Iconocrazia

Iconocrazia POTERE DELLE IMMAGINI / IMMAGINI DEL POTERE

Rivista semestrale di scienze sociali e simbolica politica

Da sempre il potere ha avuto una urgente necessità di comunicare sè stesso ed un certo atteggiamento ritualistico teso a sancire più saldamente il rapporto tra potere e sudditi ha fatto da sempre parte dello strumentario che i ceti dominanti hanno messo in campo per perpetuare il proprio potere. Ma questo atteggiamento ritualistico, in la

rga misura basato su rappresentazioni del proprio potere, che ruolo ricopre nella complessiva macchina di dominio? L'iconocrazia è un approccio che serve a chiarire l'assunto per cui senza la propria rappresentazione il potere non ha presa ed il rapporto tra servo e padrone non può esplicarsi efficacemente. Parlare di rappresentazione del potere non vuol dire riferirsi solo ad una strategia politica sotterranea: non è solo il regno dei fini che va indagato, perché così facendo, cioè trascurando il regno dei mezzi, si falsificherebbe l'idea di fondo, ovvero che questi ultimi siano indissolubilmente legati ai primi ed anzi essi ne risultino addirittura costitutivi.

Ancora pochi giorni per inviare un abstractGOVERNO E IMMAGINARIO DELLE EMERGENZE. IL CASO DELLA PANDEMIA DA COVID-19Nuov...
28/05/2021

Ancora pochi giorni per inviare un abstract

GOVERNO E IMMAGINARIO DELLE EMERGENZE. IL CASO DELLA PANDEMIA DA COVID-19
Nuova call per Iconocrazia 18/2021 (deadline abstract 30/5/2021)
Editors: Mariano Longo e Gianpasquale Preite
Aspettiamo le vostre proposte
Il concetto di emergenza è polisemico. Esso indica l’emersione dell’inatteso, in una pluralità di ambiti ed implica, dunque, la necessità, protratta nel tempo, di ridefinire il quotidiano e di individuare strategie di adattamento alla crisi. In questo senso, le emergenze producono cambiamenti e possono, in linea di principio, favorire il mutamento e l’innovazione sociale. Il termine emergenza, tra l’altro, appare più specifico e complesso rispetto a quello di catastrofe: se infatti una delle accezioni di catastrofe rimanda a uno stato di criticità immediata, cui bisogna rispondere prontamente, il termine emergenza richiama normalmente una situazione di criticità duratura, che produce, insieme, fratture e correzioni, modifiche e adattamenti.
La modernità contemporanea è l’epoca di massimo impiego di dispositivi governamentali, come risposta immediata a molteplici situazioni emergenziali. È quello che è successo nel periodo emergenziale che stiamo vivendo, dovuto alla pandemia da Covid-19. La pandemia ha imposto una serie di adattamenti, che hanno operato a vari livelli. I singoli individui, hanno dovuto ristrutturare la propria quotidianità, imponendo a sé stessi nuovi comportamenti, ristrutturando le aspettative, ridefinendo il proprio atteggiamento nei confronti del proprio corpo e degli altri. Le comunità hanno attivato nuove forme di controllo (ad esempio in termini di delazione nei confronti degli ‘untori’), ma anche nuove forme di solidarietà. I media hanno tematizzato il corpo e le sue patologie, hanno individuato nuovi eroi e nuovi capri espiatori. Il sistema politico ha ridefinito la sua funzione, concentrando le proprie decisioni sulle azioni di contrasto agli effetti (individuali, sociali e economici) della pandemia. Proprio questo carattere multidimensionale dell’emergenza da Covid19 impone di ripensare i caratteri più intimi della società contemporanea e i suoi paradossi: uno di questi paradossi è il fatto che le emergenze (e la pandemia lo dimostra con chiarezza) non sono più configurabili come rottura episodica dell’usuale, ma come dato costante dell’esperienza, aspetto ineliminabile della nostra quotidianità. Un ultimo aspetto rilevante è che l’attenzione alla sicurezza ha portato con sé il rischio di trasformare le politiche pubbliche e le pratiche sociali in strumenti di controllo generalizzato, riproponendo forme note di esercizio del potere.
Questo numero monografico della rivista intende raccogliere contributi che abbiano come tema centrale l’emergenza da Covid-19, e a essa facciano riferimento come esemplificazione del carattere emergenziale della contemporaneità. I saggi da sottoporre a valutazione potranno riguardare le seguenti aree tematiche.
Politiche dell’emergenza e ridefinizione dei comportamenti individuali e collettivi.
Biopolitica ed emergenze sanitarie: potere, vita e immunizzazione.
Emergenza pandemica e recupero della centralità dello Stato.
Saperi esperti, rischio e decisionalità politica.
Diritto alla vita, diritto alla salute e libertà nello stato di emergenza.
La comunicazione politica della pandemia e l’immaginario mediale di riferimento.
Opinione pubblica, ruolo dei media e infodemia.
Gli organismi di natura internazionale e sovranazionale nel contrasto alla crisi socio-economica.
Emergenza sanitaria e dicotomia sicurezza/libertà.
Il rapporto tra governo politico e governance sanitaria.
Le politiche di gestione della sovranità sanitaria.
Profilazione digitale dei dati e delle informazioni, tracciamento e controllo sociale.
Deadline:
30 maggio 2021: consegna titolo e abstract degli articoli (max 2000 caratteri) all’indirizzo [email protected]
30 giugno 2021: Notifica di accettazione
15 settembre 2021: consegna degli articoli completi (min. 35.000 max 45.000 caratteri)
20 ottobre 2021: acquisizione valutazioni dei revisori
15 novembre 2021: consegna definitiva degli articoli (corretti e/o revisionati)

