20/09/2026
IL TOSCO L'HA VISTA COSÌ
BOLOGNA TORINO 1-1
Sono anni che mi sgolo per sottolineare come in porta il Bologna abbia “il problema”: Skorupski oltre a dare insicurezza fra i pali, crea problemi ai compagni ogniqualvolta devono appoggiarsi a lui per evitare la pressione: quando gli arriva il pallone sui piedi per far ripartire l’azione sembra fare proprio gli stessi sforzi di chi sta sulla tazza: e l’esito è il medesimo!
Però questo è un problema che esiste da tempo (a parte i due anni di gestione Motta che, evidentemente, aveva poteri magici nel trasformare calciatori mediocri in calciatori funzionali) e che l’area tecnica (in questo caso realmente da criticare) non ha mai preso in considerazione: attendere la crescita potenziale di Pessina non avrebbe dovuto passare per un tale abbaglio; se non Ravaglia perché evidentemente inviso a parte della piazza e immagino al comparto tecnico della dirigenza, sarebbe bastato non rinnovare Skorupski e traghettare Pessina con un portiere più fresco di testa e di gambe.
Il mondo del calcio è pieno di secondi che costano zero e sono funzionali alla crescita di un giovane del vivaio.
Chiaro che il portiere non dev’essere un alibi per una squadra che non riesce a vincere nessuna delle prime cinque partite, ma se ogni tanto si tenesse la porta inviolata sai mai: la Lazio con Mandas ha come minimo la metà dei punti in più di quelli meritati; il Cagliari con Caprile idem.
Avanti pure perché per alcuni tratti il Bologna ieri ha avuto una sua impronta, che con Tedesco non si era vista in quattro partite: i puristi e le anime belle del calcio, quelli che oggi rimpiangono Motta quando all’epoca avrebbe voluto Ranieri alzino pure il ciglio, ma il calcio è fatto anche di duelli, pressing e ripartenze e in questo il calcio di Palladino -bello o brutto è questione di lana caprina- ieri si è comunque visto.
Sarà così amici: Palladino è un pragmatico, porta avanti un calcio redditizio, non bello e sono certo che il Bologna con lui avrà certamente una propria identità.
Non piacerà?
Pazienza, tanto qua non è mai piaciuto niente (prima) per poi rimpiangerlo (dopo): una volta che avrà accorciato i reparti così da dover fare uscire meno i braccetti e tenere più dentro al campo gli esterni alti per rimpolpare la mediana, la squadra riuscirà a sviluppare quelle transizioni rubando palla che sono la vera arma di Palladino; stare dentro alla partita, rischiare poco (ieri si è visto che ad ogni minimo dubbio la palla poteva anche essere calciata su) e ripartire rapidi.
Lo ha fatto a Monza, a Firenze e a Bergamo: lo farà anche a Bologna.
Tosco