27/05/2026
Bongiorno fraidi! Guardando ’sta foto che sembra uscita dal baule de nonna, m’ha preso n'attacco de nostalgia per la nostra Ancona de na volta. Questo qui sotta è proprio Corso Vittorio Emanuele, quello che oggi tutti quanti chiamiamo Corso Garibaldi (o più semplicemente, el Corzo).
C’è un aneddoto vero che fa capi' benissimo quanto noi anconetani siamo legati alle nostre abitudini e, ammettiamolo, quanto ce piace brontola' e fa i "fresconi" da tempi immemori.
Quando el Corso era... na pista da corsa!
Siamo alla fine dell'Ottocento. Il Corso era stato appena sistemato, bello dritto, elegante, la fiera del passeggio. Ma c'era un problema: non c'erano mica le macchine o i tram elettrici precisi precisi come quello in foto. C'erane i cavalli. E soprattutto, c'erane i "giovinastri" de l'Ancona bene coi loro calessi.
Praticamente, sti ragazzotti scavezzacollo avevano preso il Corso per l'autodromo di Monza. Sfrecciavano a tutta velocità tra le signore col parasole e i vecchietti che andavano a prende il fresco, facendo un polverò che non ve digo e rischiando de stende la gente a ogni angolo.
La situazione era diventata così insostenibile che il Comune dovette emanare un'ordinanza storica che diceva più o meno così:
"È proibito assolutamente il correre a furia coi cavalli e calessi per il Corso Vittorio Emanuele, per non mettere a repentaglio l’incolumità dei cittadini."
Cosa fecero i nobili e i commercianti dell'epoca? Diedero retta? Ma quando mai! Invece di rallentare, iniziarono a protestare dicendo che l'ordinanza "rovinava il commercio" e che toglieva il brio alla città. I pedoni, dal canto loro, si appostavano di fianco alle carrozze urlando i classici insulti che sono rimasti scolpiti nella pietra del nostro dialetto:
"Ma va a fadigà!" (rivolto al nobile annoiato sul calesse)
"Guarda sto cojò!"
In pratica, cambia il secolo, cambiano i mezzi, ma lo sport preferito dell'anconetano sul Corso rimane sempre lo stesso: fa le vasche, guardà la gente e tirà i moccoli!