11/08/2026
Il corpo come luogo dell’inquietudine: da Klimt all’arte contemporanea
Dal 26 settembre al 14 febbraio, il MUVEC – Casa delle Contemporaneità di Mestre ospita Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell’arte contemporanea, una mostra curata da Elisabetta Barisoni che, attraverso un articolato percorso espositivo, indaga una delle questioni più profonde e persistenti della modernità: il corpo umano come specchio delle inquietudini individuali e collettive.
Il punto di partenza sono tre protagonisti della Secessione Viennese: Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka. Nelle loro opere il corpo cessa di essere una semplice presenza da rappresentare e diventa un vero e proprio campo di tensione, nel quale si incontrano desiderio, fragilità, conflitto, angoscia e trasformazione.
Con Klimt, Schiele e Kokoschka la figura umana perde progressivamente la sua tradizionale funzione celebrativa. Il corpo si espone, si contorce, si frammenta, manifesta una condizione psicologica e insieme sociale. È il luogo nel quale affiorano le contraddizioni della modernità: un corpo inquieto perché inquieta è la società che lo produce e lo osserva.
Da questa premessa prende avvio un itinerario che supera i confini della Secessione viennese per seguire, attraverso il Novecento, le diverse metamorfosi della figura umana. Il percorso attraversa anche la dimensione lirica e metafisica di Felice Casorati e Guido Cadorin, ampliando la riflessione sulle possibilità della rappresentazione e sul rapporto tra corpo, spazio e interiorità.
Il dialogo conduce quindi verso l’arte contemporanea, dove il corpo non è più soltanto corpo rappresentato, ma corpo vissuto, agito, ferito, assente, sottoposto al tempo e trasformato dall’esperienza. La figura diventa così superficie di memoria, luogo dell’identità, strumento di relazione e talvolta persino materia stessa dell’opera.
In questa prospettiva assumono particolare rilievo le ricerche di Piero Manzoni, Gina Pane e Ana Mendieta, artisti profondamente diversi per linguaggio e poetica, ma accomunati dalla volontà di riportare il corpo al centro del discorso artistico. Il corpo diventa gesto, traccia, presenza e assenza; diventa strumento per interrogare identità, politica, memoria, vulnerabilità e appartenenza.
La mostra del MUVEC si configura dunque come un viaggio attraverso oltre un secolo di immagini e di idee: da Vienna alle esperienze più radicali dell’arte contemporanea. Un viaggio nel quale il corpo, liberato dalla sola funzione figurativa, diventa luogo privilegiato della coscienza e della crisi, superficie sulla quale la storia individuale e quella collettiva lasciano le proprie tracce.
È forse proprio questa la forza del percorso: ricordarci che, nell’arte moderna e contemporanea, rappresentare il corpo significa spesso interrogare ciò che siamo, ciò che temiamo e ciò che ancora non sappiamo di essere.