Il concetto di emergenza è polisemico. Esso indica l’emersione dell’inatteso, in una pluralità di ambiti ed implica, dunque, la necessità, protratta nel tempo, di ridefinire il quotidiano e di individuare strategie di adattamento alla crisi. In questo senso, le emergenze producono cambiamenti...

GOVERNO E IMMAGINARIO DELLE EMERGENZE. IL CASO DELLA PANDEMIA DA COVID-19Nuova call per Iconocrazia 18/2021 (deadline ab...
01/04/2021

GOVERNO E IMMAGINARIO DELLE EMERGENZE. IL CASO DELLA PANDEMIA DA COVID-19
Nuova call per Iconocrazia 18/2021 (deadline abstract 30/5/2021)
Editors: Mariano Longo e Gianpasquale Preite
Aspettiamo le vostre proposte

Il concetto di emergenza è polisemico. Esso indica l’emersione dell’inatteso, in una pluralità di ambiti ed implica, dunque, la necessità, protratta nel tempo, di ridefinire il quotidiano e di individuare strategie di adattamento alla crisi. In questo senso, le emergenze producono cambiamenti e possono, in linea di principio, favorire il mutamento e l’innovazione sociale. Il termine emergenza, tra l’altro, appare più specifico e complesso rispetto a quello di catastrofe: se infatti una delle accezioni di catastrofe rimanda a uno stato di criticità immediata, cui bisogna rispondere prontamente, il termine emergenza richiama normalmente una situazione di criticità duratura, che produce, insieme, fratture e correzioni, modifiche e adattamenti.

