Roberta Garibaldi

Roberta Garibaldi Expert, Keynote speaker, Professor. https://linktr.ee/RobertaGaribaldi

Ho reso la passione della mia vita il mio lavoro e sto realizzando i miei sogni: credo nel turismo come leva per lo sviluppo dell’Italia, un brand di inestimabile valore, riconosciuto ovunque nel mondo, e convoglio le mie energie nella ricerca e nella sensibilizzazione su questo tema. Il mio approccio inizia dallo studio del fenomeno e si concretizza con l’applicazione della ricerca nella pratica

quotidiana, con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni e gli stakeholder per fare sistema e costruire il futuro basato sulla sostenibilità dell’offerta turistica a livello economico, sociale e ambientale. Il mio impegno è profuso nella diffusione di una cultura della collaborazione e della condivisione di strumenti, risorse e conoscenze in management e marketing turistico; ritengo la ricerca una spinta determinante verso l’innovazione. Amo viaggiare, conoscere le differenti culture e convogliare gli studi e le esperienze maturate nello sviluppo di strategie finalizzate alla crescita e al consolidamento del turismo. Questa passione mi ha portato a visitare piu di 100 Paesi nel mondo, un arricchimento di visioni ed esperienze da condividere. Durante questi vent’anni di lavoro ho potuto approfondire le numerose sfaccettature del mondo dei viaggi, del settore turismo e dell’ambito cultura, ricoprendo ruoli diversi a livello internazionale e nazionale. Sono professore di Tourism Management all’Università degli Studi di Bergamo, sono Vice Presidente del Comitato Turismo del OECD (OCSE), ho ricoperto la carica di Amministratore Delegato di ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo. Sono key note speaker ai principali eventi mondiali sul turismo, dal Forum di Davos a quelli di Unwto. Ho scritto o curato 22 libri e decine di articoli in riviste scientifiche italiane e straniere focalizzati su tutti gli aspetti legati al turismo: culturale, enogastronomico, termale e congressuale, dalla gestione degli agriturismi a quella dei villaggi vacanze, dalle risorse umane nel settore turismo fino alle nuove sfide offerte da internet e dalle nuove tecnologie. Da anni mi dedico alla valorizzazione del turismo enogastronomico, pubblicando il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano, giunto alla quinta edizione nel 2022, che punta a fare un quadro di un settore in forte evoluzione, grazie ad analisi quanti-qualitative, ricerche inedite e contributi di autorevoli esperti del mondo accademico e scientifico, nazionali e internazionali.

𝗜𝗹 𝗥𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗨𝗻𝗶𝘁𝗼 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹’𝗲𝘃𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗲𝗻𝗼𝗴𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲...
03/06/2026

𝗜𝗹 𝗥𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗨𝗻𝗶𝘁𝗼 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹’𝗲𝘃𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗲𝗻𝗼𝗴𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼𝗿𝗮𝗻𝗲𝗼.

Nonostante una reputazione gastronomica storicamente meno consolidata rispetto ai Paesi mediterranei, la Gran Bretagna ha saputo costruire un modello innovativo basato su creatività, partecipazione attiva e forte connessione con i territori.

Nel contributo di 𝗚𝗿𝗲𝗴 𝗥𝗶𝗰𝗵𝗮𝗿𝗱𝘀 emerge chiaramente come il turismo food britannico si stia trasformando in una forma di “𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗳𝗼𝗼𝗱 𝘁𝗼𝘂𝗿𝗶𝘀𝗺”: non più semplice consumo di prodotti locali, ma coinvolgimento diretto dei visitatori attraverso workshop, corsi, laboratori, esperienze con produttori e artigiani e attività che permettono di apprendere, creare e condividere.

I numeri confermano questa dinamica. Nel 2023 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝟭,𝟱 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 hanno visitato vigneti e cantine del Regno Unito, con una crescita del 55% rispetto all'anno precedente. Oggi sono circa 300 le aziende vitivinicole aperte al pubblico, segnale di un comparto che sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nell'offerta turistica nazionale.

