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Per Lucio Dalla, le Isole Tremiti non sono mai state un semplice luogo di villeggiatura, ma una vera e propria estension...
04/09/2026

Per Lucio Dalla, le Isole Tremiti non sono mai state un semplice luogo di villeggiatura, ma una vera e propria estensione dell'anima, il rifugio creativo a picco sul mare dove sono nati capolavori come Com'è profondo il mare e 4/3/1943. Durante le estati degli anni Ottanta, il cantautore bolognese viveva l'arcipelago senza alcun filtro, condividendo le abitudini dei residenti e imbarcandosi regolarmente sui traghetti di linea che facevano la spola tra Termoli e l'isola di San Domino, mescolato tra famiglie, pescatori e turisti.
In una calda traversata pomeridiana con il mare calmo, l'attenzione di Dalla fu attirata da un gruppo di ragazzi seduti sul ponte esterno dell'imbarcazione. Con una chitarra acustica un po' scordata e un canzoniere improvvisato, i giovani stavano cercando di intonare alcune delle sue melodie più famose, inciampando su qualche accordo. Invece di rimanere in disparte o limitarsi a un saluto distratto, Lucio si avvicinò silenziosamente alle loro spalle, indossando il suo inconfondibile berretto e gli occhiali tondi.
Senza dire una parola, si sedette a gambe incrociate direttamente sulla pavimentazione metallica del traghetto, allungò le mani verso lo strumento e disse con il suo tipico sorriso beffardo: "Lascia fare a me, che questa la conosco bene". Imbracciata la chitarra, iniziò a pizzicare i primi accordi di Piazza Grande, impostando subito quel suo canto viscerale e inconfondibile che ruppe ogni barriera tra artista e ascoltatori.
In pochi istanti, la voce potente e le note trasportate dal vento richiamarono l'attenzione di tutti i presenti a bordo. I passeggeri uscirono dai saloni interni, i marinai interruppero le manovre di routine e si formò un grande cerchio spontaneo attorno al cantautore. Dalla guidò la folla attraverso L'anno che verrà e Futura, trasformando il ponte di una comune nave di linea in un palcoscenico a cielo aperto sospeso sull'Adriatico.
Quell'esibizione improvvisata incarnò fino in fondo la poetica e l'umanità di Lucio Dalla: un artista immenso che rifiutava la distanza dello star system e considerava la musica come un rito collettivo di condivisione, capace di trasformare una traversata marittima in un momento di pura poesia popolare.

Mi chiamo Dolly Rebecca Parton, ma per il mondo intero sono semplicemente Dolly. Sono nata il 19 gennaio 1946 a Seviervi...
02/09/2026

Mi chiamo Dolly Rebecca Parton, ma per il mondo intero sono semplicemente Dolly. Sono nata il 19 gennaio 1946 a Sevierville, tra le montagne del Tennessee, quarta di dodici fratelli in una modesta capanna di legno. Fin da bambina capii che la musica sarebbe stata la mia voce e la mia salvezza.
Cominciai a cantare presto, costruendomi una chitarra improvvisata e cantando alla radio locale. Mi feci strada a Nashville con tenacia, ma dovetti affrontare un mondo dominato da regole scritte da altri, dove molti si fermavano all’apparenza dei miei abiti scintillanti, delle parrucche voluminose e del mio sorriso radioso.
Molti pensarono che fossi solo una figura eccentrica, un personaggio costruito. Ma dietro quel trucco c’era un’autrice raffinata, una mente brillante e una donna d’affari determinata che non ha mai ceduto i diritti delle proprie canzoni a nessuno. Risposi ai pregiudizi trasformando la mia umile infanzia in capolavori come Coat of Many Colors, Jolene e I Will Always Love You.
Divenuta una leggenda della musica country e pop mondiale, ho vinto decine di Grammy Awards e venduto oltre cento milioni di dischi, conquistando il rispetto dell'intera industria.
Accanto a me ci sono stati colleghi e amici straordinari: Porter Wagoner, Kenny Rogers, Emmylou Harris, Linda Ronstadt e Miley Cyrus. Insieme a loro ho condiviso palchi storici, ma ho sempre dedicato la mia vita anche a chi non aveva voce, donando centinaia di milioni di libri ai bambini attraverso la mia Imagination Library e sostenendo la ricerca scientifica.
Ho vissuto ogni singolo giorno con gratitudine, ironia e un amore sconfinato per la gente, fino a quando, ieri, mi sono congedata da questa terra.
Lascio dietro di me un’eredità di musica, generosità e luce pura: un esempio di forza e gentilezza autentica che il mondo continuerà a cantare per sempre.