La modernità contemporanea è l’epoca di massimo impiego di dispositivi governamentali, come risposta immediata a molteplici situazioni emergenziali. È quello che è successo nel periodo emergenziale che stiamo vivendo, dovuto alla pandemia da Covid-19. La pandemia ha imposto una serie di adattamenti, che hanno operato a vari livelli. I singoli individui, hanno dovuto ristrutturare la propria quotidianità, imponendo a sé stessi nuovi comportamenti, ristrutturando le aspettative, ridefinendo il proprio atteggiamento nei confronti del proprio corpo e degli altri. Le comunità hanno attivato nuove forme di controllo (ad esempio in termini di delazione nei confronti degli ‘untori’), ma anche nuove forme di solidarietà. I media hanno tematizzato il corpo e le sue patologie, hanno individuato nuovi eroi e nuovi capri espiatori. Il sistema politico ha ridefinito la sua funzione, concentrando le proprie decisioni sulle azioni di contrasto agli effetti (individuali, sociali e economici) della pandemia. Proprio questo carattere multidimensionale dell’emergenza da Covid19 impone di ripensare i caratteri più intimi della società contemporanea e i suoi paradossi: uno di questi paradossi è il fatto che le emergenze (e la pandemia lo dimostra con chiarezza) non sono più configurabili come rottura episodica dell’usuale, ma come dato costante dell’esperienza, aspetto ineliminabile della nostra quotidianità. Un ultimo aspetto rilevante è che l’attenzione alla sicurezza ha portato con sé il rischio di trasformare le politiche pubbliche e le pratiche sociali in strumenti di controllo generalizzato, riproponendo forme note di esercizio del potere.

Questo numero monografico della rivista intende raccogliere contributi che abbiano come tema centrale l’emergenza da Covid-19, e a essa facciano riferimento come esemplificazione del carattere emergenziale della contemporaneità. I saggi da sottoporre a valutazione potranno riguardare le seguenti aree tematiche.

Politiche dell’emergenza e ridefinizione dei comportamenti individuali e collettivi.

Biopolitica ed emergenze sanitarie: potere, vita e immunizzazione.

Emergenza pandemica e recupero della centralità dello Stato.

Saperi esperti, rischio e decisionalità politica.

Diritto alla vita, diritto alla salute e libertà nello stato di emergenza.

La comunicazione politica della pandemia e l’immaginario mediale di riferimento.

Opinione pubblica, ruolo dei media e infodemia.

Gli organismi di natura internazionale e sovranazionale nel contrasto alla crisi socio-economica.

Emergenza sanitaria e dicotomia sicurezza/libertà.

Il rapporto tra governo politico e governance sanitaria.

Le politiche di gestione della sovranità sanitaria.

Profilazione digitale dei dati e delle informazioni, tracciamento e controllo sociale.

Deadline:

30 maggio 2021: consegna titolo e abstract degli articoli (max 2000 caratteri) all’indirizzo [email protected]

30 giugno 2021: Notifica di accettazione

15 settembre 2021: consegna degli articoli completi (min. 35.000 max 45.000 caratteri)

20 ottobre 2021: acquisizione valutazioni dei revisori

15 novembre 2021: consegna definitiva degli articoli (corretti e/o revisionati)

Il concetto di emergenza è polisemico. Esso indica l’emersione dell’inatteso, in una pluralità di ambiti ed implica, dunque, la necessità, protratta nel tempo, di ridefinire il quotidiano e di individuare strategie di adattamento alla crisi. In questo senso, le emergenze producono cambiamenti...

"Iconocratic Studies", two new issues of Iconocrazia in memory of Sarah Jordan Lippert are now online. http://www.iconoc...
23/12/2020

"Iconocratic Studies", two new issues of Iconocrazia in memory of Sarah Jordan Lippert are now online. http://www.iconocrazia.it/

📢 Nuova CFP di Iconocrazia: Digitaleft/Come la sinistra pensa il digitale. Come il digitale cambia la sinistra. 🕐 DEADLI...
24/08/2020

📢 Nuova CFP di Iconocrazia: Digitaleft/Come la sinistra pensa il digitale. Come il digitale cambia la sinistra.
🕐 DEADLINE abstract: 30 settembre 2020

L’innovazione digitale sembra incastrare partiti e movimenti di sinistra in una impasse che ne condiziona identità e performance elettorali.

In arrivo il nuovo numero internazionale di Iconocrazia (13/2018) "Art, Astronomy, Politics and Religion"
08/01/2019

In arrivo il nuovo numero internazionale di Iconocrazia (13/2018) "Art, Astronomy, Politics and Religion"

E' online la nuova call di Iconocrazia: "2008, lo spartiacque. Politica e immaginario nel decennale della crisi" a cura ...
10/05/2018

E' online la nuova call di Iconocrazia: "2008, lo spartiacque. Politica e immaginario nel decennale della crisi" a cura di Alfredo Ferrara e Sabino Di Chio. Aspettiamo i vostri contributi.

