16/01/2026
Ieri passato in tv e da oggi su RaiPlay vi consiglio ZAMORA: la dichiarazione d’amore di Neri Marcorè al romanzo popolare, alle vite semplici, alla comicità orlata di malinconia.
L’esordio alla regia sceglie di partire dal basso, dalle scarpe infangate di Walter Vismara, ragioniere di Vigevano interpretato da un eccellente Alberto Paradossi trapiantato in una metropoli frenetica e per lui incomprensibile. Costretto a difendere i pali nelle sfide aziendali imposte dal cavalier Tosetto, Walter subisce le angherie dei colleghi e il sarcastico soprannome che evoca il leggendario portiere spagnolo degli anni Trenta. L’incontro con il mentore Giorgio Cavazzoni, ex campione crepuscolare interpretato dallo stesso Marcorè, innesca un’evoluzione narrativa che intreccia riscatto sportivo e maturazione umana.
La ricostruzione storica è affascinante (e per me, anche se non li ho vissuti gli anni ’60, intrisi di nostalgia): uffici scintillanti, sale da ballo fumose, radio accese sulle partite. Non c’è enfasi museale: la città è organismo vivo, luogo di opportunità e cadute, di treni che arrivano troppo presto o troppo tardi.
Lontano dagli eccessi della commedia sguaiata, il film recupera le atmosfere di Ermanno Olmi e la malinconia agrodolce del primo Fantozzi. La regia predilige i toni sommessi, lasciando spazio a un cast che brilla in ogni sequenza (incluso un irresistibile Giovanni Storti e una deliziosa Marta Gastini) e a una scrittura che sa dosare il sorriso e la riflessione.
Zamora scalda, diverte, fa affiorare ricordi collettivi. È una commedia dal respiro ampio che emoziona con pudore (e in questo somiglia così tanto al suo autore Marcoré), dimostrando come, tra i pali come nella vita, l'essenziale sia trovare il coraggio di buttarsi, accettando il rischio di cadere per poi rialzarsi.
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