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🧩 AUTISMO, SPETTRO AUTISTICO E BAMBINI NON PARLANTI: FACCIAMO CHIAREZZA«È autistico o è nello spettro?»«Se non parla, si...
17/09/2026

🧩 AUTISMO, SPETTRO AUTISTICO E BAMBINI NON PARLANTI: FACCIAMO CHIAREZZA

«È autistico o è nello spettro?»
«Se non parla, significa che non capisce?»
«Un bambino autistico non parlante può imparare a comunicare con i segni?»

Sono domande che nascono spesso da una confusione tra diagnosi, linguaggio orale e capacità di comunicare.

🔹 AUTISMO E SPETTRO AUTISTICO NON SONO DUE COSE DIVERSE

Oggi si parla di Disturbo dello Spettro dell’Autismo.

La parola spettro sottolinea che le caratteristiche dell’autismo possono presentarsi in modi molto differenti.

Due bambini appartenenti allo spettro possono avere capacità comunicative, linguistiche, cognitive, sensoriali e necessità di supporto anche molto diverse.

👉 Essere “nello spettro”, quindi, non significa avere necessariamente una forma lieve di autismo.

🔹 NON PARLARE NON SIGNIFICA NON COMUNICARE

Alcuni bambini autistici sviluppano il linguaggio orale, altri lo utilizzano in maniera limitata e altri possono essere non parlanti.

Ma l’assenza della parola non permette, da sola, di stabilire quanto un bambino comprenda, pensi o possa apprendere.

💬 Parlare è una modalità di comunicazione. Non è l’unica.

🔹 UN BAMBINO NON PARLANTE PUÒ IMPARARE I SEGNI?

Non è corretto affermare che un bambino autistico non parlante, per il solo fatto di non parlare, non possa imparare a utilizzare i segni.

Ogni bambino deve essere valutato individualmente.

Per alcuni i segni possono rappresentare una modalità comunicativa efficace; per altri possono risultare più accessibili immagini, simboli, tabelle o comunicatori elettronici.

🔹 LIS E CAA NON SONO LA STESSA COSA

🤟 La LIS – Lingua dei Segni Italiana è una vera e propria lingua, con una propria struttura linguistica.

🖼️ La CAA – Comunicazione Aumentativa e Alternativa comprende invece strategie, strumenti e sistemi differenti che possono sostenere o, quando necessario, offrire un’alternativa alla comunicazione orale.

Non esiste quindi uno strumento valido allo stesso modo per tutti.

🌱 IL PUNTO DI PARTENZA NON DOVREBBE ESSERE:
“Questo bambino può parlare?”

Una domanda pedagogicamente più utile è:

💭 “Qual è il modo più accessibile per permettere a questo bambino di comprendere, esprimersi, scegliere e partecipare?”

Perché assenza di linguaggio orale e assenza di comunicazione non sono sinonimi.

E soprattutto, una diagnosi non dovrebbe diventare una previsione automatica di ciò che un bambino potrà o non potrà imparare.

📚 Pedago360
Pedagogia, disabilità e percorsi inclusivi

🕊️ 𝗘𝗗𝗨𝗖𝗔𝗥𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗖𝗘: 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗗𝗜 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢, 𝗩𝗘𝗗𝗘𝗥𝗘 𝗟𝗘 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗘Ci sono guerre che entrano nelle nostre case attraverso le immagi...
16/09/2026

🕊️ 𝗘𝗗𝗨𝗖𝗔𝗥𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗖𝗘: 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗗𝗜 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢, 𝗩𝗘𝗗𝗘𝗥𝗘 𝗟𝗘 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗘

Ci sono guerre che entrano nelle nostre case attraverso le immagini, le notizie e i social.

Entrano anche nelle conversazioni dei ragazzi.

E, inevitabilmente, arrivano a scuola.

🇵🇸 𝗣𝗮𝗹𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮.
🇮🇱 𝗜𝘀𝗿𝗮𝗲𝗹𝗲.

Parole che oggi possono dividere, accendere discussioni, creare schieramenti.

Ma davanti a una guerra ci sono anche parole molto più semplici:

👧 𝘣𝘢𝘮𝘣𝘪𝘯𝘪
👨‍👩‍👧 𝘧𝘢𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘦
🏠 𝘤𝘢𝘴𝘦
🏫 𝘴𝘤𝘶𝘰𝘭𝘦
🫂 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦
🕊️ 𝘱𝘢𝘤𝘦

𝗡𝗮𝗱𝗶𝗮 𝗠𝘂𝗿𝗮𝗱, Premio Nobel per la Pace 2018, conosce le conseguenze della violenza e della persecuzione sulla vita delle persone.

Nel dicembre 2023, parlando di Israele e Gaza, ha condannato gli attacchi contro i civili israeliani e, allo stesso tempo, ha richiamato l'attenzione sulla sofferenza dei civili di Gaza.

Il suo messaggio ci ricorda qualcosa di essenziale:

❤️ 𝗟𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗵𝗮 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲, indipendentemente dal luogo in cui una persona è nata, dalla sua lingua, dalla sua religione o dal popolo a cui appartiene.

Ed è proprio qui che comincia una riflessione pedagogica.

🎓 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗦𝗜𝗚𝗡𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔 𝗘𝗗𝗨𝗖𝗔𝗥𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗖𝗘?

Educare alla pace non significa chiedere a un ragazzo di ripetere ciò che pensa un adulto.

Non significa neppure evitare gli argomenti difficili perché possono dividere.

Significa aiutare bambini e ragazzi, con modalità adeguate alla loro età, a:

🔎 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝘃𝗲𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 le fonti;

🧠 distinguere 𝘂𝗻 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝘂𝗻'𝗼𝗽𝗶𝗻𝗶𝗼𝗻𝗲;

💬 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮𝗿𝗲 prima di giudicare;

🌍 conoscere la storia e comprenderne la 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝘁𝗮̀;

🤝 riconoscere nell'altro 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮;

❤️ non diventare 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶 davanti alla sofferenza.

Un ragazzo può imparare a riconoscere i diritti e la sofferenza del popolo palestinese senza trasformare ogni israeliano in un nemico.

Può riconoscere la sofferenza dei civili israeliani senza diventare indifferente a quella dei civili palestinesi.

