Il cinema come pensiero incarnato

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Il cinema come pensiero incarnato Cinema, pensiero, materia. Visioni, analisi e riflessioni sul cinema come esperienza incarnata.

Viaggio attraverso la settima arte e i suoi grandi maestri che hanno creato questa nuova forma di linguaggio per immagini e l'hanno diffusa nel mondo.

⚡️ UN GIORNALISTA FINGE LA FOLLAI PER ENTRARE IN UN MANICOMIO...MA LÌ DENTRO LA FOLLIA È VERA“Il Corridoio della Paura” ...
23/11/2025

⚡️ UN GIORNALISTA FINGE LA FOLLAI PER ENTRARE IN UN MANICOMIO...MA LÌ DENTRO LA FOLLIA È VERA

“Il Corridoio della Paura” di Samuel Fuller è una delle critiche più violente all’America degli anni ’60.
Il manicomio non è un manicomio:
è una miniatura degli Stati Uniti,
un concentrato di razzismo, paranoia, violenza e paura della Guerra Fredda.
Ogni corridoio è una trappola.
Ogni paziente è uno specchio.
E più il protagonista va a fondo,
più perde sé stesso.

Fuller mostra un’America che crolla dall’interno,
fino al collasso finale —
lampi, pioggia, elettroshock —
dove realtà e incubo diventano la stessa cosa.

💥Mercoledì esce l’analisi completa.Non perderla.

🕴️ «Il Servo» (1963) è uno dei film più inquietanti e raffinati del cinema britannico.Losey e Pinter trasformano una sem...
19/11/2025

🕴️ «Il Servo» (1963) è uno dei film più inquietanti e raffinati del cinema britannico.
Losey e Pinter trasformano una semplice relazione domestica in un duello psicologico: manipolazione, inversione dei ruoli, potere che cambia forma, identità che vacillano.

È un film che ti entra sotto pelle senza alzare mai la voce.

🎬 Oggi pomeriggio pubblico lo short introduttivo.
Stasera, invece, alle 21:00, uscirà l’analisi completa su YouTube.

Se ami il cinema che scava nei personaggi più che nella trama… questo è un titolo da riscoprire.

🔮UN PADRONE, UN SERVO E UNA CASA ELEGANTE CHE DIVENTA UNA TRAPPOLAIn “Il Servo”, Joseph Losey smonta il potere pezzo per...
17/11/2025

🔮UN PADRONE, UN SERVO E UNA CASA ELEGANTE CHE DIVENTA UNA TRAPPOLA

In “Il Servo”, Joseph Losey smonta il potere pezzo per pezzo.
All’inizio sembra tutto semplice: il padrone comanda, il servo obbedisce.
Ma è un’illusione.
Il maggiordomo non serve… osserva.
Non obbedisce… studia.
Non esegue… controlla.
E lentamente, la casa si rovescia:
chi doveva comandare perde sicurezza,
chi doveva servire prende spazio,
e il potere scivola di mano come un veleno silenzioso.

Chi comanda davvero?

💥 Mercoledì pubblico l’analisi completa di questo capolavoro inquietante. Non perderla.

⭐ EDITORIALE — “Il cinema non è uno schermo: è un corpo che pensa”Il cinema non è mai stato una superficie da guardare.N...
16/11/2025

⭐ EDITORIALE — “Il cinema non è uno schermo: è un corpo che pensa”

Il cinema non è mai stato una superficie da guardare.
Non è un rettangolo luminoso, né una fuga dalla realtà.

Il cinema è un corpo che pensa:
una materia viva che respira, suda, trema, si trasforma.
Ogni immagine è un gesto incarnato.
Ogni movimento della macchina è un respiro.
Ogni luce è una memoria che torna.

Quando guardiamo un film, non siamo spettatori: siamo coinvolti.
Il racconto entra nei nervi, nelle emozioni, nel tempo interno di chi guarda.
Il cinema ci pensa — mentre lo guardiamo noi.

Per questo non passa mai di moda:
perché non è un contenuto.
È un’esperienza sensibile, una forma di vita che si offre allo sguardo.
Un pensiero che prende corpo, e ci obbliga a prenderne uno anche noi.

🎬 Il cinema come pensiero incarnato.

16/11/2025

Nel 1976 la Paramount e Dino De Laurentiis misero in piedi una delle campagne pubblicitarie più audaci (e ingannevoli) della storia del cinema: dichiararono che il nuovo King Kong sarebbe stato interpretato da un robot di 12 metri, un mostro meccanico rivoluzionario, mai visto prima.

La verità?
Quel robot colossale non funzionò praticamente mai.

Il vero King Kong del film era un artista straordinario: Rick Baker, maestro del make-up e degli effetti speciali, che costruì la tuta, le maschere, i capelli, i muscoli… e poi entrò fisicamente nel costume, portando in vita il gorilla con sudore, fatica e una performance incredibile.

Questo video racconta la bugia hollywoodiana, il marketing f***e degli anni ’70 e il talento umano che rese possibile il King Kong più “di carne” mai visto sullo schermo.


In 1976, Paramount and Dino De Laurentiis created one of cinema’s boldest (and most misleading) marketing campaigns: they announced that the new King Kong would be performed by a 40-foot robot, a mechanical marvel.

The truth? The giant robot barely worked.

The real Kong was Rick Baker, a legendary FX artist who built the suit, the masks, and then climbed inside to bring the creature to life with raw physicality and emotion.

This video reveals Hollywood’s lie, the wild marketing of the ’70s, and the human artistry behind the most “real” Kong ever seen.

🎬 KING KONG 76 - LA GRANDE BUGIANel 1976 Dino De Laurentiis e la Paramount promossero King Kong come un gigantesco robot...
15/11/2025

🎬 KING KONG 76 - LA GRANDE BUGIA
Nel 1976 Dino De Laurentiis e la Paramount promossero King Kong come un gigantesco robot costruito da Carlo Rambaldi.
Era una messinscena pubblicitaria.
Il robot malfunzionava continuamente e appare per pochi secondi nel film.
Il vero King Kong — quello che vediamo quasi sempre — era Rick Baker dentro la tuta di lattice, pelo e maschere animatronic che aveva realizzato lui stesso.
Una delle più grandi bugie della storia del cinema, ancora oggi quasi sconosciuta in Italia.

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