18/06/2026
Mi chiamo Martina, ho 28 anni.
Tre mesi fa decido di uscire con questo ragazzo. Si chiama Lorenzo, 31 anni. Profilo pieno di foto a Dubai (che palesemente era uno scalo aeroportuale), frasi motivazionali sulla mentalità vincente, foto di macchine in affitto e la parola "Mindset" ripetuta almeno tre volte nella biografia.
Decidiamo di fare un aperitivo. Io arrivo dritta dal lavoro, faccio l'impiegata al front-office in uno studio di commercialisti. Sono stanca, ho i capelli legati alla meno peggio, le scarpe comode e voglio solo uno spritz e un tagliere di affettati per staccare il cervello.
Lui si presenta al locale con un dolcevita nero aderente, giacca monopetto e l'aria di chi deve salire su un palco a presentare il nuovo iPhone, non bere un Campari in un bar della periferia.
Ci sediamo. Non mi chiede "come stai" o "com'è andata la giornata". Inizia un monologo ininterrotto di quaranta minuti sulla sua "visione". Mi parla di dropshipping, di criptovalute, di "rendite passive". Usa termini a caso con un'arroganza insopportabile: cashflow, asset, business model scalabile.
A un certo punto mi guarda, mentre io sto masticando mestamente un pezzo di focaccia, e con un tono di compatimento assoluto mi fa:
"Sai Martina, senza offesa, ma io non potrei mai fare la tua vita. La mentalità del posto fisso, lo stipendio a fine mese, l'orario nove-cinque... siete praticamente bloccati nella Matrix. Siete schiavi del sistema. Io il mio tempo lo monetizzo. Voglio uscire dalla ruota del criceto e andare in pensione a quarant'anni."
Stavo per strozzarmi con la mortadella. Volevo spiegargli che il mio capo mi fa ve**re un esaurimento nervoso un giorno sì e l'altro pure, ma almeno il 27 del mese il bonifico mi arriva in euro veri, non in monete di Super Mario scambiate su server cinesi. Ma faccio un bel respiro, annuisco, sorrido e aspetto che finisca lo strazio.
Ore 20:30. Chiediamo il conto. Due spritz, due taglieri. Totale: 32 euro.
Lui fa un sorriso da squalo della finanza, tira fuori il portafoglio e, con un gesto teatrale, estrae una carta di credito di metallo pesantissima e la appoggia sul piattino del cameriere.
"Offro io, ovviamente. I frutti del duro lavoro vanno goduti."
Il cameriere prende la carta, la infila nel POS portatile. Digita l'importo. Attesa.
Il POS fa un rumore sordo e inequivocabile. Bip-bip-bip.
Il cameriere guarda lo scontrino che non esce. "Scusi, transazione negata."
Lorenzo sgrana gli occhi. "Impossibile. Riprova, sarà un problema di connessione. Le banche tradizionali fanno sempre casini con i server per ostacolare i circuiti moderni."
Il cameriere riprova.
Transazione negata. Fondi insufficienti.
Vi giuro. Avrei voluto avere i pop-corn. Il lupo di Wall Street della tangenziale ha iniziato a sudare freddo. È diventato bianco. Ha aperto l'app della sua banca sul telefono con le mani che tremavano, balbettando scuse incomprensibili su un bonifico estero che doveva entrare, su un blocco temporaneo della blockchain e sul fatto che tutta la sua liquidità era "momentaneamente vincolata in asset a lungo termine".
Io l'ho lasciato sfrigolare nel suo imbarazzo per circa due minuti buoni. Poi ho aperto la borsa. Ho tirato fuori una banconota da 50 euro di carta, stropicciata, guadagnata timbrando il cartellino da "schiava del sistema", e l'ho data al cameriere.
"Tieni pure il resto," ho detto al ragazzo del bar. Poi mi sono alzata, ho infilato il cappotto, ho guardato il mio "imprenditore digitale" e gli ho detto:
"Ascolta Lorenzo. La prossima volta che decidi di uscire dalla Matrix e dalla ruota del criceto, assicurati di avere almeno in tasca i soldi per pagarti i semi di girasole. Buona serata."