Entelekeia - Il Counseling con i Miti e gli Archetipi

Entelekeia - Il Counseling con i Miti e gli Archetipi Counseling con Miti e Archetipi.

Laurea magistrale in Filosofia, laurea triennale in Psicologia, iscritta ad Associazione Nazionale Counselor Relazionali Ancore come Counselor Relazionale certificato nr 284/2014

Siamo stati noi a separare la psiche dal mondo. A rinchiuderla “nella stanza d’analisi”, come diceva Hillman.Ma ciò che ...
02/10/2026

Siamo stati noi a separare la psiche dal mondo. A rinchiuderla “nella stanza d’analisi”, come diceva Hillman.
Ma ciò che chiamiamo “carattere” o “io” o “sé” non è un’entità metafisica: è esperienza incarnata e situata, sequenza di atti, di gesti, di parole che si ripetono e diventano abitudini.
È corpo.
E il modo in cui decidiamo di abitare il corpo è la prima forma di azione politica.

Sono i nostri automatismi corporei a fare il gioco del potere.
Siamo noi a stare curvi sugli schermi, ad essere reattivi e polarizzati sui social, a smettere di domandare, a rispondere e basta, ad acquistare desideri altrui.
Riportare gli archetipi nel corpo significa fare un esercizio di libertà. Significa riconoscere che cambiare postura per favorire la riconfigurazione neurale non è un fatto individuale, ma collettivo.

Ogni volta che interrompi un automatismo, recuperi un lembo di sovranità.
Quando arriva una richiesta urgente e tu, invece di scattare, appoggi le mani sulle cosce e sposti la schiena all'indietro, stai dicendo ad Atena che la strategia ha un tempo preciso, e che sei tu a deciderlo, non l'urgenza altrui.
Quando avverti un’ingiustizia e, invece di esplodere con la rabbia di Poseidone, incroci le braccia al petto e radichi i piedi a terra, stai marcando un confine. Stai dicendo che il tuo regno è abbastanza solido da contenere l'onda senza farsi travolgere.
Quando senti affiorare il pianto dell'impotenza e, invece di rimpicciolirti, ti sposti al centro della stanza, occupi spazio e sollevi il mento, stai richiamando la regalità di Zeus.
Quando sei tentato di puntare il dito contro qualcuno, invece sorridi, immagini e ti lasci portare da un racconto, stai agganciando il potere alchemico di Afrodite.

La libertà si allena col movimento dei muscoli, col ritmo del respiro, col tono di voce.
Osservare il nostro specifico modo di stare al mondo e riconoscere le nostre dinamiche di complicità somatica è il primo passo per sottrarsi al potere.
Non ci sarebbe prigione senza una sintassi corporea automaticamente ripetuta.

La libertà è nei nostri gesti.
E il nostro corpo è l’unico punto da cui partire per edificare la casa dove vogliamo abitare. Ma anche ospitare. E consegnare in eredità.

30/09/2026
Ho cominciato un corso di teatro. Uno degli esercizi della prima lezione consisteva nel dire il proprio nome e associare...
25/09/2026

Ho cominciato un corso di teatro.
Uno degli esercizi della prima lezione consisteva nel dire il proprio nome e associare al volo un aggettivo che avesse la stessa inziale.
Io, vuoto assoluto. Fino a che non ho sentito la mia voce pronunciare: “Lara lunatica”.
“Ma guarda quale aggettivo è uscito! Chissà cosa penseranno adesso di te?! Altro che Lara equilibrata, educata, perfetta” (il giorno dopo, la mente razionale mi ha restituito gli aggettivi rassicuranti: legale, lucida, luminosa, limpida, leale).

Quando sono rientrata a casa, dopo le 23, il cielo era così chiaro, vivo e lucente che mi sono fermata nel parcheggio, incantata: la luna crescente, in parte coperta dalle nuvole in movimento, dominava la notte, slanciata, decisa e fiera come una dea.
Se è vero che il corpo è saggio, il mio, stanco di scalpitare, deve aver mandato la sua custode meno diplomatica: Artemide.

