15/11/2025
Il DJ oggi..
Da anni si tenta di raccontare il cambiamento nel mondo del DJing partendo da un singolo volto, una figura simbolica capace di rappresentare un intero ecosistema. Ma oggi questa operazione rischia di essere fuorviante. Perché, se è vero che la scena elettronica è in costante mutazione, è altrettanto vero che dietro questa narrativa del ‘nuovo’ si nasconde un fenomeno molto meno romantico: lo svuotamento progressivo delle competenze.
Viviamo in un’epoca in cui ciò che manca in profondità viene riempito in superficie. La tecnica viene sostituita dall’apparenza, la conoscenza dalla performance estetica, l’esperienza dall’algoritmo. Quando manca una competenza, si tende a colmare il vuoto con altro, giustificando il tutto con parole come modernità, progresso, evoluzione. Ma il risultato è semplice: un riempitivo che nasconde l’assenza, senza però risolverla.
Uno degli argomenti più usati per respingere ogni critica è quello dei numeri: ‘Se ha milioni di follower, qualcosa vorrà dire’. In realtà no. I follower sono una metrica variabile, opinabile e spesso acquistabile. Rappresentano popolarità percepita, non valore reale. Eppure, sempre più spesso questa cifra viene usata come parametro principale per definire la qualità di un DJ.
Ridurre questa critica al solo DJing sarebbe un errore. Il fenomeno è sistemico.
Nel giornalismo sportivo, figure senza reale competenza tecnica vengono spinte in prima linea perché funzionano in video. Il vuoto della preparazione viene riempito dalla presenza. E nel mondo della recitazione, attori e attrici trovano spazio grazie al gossip, al red carpet, al vestito giusto, più che alle capacità attoriali. La preparazione viene rimpiazzata dalla visibilità.
Questi esempi non servono per attaccare categorie, ma per mostrare che il problema non è del DJing: è del nostro tempo. Un tempo in cui la sostanza viene sterilizzata e sostituita da ciò che luccica.
E proprio per questo la critica deve essere ampia. Altrimenti si scivola nel banale conflitto: chi difende parla di invidia, chi critica viene definito old school, e i più radical dicono ‘basta ignorarlo’. Ma ignorare un fenomeno non lo fa sparire. Soprattutto quando quel fenomeno sta spolpando lentamente il settore dall’interno.
Se questa tendenza continuerà, il rischio è semplice e drammatico: arrivare a un punto di non ritorno, in cui per ricostruire l’essenza di queste professioni dovremo ripartire da zero.
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