Ma il dato più interessante riguarda il cambiamento di paradigma: 𝗶𝗹 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝘀𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗱𝗼𝘁𝘁𝗼, 𝗯𝗲𝗻𝘀𝗶̀ 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗮𝗱 𝗲𝘀𝘀𝗼. È la stessa evoluzione descritta da Richards, che evidenzia il passaggio da esperienze centrate sul cibo a veri e propri "foodscapes", ecosistemi in cui gastronomia, cultura, paesaggio, comunità e creatività diventano parte integrante dell'esperienza turistica.

🔗 Il contributo completo nel link al primo commento!

Oggi ho avuto il piacere di partecipare al 3° Congresso Internazionale – Festival dell’Olivo ELIA Lesvos confest, ospita...
28/05/2026

Oggi ho avuto il piacere di partecipare al 3° Congresso Internazionale – Festival dell’Olivo ELIA Lesvos confest, ospitato nell’isola di L***o, in Grecia, all’interno della sessione dedicata alla 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗹𝗮 𝗳𝗶𝗹𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗼𝗹𝗶𝗼 𝗱’𝗼𝗹𝗶𝘃𝗮.

Un’occasione importante – costruita con il supporto di International Olive Council, Yale University e Πανεπιστήμιο Αθηνών - University of Athens - per confrontarsi sul ruolo dell’oleoturismo, della valorizzazione territoriale e delle esperienze legate all’olio extravergine di oliva come leva di sviluppo sostenibile, culturale ed economico per le destinazioni rurali e mediterranee.

È stato particolarmente interessante dialogare con esperti internazionali e approfondire, accanto a 𝗘𝗺𝗺𝗮𝗻𝗼𝘂𝗶𝗹 𝗞𝗮𝗿𝗽𝗮𝗱𝗮𝗸𝗶𝘀 e al 𝗗𝗿. 𝗝𝘂𝗮𝗻 𝗔𝗻𝘁𝗼𝗻𝗶𝗼 𝗣𝗮𝗿𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗚𝗼𝗻𝘇𝗮𝗹𝗲𝘀, come la costruzione di una narrazione integrata della filiera possa rafforzare il posizionamento dei territori e generare valore per comunità locali, produttori e turismo.

Ringrazio gli organizzatori di 𝗘𝗹𝗶𝗮 𝗟𝗲𝘀𝘃𝗼𝘀 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗲𝘀𝘁 per l’invito e tutti gli attori coinvolti nell’iniziativa.

Onorata di ricevere il Premio Giornalismo Turismo Culturale “Xenia”, promosso all’interno del simposio internazionale “N...
26/05/2026

Onorata di ricevere il Premio Giornalismo Turismo Culturale “Xenia”, promosso all’interno del simposio internazionale “Networks, Markets & People”, ospitato dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

La manifestazione scientifica internazionale è dedicata ai temi della rigenerazione territoriale, del patrimonio culturale, delle aree interne, dell’overtourism e dello sviluppo sostenibile dei territori.

Il Symposium è promosso da ECHE Lab e LaborEM dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, insieme ad ASTRI – Associazione Scientifica per la Ricerca Interdisciplinare e gli Studi Regionali, BRIA – Byzantine Route International Association e dal Comitato Nazionale Italiano di ICOMOS.

L’iniziativa coinvolge inoltre una rete internazionale di università, centri di ricerca e società scientifiche, tra cui SIEV, SITdA, SIRA, SISTur e AGEI, a conferma del valore multidisciplinare del confronto scientifico proposto da “Networks, Markets & People”.

Ringrazio il Rotary Club Scilla Costa Viola che lo ha promosso con il Presidente Tromba, Francesco Calabrò presidente di Icomos, la giuria presieduta da Marlena Buscemi e tutti gli organizzatori per questo riconoscimento.

Complimenti anche agli altri premiati. Fratelli Bros - Antonio e Marco Manetti, Mauro Valentini e alla menzione speciale assegnata a Vittorio Porpiglia e Giuseppe Ribuffo.

Ricevere questo premio in Calabria assume per me un significato particolare: il turismo culturale ed enogastronomico può rappresentare uno strumento concreto di valorizzazione delle identità territoriali, di riequilibrio dei flussi e di sviluppo sostenibile delle aree interne e dei territori marginali, temi oggi più che mai centrali nel dibattito internazionale.

un momento dedicato alla ricerca sulle malattie rare, a sostegno della Fondazione A.R.M.R. – Aiuti alla Ricerca Malattie...
24/05/2026

un momento dedicato alla ricerca sulle malattie rare, a sostegno della Fondazione A.R.M.R. – Aiuti alla Ricerca Malattie Rare.