🫂 𝗥𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗹'𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝘂𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗻𝗰𝗲𝗹𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼.

🏫 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔 È 𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘 𝗨𝗡 𝗟𝗨𝗢𝗚𝗢 𝗗𝗢𝗩𝗘 𝗦𝗜 𝗜𝗠𝗣𝗔𝗥𝗔 𝗔 𝗣𝗘𝗡𝗦𝗔𝗥𝗘

𝗣𝗮𝘂𝗹𝗼 𝗙𝗿𝗲𝗶𝗿𝗲 ci ha insegnato il valore di un'educazione capace di sviluppare coscienza critica.

𝗘𝗱𝘄𝗮𝗿𝗱 𝗦𝗮𝗶𝗱 ci ha aiutato a interrogarci su come rappresentiamo gli altri popoli e le altre culture.

𝗛𝗲𝗻𝗿𝘆 𝗚𝗶𝗿𝗼𝘂𝘅 continua a richiamare l'attenzione sul rapporto tra educazione, democrazia, potere e distruzione delle istituzioni educative.

𝗡𝗮𝗱𝗶𝗮 𝗠𝘂𝗿𝗮𝗱 ci porta ancora più vicino alle persone.

Ci ricorda che dietro parole come 𝘨𝘶𝘦𝘳𝘳𝘢, 𝘤𝘰𝘯𝘧𝘭𝘪𝘵𝘵𝘰, 𝘷𝘪𝘵𝘵𝘪𝘮𝘢 o 𝘳𝘪𝘧𝘶𝘨𝘪𝘢𝘵𝘰 ci sono esseri umani.

🌱 E ci mostra anche qualcosa di concreto.

Attraverso 𝗡𝗮𝗱𝗶𝗮'𝘀 𝗜𝗻𝗶𝘁𝗶𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 vengono sostenuti progetti educativi nelle comunità segnate dalla guerra. L'organizzazione parla di 𝘌𝘥𝘶𝘤𝘢𝘵𝘪𝘰𝘯 𝘧𝘰𝘳 𝘗𝘦𝘢𝘤𝘦 𝘢𝘯𝘥 𝘑𝘶𝘴𝘵𝘪𝘤𝘦: educazione per la pace e la giustizia.

Perché dopo una guerra non bisogna ricostruire soltanto muri.

Bisogna ricostruire 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶.

𝗙𝗶𝗱𝘂𝗰𝗶𝗮.

𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀.

E soprattutto 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼.

🏫 𝗥𝗶𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗮 𝘂𝗻 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗼 𝘂𝗻 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶.

🇵🇸🇮🇱 E allora, quando Palestina e Israele entrano nelle nostre classi e nelle conversazioni dei nostri ragazzi, forse la prima domanda educativa non dovrebbe essere:

❌ «𝗗𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝘀𝘁𝗮𝗶?»

Potremmo cominciare da domande diverse:

💭 «Che cosa è successo?»

🔎 «Da dove arriva questa informazione?»

🧠 «Siamo sicuri che sia vera?»

👥 «Stiamo distinguendo un popolo dalle decisioni di chi lo governa?»

❤️ «Riusciamo ancora a vedere le persone dietro gli schieramenti?»

🕊️ Educare alla pace non significa cancellare le differenze o rinunciare a discutere delle responsabilità.

Significa insegnare che, anche quando siamo profondamente in disaccordo, 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗺𝗮𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗼𝘇𝗶𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲.

Forse è proprio questo uno dei compiti più difficili dell'educazione:

🌱 𝗜𝗡𝗦𝗘𝗚𝗡𝗔𝗥𝗘 𝗔 𝗣𝗘𝗡𝗦𝗔𝗥𝗘 𝗦𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗜𝗡𝗦𝗘𝗚𝗡𝗔𝗥𝗘 𝗔 𝗢𝗗𝗜𝗔𝗥𝗘.

📚 𝗙𝗢𝗡𝗧𝗜

• Nadia Murad - dichiarazione su Israele e Gaza, 31 dicembre 2023.

• Nadia's Initiative - 𝘌𝘥𝘶𝘤𝘢𝘵𝘪𝘰𝘯 𝘧𝘰𝘳 𝘗𝘦𝘢𝘤𝘦 𝘢𝘯𝘥 𝘑𝘶𝘴𝘵𝘪𝘤𝘦 e programmi educativi nelle comunità di Sinjar.

🫂 𝗖𝗛𝗜 𝗦𝗜 𝗣𝗥𝗘𝗡𝗗𝗘 𝗖𝗨𝗥𝗔 𝗗𝗜 𝗖𝗛𝗜 𝗦𝗜 𝗣𝗥𝗘𝗡𝗗𝗘 𝗖𝗨𝗥𝗔?La tragedia di Pietralata ha colpito profondamente molte persone.Di fronte al...
14/09/2026

🫂 𝗖𝗛𝗜 𝗦𝗜 𝗣𝗥𝗘𝗡𝗗𝗘 𝗖𝗨𝗥𝗔 𝗗𝗜 𝗖𝗛𝗜 𝗦𝗜 𝗣𝗥𝗘𝗡𝗗𝗘 𝗖𝗨𝗥𝗔?

La tragedia di Pietralata ha colpito profondamente molte persone.

Di fronte alla morte di una bambina e dei suoi genitori, crediamo che le prime parole debbano essere quelle del 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗿𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

Non spetta a noi cercare spiegazioni o interpretare ciò che è accaduto.

E soprattutto è importante non commettere un errore:

♿ 𝗟𝗮 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗽𝗶𝗲𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗴𝗲𝗱𝗶𝗮.

Lo ha ricordato anche l'Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, invitando a non trasformare la condizione della bambina nella causa attraverso cui leggere quanto accaduto.

Da questa vicenda nasce però una riflessione che riguarda tutti noi.

🫂 𝗖𝗵𝗶 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗰𝘂𝗿𝗮?

Ogni giorno tante famiglie accompagnano figli e familiari con disabilità, affrontando insieme momenti di gioia, crescita, difficoltà, conquiste e bisogni di assistenza.

Dietro la parola 𝗰𝗮𝗿𝗲𝗴𝗶𝘃𝗲𝗿 c'è prima di tutto una persona.

Una persona che può avere bisogno di essere ascoltata, accompagnata e sostenuta.