Il fallimento della banca d’investimento Lehman Brothers avvenuto a New York il 15 settembre 2008 rappresenta nella storia mondiale quello che gli storici sono soliti chiamare un “turning point”: un evento capace di produrre un cambiamento significativo nel tempo storico che sancisce la fine d...

E' online il nuovo numero di Iconocrazia "Democrazie in transizione" dedicato alla transizione democratica dei Balcani. ...
05/02/2018

E' online il nuovo numero di Iconocrazia "Democrazie in transizione" dedicato alla transizione democratica dei Balcani. Saggi di Castaldo/Pinna, Siragusa, Lako, Raicevic, Popescu. Una recensione di Elena Carletti a "Erranze senza ritorni" di Lara Carbonara.
Dall'editoriale di Luciano Monzali e Giuseppe Cascione: "È opinione comune tra i politologi, che la crisi di sistema che caratterizza gran parte delle sovranità occidentali, si configuri come una crisi della democrazia. Proprio per questo motivo si comincia a rivedere le teorie che fino ad ora hanno dettato le condizioni tassonomiche relative ai requisiti minimi con cui misurare non solo l’esistenza di una forma di governo autenticamente democratico, ma anche il suo livello qualitativo. Tuttavia, ci sembra inutile, in questa sede, enumerare la varietà di approcci al problema della misurazione dello stato di salute delle democrazie occidentali, più utile sembra, semmai, indagare sui processi di formazione delle democrazie di recente istituzione, nella convinzione che studiando questi contesti, si possano evincere con maggiore facilità gli elementi fondamentali che inducono gli studiosi a parlare di stati democratici.

L’area balcanica, che nel 1992, a seguito della frammentazione della Repubblica di Jugoslavia, conosce l’inizio di un lungo e faticoso percorso di progressiva democratizzazione istituzionale e politica, si presenta come un eccellente laboratorio per osservare in divenire il fenomeno di una transizione democratica.

Infatti, a distanza di più di 25 anni dalla fine dell’esperienza jugoslava e del regime comunista in Albania, i Balcani occidentali restano un’area che non ha ancora compiuto appieno la transizione democratica. Gli elementi di precarizzazione di questo processo sono molteplici.
Dopo una fase apertamente bellica, sul piano specifico delle Relazioni Internazionali, resta irrisolta la definizione dei confini di alcuni Stati (Bosnia-Erzegovina, Kosovo), vi sono il crescente peso della rivalità fra le grandi Potenze (Russia vs Stati Uniti e Unione europea) sugli orientamenti degli Stati balcanici e la sopravvivenza di irredentismi politici e culturali di alcuni Stati verso altri (problema delle minoranze serbe in Croazia, Kosovo e Bosnia e albanesi in Montenegro e Macedonia).
Si assiste anche al risorgere dei nazionalismi: sia i paesi nell’UE (Croazia) che i paesi pre-candidati (Albania, Serbia, Montenegro e Macedonia) conoscono un risveglio nazionalista sul piano culturale e politico. Questo nazionalismo, che, durante la fase dei regimi comunisti, era stato un nazionalismo “difensivo”, mirato cioè a fare da barriera all’ingerenza sovietica nel governo di questi stati (la “via nazionale al socialismo”), con l’aprirsi della fase di transizione democratica assume un segno diverso. Esso si riallaccia direttamente alle esperienze pre-comuniste, nello sforzo di creare i presupposti per ricostruire il senso di una comune dimensione politica, che fondi l’azione dei nuovi stati. È il caso, ad esempio, del riferimento alle radici storiche pre-romane (Illiri) o alla figura dell’eroe Skanderbeg da parte del nuovo stato albanese, ma esperienze analoghe si verificano anche in nazioni come la Slovenia, la Croazia e la Bosnia, che presentano una recentissima e talvolta sofferta genesi in quanto stati nazionali autonomi.
Inoltre, la accresciuta quantità di flussi migratori provenienti dal sud-est del bacino mediterraneo ha prodotto una nuova frontiera europea. Di fatto i Balcani, che nel tempo hanno sostenuto a fasi alterne il ruolo di confine poroso o di mediatori tra culture, si sono trovati a dover sostenere il ruolo di “muro” nei confronti delle spinte migratorie determinate da povertà e guerre.
Sul piano interno, si assiste alla diffusione capillare delle pratiche corruttive nella pubblica amministrazione, fattore questo che ritarda gravemente la democratizzazione di quest’area. Il caso dell’Albania e della riforma della giustizia è emblematico della fatica che richiede la normalizzazione della vita della P.A.
Albania, Serbia, Montenegro e Macedonia sono paesi pre-candidati all’ingresso nell’UE, ma ancora molti nodi vanno sciolti in quella direzione. Potrà la volontà di entrare nell’UE operare una sufficiente moral suasion verso una accelerazione del processo di democratizzazione?
Per tutti questi motivi appare ancora non risolto il quadro in cui la transizione debba compiersi. Nonostante il tempo passato vi è ancora un considerevole ritardo nell’affermazione dei principi fondamentali della democrazia occidentale e non si riesce ancora a fare una previsione attendibile sui modi e sui tempi in cui questo processo troverà una propria forma di stabilizzazione.

