13/10/2026
«Provo una rabbia che mi fa impazzire quando penso che tra due anni quell’essere immondo sarà fuori dal carcere e potrà ricominciare una vita nuova, mentre mia figlia non c’è più.
Questa per la mia famiglia è una settimana particolare. In tanti ci chiamano o ci mandano messaggi affettuosi. Nessuno ha dimenticato Melania. La cosa che mi manda in bestia, però, è pensare che in 14 anni non sia cambiato nulla e che la morte di mia figlia non sia servita. Tutti i giorni leggo di donne uccise da uomini e penso che succeda perché non c’è certezza della pena, perché chi meriterebbe l’ergastolo esce dal carcere dopo pochi anni magari per buona condotta. Quale buona condotta? Chi ha ucciso in modo atroce una donna come ha fatto Parolisi, colpendola davanti alla loro bimba di pochi mesi, deve stare in galera a vita. Quando vedo poi dei parlamentari andare a trovare in carcere questi assassini, vorrei chiedere loro: a noi familiari delle vittime chi ci pensa? Ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni.
Cos’altro doveva subire mia figlia oltre alle 35 coltellate ricevute davanti agli occhi della sua bimba? Se potessi incontrare i magistrati che presero quella decisione direi loro che dovrebbero perdere una figlia per capire. Oggi siamo qui a ricordare Melania ma io vorrei più fatti e meno parole. Che idea può farsi della giustizia mia nipote Vittoria, che oggi ha 15 anni?
Quell’essere sarà presto fuori e potrà ricostruirsi una vita. Quello che ha fatto, alla fine, sarà per lui solo una parentesi. Io invece non ho più una figlia e Vittoria non ha più una madre. E sarà per sempre.
Non merita nessuna comprensione. Non ha mai scritto una lettera per chiedere perdono, non ha mai chiesto informazioni su sua figlia. Non sa nulla di come è cresciuta, di come è oggi. Che padre è colui che neppure ha la curiosità di sapere come è sua figlia? Qui non troverà mai porte aperte al perdono.
I nostri legali gli staranno con il fiato sul collo quando sarà fuori. La sentenza dice che deve un milione di risarcimento alla famiglia Rea e un milione a sua figlia. A Vittoria quei soldi serviranno per il suo futuro e lui non potrà fare la bella vita, dovrà lavorare duramente. Non faremo sconti».
-—-Gennaro Rea