Voi lo sapete bene: il suo regno non è la luce piena del giorno, su cui domina il gemello Apollo, ma il bosco, la notte, la luce argentea della luna.
Duplicità e incostanza le sono costitutive: protettrice della vita, ma anche capace di feroci scatti d’ira se i suoi confini e le sue regole vengono violati. Il cacciatore Atteone, che aveva osato guardarla mentre faceva il bagno, viene trasformato in cervo e sbranato dai suoi stessi cani. Chi mi frequenta da un po’ ha sicuramente incontrato le mie reazioni distruttive e la mia “ciclicità”, la mia capacità di passare in un istante dalla solarità apollinea alla reattività artemidea all’oscurità e al ritiro di Ecate (un altro volto associato alla dea, la luna calante).

A differenza di Atena, la mia prediletta, Artemide rifiuta le convenzioni sociali. È selvatica, libera e indomabile.
Umorale, volubile, emotivamente imprevedibile perché ascolta il suo istinto; lunatica perché si muove per fasi, ritiri e slanci improvvisi.
Intrattabile.
L’altra sera ero impreparata e deve avermi teso un agguato nel bosco: “Io rivendico il diritto di non essere sempre prevedibile, affidabile, accomodante, addomesticata; di non farmi afferrare e controllare. Vedi tu cosa vuoi fare. Io non mollo”.

Il guaio è che sarò impreparata anche alle prossime lezioni!
Vi racconterò.

Ho trovato un foglio ripiegato sulla riva, fermato da un sasso perché il vento non lo portasse via… “Non voglio sapere s...
18/09/2026

Ho trovato un foglio ripiegato sulla riva, fermato da un sasso perché il vento non lo portasse via…

“Non voglio sapere se sono ansiosa, evitante, ossessiva e compulsiva, narcisista, dipendente affettiva.
Non voglio sapere se la mia storia d’amore è tossica.
Se sono un leader o un gregario.
Una vittima o un carnefice.
Atena o Persefone, Apollo o Ares.

Voglio che tu mi veda, me, proprio me. Voglio che tu faccia un po’ di silenzio e ascolti la mia voce.
Dimmi come cammino, come sorrido, come scrivo.
Descrivimi come divento quando mi arrabbio, come le mie parole perdono corpo la sera, come sto seduta in mezzo agli altri.
Raccontami la mia storia di bambina piccola, tutto ciò che non so di me.
Sentiti libero di immaginare, che è un altro modo di vedere.
Non importa se ti contraddici.
Mettici un po’ di cuore. Di arte. Sfuma col pennello, cancella e prendi un altro colore.
Fammi vedere cosa c’è di bello in me. Cosa il mio specchio non riesce a riflettere da solo.

Non fidarti a priori solo perché è “scientifico”. Stai attento. Ascolta. Guarda bene. Sei proprio sicuro che il “chi” io sono si trovi tra le categorie diagnostiche che insistono nel descrivermi? Chi è il f***e? Io che cerco di farmi vedere e far sentire la mia voce, o chi insiste nel dirmi che lo sa già? Che è in grado di prevedere le mie mosse?

Gli dèi avrebbero punito la nostra hybris.

Suvvia, incontriamoci da qualche parte. Se vuoi aspettami a quel tavolino in piazza. Guardami mentre ti raggiungo. Contempla lo spettacolo. Non lasciare che un nome astratto - ansioso, evitante, dipendente - arrivi prima di ciò che appare alla tua vista, prima di me.
Il mio passo è incerto o spavaldo? Perché mi sono messa quelle scarpe scomode? Muovo ancora le braccia come un soldato?
Oppure cercami tra queste mie parole. Come scrivo io? Come fai a riconoscermi?