🏠 Servizi territoriali
🤝 Reti familiari e sociali
🏥 Assistenza sanitaria
🏫 Scuola
👩‍🏫 Professionisti
🌱 Opportunità di autonomia e partecipazione

possono contribuire, ciascuno con il proprio ruolo, a costruire una rete intorno alla persona con disabilità e alla sua famiglia.

💙 Perché 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗮.

Non vogliamo utilizzare una tragedia per formulare giudizi.

Vogliamo soltanto custodire una domanda che questa vicenda ci lascia:

💭 𝗦𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀, 𝗱𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗿𝗴𝗲𝗿𝗰𝗶 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗵𝗶 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶?

Forse l'inclusione passa anche da qui.

Dal riconoscere la dignità della persona con disabilità e, nello stesso tempo, dal sostenere chi le è accanto.

🫂 𝗣𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗶𝗿𝗰𝗼𝗻𝗱𝗮.

🕊️ Con rispetto, il nostro pensiero va alla piccola Bianca e alla sua famiglia.

📚 𝗙𝗢𝗡𝗧𝗘
Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità – comunicazione sulla tragedia di Pietralata, 1 settembre 2026.

🌍⚖️ 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗩𝗔𝗟𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗩𝗜𝗧𝗔?La pandemia di 𝗖𝗢𝗩𝗜𝗗-𝟭𝟵 ha attraversato confini, culture e condizioni sociali, mettendo il mond...
14/09/2026

🌍⚖️ 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗩𝗔𝗟𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗩𝗜𝗧𝗔?

La pandemia di 𝗖𝗢𝗩𝗜𝗗-𝟭𝟵 ha attraversato confini, culture e condizioni sociali, mettendo il mondo davanti a una vulnerabilità che sembrava non conoscere frontiere.

Eppure, quando è arrivato il momento di proteggere le persone, le frontiere sono tornate a contare.

🕯️ 𝗜 𝗡𝗨𝗠𝗘𝗥𝗜 𝗗𝗜 𝗨𝗡𝗔 𝗧𝗥𝗔𝗚𝗘𝗗𝗜𝗔 𝗚𝗟𝗢𝗕𝗔𝗟𝗘

Fino al novembre 2024 erano stati notificati all'Organizzazione Mondiale della Sanità 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝟳 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝘁𝗶 per COVID-19 nel mondo.

Ma questo numero non racconta da solo tutto ciò che è accaduto.

L'OMS ha stimato che, nei soli anni 2020 e 2021, siano stati circa 𝟭𝟰,𝟵 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶 𝗱𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗶𝗻 𝗲𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 associati direttamente o indirettamente alla pandemia.

Dietro ogni numero c'era una persona. Una famiglia. Una comunità.

🔬💉 𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗦𝗣𝗢𝗦𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗜𝗘𝗡𝗭𝗔

Di fronte a una crisi sanitaria mondiale, la ricerca scientifica riuscì a sviluppare in tempi straordinariamente rapidi diversi vaccini contro il COVID-19.

Ma, una volta disponibili gli strumenti per proteggere milioni di persone, emerse una domanda altrettanto importante:

🌍 𝗧𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗮𝘃𝘂𝘁𝗼 𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲𝗿𝘃𝗶?

La risposta è no.

⚖️ Nel maggio 2022, nei Paesi ad alto reddito circa 𝗹'𝟴𝟬% 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 aveva ricevuto almeno una dose.

Nei Paesi a basso reddito la percentuale era appena del 𝟭𝟲%.

🌐 𝗨𝗡 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗢, 𝗠𝗔 𝗣𝗢𝗦𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔̀ 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗘

Per cercare di ridurre queste disuguaglianze venne creato anche COVAX, il meccanismo internazionale nato per favorire un accesso più equo ai vaccini.

Nonostante gli sforzi compiuti, le disparità rimasero profonde.

Alla fine del 2021, 𝟵𝟴 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 non avevano ancora raggiunto l'obiettivo di vaccinare il 40% della propria popolazione.

🩺 E allora una questione sanitaria diventa inevitabilmente anche una questione 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, 𝗲𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗲𝗱 𝗲𝗱𝘂𝗰𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮.

⚖️ 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗩𝗔𝗟𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗩𝗜𝗧𝗔?

Se riconosciamo che ogni essere umano possiede la stessa dignità, possiamo accettare che le possibilità di proteggere la propria salute siano così profondamente influenzate dal luogo in cui si nasce e dalle risorse economiche disponibili?

La pandemia ci ha mostrato due realtà che possono convivere nello stesso momento:

🔬 da una parte, la straordinaria capacità della ricerca scientifica di trovare risposte a una crisi globale;

⚖️ dall'altra, la difficoltà delle nostre società nel rendere i benefici di quelle risposte accessibili in maniera equa.

🤝 Forse una delle lezioni più importanti che possiamo conservare da quegli anni è proprio questa:

𝗨𝗻𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗯𝗲𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹'𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗿𝗼𝗴𝗵𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘂 𝗰𝗵𝗶 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗮̀ 𝗯𝗲𝗻𝗲𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗿𝗻𝗲.

🫂 Perché parlare di salute significa parlare anche di 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀.

⚖️ Di 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗶𝘇𝗶𝗮.

🤝 Di 𝘀𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝗿𝗶𝗲𝘁𝗮̀.

🌍 E di 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮.

❓E allora rimane una domanda sulla quale vale ancora la pena fermarsi a riflettere:

👉 𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘃𝗮𝗹𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮, 𝘀𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝘃𝗶𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝘁𝘁𝗲?

📚 𝗙𝗢𝗡𝗧𝗜 Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) – dati sulla pandemia e sulla mortalità in eccesso; WHO/COVAX – dati sull'equità nell'accesso ai vaccini; Bulletin of the World Health Organization – analisi sulla distribuzione internazionale dei vaccini.

🏫♿ 𝗤𝗨𝗔𝗦𝗜 𝟰𝟬𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗦𝗧𝗨𝗗𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗖𝗢𝗡 𝗗𝗜𝗦𝗔𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔̀ 𝗧𝗢𝗥𝗡𝗔𝗡𝗢 𝗔 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔Ma garantire la presenza in classe significa davvero garantire...
03/09/2026

🏫♿ 𝗤𝗨𝗔𝗦𝗜 𝟰𝟬𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗦𝗧𝗨𝗗𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗖𝗢𝗡 𝗗𝗜𝗦𝗔𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧𝗔̀ 𝗧𝗢𝗥𝗡𝗔𝗡𝗢 𝗔 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔

Ma garantire la presenza in classe significa davvero garantire 𝗹’𝗶𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲?

