Dott.ssa Caterina Giordano Psicologa

Dott.ssa Caterina Giordano Psicologa Mi chiamo Caterina, sono una psicologa e scrittrice, e da qualche anno accompagno le persone in percorsi di crescita personale e trasformazione interiore.

Unisco psicologia del profondo all' orientamento strategico per accompagnare ogni anima a comprendere il proprio mondo interiore e a trasformarlo in un cammino di libertà e benessere psicofisico. ✨
📍Agropoli e ovunque tu sia ! Il mio cammino è iniziato molto tempo fa con la psicologia del profondo:
ho incontrato Jung, Carotenuto e altri autori che fanno parte di quella corrente che dà valore ai simboli, ai sogni e all’inconscio come linguaggio dell’anima. Da loro ho imparato che tutto ciò che viviamo all’esterno è lo specchio di ciò che accade dentro di noi, e che anche il dolore, se ascoltato con consapevolezza, può diventare un ponte verso la guarigione. Col tempo, questa ricerca mi ha portata ad avvicinarmi anche alla Cabala, che considero una forma di psicologia spirituale: una mappa simbolica dell’anima che insegna a leggere le dinamiche interiori attraverso i principi universali e le leggi della vita. Nella Cabala ho ritrovato ciò che Jung intuiva nei suoi studi sull’alchimia: la trasformazione come processo naturale dell’essere umano, un dialogo continuo tra luce e ombra, spirito e materia. Parallelamente, ho scelto di formarmi nella psicoterapia breve strategica, un approccio concreto, centrato sull’azione e sulla risoluzione dei blocchi emotivi. Ho scoperto così che i due percorsi — quello simbolico e quello strategico — non si escludono, ma si nutrono a vicenda. La psicologia del profondo ci mostra perché soffriamo. La terapia breve strategica ci insegna come smettere di farlo. E in mezzo, la spiritualità ci restituisce il senso del nostro cammino. Quando non lavoro, mi piace camminare nella natura, osservare il mare, ascoltare il silenzio. Sono momenti in cui ritrovo la mia natura introversa e contemplativa, da cui nascono spesso le mie riflessioni e le mie scritture. Credo che ognuno di noi porti dentro di sé una conoscenza antica: la capacità di guarire, evolvere e ritrovare il proprio centro. Il mio lavoro è aiutare a riconnettersi a quella parte autentica, con delicatezza, metodo e rispetto dei tempi interiori.

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Vi è mai capitato di dirvi: «Ok, basta. Non ci devo più pensare»… e ritrovarvi, qualche minuto dopo, esattamente lì?È un...
28/09/2026

Vi è mai capitato di dirvi: «Ok, basta. Non ci devo più pensare»… e ritrovarvi, qualche minuto dopo, esattamente lì?

È una cosa molto più comune di quanto sembri.

E c’è un piccolo paradosso della mente dietro questo meccanismo: quando proviamo a non pensare a qualcosa,dobbiamo necessariamente controllare se quel pensiero è ancora presente.

In altre parole, per verificare di non pensare a qualcosa… dobbiamo continuare a tenerla presente.

È esattamente ciò che accade con l’esperimento dell’elefante rosa del disegno

Ma la parte interessante arriva quando questo meccanismo entra nella vita quotidiana.

Pensiamo all’ansia.

Possiamo accorgerci di avere un pensiero che ci spaventa e iniziare a dirci:

«Non devo pensarci.»

Oppure sentire una sensazione fisica e pensare:

«Devo calmarmi.»

Oppure avere paura di una situazione e ripeterci:

«Non devo agitarmi, altrimenti succede qualcosa.»

A prima vista sembrano tentativi perfettamente comprensibili.

Stiamo cercando di stare meglio.

Il problema è che, mentre cerchiamo di eliminare il pensiero, controlliamo continuamente se è ancora lì.

E mentre cerchiamo di capire se siamo abbastanza tranquilli, iniziamo a controllare il battito, la respirazione, le sensazioni del corpo, il livello di ansia…

E ciò che volevamo smettere di osservare diventa il centro della nostra attenzione.

Questo fenomeno è stato studiato nella ricerca psicologica sulla soppressione dei pensieri,a partire dai lavori di Daniel Wegner. Gli studi hanno mostrato come il tentativo intenzionale di eliminare un contenuto mentale possa avere, in determinate condizioni, effetti paradossali.

Ed è proprio qui che trovo interessante la prospettiva della Terapia Breve Strategica.