Non sarà semplice, la vita lo è di rado, ma prometto che sarà sorprendente.

E solo così potrò cambiare. Solo se tu mi vedrai, se il tuo sguardo mi benedirà, io potrò cambiare.
E solo così tu non sarai cieco, o lo sarai soltanto al modo degli aedi.
A cui nessuno aveva detto se Ulisse era narcisista o evitante.
Ed è per questo che non si è perduto. Ed è per questo che è tornato a casa”.

Venerdì scorso vi ho chiesto cosa salvereste se foste un aedo, se dalla vostra voce dipendesse la sopravvivenza di ‘ciò ...
11/09/2026

Venerdì scorso vi ho chiesto cosa salvereste se foste un aedo, se dalla vostra voce dipendesse la sopravvivenza di ‘ciò che non si può dimenticare’.
Provate a farlo. Prendete quel ricordo e scrivetelo mettendo in fila i fatti.
Cosa resta della verità?

Abbiamo escluso Dioniso dalla nostra idea di verità. Le cose sono vere se governate da Apollo, se stanno a distanza, se vengono private del corpo.

“Dimmi come stanno le cose”, chiediamo. Ma quali cose?
Ci sono cose che vivono soltanto grazie ai suoni, al movimento, al ritmo.
Per farsi canale della dea Mnemosine, l’aedo si affidava alla musica, che non era un’aggiunta marginale - come è in un mondo ostaggio di un sapere disincarnato -, ma partecipava direttamente alla costruzione della verità.
Omero era immaginato cieco: il suo sguardo sapeva vedere anche ciò che non era esposto alla luce del sole.
L'occhio giudica, misura, separa (apollineo); l'orecchio accoglie, risuona, unisce (dionisiaco).
Dioniso — il vivente, il caos, il mistero — non si lascia afferrare dal linguaggio alfabetico (apollineo), ma parla se c’è vibrazione, corpo, emozione, relazione.
Provate a chiedere a un familiare: “com’ero io da piccolo?”. Quanto conta sapere come stanno le cose, e quanto scoprire chi siamo stati agli occhi degli altri attraverso il timbro unico di una voce? La nostra identità si esaurisce davvero nell’apparenza di una foto o è piuttosto un’apparizione che accade quando ascoltiamo le storie raccontate dalle persone della nostra vita?

Mnemosine non si preoccupa dei fatti: il suo scopo non è descrivere, ma evocare.
Il vero che si mescola al falso non è un errore. È la realtà del ricordo.
“Cercare un’informazione significa cercare la persona in grado di raccontarla (…) La memoria è una voce divina che parla o non parla (…) Il greco che sapeva a memoria i poemi omerici non doveva cercare nella sua memoria; le parole gli venivano alle labbra come se una voce gliele insufflasse al momento propizio, senza sforzo, per grazia di Mnemosine”. (G.Paris, La grazia pagana)

Noi abbiamo sostituito quella voce con un video. E pur di documentare e trattenere abbiamo smesso di cantare, di danzare, tenere il ritmo.
Di provarci insieme.
A tenere vivo. A salvare le cose.

E se domani ci svegliassimo e scoprissimo che non esiste più un solo testo scritto? Nessun libro, nessun documento, ness...
04/09/2026

E se domani ci svegliassimo e scoprissimo che non esiste più un solo testo scritto? Nessun libro, nessun documento, nessun messaggio da leggere.
Se ad un tratto non ci fosse più quello straordinario strumento tecnologico – la scrittura - che ci ha consentito di conservare, tramandare, sentirci al sicuro in un mondo vero e prevedibile?

Come faremmo a sapere chi siamo?

In che modo porteremmo con noi le cose importanti?