"Nel 1982 Blondie era all'apice: quattro numeri uno in tre anni, ""Heart of Glass"" e ""Rapture"" nelle radio di tutto i...
31/08/2026

"Nel 1982 Blondie era all'apice: quattro numeri uno in tre anni, ""Heart of Glass"" e ""Rapture"" nelle radio di tutto il mondo, Debbie Harry icona assoluta della scena newyorkese passata da CBGB alle classifiche globali. Poi, nel momento di massimo successo, la band si sciolse.
La ragione non fu un litigio né una crisi creativa. Chris Stein, chitarrista di Blondie e partner di Harry, si ammalò di pemphigus vulgaris, una rara malattia autoimmune della pelle. Rimase ricoverato in ospedale per tre mesi, seguiti da una lunga convalescenza durante la quale, come raccontò lui stesso, non lasciò Manhattan per anni.
Debbie Harry scelse di restare al suo fianco. Mise in pausa la carriera del gruppo e anche la propria promettente carriera solista, avviata proprio in quel periodo con l'album ""KooKoo"" del 1981, per dedicarsi interamente a lui. Nessun tour, nessuna promozione, nessuna rincorsa al successo che stava vivendo: solo la scelta di esserci.
Fu una decisione che cambiò per sempre la storia della band, ritardando di quindici anni la reunion di Blondie, arrivata solo nel 1997. Ma è anche il capitolo che racconta chi fosse davvero Debbie Harry dietro l'icona: non solo la voce di ""Call Me"" e ""The Tide Is High"", ma una donna capace di rinunciare al culmine della fama per stare accanto a chi amava.
Dietro ogni icona pop c'è spesso una scelta di umanità che vale più di qualsiasi hit."

Carlos Santana, a fine anni '90, era considerato da molti un artista del passato. Dopo il boom degli anni '70, tra gli a...
28/08/2026

Carlos Santana, a fine anni '90, era considerato da molti un artista del passato. Dopo il boom degli anni '70, tra gli anni '80 e '90 la sua carriera aveva vissuto un declino relativo, con un pubblico sempre più di nicchia rispetto ai fasti di Woodstock.
Poi arrivò il 1999, e con esso ""Supernatural"". Un album che nessuno si aspettava potesse riportarlo al centro della scena mondiale: collaborazioni con artisti dell'ambito hip-hop, un suono che mescolava la sua chitarra inconfondibile a sonorità contemporanee, e un singolo, ""Smooth"", che diventò ovunque un tormentone.
Il risultato fu clamoroso: nove Grammy Awards per un singolo album, tra cui Album of the Year e Record of the Year. Un traguardo che pareggiò il record storico appartenuto a Michael Jackson, e che consacrò ""Supernatural"" come uno dei più straordinari ritorni della storia della musica.
Eppure quella rinascita non nasceva dal nulla. Nato ad Autlán de Navarro nel 1947, figlio di un violinista mariachi, Carlos Santana aveva costruito la sua leggenda decenni prima: la Santana Blues Band fondata nel 1966, l'esibizione a Woodstock nel 1969 con ""Soul Sacrifice"", capolavori come ""Abraxas"" e ""Caravanserai"" che avevano fuso blues, rock, jazz e sonorità latine in un linguaggio unico.
Oggi, con oltre 80 milioni di dischi venduti, dieci Grammy Awards, l'ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame e il Kennedy Center Honors Award, la sua storia resta un promemoria semplice ma potente: il talento vero non scade mai, aspetta solo il momento giusto per tornare a brillare.
🎸✨
Il vero talento non ha data di scadenza, aspetta solo il momento giusto per tornare a brillare.