Domani online ICONOCRAZIA 11 - L'immagine di Europa. Prima di essere un continente o un'istituzione, l'Europa è un'immag...
04/07/2017

Domani online ICONOCRAZIA 11 - L'immagine di Europa.

Prima di essere un continente o un'istituzione, l'Europa è un'immagine che anima la percezione di chi la abita e i desideri di chi vuole raggiungerla. Ogni tentativo di demarcazione si scontra con la leggerezza di un'identità che non è sangue ma parola e pensiero. Iconocrazia 11 ha provato a riflettere sulle immagini in circolazione: l'Europa fortezza, l'Europa di quarzo, l'Europa brand, l'Europa Impero, l'Europa stretta tra techno e tecnocrazia. Saggi di Michel Maffesoli ed Hélène Strohl, Franca Papa, Giuseppe Cascione, Alessandro Simoncini, Leonardo Petrocelli, Alfonso Di Prospero, Sveva Scaramuzzi, Carmen Pisanello, Marianna Colonna, Michele Di Stasi, Giovanni Coppolino Billè

19/01/2017

Nuova call per la rivista Iconocrazia, L'Immagine d'Europa. Partecipate!

Nel TLP, Ludwig Wittgenstein suggerisce che la mente umana lavora attraverso immagini: “noi ci facciamo immagini dei fatti” (TLP 2.1). Se questo, come siamo portati a credere, è vero, la nostra mente ha bisogno, per intendere l’insieme di stati di cose che è il mondo, di lavorare su immagini mentali...

Il numero doppio "Ritorno al Conflitto" è online. Buona lettura.www.iconocrazia.it
13/06/2016

Il numero doppio "Ritorno al Conflitto" è online. Buona lettura.
www.iconocrazia.it

Ritorna Iconocrazia, il prossimo 31/5. E per colmare l'assenza lo fa con un numero doppio che riporta al centro del diba...
26/05/2016

Ritorna Iconocrazia, il prossimo 31/5.
E per colmare l'assenza lo fa con un numero doppio che riporta al centro del dibattito una parola dimenticata: conflitto. Il primo numero si concentrerà su teorie e contesti. Il secondo su attori ed esperienze. Uno sguardo critico e profondo su idee, immagini e corpi che sfidano l'imperativo della neutralizzazione, della governance, della tecnocrazia. Leggeremo i contributi di Giovanni Campailla, Onofrio Romano, Fabrizio Fiume, Alfredo Ferrara, Giuseppe Cascione, Sabino Paparella, Sabino Di Chio, Natascia Mattucci, Mariarosaria L***s, Marta Vignola, Emilio Gardini, Enrico Consoli, Virginia Ghelarducci.

Indirizzo

Bari
70100

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