📚 Con l’avvio del nuovo anno scolastico, quasi 400.000 alunne e alunni con disabilità stanno per tornare nelle classi italiane.

A richiamare l’attenzione sulle criticità ancora presenti è Maurizio Borgo, presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità.

I dati e le problematiche riportate meritano attenzione. 👇

📩 𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝟮.𝟱𝟬𝟬 𝗦𝗘𝗚𝗡𝗔𝗟𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜

In circa un anno e mezzo di attività, l’Autorità Garante ha ricevuto oltre 2.500 segnalazioni.

Una parte rilevante riguarda proprio la scuola e l’effettiva possibilità per gli studenti con disabilità di esercitare pienamente il proprio diritto all’inclusione.

👩‍🏫 𝗜𝗟 𝗡𝗢𝗗𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗚𝗡𝗢

Tra le principali criticità indicate dal Garante emerge la scarsità delle ore di sostegno.

Ma il problema non riguarda soltanto il numero delle ore.

📌 Secondo quanto riportato nell’intervista:

➡️ circa il 20% dei docenti di sostegno non è specializzato;

➡️ circa il 50% degli studenti con disabilità cambia docente di sostegno ogni anno.

🔄 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗜𝗡𝗨𝗜𝗧𝗔̀ 𝗗𝗜𝗗𝗔𝗧𝗧𝗜𝗖𝗔: 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘́ 𝗘̀ 𝗖𝗢𝗦𝗜̀ 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗧𝗘?

Cambiare continuamente docente non significa semplicemente incontrare una persona nuova.

Può voler dire dover ricostruire:

🤝 una relazione educativa;
📚 la conoscenza del percorso di apprendimento;
🧩 strategie e modalità di lavoro;
💬 forme di comunicazione;
👨‍👩‍👧 il rapporto tra scuola e famiglia.

Il Garante richiama per questo un principio molto chiaro:

➡️ la continuità didattica deve essere considerata un diritto, non una concessione.

🏫 𝗘 𝗟𝗘 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗘 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗔𝗖𝗖𝗘𝗦𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗜?

Anche qui emerge un dato significativo.

Secondo i dati Istat richiamati nell’intervista, soltanto circa il 40% delle scuole italiane risulta pienamente accessibile agli alunni con disabilità motoria.

Scale, assenza di ascensori adeguati, servizi igienici non accessibili e caratteristiche degli edifici possono ancora trasformarsi in vere e proprie barriere alla partecipazione.

♿ Ma l’accessibilità non riguarda soltanto l’ingresso in un edificio.

Una scuola inclusiva deve interrogarsi anche sulle:

➡️ barriere fisiche;
➡️ barriere comunicative;
➡️ barriere organizzative;
➡️ barriere didattiche;
➡️ barriere culturali e relazionali.

🌱 𝗜𝗟 𝗣𝗨𝗡𝗧𝗢 𝗣𝗘𝗗𝗔𝗚𝗢𝗚𝗜𝗖𝗢

L’Italia ha costruito nel tempo un modello scolastico fondato sull’inclusione degli studenti con disabilità.

Ma una legge, da sola, non rende automaticamente una scuola inclusiva.

𝗜𝗻𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 “𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲”.

Significa poter:

📚 apprendere;
💬 comunicare;
🤝 costruire relazioni;
🧩 ricevere i sostegni necessari;
🏫 accedere agli ambienti;
🙋 partecipare alla vita della classe e della comunità scolastica.

Per questo la domanda non può essere soltanto:

❓ «Lo studente con disabilità è presente in classe?»

Dovremmo chiederci anche:

➡️ «Gli stiamo offrendo realmente le condizioni per partecipare?»

Perché tra inserimento, presenza e inclusione esiste una differenza fondamentale.

E quella differenza si costruisce ogni giorno, attraverso competenze professionali, continuità educativa, accessibilità, progettazione e responsabilità condivisa. 🤝

🔎 𝗙𝗢𝗡𝗧𝗜

📰 La Tecnica della Scuola, Il Garante: “400mila studenti con disabilità tornano in classe, sostegno insufficiente e non specializzato”, 2 settembre 2026.

🏛️ Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità.

📊 Dati Istat richiamati nell’intervista al presidente dell’Autorità Garante.

📢 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗜𝗕𝗨𝗧𝗢 𝗘𝗖𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗖𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗜 𝗖𝗔𝗥𝗘𝗚𝗜𝗩𝗘𝗥 𝗙𝗔𝗠𝗜𝗟𝗜𝗔𝗥𝗜♿ 𝗗𝗶𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗲 𝗲 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮📅 𝗗𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝟯𝟬 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲Il 2...
31/08/2026

📢 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗜𝗕𝗨𝗧𝗢 𝗘𝗖𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗖𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗜 𝗖𝗔𝗥𝗘𝗚𝗜𝗩𝗘𝗥 𝗙𝗔𝗠𝗜𝗟𝗜𝗔𝗥𝗜

♿ 𝗗𝗶𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗲 𝗲 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮
📅 𝗗𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝟯𝟬 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲

Il 25 agosto 2026, il Comune di Avola ha pubblicato sul proprio sito istituzionale un avviso relativo alla possibilità di presentare domanda per un contributo economico a sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare.

L’avviso fa riferimento al F.N.A. – Fondo per le Non Autosufficienze, annualità 2022.

👨‍👩‍👧‍👦 𝗖𝗛𝗜 𝗣𝗨𝗢̀ 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘𝗡𝗧𝗔𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗗𝗢𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔?

Secondo quanto riportato nell’avviso, possono presentare istanza i caregiver familiari di persone con disabilità grave o gravissima residenti in uno dei Comuni appartenenti al Distretto Socio-Sanitario n. 46:

📍 Avola
📍 Noto
📍 Rosolini
📍 Pachino
📍 Portopalo di Capo Passero

L’avviso comprende inoltre i caregiver di persone con disabilità grave o gravissima per le quali sia stato predisposto un programma di accompagnamento formalizzato alla deistituzionalizzazione, finalizzato al ricongiungimento con il caregiver.

