Ticino Scienza

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Ticino Scienza è un giornale online edito da IBSA Foundation dedicato all’intensa attività di ricerca e divulgazione scientifica in Canton Ticino. È disponibile in italiano e tedesco e racconta i risultati degli studi più avanzati del territorio.

Il Parco   del San Gottardo, l’unico nel Canton Ticino e uno dei più alti d’Europa, sembra vicino a un ampliamento: due ...
22/09/2026

Il Parco del San Gottardo, l’unico nel Canton Ticino e uno dei più alti d’Europa, sembra vicino a un ampliamento: due turbine aggiuntive, rispetto alle cinque già presenti.

La valutazione del progetto è in corso e, se l’iter procederà senza ritardi, la decisione finale potrebbe arrivare entro la metà del 2027, con l’eventuale installazione entro il 2030.

Le due nuove turbine porterebbero circa 4,6 MW di potenza installata e una produzione stimata di 5 GWh all’anno (pari al fabbisogno di circa 1.100 economie domestiche), che si aggiungerebbe all’attuale produzione annuale di 13,5 GWh.

Un contributo significativo soprattutto in inverno, quando la produzione eolica può compensare quella, più elevata in estate, del fotovoltaico.

L’ampliamento dovrà però confrontarsi con i vincoli del territorio e con la tutela della fauna. Il parco è già dotato di un radar che permette di fermare le turbine quando il passaggio degli uccelli (soprattutto di quelli migratori) supera determinate soglie.

Un monitoraggio tra il 2021 e il 2024 ha rilevato che nell’area del San Gottardo sono transitati circa 1,7 milioni di uccelli. Di questi solo circa 190, secondo le osservazioni degli esperti, sono stati travolti dalle pale.

Dunque, ben il 99,99% è riuscito ad attraversare il parco senza incidenti.

Come si conciliano produzione di energia, territorio e tutela della ?

Scopri tutti i dati e gli aspetti del progetto nell’articolo su Ticino Scienza.
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Il "Piano Direttore" del Cantone, che definisce le strategie energetiche, prevede due nuove turbine, da aggiungere alle cinque esistenti. Forte attenzione all’impatto ambientale. La decisione finale a metà 2027

🧪 Mutande sepolte nel terreno, serpenti velenosi, latte di scarafaggio e persino orinatoi anti-schizzo. Sembrano gli ing...
14/09/2026

🧪 Mutande sepolte nel terreno, serpenti velenosi, latte di scarafaggio e persino orinatoi anti-schizzo. Sembrano gli ingredienti di una storia surreale, e invece sono alcune delle ricerche premiate agli Ig Nobel 2026.

Per la prima volta in 35 anni, complici le restrizioni d’ingresso negli Stati Uniti, la cerimonia si è svolta nella città di Zurigo, in collaborazione con il Settore dei Politecnici Federali e l’Università.

Nati nel 1991 con un intento satirico, oggi gli Ig Nobel premiano soprattutto scienziati che affrontano con serietà domande apparentemente assurde. E dietro a risultati che fanno sorridere possono nascondersi osservazioni importanti: dalle condizioni di salute del suolo al comportamento dei serpenti, fino a nuove idee per la tecnologia.

La scienza, a volte, prende strade davvero inaspettate. 🔬

Vuoi scoprire quali Ig Nobel sono stati premiati in questa edizione 2026?

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Le idee più creative nascono quando menti brillanti si divertono e scherzano insieme in un clima rilassato. Lo scriveva Isaac Asimov, noto autore di fantascienza, nel 1959 sulla MIT Technology Review. Proprio questo succede sul palco degli Ig Nobel, che svela tutto l’umorismo della comunità scie...

🍰 Difficoltà a deglutire, sensazione di avere un nodo in gola, bruciore e dolore al petto: non sempre è colpa del  .Potr...
07/09/2026

🍰 Difficoltà a deglutire, sensazione di avere un nodo in gola, bruciore e dolore al petto: non sempre è colpa del .

Potrebbero essere i sintomi dell’esofagite eosinofila, una cronica dell’esofago che colpisce circa una persona su 700 ed è oggi la principale causa di disfagia nei giovani adulti.

A studiarla è il nuovo laboratorio dell’Istituto di Ricerca Traslazionale EOC-USI di Bellinzona, guidato dal gastroenterologo Thomas Greuter, primario all’ospedale Regionale di Lugano, e professore di ruolo all’Università della Svizzera italiana (USI). L’obiettivo è comprendere meglio i meccanismi della malattia e individuare nuove possibilità di cura.