Tutti a dire che la mia voce era un graffio sull'anima, un concentrato puro di malinconia, sofferenza e poesia blues. Ch...
26/08/2026

Tutti a dire che la mia voce era un graffio sull'anima, un concentrato puro di malinconia, sofferenza e poesia blues. Che raccontavo l'inquietudine di un'intera generazione.
Belle parole, vero? Peccato che, quando ero in vita, le parole fossero ben altre.
La realtà è che mi hanno criticata, giudicata, fatta a pezzi. Per la gente ero solo una persona persa, da evitare a tutti i costi. E non posso nemmeno dare loro del tutto torto. A un certo punto della mia strada ho incrociato due compagni di viaggio fissi: la bottiglia e le mie dipendenze. Loro, a differenza del resto del mondo, non mi hanno mai voltato le spalle né giudicata.
Alla fine della fiera mi chiamo Janis Joplin. Ed ero solo una ragazza che voleva disperatamente un po' d'amore e di accettazione.
Janis

Il 27 agosto 2003, sul red carpet di un evento a Los Angeles, la giovanissima Miranda Cosgrove, appena dieci anni e redu...
24/08/2026

Il 27 agosto 2003, sul red carpet di un evento a Los Angeles, la giovanissima Miranda Cosgrove, appena dieci anni e reduce dalle riprese del film School of Rock al fianco di Jack Black, incrociò Ozzy Osbourne.
Colpita dalla presenza dello storico frontman dei Black Sabbath, la futura stella di Nickelodeon si avvicinò per chiedergli uno scatto insieme. Il cantante si prestò al momento con un sorriso divertito, immortalando l'incontro tra due ere del panorama di intrattenimento americano.
In quel periodo la carriera della piccola attrice era a una svolta decisiva grazie all'imminente uscita al cinema nei panni della determinata Summer Hathaway, mentre il cantante britannico attraversava una nuova fase di popolarità globale spinta dal successo del reality show The Osbournes su MTV.
Lo scatto immortalò un bizzarro punto di contatto tra la nuova generazione dello spettacolo per ragazzi e una delle figure più controverse della storia del heavy metal, ricordato anni dopo dalla stessa attrice con battute ironiche sull'inconfondibile aura dell'artista.

Freddie Mercury sviluppò un attaccamento viscerale e quasi visivo nei confronti dei suoi numerosi gatti domestici, arriv...
21/08/2026

Freddie Mercury sviluppò un attaccamento viscerale e quasi visivo nei confronti dei suoi numerosi gatti domestici, arrivando a considerarli a tutti gli effetti come componenti della propria famiglia. All'interno della sua sontuosa dimora londinese di Garden Lodge arrivò a ospitare fino a dieci felini contemporaneamente (tra cui Tom, Jerry, Tiffany, Goliath, Delilah e Miko), molti dei quali salvati da gattili o dalla strada. La sua preferita in assoluto era Delilah, a cui dedicò persino un'intera traccia contenuta nell'album Innuendo dei Queen. Quando si trovava in tour con la band in America, in Asia o in Europa, la lontananza da casa gli causava una forte nostalgia. Per questa ragione chiamava regolarmente al telefono la sua storica compagna e fidata custode Mary Austin, pretendendo che sollevasse i gatti uno alla volta e avvicinasse il ricevitore alle loro orecchie, così che potesse parlare con loro, chiamarli per nome e ascoltare i loro miagolii attraverso la linea telefonica intercontinentale.

Bruce Springsteen posò di spalle davanti alla bandiera americana per la celebre copertina di Born in the U.S.A., scattat...
19/08/2026

Bruce Springsteen posò di spalle davanti alla bandiera americana per la celebre copertina di Born in the U.S.A., scattata dalla fotografa Annie Leibovitz. Il dettaglio rosso che spunta dalla tasca posteriore dei suoi jeans viene spesso scambiato per un berretto da capotreno o una sciarpa, ma si tratta in realtà di un cappello da baseball arrotolato che il cantante portava sempre con sé come portafortuna durante le registrazioni.

Prince decise di incidere quasi interamente da solo il doppio album Sign o' the Times. Chiuso per settimane nei Sunset S...
17/08/2026

Prince decise di incidere quasi interamente da solo il doppio album Sign o' the Times. Chiuso per settimane nei Sunset Sound Recorders di Hollywood, registrò basso, batteria, chitarre e tastiere traccia su traccia, riducendo al minimo l'intervento di altri musicisti per mantenere un controllo creativo totale su ogni singola sfumatura sonora del progetto

David Bowie ricevette un colpo al volto a quindici anni durante una lite per una ragazza con l'amico George Underwood. L...
14/08/2026

David Bowie ricevette un colpo al volto a quindici anni durante una lite per una ragazza con l'amico George Underwood. L'impatto causò una paralisi permanente del muscolo sfintere dell'iride sinistra, rendendo la sua pupilla costantemente dilatata: questo dettaglio creò la famosa illusione ottica dei due occhi di colore diverso, trasformandosi in un marchio visivo iconico per tutta la sua carriera.

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