13/01/2026
È volato in cielo 💔🕊️
Purtroppo è appena arrivata una notizia tragica, una di quelle che nessuno vorrebbe mai leggere, una di quelle che ti costringono a fermarti anche se stai scorrendo distrattamente il telefono.
Una notizia che arriva all’improvviso e ti lascia con un nodo in gola, perché parla di una vita spezzata troppo presto.
Trystan Pidoux è morto.
Aveva solo 17 anni. 💔
Una frase che non dovrebbe mai esistere.
Un’età in cui si sogna, si sbaglia, si cresce. Un’età in cui il futuro dovrebbe essere tutto davanti, non già finito.
Il suo ultimo messaggio alla mamma oggi fa tremare le mani:
“Buon anno, mamma. Ti amo più di ogni altra cosa.”
Parole semplici, piene d’amore, scritte con la naturalezza di un figlio che non immagina che quelle saranno le ultime.
Parole che oggi diventano un addio straziante, impossibile da accettare.
Trystan è una delle giovani vittime della tragedia di Crans-Montana, avvenuta nella notte di Capodanno, all’interno del bar Le Constellation.
Una notte che doveva essere di festa, di sorrisi, di brindisi.
Una notte che invece si è trasformata in un incubo.
Quaranta persone hanno perso la vita, per lo più giovani. Quaranta famiglie distrutte. Quaranta storie che si sono interrotte senza preavviso.
Numeri che fanno paura, ma che non raccontano davvero il dolore. Perché dietro ogni numero c’era una voce, un sogno, una persona amata.
I genitori di Trystan hanno trovato il coraggio di fare qualcosa di immenso nel momento più buio: raccontare chi era loro figlio, per non lasciarlo diventare solo una notizia, solo una vittima.
Lo hanno fatto per lui e per tutti i ragazzi che non sono tornati a casa quella notte.
Trystan non era “solo” un ragazzo di 17 anni.
Era un ragazzo con un cuore grande, con valori profondi, con una sensibilità rara.
Fin da bambino aveva una naturale attenzione per gli altri. A scuola aiutava i compagni di classe a sentirsi uguali, a non sentirsi esclusi. Non sopportava l’idea che qualcuno restasse indietro.
Non lo faceva per apparire, lo faceva perché per lui era giusto così.
Il suo impegno nel volontariato racconta più di mille parole.
In un progetto benefico con il suo padrino, gli era stato chiesto di raccogliere 50 paia di occhiali destinati all’Africa.
Ne ha raccolti 5.000.
Cinquemila.
Li ha smistati uno per uno in base alle prescrizioni, con pazienza, con dedizione.
Li ha portati fino a Dakar, perché per lui aiutare gli altri non era un’idea astratta, ma qualcosa di concreto, reale, da fare fino in fondo.
Anche quando le cose diventavano difficili, Trystan non si tirava indietro.
A scuola, mentre i voti in matematica calavano, decise di mettersi alla prova partecipando a una gara per adulti.
Si classificò sesto.
Un risultato che parla di determinazione, di voglia di non arrendersi, di quella forza silenziosa che appartiene alle persone autentiche.
Oggi tutto questo sembra impossibile da accettare.
Perché quando muore un ragazzo così giovane, muore anche un pezzo di futuro che non vedremo mai.
Muore l’idea che il tempo sia giusto.
Muore la convinzione che certe cose non possano accadere.
Resta il dolore.
Resta il vuoto.
Resta una mamma che stringe un telefono con un messaggio che non avrebbe mai voluto rileggere.
“Buon anno, mamma. Ti amo più di ogni altra cosa.”
Quelle parole oggi fanno male, ma raccontano anche chi era Trystan: un figlio amorevole, un ragazzo capace di amare profondamente.
Ciao Trystan.
Il tuo cuore continuerà a vivere nei gesti che hai lasciato, nelle persone che hai aiutato, nell’amore che hai seminato.
E in chi, leggendo la tua storia, si fermerà un attimo a riflettere. 🕊️
(Resilienza)