⏰ 𝗘𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗗𝗢?

➡️ La domanda deve essere presentata entro il 30 settembre 2026.

📄 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗦𝗜 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘𝗡𝗧𝗔?

I modelli allegati all’avviso devono essere presentati:

🏛️ all’Ufficio Protocollo del Comune di Avola

oppure

💻 tramite PEC, all’indirizzo indicato nell’avviso ufficiale.

📎 𝗤𝗨𝗔𝗟𝗘 𝗠𝗢𝗗𝗨𝗟𝗜𝗦𝗧𝗜𝗖𝗔 𝗘̀ 𝗗𝗜𝗦𝗣𝗢𝗡𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘?

Nella pagina istituzionale sono disponibili:

📄 l’Avviso
📄 la Domanda caregiver disabili gravi
📄 la Domanda caregiver disabili gravissimi

⚠️ È quindi importante utilizzare il modello corrispondente alla situazione interessata e consultare integralmente l’avviso prima della presentazione dell’istanza.

💚 𝗖𝗛𝗜 𝗘̀ 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗥𝗘𝗚𝗜𝗩𝗘𝗥 𝗙𝗔𝗠𝗜𝗟𝗜𝗔𝗥𝗘?

Dietro la parola caregiver c’è una dimensione che merita attenzione: quella della persona che, all’interno della famiglia, assume quotidianamente un importante ruolo di cura e assistenza.

Informare le famiglie sulle misure disponibili significa anche contribuire a rendere più accessibili diritti, servizi e opportunità di sostegno. 🤝

🔎 𝗙𝗢𝗡𝗧𝗘 𝗨𝗙𝗙𝗜𝗖𝗜𝗔𝗟𝗘

Comune di Avola – Contributo economico per il sostegno al ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare dei disabili gravi e gravissimi.

📅 Data di pubblicazione: 25 agosto 2026

📌 Per requisiti, documentazione e modalità complete di partecipazione, si raccomanda di consultare direttamente l’avviso e la modulistica ufficiale.

🏫 ♿ 𝗔𝗦𝗔𝗖𝗢𝗠 𝗘 𝗗𝗢𝗖𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗚𝗡𝗢 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗟𝗔 𝗦𝗧𝗘𝗦𝗦𝗔 𝗙𝗜𝗚𝗨𝗥𝗔?❌ No.È una domanda che può nascere facilmente nelle famiglie: ent...
30/08/2026

🏫 ♿ 𝗔𝗦𝗔𝗖𝗢𝗠 𝗘 𝗗𝗢𝗖𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗚𝗡𝗢 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗟𝗔 𝗦𝗧𝗘𝗦𝗦𝗔 𝗙𝗜𝗚𝗨𝗥𝗔?

❌ No.

È una domanda che può nascere facilmente nelle famiglie: entrambe le figure possono essere presenti nel percorso scolastico di un'alunna o di un alunno con disabilità e lavorano per favorirne l'inclusione.

Ma docente di sostegno e ASACOM hanno ruoli, funzioni e responsabilità differenti.

Vediamolo in modo semplice. 👇

👩‍🏫 𝗜𝗟 𝗗𝗢𝗖𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗘𝗚𝗡𝗢

È un docente specializzato assegnato alla classe in cui è presente l'alunna o l'alunno con disabilità.

⚠️ Questo significa una cosa molto importante:

👉 non è “l'insegnante personale” dell'alunno con disabilità.

È docente della classe e partecipa alla progettazione educativa e didattica, collaborando con gli altri docenti affinché il percorso di apprendimento possa essere realmente inclusivo.

Il suo ambito è quindi innanzitutto didattico ed educativo. 📚

🤝 𝗘 𝗟'𝗔𝗦𝗔𝗖𝗢𝗠?

Con la sigla ASACOM si indica comunemente la figura professionale che svolge l'assistenza all'autonomia e alla comunicazione.

Il suo intervento può riguardare, in relazione ai bisogni individuati:

🗣️ la comunicazione;
🧩 lo sviluppo e il sostegno dell'autonomia;
🤝 la partecipazione alla vita scolastica;
👥 le relazioni e l'interazione nel contesto scolastico.

L'ASACOM opera in raccordo con docenti curricolari, docente di sostegno e altre figure coinvolte nel progetto di inclusione.

➡️ Collabora, ma non sostituisce il docente di sostegno.

📚 𝗗𝗜𝗗𝗔𝗧𝗧𝗜𝗖𝗔 𝗘 𝗔𝗦𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗡𝗭𝗔: 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗟𝗔 𝗦𝗧𝗘𝗦𝗦𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗔

Possiamo ricordare la distinzione così:

👩‍🏫 DOCENTE DI SOSTEGNO
➡️ docente specializzato
➡️ funzione educativa e didattica
➡️ è docente della classe
➡️ collabora alla progettazione e alla valutazione

🤝 ASACOM
➡️ figura professionale distinta dal docente
➡️ intervento rivolto all'autonomia e alla comunicazione
➡️ opera sulla base dei bisogni previsti nel percorso individualizzato
➡️ collabora con le altre figure coinvolte nell'inclusione.

⚠️ Le due professionalità collaborano, ma non sono intercambiabili.

📄 𝗖𝗛𝗘 𝗥𝗨𝗢𝗟𝗢 𝗛𝗔 𝗜𝗟 𝗣𝗘𝗜?

Il Piano Educativo Individualizzato (PEI) è centrale.

Il PEI non riguarda soltanto gli obiettivi didattici. Deve esplicitare anche le modalità di sostegno didattico e, quando necessarie, le risorse professionali destinate all'assistenza, all'autonomia e alla comunicazione.

👥 Alla sua elaborazione partecipa il GLO – Gruppo di Lavoro Operativo per l'inclusione, nel quale sono coinvolti scuola, famiglia e le altre figure previste dalla normativa.

Per questo è importante comprendere che:

❌ l'ASACOM non viene previsto semplicemente perché esiste una determinata diagnosi;

❌ non è un “secondo insegnante di sostegno”;

❌ docente di sostegno e ASACOM non svolgono indistintamente gli stessi compiti.

