla parte delle vittime, sempre. Senza usarle per fare click o crociate morali.

Il 2026 volevo iniziarlo parlando di futuro, di crescita, di cultura del divertimento.
Lo farò comunque.
Ma ricordiamoci una cosa: demonizzare non rende nessuno più sicuro.
La responsabilità sì.

Un abbraccio alle famiglie che, invece di iniziare il nuovo anno, hanno vissuto una tragedia.

E una riflessione per tutti gli altri.
Divertirsi è un diritto, ma la sicurezza è un dovere condiviso.

Allo Stato chiedo di fare la sua parte: sostenere i locali che investono davvero in sicurezza, formazione e controlli, invece di limitarsi a imporre regole spesso scollegate dalla realtà operativa.

Ai gestori e ai proprietari dei locali chiedo qualcosa di ancora più semplice: buon senso e responsabilità.
Rispettare le norme, scegliere materiali certificati, evitare scorciatoie, dire qualche “no” o accettare qualche sacrificio in più quando serve. Perché una discoteca deve essere un luogo di libertà e socialità, non un rischio accettato.

Abbiamo bisogno di discoteche sicure.
Non di nuovi capri espiatori dopo ogni tragedia.

Doctor Keos

Vena di Maida, Pub Il Ritrovo.Una notte vera, fatta di musica, energia e persone che avevano voglia di esserci davvero.G...
01/01/2026

Vena di Maida, Pub Il Ritrovo.
Una notte vera, fatta di musica, energia e persone che avevano voglia di esserci davvero.

Grazie al Pub Il Ritrovo e all’associazione culturale
Shpresa Jonë – Speranza Nostra ETS
per aver reso possibile questo evento e per il lavoro fatto dietro le quinte.

Grazie a tutte le persone che hanno partecipato, ballato, ascoltato e condiviso il momento.
È per questo che continuo a fare quello che faccio.

Auguri a chi mi segue, a chi mi ha scelto come DJ nel 2025
e a chi lo farà nel 2026.
Nuova musica, nuovi palchi, stessa visione.

Per info e booking per eventi:

29/12/2025

In caso di funerale, il 31 dicembre, ho veramente paura di cosa possa succedere in chiesa appena il prete dice "BRIGITTE BARDOT"

Il borgo delle favole
28/12/2025

Il borgo delle favole

28/12/2025

Non sono un DJ famoso.Sono un DJ che lavora, studia, pubblica e migliora ogni giorno.Se questo reel è finito nel tuo feed non è magia:è l’algoritmo che testa chi merita attenzione nel 2025.Io punto a chiudere il 2025 con 40.000 follower reali,interessati a DJing, techno e musica elettronica, non a numeri gonfiati.Se anche tu credi nella crescita fatta di contenuti, costanza e visione,un’interazione qui sotto fa la differenza.

🎉 CAPODANNO 2026 – 1 GENNAIOIl nuovo anno si apre con la musica giusta e un significato che va oltre la serata.Il modo i...
27/12/2025

🎉 CAPODANNO 2026 – 1 GENNAIO

Il nuovo anno si apre con la musica giusta e un significato che va oltre la serata.

Il modo in cui inizi il nuovo anno determina gran parte del tuo successo.
Come si dice, in fondo, chi ben incomincia è già a metà dell’opera! 🥂🍾

🕛 Dalle 00:50
📍 Pub Il Ritrovo
📌 Vena di Maida
🎧 DJ set by Doctor Keos

La serata è realizzata in collaborazione con
Associazione Culturale Shpresa Jonë – Speranza Nostra ETS,
per unire divertimento, cultura e senso di comunità.

L’unico modo giusto per iniziare il 2026.
Con le persone giuste. E la musica che conta.

Chi mi segue lo sa: per me la musica non è mai stata solo “mettere dischi”.È creare momenti, connessioni, occasioni per ...
27/12/2025

Chi mi segue lo sa: per me la musica non è mai stata solo “mettere dischi”.
È creare momenti, connessioni, occasioni per stare insieme nel modo giusto in modo indimenticabile.

La fine dell’anno è uno di quei momenti lì.
E quest’anno ho scelto di viverla così, con due appuntamenti diversi ma legati dallo stesso spirito.

🍹 APERIVEGLIONE – 31 DICEMBRE
📍 Bar del Corso
📌 Piazza V Dicembre – Sambiase / Lamezia Terme (CZ)
🕚 11:00 → 20:30
🎧 DJ set by Doctor Keos

Un pomeriggio rilassato, musica curata, il tempo di un brindisi e di due chiacchiere fatte bene cominciando a ballare dalla fine dell’anno.

🎉 CAPODANNO – 1 GENNAIO
🕛 Dalle 00:50
📍 Pub Il Ritrovo
📌 Vena di Maida
🎧 DJ set by Doctor Keos

L’unico modo giusto per iniziare il nuovo anno.

Due momenti diversi, un’unica idea:
stare bene, insieme, con la musica giusta.

Indirizzo

Lamézia
88046

Telefono

+393278539588

Sito Web

https://www.doctorkeos.com/links

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