Quando una persona porta un problema, non ci si limita a chiedere:

“Perché ti succede?”

Si può osservare anche:

“Cosa fai quando ti succede?”

E soprattutto:

“Cosa fai per cercare di risolverlo?”

Perché a volte una strategia nasce con un'intenzione assolutamente comprensibile — proteggerci, tranquillizzarci, controllare qualcosa — ma finisce per alimentare proprio il meccanismo che vorremmo interrompere.

Questo è il concetto delle tentate soluzioni:non tutto ciò che facciamo per risolvere una difficoltà produce necessariamente l'effetto desiderato.

E allora, davanti a un pensiero che continua a tornare, forse una domanda interessante non è soltanto:

“Come faccio a mandarlo via?”

Ma:

“Cosa faccio ogni volta che arriva?”

A volte è proprio cambiando prospettiva che iniziamo a vedere qualcosa che prima ci sfuggiva.

E forse è questo uno degli aspetti più affascinanti della psicologia: non sempre per cambiare una difficoltà dobbiamo fare di più. A volte dobbiamo capire cosa stiamo già facendo.

📚 Riferimento scientifico:Wegner, D. M., Schneider, D. J., Carter, S. R., & White, T. L. (1987). *Paradoxical effects of thought suppression*. Journal of Personality and Social Psychology, 53(1), 5–13.

Se questo piccolo esperimento ti ha fatto pensare a qualcosa che succede anche a te, raccontamelo nei commenti. 🧠

E se ti interessa scoprire altri piccoli paradossi della mente,seguimi: continueremo a guardarli insieme, un po’ più in profondità.

22/09/2026
A volte ci abituiamo così tanto a qualcosa che ci fa stare male da pensare che sia semplicemente “parte di noi”. 🌵Poi ar...
21/09/2026

A volte ci abituiamo così tanto a qualcosa che ci fa stare male da pensare che sia semplicemente “parte di noi”. 🌵

Poi arriva un momento in cui nasce una domanda:
“E se potessi stare diversamente?”

Iniziare un percorso psicologico significa anche questo: fermarsi, comprendere ciò che ci sta succedendo e imparare a guardarsi con occhi nuovi. 💜

Ti è mai capitato di abituarti a qualcosa che, in realtà, ti faceva stare male?

Raccontamelo nei commenti, anche con una sola parola. 👇

Ci sono pagine della nostra storia che avremmo voluto non vivere.Pagine che fanno male.Pagine che vorremmo strappare, di...
18/09/2026

Ci sono pagine della nostra storia che avremmo voluto non vivere.

Pagine che fanno male.
Pagine che vorremmo strappare, dimenticare, cancellare.

Una perdita. Un cambiamento. Un fallimento. Un corpo che non riconosciamo più. Un desiderio che non è andato come speravamo.

Eppure, quelle pagine ci hanno portato fin qui.

Non significa dover amare tutto ciò che è accaduto. Significa poter guardare ciò che abbiamo attraversato senza continuare a punirci per questo.

Perché la nostra storia non è fatta solo delle pagine che avremmo scelto. È fatta anche di quelle che la vita ha scritto per noi.

💬 Se dovessi dare un titolo alla pagina che stai vivendo oggi, quale sarebbe?

𝐍𝐨𝐧 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐦𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞Me lo disse guardando a terra.Giulia ha trentasei anni. Insegna alle elementari .Sa c...
14/09/2026

𝐍𝐨𝐧 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐦𝐢𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞
Me lo disse guardando a terra.

Giulia ha trentasei anni. Insegna alle elementari .
Sa come stare con i bambini, sa come contenerli, sa trovare le parole giuste quando qualcuno piange...
Al lavoro non perde mai la calma.

A casa però con suo figlio di tre anni, era diverso...lei si sentiva sempre inadeguata.

Bastava un capriccio al momento sbagliato,un pianto che non si calmava,una risposta brusca che usciva prima ancora che potesse fermarla.E' così che arrivava ( puntuale, pesante, sempre uguale a se stessa ) quella voce:

"Avrei dovuto fare meglio. E' per questo che lui esplode"

Giulia mi ha colpito perchè raccontava tutto questo con una voce controllata ,precisa,ordinata che non lasciava spazio alle emozioni. Parlava di sè come un problema da correggere e non una persona da ascoltare.