✅ Le risorse devono essere messe in relazione con i bisogni della singola alunna o del singolo alunno e con quanto previsto nel suo percorso di inclusione.

🌱 𝗜𝗟 𝗣𝗨𝗡𝗧𝗢 𝗣𝗘𝗗𝗔𝗚𝗢𝗚𝗜𝗖𝗢

L'inclusione non consiste nell'affiancare semplicemente un adulto a un'alunna o a un alunno.

Significa costruire un contesto nel quale professionalità differenti collaborano, ciascuna con le proprie competenze, per favorire apprendimento, autonomia, comunicazione, relazioni e partecipazione. 🤝

La domanda, allora, non dovrebbe essere soltanto:

❓ «Quante persone seguono mio figlio?»

ma anche:

➡️ «Come stanno collaborando per costruire il suo percorso di inclusione?»

📚 𝗙𝗢𝗡𝗧𝗜 𝗜𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗜

• Legge 5 febbraio 1992, n. 104
• D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 66 e successive modificazioni
• D.I. 29 dicembre 2020, n. 182 – Modello nazionale di PEI e Linee guida
• D.I. 1° agosto 2023, n. 153 – disposizioni correttive al D.I. 182/2020

📌 Contenuto divulgativo. Le modalità organizzative del servizio di assistenza all'autonomia e alla comunicazione possono essere disciplinate anche a livello territoriale.

📢 𝗔𝗩𝗢𝗟𝗔 – 𝗔𝗦𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗔𝗟𝗟’𝗔𝗨𝗧𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗔 𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 (𝗔𝗦𝗔𝗖𝗢𝗠)🏫 𝗔𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗹𝗮𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲/𝟮𝟬𝟮𝟳📅 Il 17 agosto 2026, il Comun...
29/08/2026

📢 𝗔𝗩𝗢𝗟𝗔 – 𝗔𝗦𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗔𝗟𝗟’𝗔𝗨𝗧𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗔 𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 (𝗔𝗦𝗔𝗖𝗢𝗠)

🏫 𝗔𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗹𝗮𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲/𝟮𝟬𝟮𝟳

📅 Il 17 agosto 2026, il Comune di Avola ha pubblicato sul proprio sito istituzionale un Avviso pubblico relativo al servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione per l’anno scolastico 2026/2027.

👧🧒 𝗔 𝗖𝗛𝗜 𝗦𝗜 𝗥𝗜𝗩𝗢𝗟𝗚𝗘?

L’avviso riguarda il servizio destinato alle alunne e agli alunni con disabilità che frequentano, nel territorio comunale:

🏫 la scuola dell’infanzia
📚 la scuola primaria
🎒 la scuola secondaria di primo grado

🤝 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗔𝗩𝗩𝗜𝗘𝗡𝗘 𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗘𝗟𝗧𝗔?

Secondo quanto indicato nell’Avviso, il servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione può essere svolto esclusivamente dalle ditte accreditate e iscritte all’Albo comunale.

➡️ Le famiglie interessate possono esercitare l’opzione di scelta della ditta che erogherà il servizio, individuandola tra quelle accreditate sulla base del progetto migliorativo e della Carta dei servizi.

⚠️ 𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗥𝗘𝗖𝗜𝗦𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗧𝗘

La scelta prevista dall’Avviso riguarda la ditta accreditata incaricata dell’erogazione del servizio.

👉 Non va quindi confusa con la scelta diretta del singolo professionista ASACOM.

📄 𝗔𝗩𝗩𝗜𝗦𝗢 𝗘 𝗗𝗢𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔

Sul sito istituzionale del Comune di Avola sono disponibili:

📎 l’Avviso
📎 il modello di Domanda

👨‍👩‍👧‍👦 Le famiglie interessate sono invitate a consultare direttamente la documentazione ufficiale pubblicata dal Comune per conoscere tutte le indicazioni relative al servizio e alla presentazione della domanda.

♿ 𝗠𝗔 𝗖𝗛𝗜 𝗘̀ 𝗟’𝗔𝗦𝗔𝗖𝗢𝗠?

L’ASACOM svolge una funzione specifica nell’ambito dell’assistenza all’autonomia e alla comunicazione dell’alunna o dell’alunno con disabilità.

⚠️ ASACOM e docente di sostegno non sono la stessa figura.

Hanno ruoli e funzioni differenti all’interno del percorso di inclusione scolastica e non devono essere considerati intercambiabili.

📚 Su questo tema torneremo con un approfondimento dedicato:

➡️ Chi è l’ASACOM?
➡️ Di cosa si occupa?
➡️ Qual è la differenza con il docente di sostegno?
➡️ Come viene individuato il bisogno di questa figura nel percorso di inclusione?

🔎 𝗙𝗢𝗡𝗧𝗘 𝗨𝗙𝗙𝗜𝗖𝗜𝗔𝗟𝗘

Comune di Avola – Avviso pubblico relativo al servizio di assistenza all’autonomia e alla comunicazione, a.s. 2026/2027, pubblicato il 17 agosto 2026.

📌 Per informazioni, requisiti e modalità operative è sempre opportuno fare riferimento all’Avviso ufficiale, alla relativa modulistica e agli uffici competenti del Comune di Avola.

🦋 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘́ 𝗠𝗨𝗢𝗩𝗘 𝗟𝗘 𝗠𝗔𝗡𝗜 𝗖𝗢𝗦𝗜̀?𝗛𝗮𝗻𝗱 𝗳𝗹𝗮𝗽𝗽𝗶𝗻𝗴 𝗲 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗺𝗶𝗻𝗴: 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗹𝗼.Forse ...
26/08/2026

🦋 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘́ 𝗠𝗨𝗢𝗩𝗘 𝗟𝗘 𝗠𝗔𝗡𝗜 𝗖𝗢𝗦𝗜̀?

𝗛𝗮𝗻𝗱 𝗳𝗹𝗮𝗽𝗽𝗶𝗻𝗴 𝗲 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗺𝗶𝗻𝗴: 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗹𝗼.

Forse vi è capitato di osservare una bambina o un bambino muovere rapidamente e ripetutamente le mani, quasi come se stesse “sfarfallando”. 👐🦋

Questo movimento viene comunemente chiamato 𝗵𝗮𝗻𝗱 𝗳𝗹𝗮𝗽𝗽𝗶𝗻𝗴 e può rientrare nelle cosiddette 𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲𝗼𝘁𝗶𝗽𝗶𝗲 𝗺𝗼𝘁𝗼𝗿𝗶𝗲: movimenti ripetitivi che possono assumere forme differenti.

