03/08/2026
COMUNICATO STAMPA 👇👇👇
Oggi scopriamo che la priorità della scuola italiana è... il burqa.
Secondo il ministro, vietarlo sarebbe una questione di dignità delle studentesse. Davvero? Perché, a guardarsi intorno, verrebbe da pensare che la dignità della scuola venga lesa ogni giorno da ben altro.
Restando sul tema, mi chiedo: siamo sicuri che una misura del genere rappresenti davvero un deterrente all'islamizzazione? O non rischia, invece, di ottenere l'effetto opposto, spingendo alcune famiglie a tenere le ragazze lontane dalle aule, aggravando la dispersione scolastica e favorendo proprio quelle dinamiche di isolamento che si dice di voler contrastare?
Ma davvero la priorità è questa? Davvero vogliamo spacciare una logica restrittiva per una conquista di civiltà? Ricorda un po' quelle "guerre per esportare la democrazia" che negli ultimi decenni hanno lasciato più macerie che libertà.
Nel frattempo, la scuola italiana continua ad avere bisogno di certezze strutturali: edifici sicuri, contratti dignitosi e non truffa, azzeramento del precariato cronico, aule accoglienti, meno burocrazia, la stabilizzazione di circa 250 mila lavoratori precari. Ma evidentemente il problema più urgente è un indumento.
Intanto si chiudono le frontiere con la Spagna per paura di una fantomatica "invasione saracena", mentre in mezza provincia di Napoli ci sono scuole lesionate dall'ultimo terremoto. E mentre il ponte scricchiola c'è chi discute il colore della vernice del parapetto..
E allora tornano inevitabili le parole di Dante:
"Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bo****lo."
Prof Mario Brasile - dirigente nazionale
Sam - federazione Gilda Unams