I ricercatori utilizzano tecnologie all’avanguardia, tra cui organoidi di “esofago su chip”, un modello in miniatura che permette di studiare come le cellule dell’esofago reagiscono al cibo.

La diagnosi e il trattamento tempestivi sono importanti: se non viene curata, l’ può modificare progressivamente la struttura dell’esofago, rendendo più difficile la deglutizione.

Vuoi approfondire la ricerca del Professor Greuter e saperne di più sull’esofagite eosinofila?

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Intervista a Thomas Greuter, primario all’ospedale Regionale di Lugano e responsabile di un nuovo gruppo di studio all’IRT di Bellinzona. Attenzione puntata sulle malattie infiammatorie dell’esofago

🎬 Chi è davvero l’autore di un’opera nell’epoca dell’intelligenza artificiale ( )?È una delle domande al centro della ri...
01/09/2026

🎬 Chi è davvero l’autore di un’opera nell’epoca dell’intelligenza artificiale ( )?

È una delle domande al centro della riflessione di Kevin B. Lee, , critico e docente all’Università della Svizzera italiana, dove si occupa anche di video essay (riflessioni critiche in forma di video) e del futuro del cinema e dell’audiovisivo.

Al 2026, Lee ha presentato il film-essay “Afterlives", portando nel dibattito il rapporto tra cinema, tecnologia, memoria e nuove forme di creatività.

Secondo Lee, l’intelligenza artificiale può rendere la produzione di immagini e contenuti più accessibile, ma scrivere un prompt (un insieme di istruzioni per un sistema di AI) non significa necessariamente essere autori. L’autorialità implica una visione personale, esperienza, intenzione e capacità di dare un significato a ciò che si crea.

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https://www.ticinoscienza.ch/it/news.php?stressare-sistemi-di-ai-per-farli-funzionare-meglio

Locarno Film Festival - USI Università della Svizzera italiana (Official Page)

Intervista a Kevin Lee, professore all’Università della Svizzera italiana, sul "peso" che l’intelligenza artificiale potrà avere nella produzione cinematografica. Un film di Lee in programma il 6 agosto a Locarno

🦟 Il virus del Nilo Occidentale, trasmesso dalle  , è in aumento in Europa e può, in alcuni casi, provocare conseguenze ...
28/08/2026

🦟 Il virus del Nilo Occidentale, trasmesso dalle , è in aumento in Europa e può, in alcuni casi, provocare conseguenze gravi.

Per questo all’Istituto di Ricerca in (IRB) di Bellinzona il gruppo guidato da Davide Robbiani studia nuove strategie per contrastarlo.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Immunity (che vede come primo autore Tomás Cervantes Rincón), è partita dagli anticorpi prodotti naturalmente da persone che avevano superato l’infezione.

Tra oltre 40 anticorpi analizzati, i ne hanno individuati due particolarmente interessanti.

W010 neutralizza il virus del Nilo Occidentale e, nei modelli preclinici di laboratorio, ha mostrato un potenziale sia preventivo sia terapeutico. Ancora più interessante è W014, capace di neutralizzare anche altri virus della stessa famiglia, come quelli dell’encefalite giapponese e di Saint Louis.

Gli anticorpi ad ampio spettro potrebbero rappresentare, in futuro, una nuova arma contro più infezioni virali.

Ora l’obiettivo è portare i candidati più promettenti verso la sperimentazione clinica. 🧬

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https://www.ticinoscienza.ch/it/news.php?trovato-anticorpo-contro-il-virus-del-nilo-occidentale-trasmesso-dalle-zanzare-che-riesce-a-neutralizzare-anche-altri-tipi-di-virus

USI Università della Svizzera italiana (Official Page)

Importante studio firmato da Tomás Cervantes e da Davide Robbiani, nell’ambito delle ricerche sul virus del Nilo Occidentale. Solo raramente vengono individuati anticorpi con un potere "multiplo"

✨Tutto è iniziato con un telescopio amatoriale dello zio e un cielo pieno di stelle.Oggi Anna Faye McLeod, astrofisica t...
12/08/2026

✨Tutto è iniziato con un telescopio amatoriale dello zio e un cielo pieno di stelle.