❓ 𝗛𝗔𝗡𝗗 𝗙𝗟𝗔𝗣𝗣𝗜𝗡𝗚 = 𝗔𝗨𝗧𝗜𝗦𝗠𝗢?

𝗡𝗼.

L'hand flapping è frequentemente associato all'autismo e i movimenti motori ripetitivi rientrano tra le caratteristiche che possono essere presenti nelle persone autistiche.

Ma c'è una distinzione fondamentale:

👉 𝗹'𝗵𝗮𝗻𝗱 𝗳𝗹𝗮𝗽𝗽𝗶𝗻𝗴 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗲𝘀𝗰𝗹𝘂𝘀𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝘂𝘁𝗶𝘀𝗺𝗼.

Le stereotipie motorie possono comparire anche in bambine e bambini con sviluppo tipico e in persone con altre condizioni.

⚠️ Osservare questo movimento, da solo, 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲 quindi di concludere che una bambina o un bambino sia autistico.

Una singola caratteristica non equivale a una diagnosi.

🧠 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘́ 𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗔 𝗣𝗨𝗢̀ 𝗙𝗔𝗥𝗟𝗢?

Qui è importante evitare un altro errore: vedere il movimento e pensare di conoscerne automaticamente il significato.

Le stereotipie motorie possono comparire in momenti di:

😊 eccitazione o gioia intensa
😟 stress o forte attivazione emotiva
🔊 situazioni sensorialmente impegnative
⏳ attesa o noia
😴 stanchezza
🎯 forte coinvolgimento in un'attività

Ma 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗺𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶.

Per alcune persone autistiche, ciò che viene chiamato 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗺𝗶𝗻𝗴 può avere una funzione importante di 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: può contribuire a gestire emozioni intense, a calmarsi, a concentrarsi o ad affrontare ambienti sensorialmente molto impegnativi.

Sono funzioni descritte anche direttamente da persone autistiche negli studi che hanno raccolto le loro esperienze.

🔎 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗗𝗜 𝗙𝗘𝗥𝗠𝗔𝗥𝗘 𝗜𝗟 𝗠𝗢𝗩𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢...

Proviamo allora a cambiare domanda.

❌ «Come facciamo a farlo smettere?»

⬇️

✅ «Che cosa sta accadendo in questo momento?»

Possiamo osservare:

👀 𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 compare?

🏫 𝗗𝗼𝘃𝗲 compare?

🔊 L'ambiente è particolarmente rumoroso, affollato o ricco di stimoli?

😊 La persona è felice o molto coinvolta?

😟 È in difficoltà o sotto stress?

🔄 Che cosa succede prima e dopo?

L'obiettivo non è attribuire autonomamente una spiegazione al comportamento, ma raccogliere informazioni che aiutino a comprenderlo nel suo contesto.

🛑 𝗗𝗢𝗕𝗕𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗦𝗘𝗠𝗣𝗥𝗘 𝗙𝗘𝗥𝗠𝗔𝗥𝗘 𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗜𝗠𝗠𝗜𝗡𝗚?

No.

La letteratura scientifica invita a non considerare automaticamente una stereotipia come qualcosa da eliminare semplicemente perché appare insolita agli altri.

Prima di intervenire possiamo domandarci:

➡️ Il comportamento provoca dolore o espone la persona a un rischio?

➡️ Sta causando una reale difficoltà nella partecipazione alle attività?

➡️ La persona manifesta disagio?

➡️ Oppure siamo noi adulti a volerlo interrompere perché ci sembra “strano”?

Se un movimento è innocuo e svolge una funzione utile per la persona, 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗲́ 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝗹𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗹𝗼.

⚠️ Naturalmente, quando un comportamento provoca dolore, comporta un rischio, determina una difficoltà significativa o suscita preoccupazione, la situazione richiede una valutazione individuale appropriata.

💬 𝗘 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗟𝗢 𝗦𝗣𝗜𝗘𝗚𝗛𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗔𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗟𝗧𝗥𝗜 𝗕𝗔𝗠𝗕𝗜𝗡𝗜?

Con semplicità, senza etichettare.

Potremmo dire:

💬 «Alcune persone, quando sono molto contente, emozionate, concentrate o hanno bisogno di regolarsi, fanno dei movimenti con il corpo. Ognuno può esprimere e regolare quello che sente in modi diversi.»

Non occorre trasformare la differenza in qualcosa di cui vergognarsi.

🌱 𝗜𝗟 𝗣𝗨𝗡𝗧𝗢 𝗣𝗘𝗗𝗔𝗚𝗢𝗚𝗜𝗖𝗢

Un comportamento visibile può attirare immediatamente la nostra attenzione.

Ma educare significa anche imparare a 𝗻𝗼𝗻 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼.

Prima di correggere, possiamo osservare.
Prima di giudicare, possiamo comprendere.
Prima di chiedere alla persona di adattarsi all'ambiente, possiamo domandarci se anche 𝗹'𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 può diventare più accessibile. 🤝

🦋 Perché qualche volta quelle mani che “sfarfallano” non stanno chiedendo di essere fermate.

𝗦𝘁𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗳𝗮𝗰𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲, 𝗽𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮, 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

📚 𝗙𝗢𝗡𝗧𝗜

• NICE – Autism spectrum disorder in under 19s: recognition, referral and diagnosis.
• McCarty & Brumback, Rethinking Stereotypies in Autism, 2021.
• Kapp et al., “People should be allowed to do what they like”: Autistic adults' views and experiences of stimming, Autism, 2019.
• Motor Stereotypies: A Pathophysiological Review, Frontiers in Neuroscience, 2017.

📌 Contenuto divulgativo: non sostituisce una valutazione individuale da parte dei professionisti competenti.

🎒 𝗠𝗔 𝗔 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔, 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘́?🏫 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔𝗥𝗜𝗔 (𝗘𝗟𝗘𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗥𝗘)❓ 𝗠𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗣𝗥𝗘𝗣𝗔𝗥𝗔 𝗨𝗡𝗔 𝗟𝗘𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗨𝗡 𝗜𝗡𝗦𝗘𝗚𝗡𝗔𝗡𝗧𝗘?Quando eravamo alunni, ...
25/08/2026

🎒 𝗠𝗔 𝗔 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔, 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗛𝗘́?

