02/10/2026
Siamo stati noi a separare la psiche dal mondo. A rinchiuderla “nella stanza d’analisi”, come diceva Hillman.
Ma ciò che chiamiamo “carattere” o “io” o “sé” non è un’entità metafisica: è esperienza incarnata e situata, sequenza di atti, di gesti, di parole che si ripetono e diventano abitudini.
È corpo.
E il modo in cui decidiamo di abitare il corpo è la prima forma di azione politica.
Sono i nostri automatismi corporei a fare il gioco del potere.
Siamo noi a stare curvi sugli schermi, ad essere reattivi e polarizzati sui social, a smettere di domandare, a rispondere e basta, ad acquistare desideri altrui.
Riportare gli archetipi nel corpo significa fare un esercizio di libertà. Significa riconoscere che cambiare postura per favorire la riconfigurazione neurale non è un fatto individuale, ma collettivo.
Ogni volta che interrompi un automatismo, recuperi un lembo di sovranità.
Quando arriva una richiesta urgente e tu, invece di scattare, appoggi le mani sulle cosce e sposti la schiena all'indietro, stai dicendo ad Atena che la strategia ha un tempo preciso, e che sei tu a deciderlo, non l'urgenza altrui.
Quando avverti un’ingiustizia e, invece di esplodere con la rabbia di Poseidone, incroci le braccia al petto e radichi i piedi a terra, stai marcando un confine. Stai dicendo che il tuo regno è abbastanza solido da contenere l'onda senza farsi travolgere.
Quando senti affiorare il pianto dell'impotenza e, invece di rimpicciolirti, ti sposti al centro della stanza, occupi spazio e sollevi il mento, stai richiamando la regalità di Zeus.
Quando sei tentato di puntare il dito contro qualcuno, invece sorridi, immagini e ti lasci portare da un racconto, stai agganciando il potere alchemico di Afrodite.
La libertà si allena col movimento dei muscoli, col ritmo del respiro, col tono di voce.
Osservare il nostro specifico modo di stare al mondo e riconoscere le nostre dinamiche di complicità somatica è il primo passo per sottrarsi al potere.
Non ci sarebbe prigione senza una sintassi corporea automaticamente ripetuta.
La libertà è nei nostri gesti.
E il nostro corpo è l’unico punto da cui partire per edificare la casa dove vogliamo abitare. Ma anche ospitare. E consegnare in eredità.