26/09/2026
PERCHÉ DONALD TRUMP È ANDATO FINO ALL’AEROPORTO AD ASPETTARE XI JINPING?
Il 23 settembre, sulla pista della Joint Base Andrews, c’era una scena che nella diplomazia americana non si vede tutti i giorni.
Donald Trump era lì ad aspettare Xi Jinping ai piedi dell’aereo.
I capi di Stato in visita ufficiale vengono normalmente accolti dal presidente alla Casa Bianca, con cerimonie, onori militari e tutto il protocollo previsto. Questa volta Trump ha scelto di fare qualcosa in più: andare incontro al presidente cinese nel momento stesso del suo arrivo negli Stati Uniti.
UN DETTAGLIO? NON PROPRIO
Per un presidente americano è un gesto inconsueto. La vera cerimonia ufficiale, con gli onori previsti dal protocollo, si è svolta infatti il giorno successivo, 24 settembre, alla Casa Bianca. L’accoglienza in aeroporto è stata quindi qualcosa in più: una scelta personale e soprattutto simbolica.
PERCHÉ LO HA FATTO?
È il riconoscimento, neanche troppo velato, che Xi non viene trattato come un interlocutore qualsiasi, ma come un ospite dal peso specifico di primaria importanza.
Stati Uniti e Cina restano due grandi potenze rivali. Sul tavolo ci sono commercio, dazi, intelligenza artificiale, tecnologia avanzata, terre rare, Taiwan e Iran. Questioni sulle quali Washington e Pechino hanno interessi spesso contrapposti e sulle quali il confronto rimane durissimo.
C’è però un’altra realtà: Stati Uniti e Cina possono competere duramente, minacciarsi con dazi e restrizioni e contendersi influenza economica e tecnologica, ma non possono semplicemente ignorarsi.
Commercio, tecnologia, terre rare, intelligenza artificiale, sicurezza internazionale e accesso ai rispettivi mercati continuano a costringerli allo stesso tavolo.
Sullo sfondo c’è poi Taiwan, nodo politico e militare delicatissimo e, allo stesso tempo, uno dei centri strategici della produzione mondiale dei chip più avanzati.
NON SIGNIFICA AMICIZIA. NON SIGNIFICA CHE LE DIVERGENZE SIANO SCOMPARSE. NON SIGNIFICA NEPPURE CHE UNO DEI DUE STIA CEDENDO ALL’ALTRO.
C’è anche un precedente che aiuta a leggere la scena. Quando Trump è stato a Pechino nel maggio scorso, la Cina gli ha riservato un’accoglienza particolarmente solenne, fatta di cerimoniale, onori e grande attenzione simbolica.
Il gesto di Trump, quindi, non va letto necessariamente come un modo per “ricambiare una gentilezza”, ma come il riconoscimento di avere davanti il leader della potenza con cui gli Stati Uniti competono più direttamente e con cui, allo stesso tempo, devono continuare a negoziare.
Questo forse è il vero significato dell’immagine: due rivali che vorrebbero prevalere l’uno sull’altro, ma che conoscono perfettamente la forza e l’importanza dell’altro e sanno che nessuno dei due può semplicemente cancellarlo.
La fotografia più interessante, quindi, non è quella dell’amicizia tra Trump e Xi, che molto probabilmente non c’è, ma quella di due rivali che continuano a sfidarsi su quasi tutto e che, quando si incontrano, mostrano al mondo di sapere perfettamente chi hanno di fronte.
In diplomazia, qualche volta, andare ad aspettare il proprio avversario ai piedi della scaletta di un aereo può contare molto più di un comunicato ufficiale: non è necessariamente sottomissione o cedimento, ma riconoscimento del peso di chi si ha di fronte.
E TU COME LO LEGGI?
Un gesto di rispetto verso un avversario di primo piano o un segnale di eccessiva deferenza?
✍ Italiano alle Canarie