In Italia convivono con una malattia rara circa 2 milioni di persone. Dietro questi numeri ci sono famiglie, percorsi complessi, diagnosi spesso difficili e un grande bisogno di ricerca, competenze e supporto.

La Fondazione A.R.M.R. nasce proprio con questo obiettivo: sostenere la ricerca scientifica, finanziare borse di studio, favorire diagnosi più tempestive e accompagnare concretamente le persone che affrontano queste patologie.

Un plauso al Professor Silvio Garattini, che ha dedicato gran parte della propria vita alla ricerca scientifica e alla tutela della salute pubblica, e a Daniela Guadalupi, che ha creato questa Fondazione portandola avanti con passione, impegno e grande sensibilità umana.

La ricerca non è mai qualcosa di astratto: significa possibilità, speranza e futuro per migliaia di persone.

La scomparsa di Carlin Petrini non riguarda soltanto il mondo dell’enogastronomia.Segna la fine di una delle visioni cul...
22/05/2026

La scomparsa di Carlin Petrini non riguarda soltanto il mondo dell’enogastronomia.
Segna la fine di una delle visioni culturali più influenti che l’Italia abbia espresso negli ultimi quarant’anni.

Petrini aveva compreso molto prima di altri che il cibo non fosse una semplice commodity, ma un fatto economico, sociale, identitario e politico, capace di incidere sul modo in cui le comunità si raccontano e costruiscono il proprio futuro.
Con Slow Food Italia ha trasformato concetti allora marginali — biodiversità, filiera corta, tutela dei produttori locali, educazione alimentare — in temi centrali del dibattito internazionale.

Oggi molte strategie territoriali, modelli di turismo enogastronomico e politiche di valorizzazione delle destinazioni si fondano su principi che lui aveva introdotto quando apparivano controcorrente: autenticità, sostenibilità, relazione tra comunità e produzione agricola, qualità come valore culturale prima ancora che commerciale.

La sua eredità più importante non è soltanto un movimento globale presente in oltre 160 Paesi, ma un cambio di paradigma: aver dimostrato che il cibo può essere uno strumento di sviluppo territoriale, diplomazia culturale e tutela del patrimonio immateriale.

In un momento in cui il turismo rischia spesso di trasformare le identità locali in prodotti standardizzati, il pensiero di Petrini resta attuale.
Perché difendere il valore delle comunità e delle produzioni locali non è nostalgia: è una scelta strategica.

Tra le tante Ricordo il suo keynote al Forum mondiale delle Nazioni Unite sul turismo enogastronomico che ho organizzato ad Alba, un intervento come sempre con una visione eccezionale. Rip Carlin 🙏🙏🙏

Il turismo contribuisce a 𝗰𝗶𝗿𝗰𝗮 𝗶𝗹 𝟱% 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗲𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗖𝗢₂, con un impatto che può triplicare quando si parla ...
21/05/2026

Il turismo contribuisce a 𝗰𝗶𝗿𝗰𝗮 𝗶𝗹 𝟱% 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗲𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗖𝗢₂, con un impatto che può triplicare quando si parla di turisti internazionali rispetto ai residenti locali.

Un dato che apre una riflessione strategica per il settore. 𝗖𝗹𝗶𝗺𝗮 𝗲 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗰𝗼𝗻𝗻𝗲𝘀𝘀𝗶:

- 𝗮𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲𝗺𝗶
- 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗶𝗱𝗿𝗶𝗰𝗵𝗲
- 𝗶𝗻𝗰𝗿𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶
- 𝘃𝘂𝗹𝗻𝗲𝗿𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶

La transizione verso un turismo sostenibile non è più opzionale.

L’obiettivo di azzerare le emissioni entro il 2050, come proposto dalla Dichiarazione di Glasgow, richiede un approccio strutturato basato su cinque leve: 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗱𝗲𝗰𝗮𝗿𝗯𝗼𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗿𝗶𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼.