"𝐆𝐢𝐮𝐥𝐢𝐚 ,𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐞𝐫𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐚 𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐞𝐯𝐢, 𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞𝐯𝐚?"

Silenzio.

"Mi dicevano di smetterla di farlo,che stavo esagerando,che non era il momento."

Altra pausa ma questa volta ingoiando un magone.

"Così imparavo a stare zitta e buona ."

Sua madre non era stata una persona "cattiva "era però stata emotivamente poco disponibile e quei bisogni di Giulia bambina che non trovavano uno spazio per esprimersi, quei pianti venivano spenti invece di contenuti.

Così Giulia aveva imparato presto a non chiedere troppo,non disturbare,essere brava,essere forte da sola e a tentare di capire l'umore degli altri prima ancora che si manifestasse.

𝐏𝐨𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐨̀ 𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞.

E davanti a lei c'era un bambino in carne ed ossa che piangeva, aveva bisogno di attenzioni, protestava, cercava conforto esattamente quelle emozioni che lei, da bambina, aveva imparato a contenere, a rendere silenziose, a mettere via.E la sensazione di inadeguatezza tornava a farsi sentire: " E ora cosa faccio?"

𝐋𝐚 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚. 𝐋'𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞.
Aveva riattivato uno schema relazionale antico quello che diceva: se qualcuno ha bisogno di me e io non riesco a soddisfarlo, ho sbagliato qualcosa. Sono inadeguata. Non sono abbastanza.

𝐍𝐨𝐧 𝐞𝐫𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐚 : 𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐞𝐫𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐯𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚𝐫𝐥𝐞, 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚.

Chi ha imparato che l'amore doveva essere meritato ,trasforma la maternità in un'occasione per ricercare la perfezione.
Chi è cresciuta sentendosi responsabile delle emozioni degli altri,vive quelle del proprio figlio come qualcosa che deve necessariamente risolvere per sentirsi gratificato.

Il dictat interiore è :

"Se piange, devo riuscire a farlo smettere."

"Se è arrabbiato, ho sbagliato qualcosa."

"Se ha bisogno di me, devo esserci sempre."

E così, senza accorgersene, ogni giornata diventa una verifica del proprio valore.
Ogni errore una prova della propria inadeguatezza.
Ogni bisogno personale una colpa.

"𝐏𝐢𝐮̀ 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚𝐯𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐟𝐞𝐭𝐭𝐚, 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐦𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐚. 𝐏𝐢𝐮̀ 𝐦𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐚, 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐜𝐚. 𝐏𝐢𝐮̀ 𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐜𝐚, 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐯𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚. 𝐄 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐞𝐯𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐳𝐢𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐦𝐢 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐦𝐚𝐝𝐫𝐞."

Quello che volevo che Giulia capisse è che non essere una madre perfetta significa essere una madre umana:
Puoi perdere la pazienza ma fare in modo di riparare,puoi sbagliare e chiedere scusa,puoi aver bisogno di aiuto e chiederlo. Puoi avere il diritto di desiderare uno spazio tutto tuo.Puoi essere stanca, vulnerabile, incerta e continuare ad amare profondamente tuo figlio.

La relazione tra genitori e figli non si costruisce sull'assenza di errori. Le “rotture” nella relazione sono parte della normale vita di una diade genitore-bambino. Ciò che sembra avere un ruolo importante è la possibilità di riparare: riconnettersi dopo un momento di distanza, conflitto o disallineamento e ritrovare una condizione di sicurezza e regolazione.
La ricerca ha infatti osservato che una maggiore capacità di riparare le interazioni genitore-bambino è associata a una migliore regolazione emotiva nei bambini.

E forse è proprio qui che possiamo iniziare a guardare anche a quella voce che, dopo ogni errore, ti dice:

“Non sono abbastanza.”

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐨 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞, 𝐦𝐚 𝐜'𝐞̀ 𝐮𝐧'𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚.

Con Giulia ci è voluto tempo.

Una volta mi ha detto: "Mi sembra di girare in cerchio. Capisco, esco da qui convinta, e poi basta un momento sbagliato e sono di nuovo lì."

Avrei potuto dirle che era normale, che il cambiamento richiede tempo, che doveva avere pazienza.

Ma non era quello il punto.

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐫𝐞𝐚𝐠𝐢𝐯𝐚 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐯𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐮𝐬𝐜𝐢𝐫𝐞 𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐠𝐢𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨.