Sapete cosa portavano i coloni greci sulle navi verso l’ignoto dopo che, con il crollo dell'età del bronzo, scomparve la lineare B e con essa ogni memoria scritta?
Portavano i loro canti, i poemi omerici. E li cantavano tutti insieme, a migliaia di km da casa. Era così che sapevano dire di sé, di ciò che erano e sarebbero stati.
Per secoli le cose sono rimaste vive perché incarnate nel corpo degli Aedi.

Gli Aedi erano poeti-cantori. Possiamo chiamarli cantastorie, ma solo se prendiamo sul serio il loro fare, solo se sappiamo ancora pensare al di là del lessico scientifico che vede nella memoria un archivio, o una funzione della mente. Per gli antichi greci aveva un nome, Mnemosine, ed era una dea. Non “la segretaria di Apollo” addetta ai dati e ai fatti (G.Paris, La grazia pagana), ma la dea che ispira il ricordo e lo conserva grazie alla rima, al ritmo, all’emozione. Alla voce, che è potente proprio perché fragile, transitoria e unica.

Provate ad immaginare quanto potesse essere importante stare attenti, aderire al gesto altrui; non giudicare, ma essere fedeli.
Custode, servitore, testimone ed erede: provate a pensare quale immane responsabilità avesse un aedo.

Come faremmo oggi ad assumerci una tale responsabilità quando siamo abituati a registrare tutto, a documentare, a consegnare a foto e video la complessità e la sacralità della vita?

Forse la storia di Ulisse è così potente proprio perché è stata raccontata a voce e contiene tutta la forza umana che è servita per sentire, conservare e poi farsi canale dei palpiti di un cuore.

Oggi abbiamo evidenze, ma stiamo perdendo le cose da salvare. Le nostre voci non sanno più dire il sacro.

Se tu per un giorno fossi un Aedo, cosa salveresti?
A quale storia offriresti la tua voce?
Non l’immagine social: la Tua Voce.

A volte mi sento dire: “Ma io non ho Afrodite”.Credete davvero di cavarvela così? Se avete camminato a passo lento sulla...
28/08/2026

A volte mi sento dire: “Ma io non ho Afrodite”.
Credete davvero di cavarvela così?

Se avete camminato a passo lento sulla sabbia o a piedi scalzi sull’erba, se avete sentito un vento leggero accarezzarvi il viso o l’acqua tiepida massaggiarvi il corpo, se avete lasciato svolazzare un abito e ne avete tratto piacere, allora siete stati con lei.
Ogni volta che avete ascoltato con curiosità la storia di uno sconosciuto, che vi siete lasciati incantare da un tramonto, trascinare da una danza, da una risata, lei era lì.
Ed era lì ogni volta che dentro di voi è sbocciato qualcosa di inedito, che avete sorriso senza sapere bene perché, che avete sentito vibrare nell’aria una specie di magia, il miracolo di ritrovare la voglia di guardarvi, di vestirvi, di scrivere, di sognare, di ricominciare a fiorire.

Afrodite è la dea della fioritura.

Sarà capitato ad ogni vacanza. I più fortunati vanno al mare, in montagna, fanno un viaggio. Sì, ma la differenza è portare l’attenzione al sentire.
Avete mai chiesto al vostro corpo se si trovava bene in vacanza con voi? Chiedete mai al vostro corpo se sta bene con voi?
Quando stanno bene, i corpi fioriscono. Al loro passaggio portano la primavera, non soltanto nei prati e nei giardini, ma nel cuore degli uomini.

Per Afrodite, “amore e bellezza vogliono dire soprattutto fiorire, ricominciare. Bello è chi cambia e si rinnova nell’amare. Niente di statico nel suo mondo, tutto germina, cresce, esplode nella pienezza della vita. Oggi è così spesso rinnegata! Gli alberi rinsecchiscono e bruciano, i fiori appassiscono, le api portatrici di polline muoiono, i mari sono avvelenati, le primavere arrivano inascoltate, i cuori degli umani non le sanno più accogliere” (Giuseppe Conte, Della stessa sostanza dei sogni).