In questo scenario, anche il turismo enogastronomico è chiamato a evolvere, integrando pratiche più responsabili lungo tutta la filiera. Siamo pronti, come operatori e come viaggiatori, a trasformare le nostre scelte in azioni concrete?

Quali sono le scelte concrete che prendiamo quando viaggiamo? Raccontaci nei commenti!

Grazie a Quotidiano Nazionale Itinerari! 𝗜𝗹 𝟯𝟬% 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘀𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝘀𝗲𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗼.  E no, non è un dato “cu...
14/05/2026

Grazie a Quotidiano Nazionale Itinerari!

𝗜𝗹 𝟯𝟬% 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘀𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝘀𝗲𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗼. E no, non è un dato “curioso”: è un indicatore di maturità della domanda.

Se l’enoturismo ha rappresentato negli ultimi anni il benchmark dell’esperienzialità enogastronomica, oggi il lattiero-caseario si posiziona immediatamente a ridosso. Non per imitazione, ma per evoluzione naturale del comportamento del turista.

Due elementi, in particolare, meritano attenzione:

𝟭. 𝗗𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗲𝗿𝘁𝗶𝗰𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗱𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗼𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮
Il formaggio, più di altri prodotti, incorpora un processo complesso ma leggibile. Questo lo rende particolarmente adatto a esperienze ad alto contenuto educativo ed emotivo.

𝟮. 𝗨𝗻𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮 𝗴𝗶𝗮̀ 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗮, 𝗺𝗮 𝘂𝗻’𝗼𝗳𝗳𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗳𝗿𝗮𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮
L’interesse è esplicito e quantitativamente rilevante. Ciò che manca è la capacità di tradurlo in sistemi organizzati: itinerari, reti di operatori, narrazioni coerenti.

Il punto, quindi, non è scoprire il turismo caseario, ma riconoscere che esiste già una domanda pronta per essere interpretata in modo più evoluto. Siamo di fronte a un passaggio chiave: 𝗱𝗮 𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗱𝗼𝘁𝘁𝗼 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗻𝗼𝗺𝗼.

🔗 L'articolo completo al link nel primo commento!

Vedo mia figlia e penso al futuro...con qualche dato che ho raccolto questa settimana. Entro il 2030, la 𝗚𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗭 r...
13/05/2026

Vedo mia figlia e penso al futuro...con qualche dato che ho raccolto questa settimana.

Entro il 2030, la 𝗚𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗭 rappresenterà oltre un terzo della forza lavoro globale, imponendo un ripensamento strutturale delle strategie HR.

Secondo Deloitte, l’𝟴𝟵% dei Gen Z ricerca un lavoro guidato da uno scopo, mentre solo il 𝟲% indica la leadership come obiettivo primario. Parallelamente, RippleMatch evidenzia che il 𝟳𝟬% si attende una promozione entro i primi 18 mesi. Dal lato organizzativo, i dati Randstad mostrano una forte discontinuità rispetto ai modelli tradizionali: solo il 𝟰𝟱% è inserito in ruoli full-time “classici”, il 𝟯𝟭% desidera combinare più attività lavorative e la permanenza media nei primi anni è di circa 𝟭,𝟭 𝗮𝗻𝗻𝗶.

Ne emerge una 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗮𝗹𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗲, 𝗼𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀.

Gen Z e lavoro: verso un nuovo equilibrio tra flessibilità, scopo e mobilità.

L’uomo che vedete in questa foto si chiama Wan Gang. E la sua storia sembra quasi la sceneggiatura di un film.Nasce a Sh...
12/05/2026

L’uomo che vedete in questa foto si chiama Wan Gang. E la sua storia sembra quasi la sceneggiatura di un film.

Nasce a Shanghai nel 1952, nei primi anni della Repubblica Popolare Cinese. Fa parte della generazione travolta dalla Rivoluzione culturale di Mao. Ancora giovanissimo viene mandato nelle campagne della provincia dello Jilin, lontano dalle grandi città e dalle opportunità.

Studia come può, in un sistema durissimo, e riesce a laurearsi in un’università forestale come studente-lavoratore-soldato. Successivamente torna a Shanghai e si specializza in meccanica sperimentale.

A quel punto, però, prende una decisione che cambierà la sua vita.