🏫 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔𝗥𝗜𝗔 (𝗘𝗟𝗘𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗥𝗘)

❓ 𝗠𝗔 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗣𝗥𝗘𝗣𝗔𝗥𝗔 𝗨𝗡𝗔 𝗟𝗘𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗨𝗡 𝗜𝗡𝗦𝗘𝗚𝗡𝗔𝗡𝗧𝗘?

Quando eravamo alunni, vedevamo soprattutto ciò che accadeva in classe.

L'insegnante spiegava.
Noi ascoltavamo.
Leggevamo il libro.
Facevamo gli esercizi.

Ma dietro una lezione c'è una parte del lavoro dell'insegnante che bambini e genitori normalmente non vedono: 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶𝗱𝗮𝘁𝘁𝗶𝗰𝗮.

📌 𝗖𝗛𝗘 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗦𝗜𝗚𝗡𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔?

Progettare non significa semplicemente decidere:

«Domani spiego le frazioni.»

Significa porsi diverse domande:

🎯 𝗖𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗮𝗿𝗶𝗻𝗼?

🧠 𝗖𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗴𝗶𝗮̀?

🧩 𝗤𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀ 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗶𝘂𝘁𝗮𝗿𝗹𝗶 𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲?

👀 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼 𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝗱𝗼?

✅ 𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘃𝗲𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗶𝗺𝗽𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼?

🔄 𝗖𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼 𝗺𝗼𝗱𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼?

Per comprenderlo senza utilizzare troppi termini tecnici, possiamo rappresentarlo così:

🎯 𝗢𝗕𝗜𝗘𝗧𝗧𝗜𝗩𝗢

🧠 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗦𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗚𝗜𝗔̀ 𝗜 𝗕𝗔𝗠𝗕𝗜𝗡𝗜

🧩 𝗔𝗧𝗧𝗜𝗩𝗜𝗧𝗔̀

👀 𝗢𝗦𝗦𝗘𝗥𝗩𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘

✅ 𝗩𝗘𝗥𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔

🔄 𝗔𝗗𝗔𝗧𝗧𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗘𝗥𝗖𝗢𝗥𝗦𝗢

⚠️ 𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗥𝗘𝗖𝗜𝗦𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗧𝗘

Questo schema 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝘂𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝗠𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗼.

È una semplificazione divulgativa che utilizziamo per rendere comprensibili alcuni elementi della progettazione didattica.

La normativa attribuisce però espressamente ai docenti il compito e la responsabilità della 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝘁𝘁𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼.

🧮 𝗙𝗔𝗖𝗖𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗨𝗡 𝗘𝗦𝗘𝗠𝗣𝗜𝗢

Immaginiamo una classe della scuola primaria che deve iniziare a lavorare sul concetto di frazione.

L'insegnante potrebbe partire da una situazione concreta:

🍕 «Abbiamo una pizza e dobbiamo dividerla in quattro parti uguali.»

Da qui può far osservare, discutere, rappresentare graficamente, utilizzare materiali, introdurre progressivamente il linguaggio matematico e proporre esercizi.

Durante le attività osserva anche ciò che accade.

Qualcuno ha già compreso?

Qualcuno confonde il numero delle parti con la loro grandezza?

Serve un altro esempio?

È necessario tornare su un passaggio?

👉 La verifica, quindi, non serve soltanto ad arrivare a un voto o a un giudizio.

Può fornire all'insegnante informazioni utili per capire 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗹'𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼.

📖 𝗘 𝗟𝗔 𝗖𝗟𝗔𝗦𝗦𝗜𝗖𝗔 𝗦𝗣𝗜𝗘𝗚𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘?

Non è scomparsa.

Un insegnante può spiegare direttamente un argomento e può utilizzare libro, quaderno ed esercizi.

Ma può anche proporre attività pratiche, problemi, conversazioni, osservazioni, lavori individuali o collaborativi e altre esperienze di apprendimento.

𝗡𝗼𝗻 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝘂𝗻 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗺𝗼𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

La scelta dipende dagli obiettivi, dalla disciplina, dall'attività, dalla classe e dalle esigenze formative degli alunni.

💡 𝗤𝗨𝗜𝗡𝗗𝗜, 𝗖𝗛𝗘 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗩𝗘𝗗𝗘 𝗨𝗡 𝗚𝗘𝗡𝗜𝗧𝗢𝗥𝗘?

A casa può arrivare un quaderno con poche righe.

Oppure una scheda.

Un disegno.

Un'attività apparentemente molto semplice.

Questo, da solo, non ci racconta necessariamente tutto ciò che è avvenuto durante la lezione.

Dietro quelle poche righe potrebbero esserci state domande, esempi, discussioni, osservazioni, tentativi, errori, correzioni e attività.

🎒 𝗖𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗶𝗱𝗮𝘁𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗮𝗶𝘂𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮.

Non soltanto:

❌ «Quante pagine avete fatto?»

ma anche:

💬 «Su che cosa state lavorando in questo periodo?»

💬 «Quale apprendimento state cercando di costruire?»

💬 «Mio figlio incontra qualche difficoltà particolare?»

💬 «Come possiamo sostenerlo a casa senza sostituirci a lui?»

🤝 Comprendere meglio ciò che accade in classe può rendere più consapevole anche il dialogo tra 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮.

📚 𝗙𝗢𝗡𝗧𝗜 𝗗𝗜 𝗥𝗜𝗙𝗘𝗥𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢

• D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275 – Regolamento dell'autonomia scolastica.
• Ministero dell'Istruzione e del Merito – Indicazioni Nazionali per il curricolo, quadro vigente e transizione alle nuove Indicazioni.
• INDIRE – studi e materiali sulla valutazione degli apprendimenti e sulla funzione formativa della valutazione.

📌 𝘗𝘰𝘴𝘵 𝘥𝘪𝘷𝘶𝘭𝘨𝘢𝘵𝘪𝘷𝘰: lo schema utilizzato nel testo serve a rendere comprensibile la progettazione didattica e non riproduce una sequenza ministeriale obbligatoria.

Indirizzo

Avola
96012

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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