Prendete posto

Prendete posto Storie di donne e uomini (che ci piacciono). Racconti di vita sociale, economica, politica.

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11/09/2026

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Emma, 26 anni. Le dicono sterile, poi è incinta. Lo stesso medico che ha sbagliato le vende la soluzione a peso d’oro: paghi e abortisci.

Lei non paga. Lei non va all’estero come le signore ricche. Una stanza fredda, di notte. L’umiliazione dell’aborto clandestino, da lì il giuramento mai più nessuna deve vivere questo. Perché il diritto è sempre il diritto di chi non può comprarsi il privilegio.
Emma che non si nasconde: si autodenuncia.

Emma e l’immigrazione. Un ospizio davanti a un asilo. L’Europa vecchia, l’Africa giovane. Si accoglie, per continuare a vivere e si danno regole per convivere. Emma che cuce le ragioni insopportabili ed è questo che fanno i pacifisti.
La pace non si grida. Si cuce tra posizioni impresentabili, tra chi non si vuole incontrare e chi cuce la pace si buca le mani. Emma accanto ai peggiori. Se non si salvano loro non si salva nessuno. La pena che umilia non è giustizia, è vendetta e diffonde solo crimini e dolori.

Emma nelle carceri, dove nessuno guarda. Conta le brande. Conta i respiri. Una galera giusta è un reato che non accade. Emma, corpi di donne tagliati all’alba. Infibulazione.
Chiamatela tradizione: era una lama.

Lei all’ONU, a spaccare in due un tabù di mille anni. Emma, il divorzio. Firma dopo firma, banchetto dopo banchetto. L’Italia che non voleva, e poi si è liberata. La libertà non accade: si ottiene e si difende ogni giorno, col corpo, presidiando. Nulla è ottenuto una volta per sempre. Nulla.

Emma, il confronto, sempre. Emma che i fanatici non li sopporta: chi ha una sola risposta non ha mai fatto una domanda, e chi non domanda nulla sa. Emma commissaria: pane dove c’era fame.

Emma ministra: un mondo che si sfascia, e lei lì a costruire ponti. Emma, legalizzazione.
Emma antiproibizionista, l’unica lotta decisiva contro le mafie.
Clandestino non è chi sbaglia.
È chi lo Stato lascia al buio.

Emma europeista perché è l’unica possibilità di costruire opportunità.
Emma che è sempre e solo impegno.
Impegno non come fatica: impegno per vivere,
impegno per morire, impegno per essere felici,
impegno per non avere impegni,
impegno a scegliere. Sempre.
Emma che non è una sola Emma.
A tutte le Emma ho voluto tanto bene.

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05/09/2026

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Si chiamava Lorena Isceri. Aveva 45 anni.
Aveva già chiesto aiuto. E negli ultimi minuti della sua vita ha provato ancora a salvarsi.

Il suo ex l’ha aspettata nel garage. L’ha picchiata, legata, caricata in macchina e chiusa nel bagagliaio. Lorena, da lì dentro, è riuscita a chiamare il 112. Ha provato a spiegare dove si trovava mentre l’uomo che diceva di averla amata la stava portando verso la morte.

Poi il viadotto sull’A1: lui l’ha uccisa, lanciandola da un viadotto di 40 metri. Non contento, lo ha comunicato con soddisfazione alla madre di lei. Dopo si è tolto la vita.

E mentre accadono storie come questa, c’è Roberto Vannacci che gira l’Italia spiegandoci che “il femminicidio non esiste” e che il reato di femminicidio andrebbe cancellato.

Venga qui, Generale.
Venga a raccontarcelo guardando la fotografia di Lorena.

Ci spieghi come dobbiamo chiamare un uomo che aspetta la propria ex sotto casa perché lei ha deciso di lasciarlo.
Come dobbiamo chiamare l’idea per cui una donna, quando dice basta, diventa qualcosa da punire.
Come dobbiamo chiamare quel possesso feroce che trasforma una relazione finita in una sentenza di morte.

Per Vannacci sarà pure una parola fastidiosa. Per Lorena è stata la realtà.

Ed è proprio questo il punto che certa destra cerca disperatamente di cancellare insieme al termine: la matrice, il dominio, controllo. La convinzione che una donna sia tua e che, se prova ad andarsene, possa pagarla con la vita.

Togliere una parola dal codice penale costa poco.
Togliere Lorena da quel viadotto, purtroppo, è impossibile.

Perciò la prossima volta che Vannacci salirà su un palco a spiegare che “il femminicidio non esiste”, ricordatevi di lei.

Ricordatevi di Lorena Isceri.

Perché a furia di negare il fenomeno, l’unica cosa che sparisce sono le donne.

ciao compagno
06/08/2026

ciao compagno

E' ARRIVATA LA MITICA "LOCOMOTIVA" UN INNO CONTRO QUALUNQUE INGIUST...

07/07/2026

Quando venni ricoverata per la prima volta in manicomio ero poco più di una bambina, avevo sì due figlie e qualche esperienza alle spalle, ma il mio animo era rimasto semplice pulito, sempre in attesa che qualche cosa di bello si configurasse al mio orizzonte; del resto ero poeta e trascorrevo il mio tempo tra le cure delle mie figliole e il dare ripetizione a qualche alunno, e molti ne avevo che venivano a scuola e rallegravano la mia casa con la loro presenza e le loro grida gioiose. Insomma ero una sposa e una madre felice, anche se talvolta davo segni di stanchezza e mi si intorpidiva la mente.

Provai a parlare di queste cose a mio marito, ma lui non fece cenno di comprenderle e così il mio esaurimento si aggravò, e morendo mia madre, alla quale io tenevo sommamente, le cose andarono di male in peggio tanto che un giorno, esasperata dall'immenso lavoro e dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fumi del male, diedi in escandescenze e mio marito non trovò di meglio che chiamare un’ambulanza, non prevedendo certo che mi avrebbero portata in manicomio.

Ma allora le leggi erano precise e stava di fatto che ancora nel 1965 la donna era soggetta all'uomo e che l’uomo poteva prendere delle decisioni per ciò che riguardava il suo avvenire.

Alda Merini ❤

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𝐀𝐥𝐝𝐚 𝐌𝐞𝐫𝐢𝐧𝐢. 𝐔𝐧𝐚 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐬𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐞 𝐥𝐚 𝐠𝐢𝐨𝐢𝐚.
di Antonio Nobili
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19/02/2026

Ci sono decisioni così difficili da prendere che si rischia l'immobilità totale. Una paralisi che si avverte a partire dal cuore.
Può durare una vita.
Poi in qualche modo decidi e apri quella porta e non muori.

26/01/2026

Il titolo dice tutto! Una delle più belle del Blasco!Stupendo (Vasco Rossi)È nei ritagli ormai del tempo che penso a quando tu eri qui era difficile ricordo ...

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