A 32 anni lascia la Cina e si trasferisce in Germania per un dottorato in ingegneria in Bassa Sassonia. Rimane lì. Lavora per circa dieci anni in Audi, dentro uno dei sistemi automobilistici più avanzati al mondo. Potrebbe semplicemente costruirsi una carriera internazionale e restare in Europa.

Invece, nel 2000, Scrive una lettera al Consiglio di Stato cinese.
Non una richiesta personale. Non una candidatura. Una visione industriale.

Il titolo era tutt’altro che spettacolare:
“Riguardo allo sviluppo di una nuova energia pulita per l’automobile come linea di partenza per un salto in avanti dell’industria automobilistica cinese”.

La sua idea era semplice e radicale insieme:
la Cina era troppo indietro rispetto all’Occidente nei motori tradizionali. Cercare di recuperare il divario sarebbe stato quasi impossibile. Occorreva cambiare paradigma e puntare direttamente sull’auto elettrica.

Quella lettera viene letta.
E, soprattutto, viene presa sul serio.

Wan Gang viene convocato a Pechino, nominato “chief scientist” del progetto nazionale sull’auto elettrica e, pochi anni dopo, ministro della Scienza e Tecnologia. Il primo non iscritto al Partito Comunista a entrare nel governo cinese dagli anni Settanta.

Oggi molti analisti lo considerano uno degli uomini che hanno contribuito in modo decisivo al predominio cinese nel settore delle auto elettriche.

Al di là di qualsiasi giudizio politico sul modello cinese, la sua storia contiene una riflessione potente.

A volte le trasformazioni più grandi nascono da persone che arrivano dall’esterno, che hanno visto altri mondi, che mettono insieme esperienze diverse e che soprattutto hanno il coraggio di proporre una visione quando ancora sembra impossibile.

Ed è inevitabile chiedersi:
quanto siamo capaci, in Italia, di riconoscere davvero queste figure prima che sia troppo tardi?

Milano ospiterà in autunno la cerimonia di The World’s 50 Best Bars 2026.Non si tratta soltanto di un evento dedicato al...
11/05/2026

Milano ospiterà in autunno la cerimonia di The World’s 50 Best Bars 2026.
Non si tratta soltanto di un evento dedicato alla mixology. È una decisione che conferma il posizionamento internazionale dell’Italia come piattaforma globale dell’enogastronomia contemporanea.

Dopo l’esperienza dello scorso anno con The World’s 50 Best Restaurants, che abbiamo con piacere portato a Torino, questo nuovo appuntamento rappresenta un ulteriore passaggio strategico.

Perché eventi di questo tipo producono effetti che vanno ben oltre la singola cerimonia.

Generano attenzione mediatica internazionale, attraggono professionisti, opinion leader e investitori, rafforzano l’immagine delle destinazioni ospitanti e contribuiscono a ridefinire il percepito di un Paese agli occhi dei mercati globali. Oggi la gastronomia — e sempre più anche la cultura del bere di qualità — è parte integrante del posizionamento competitivo delle destinazioni turistiche.

Milano, in questo senso, appare una scelta coerente.
È una città che negli ultimi anni ha consolidato la propria capacità di attrarre eventi internazionali, interpretando il food & beverage non solo come consumo, ma come linguaggio culturale, creativo ed economico.

La vera questione, però, non è ospitare l’evento.
È trasformarlo in valore diffuso.

La presenza dei riflettori internazionali crea un’opportunità che coinvolge l’intero ecosistema: ospitalità, ristorazione, filiere agroalimentari, territori, formazione, comunicazione e turismo esperienziale. Ma questi benefici non sono automatici. Richiedono visione strategica, coordinamento e capacità di costruire narrazioni coerenti e contemporanee del patrimonio italiano.

L’Italia oggi ha tutte le condizioni per essere riconosciuta non solo come destinazione gastronomica d’eccellenza, ma come laboratorio internazionale di cultura dell’ospitalità. Eventi come 50 Best possono accelerare questo percorso, a condizione che vengano interpretati come strumenti di posizionamento di lungo periodo e non come semplici occasioni celebrative.

Siamo pronti per la nuova sfida!

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