Oggi Anna Faye McLeod, astrofisica ticinese e professoressa all'Università di Durham nel Regno Unito, vuole regalare quella stessa meraviglia alle nuove generazioni.

Per questo guida il progetto del nuovo Osservatorio astronomico dell'Alpe di Gorda, in Valle di Blenio: una struttura che unirà ricerca, didattica e divulgazione in uno dei cieli più bui del Ticino.

L'osservatorio ospiterà un telescopio principale da 80 cm e strumentazioni controllabili anche da remoto.

Sarà un luogo aperto a scuole, cittadini e appassionati, ma anche un punto di riferimento per la ricerca astronomica, dove studenti, dottorandi e ricercatori potranno osservare il cielo, sviluppare nuovi strumenti e contribuire a progetti scientifici.

Dopo una carriera che l'ha portata dalla Germania ai Paesi Bassi, dalla California al Regno Unito, Anna ha scelto di mantenere un forte legame con il Ticino.

➡️ Il suo obiettivo? Dimostrare che anche da qui può nascere una passione capace di arrivare lontano e ispirare sempre più giovani a guardare il cielo con curiosità.

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L’osservatorio sorgerà a 1800 metri di quota e verrà completato nel 2027. Sarà aperto ai turisti ma anche agli studiosi. Intervista ad Anna Faye McLeod, astrofisica locarnese che insegna all’Università di Durham

A soli 16 anni ha lasciato la Russia per trasferirsi in Svizzera, inseguendo la sua passione per la biologia cellulare (...
07/08/2026

A soli 16 anni ha lasciato la Russia per trasferirsi in Svizzera, inseguendo la sua passione per la biologia cellulare (a Losanna e poi a Zurigo e in Ticino).

Oggi Mikhail Rudinskiy è tra i ricercatori premiati con la prestigiosa Medal for an Outstanding Doctoral Thesis del Politecnico Federale di Zurigo (ETH), un riconoscimento assegnato ogni anno a meno dell'8% dei dottorandi dell’ateneo.

Gli studi di Rudinskiy, svolti all'Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB) di Bellinzona nel gruppo guidato da Maurizio Molinari, hanno permesso di approfondire un processo fondamentale per la salute delle nostre cellule: l'autofagia, cioè il sistema con cui le cellule stesse riconoscono, riparano o eliminano i componenti danneggiati.

Il team ha scoperto un nuovo meccanismo che permette alle cellule di identificare i mitocondri (le “centrali energetiche” delle cellule, che intervengono anche nella regolazione della morte cellulare) non più funzionanti, segnalandoli per la loro rimozione o sostituzione.

Comprendere come funziona questo "controllo qualità" cellulare potrebbe, in futuro, aiutare a sviluppare strategie per mantenere le cellule più sane durante l’invecchiamento, e aprire nuove prospettive nella lotta contro malattie neurodegenerative e tumori.

Vuoi conoscere la storia di Mikhail Rudinskiy e approfondire il suo progetto di ricerca?

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Il prestigioso riconoscimento viene attribuito a un ristretto numero di tesi di dottorato. Rudinskiy lavora nel laboratorio di Maurizio Molinari. Arrivato sedicenne a Losanna, dalla Russia, ora vive a Bellinzona

Quando il laboratorio si svuota, c'è sempre qualcuno che resta.All'Istituto Oncologico di Ricerca (IOR) di Bellinzona la...
30/07/2026

Quando il laboratorio si svuota, c'è sempre qualcuno che resta.

All'Istituto Oncologico di Ricerca (IOR) di Bellinzona lavorano 130 persone provenienti da più di 15 Paesi. Ogni giorno condividono un obiettivo comune: trasformare la curiosità scientifica in nuove conoscenze che possano migliorare la vita dei pazienti.

Le storie di Jonas, Lisa, Manuel e Ping, arrivati in Ticino dall’Olanda, dall’Italia e dalla Cina per dedicarsi alla ricerca, raccontano che questo lavoro va ben oltre gli esperimenti o le pubblicazioni, ed è fatto di giovani che sono disposti a muoversi da una parte all’altra del mondo, letteralmente, per sviluppare i propri studi, affrontando sacrifici, incertezze e sempre nuove sfide.

«La ricerca, in fondo, è proprio questo: non accettare lo status quo, ma cercare qualcosa in più. E per farlo servono curiosità, determinazione e una certa dose di ribellione intellettuale», racconta Andrea Alimonti, direttore dello IOR.