Ovunque siate stati, se la vostra vacanza vi ha sfiorati con questo sussurro di consapevolezza, avete messo da parte un tesoro per l’inverno.
A volte non si tratta di fare, ma di ascoltare. Di accogliere un seme e lasciarlo germogliare.
Il mio seme quest’anno ha la freschezza dell’alba sulle gambe n**e, la morbidezza della sabbia sotto i piedi, la sensualità del corpo che galleggia con gli occhi chiusi rivolti al sole.
Il vostro?

Le sono passata davanti così tante volte che mi sembra sia sempre stata lì.E infatti lo è stata.Vigile e fiera, inaccess...
21/08/2026

Le sono passata davanti così tante volte che mi sembra sia sempre stata lì.
E infatti lo è stata.
Vigile e fiera, inaccessibile come chi non cerca sguardi, ma soltanto libertà.

Da ragazza trascorrevo le vacanze a Diano Marina. Soltanto quest’anno ho scoperto che il golfo così caro alla mia adolescenza anticamente ospitava il culto di Borman, la divinità del bosco sacro. Lucus Bormani, bosco sacro a Borman, era il suo nome; la radice borm riecheggia l’acqua sorgiva (sarà un caso se qualche giorno dopo, per la prima volta, sono finita a Bormio?).
I Romani trasformarono Borman in Diana. Per i Greci era Artemide.

La vedete nella foto, quasi nuda, capelli raccolti e un arco teso.
La vedevo anch’io proprio all’ingresso dei bagni Diana, la frequentavo con la fresca semplicità e la vivacità che le si addicono, ma non lo sapevo.

Perché ve ne parlo?
Perché sono rimasta sbigottita da questa ‘coincidenza’.

Abbiamo scelto il mare dopo anni di viaggi perché Giancarlo sentiva l’esigenza di rallentare, di ripartire con un nuovo ritmo.
E si riparte sempre dalla natura, dal cuore sacro che abbiamo “messo via” per proteggerci e diventare adulti. Si riparte da un corpo ossigenato, dal respiro che si allarga e dai muscoli che si tendono.

Artemide è sempre presente nelle cose che iniziano, nell’acqua che sgorga limpida dalle fonti. È la dea che veglia sulla nostra giovinezza, l’età della vita in cui la purezza si esprime nel vigore del corpo, nei giochi, nelle amicizie spensierate. Ha una natura virginale, ma sa per istinto come aiutare nel parto.

È una forza di rinascita potente.
A me è tornato il ciclo sparito da mesi (oltre a un vistoso foruncolo sul viso!). Credevo di essere in menopausa, invece il luogo del mio primo ciclo – 21 agosto 1981 – ha risvegliato “la ragazza”.

È il richiamo del cucciolo selvaggio che abbiamo ingabbiato negli anfratti della psiche.
È la parte di noi che non vuole saperne di conformarsi e lasciarsi addomesticare, che respinge le lusinghe dell’autorità, che dice: “No, grazie, tenetevi i vostri palazzi, le vostre etichette e i vostri Mi piace. Io preferisco bere acqua chiara alla sorgente della mia giovinezza, rinvigorire le energie e salvare la Ragazza”.

17/08/2026

➡️ E se i nostri momenti di crisi non fossero altro se non il punto esatto in cui la vita si arresta per fare spazio al mito?

Per provare il counseling con i Miti e gli Archetipi scrivimi un messaggio privato oppure via mail ([email protected]).
Puoi fare sessioni on-line oppure nel mio studio a Biassono, in una zona tranquilla e riservata accanto al parco di Monza.
La durata è di un’ora e non c’è un numero minimo. Vale anche un solo incontro.

ℹ️ In ogni caso, sentiti libero/a di chiedermi tutte le informazioni che ti servono 🤗

Indirizzo

Via Santa Maria Delle Selve, 11
Biassono
20853

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