04/09/2026
Per Lucio Dalla, le Isole Tremiti non sono mai state un semplice luogo di villeggiatura, ma una vera e propria estensione dell'anima, il rifugio creativo a picco sul mare dove sono nati capolavori come Com'è profondo il mare e 4/3/1943. Durante le estati degli anni Ottanta, il cantautore bolognese viveva l'arcipelago senza alcun filtro, condividendo le abitudini dei residenti e imbarcandosi regolarmente sui traghetti di linea che facevano la spola tra Termoli e l'isola di San Domino, mescolato tra famiglie, pescatori e turisti.
In una calda traversata pomeridiana con il mare calmo, l'attenzione di Dalla fu attirata da un gruppo di ragazzi seduti sul ponte esterno dell'imbarcazione. Con una chitarra acustica un po' scordata e un canzoniere improvvisato, i giovani stavano cercando di intonare alcune delle sue melodie più famose, inciampando su qualche accordo. Invece di rimanere in disparte o limitarsi a un saluto distratto, Lucio si avvicinò silenziosamente alle loro spalle, indossando il suo inconfondibile berretto e gli occhiali tondi.
Senza dire una parola, si sedette a gambe incrociate direttamente sulla pavimentazione metallica del traghetto, allungò le mani verso lo strumento e disse con il suo tipico sorriso beffardo: "Lascia fare a me, che questa la conosco bene". Imbracciata la chitarra, iniziò a pizzicare i primi accordi di Piazza Grande, impostando subito quel suo canto viscerale e inconfondibile che ruppe ogni barriera tra artista e ascoltatori.
In pochi istanti, la voce potente e le note trasportate dal vento richiamarono l'attenzione di tutti i presenti a bordo. I passeggeri uscirono dai saloni interni, i marinai interruppero le manovre di routine e si formò un grande cerchio spontaneo attorno al cantautore. Dalla guidò la folla attraverso L'anno che verrà e Futura, trasformando il ponte di una comune nave di linea in un palcoscenico a cielo aperto sospeso sull'Adriatico.
Quell'esibizione improvvisata incarnò fino in fondo la poetica e l'umanità di Lucio Dalla: un artista immenso che rifiutava la distanza dello star system e considerava la musica come un rito collettivo di condivisione, capace di trasformare una traversata marittima in un momento di pura poesia popolare.