Vuoi conoscere le storie di chi ogni giorno lavora per costruire la medicina di domani?

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https://www.ticinoscienza.ch/it/news.php?multietnici-disposti-a-girare-il-mondo-pazienti-tenaci-visionari-cosi-sono-giovani-ricercatorI

USI Università della Svizzera italiana (Official Page)

I racconti di Jonas, Lisa, Manuel e Ping, che dall’Olanda, dalla Cina e dall’Italia sono approdati in Ticino, all’Istituto Oncologico di Ricerca: soltanto una tappa di un percorso che li porterà anche in altri Paesi

Chicchi di grandine enormi, con le dimensioni di una pallina da tennis, esplosioni, incidenti stradali, impatti che dura...
24/04/2026

Chicchi di grandine enormi, con le dimensioni di una pallina da tennis, esplosioni, incidenti stradali, impatti che durano una frazione di secondo ma possono causare danni molto gravi.

È su questi scenari estremi che lavora il laboratorio DynaMat della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), nato da una “pazza idea” di Ezio Cadoni, che da 20 anni studia come e quando i materiali cedono - e soprattutto come è possibile renderli più sicuri. Grazie a tecnologie avanzate, i ricercatori analizzano la resistenza di strutture e metalli sottoposti a stress fulminei, con l’obiettivo di prevenire danni e migliorare la sicurezza.

Oggi lo sguardo è rivolto al futuro: l’integrazione dell’intelligenza artificiale permetterà di prevedere il comportamento di materiali che non sono ancora stati testati o addirittura che ancora non esistono.

Dai test sull’impatto della grandine, sempre più intenso a causa del cambiamento climatico, allo sviluppo di materiali sostenibili come acciaio e legno combinati, fino alla certificazione dei droni: la ricerca del DynaMat contribuisce a costruire infrastrutture e tecnologie più resistenti e affidabili.

👉🏽 Perché dietro ogni innovazione ci sono persone, intuizioni e collaborazioni globali che trasformano scenari estremi in conoscenza.

Leggi l’articolo completo al link ⤵️

L’attrezzatura permette di misurare con estrema precisione la resistenza dei materiali agli stress definiti fulminei. Il laboratorio, diretto da Ezio Cadoni, è inserito in un’ampia rete internazionale

A Lugano è in corso uno studio che potrebbe cambiare in modo significativo la cura dell’epatite B, oggi ancora gestita c...
18/04/2026

A Lugano è in corso uno studio che potrebbe cambiare in modo significativo la cura dell’epatite B, oggi ancora gestita con farmaci da assumere tutta la vita.

Al centro della ricerca c’è il blu di metilene, una molecola già nota in medicina che, nei test di laboratorio, ha mostrato un potenziale innovativo: non solo bloccare la replicazione del virus, ma anche agire su una proteina chiave, aprendo la strada a una possibile eliminazione definitiva dell’infezione.

Come spiega il professor Andreas Cerny, direttore della Fondazione Epatocentro Ticino, le terapie attuali riescono a controllare il virus ma non a eliminarlo; il nuovo approccio, invece, potrebbe favorire una risposta capace di portare alla guarigione.

La sperimentazione è ancora nelle fasi iniziali e coinvolge pochi pazienti, ma i primi risultati indicano una buona tollerabilità del trattamento.

Serviranno tempo e ulteriori studi, ma l’obiettivo è ambizioso: arrivare a una vera guarigione.

Parallelamente, i ricercatori sono impegnati anche sul fronte del fegato grasso, una patologia sempre più diffusa. In questo caso si studiano gli effetti della vitamina E, che ha mostrato benefici sui tessuti epatici, e il ruolo della genetica: alcune varianti del DNA possono infatti aumentare il rischio di sviluppare la malattia. Identificarle precocemente permetterebbe di intervenire in modo più mirato, personalizzando prevenzione e controlli.

Leggi l’articolo completo al link ⤵️:

Dopo gli studi di laboratorio, che hanno dato esiti positivi, la Fondazione Epatocentro Ticino ha iniziato i test anche su un piccolo gruppo di pazienti. I primi risultati entro l’anno. Intervista ad Andreas Cerny

Indirizzo

Piazza San Rocco 3
Lugano
6900

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

Telefono

+41583601000

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