Nel lavoro terapeutico, quando emerge un meccanismo di questo tipo, non è sufficiente comprendere razionalmente perché si è instaurato. È importante osservare come il problema si mantiene nel presente: cosa succede prima, come la persona reagisce, quali tentativi mette in atto per risolverlo e in che modo quelle stesse soluzioni finiscono, talvolta, per alimentarlo.

È a partire da questa osservazione che il percorso può orientarsi verso esperienze concrete, attraverso cui sperimentare modalità differenti di affrontare ciò che fino a quel momento sembrava difficile o minaccioso.

Non si tratta semplicemente di convincersi che le proprie paure siano infondate.

Si tratta di poter sperimentare concretamente cosa accade quando, di fronte a una situazione temuta, si interrompono alcune delle risposte abituali e se ne introducono di nuove.

Perché in terapia comprendere il funzionamento di una difficoltà è importante, ma la consapevolezza, da sola, non sempre è sufficiente a modificarla.

𝐈𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐞𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞 𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞, 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐨, 𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐢𝐭𝐮𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐫𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐞 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨.

E non accade sempre in modo lineare.

Anche Giulia ha passato dei momenti in cui la difficoltà si è ripresentata, con vecchie strategie che tornano e la sensazione di essere nuovamente al punto di partenza.

Ma anche questi momenti possono diventare materiale di lavoro: permettono di osservare nuovamente il meccanismo e di individuare dove intervenire per interromperlo.

Così, lentamente, qualcosa può iniziare a spostarsi.

Non necessariamente scompaiono i momenti difficili.

Può cambiare, però, il modo in cui vengono riconosciuti e affrontati.

La persona può imparare a riconoscere prima ciò che sta accadendo, a non interpretarlo automaticamente come una conferma delle proprie paure e, soprattutto, a non rispondere sempre nello stesso modo nel tentativo di stare meglio.

𝐈𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐢𝐭𝐨.𝐌𝐚 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐬𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞.

Ed è forse uno degli aspetti più preziosi del lavoro terapeutico: non limitarsi a comprendere perché ci si trova dentro un problema, ma costruire, passo dopo passo, la possibilità concreta di sperimentare una strada diversa per iniziare a uscirne.

Dott.ssa Caterina Giordano scrittrice e psicologa

⚠️ NOTA IMPORTANTE

Quella che segue è una vignetta narrativa di carattere esclusivamente psicoeducativo e divulgativo. Il personaggio, i dialoghi, le situazioni, le circostanze e tutti gli elementi della narrazione sono frutto di elaborazione narrativa e sono stati costruiti per rappresentare dinamiche psicologiche generali.

La storia non descrive il caso clinico di una persona specifica, non è riconducibile a una singola persona reale e non riporta contenuti tratti da una specifica relazione terapeutica. Eventuali somiglianze con persone, situazioni o esperienze reali sono da considerarsi puramente casuali.

Il contenuto ha finalità informative e non intende sostituire una valutazione psicologica o un percorso psicoterapeutico individuale.

A volte guardiamo noi stessi come quel giardiniere: misuriamo, confrontiamo, correggiamo.“Troppo alto.”“Troppo largo.”“N...
11/09/2026

A volte guardiamo noi stessi come quel giardiniere: misuriamo, confrontiamo, correggiamo.
“Troppo alto.”
“Troppo largo.”
“Non abbastanza perfetto.”

E nel tentativo di rendere tutto come dovrebbe essere, rischiamo di dimenticare una cosa: ogni fiore ha il suo modo di crescere. 🌱

Forse non devi diventare diverso.
Forse devi solo smettere di misurarti con il metro degli altri.

💭 Tu, in cosa senti di essere “troppo” o “non abbastanza”?

Ci sono persone che, davanti alle crepe, scelgono di andarsene. Altre, invece, decidono di fermarsi, comprendere, costru...
04/09/2026

Ci sono persone che, davanti alle crepe, scelgono di andarsene. Altre, invece, decidono di fermarsi, comprendere, costruire e riparare.

L’amore autentico non è assenza di difficoltà, ma la volontà di prendersi cura di ciò che si è scelto di abitare. Vale nelle relazioni, nelle amicizie, nella famiglia… ma anche nel rapporto con noi stessi.

Riparare non significa accettare tutto, ma investire tempo, ascolto e presenza quando c’è ancora qualcosa di prezioso da custodire.

💜 Tu cosa ne pensi? L’amore è trovare qualcosa di perfetto o scegliere di prendersene cura, anche quando mostra le sue crepe?

Indirizzo

Via Quintino Sella
Agropoli
84043

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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