Mosaico di Pace

Mosaico di Pace Rivista mensile promossa da Pax Christi e fondata da don Tonino Bello. Direttore: ALEX ZANOTELLI
Red

10/09/2026

Mosaico dei giorni
La nonviolenza salva
10 settembre 2026 – Tonio Dell'Olio

La prima Conferenza dell’Istituto cattolico per la nonviolenza (CNI) di Pax Christi International, in corso a Roma, non è un convegno per anime belle. A renderla concreta sono soprattutto le voci giunte dai luoghi feriti: dal Myanmar alla Colombia, dalla Palestina ad altri Paesi attraversati dalla guerra. Persone che non parlano della nonviolenza sui libri, ma l’hanno scelta e praticata mentre intorno c’era distruzione e morte. Ascoltarle è stato un respiro dell’anima: la prova che la nonviolenza non è fuga, resa o passività, ma coraggio organizzato, protezione della vita, resistenza al male senza assumerne i metodi. Lo ha spiegato con limpidezza il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, Myanmar: “Le strategie nonviolente non sono una mancanza di difesa; sono una forma di difesa più efficace”. Occorre perciò un nuovo paradigma, capace di rendere operativa la legittima difesa attraverso la difesa civile, la protezione disarmata e la resistenza attiva. La vera difesa deve essere “disarmata nei metodi e disarmante negli effetti”. Papa Leone XIV ha fatto giungere un suo messaggio in cui invita a costruire “case di pace”, dove l’ostilità sia disinnescata dal dialogo, si pratichi la giustizia e si custodisca il perdono. Non è un’utopia: sono esperienze già vissute nelle periferie insanguinate del mondo. E dicono, con la forza dei fatti, che la nonviolenza non contempla la storia dalla finestra: vi entra dentro per salvarla.

https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/rubriche/mosaico-dei-giorni/6070-la-nonviolenza-salva

09/09/2026

Mosaico dei giorni
Il pessimismo è un lusso
9 settembre 2026 – Tonio Dell'Olio

È un poema politico, ma anche un lamento per il Paese che ama e nella cui politica non si riconosce. Con The Road to Jericho, presentato a Venezia, il regista israeliano Amos Gitai porta la cinepresa fino a Khan el Ahmar, villaggio beduino della Cisgiordania minacciato dai coloni. Là una scuola di terra e pneumatici accoglie trecento bambini e bambine. Israele ne ha ordinato la demolizione. Gitai dice di aver usato il cinema per difenderla. Nelle sue parole non c’è neutralità, e nemmeno la comoda divisione del mondo “tra angeli e bastardi”. C’è la lucidità dell’artista che guarda il Medio Oriente senza cedere alla propaganda della forza. Perché la forza, quando fallisce, ne invoca sempre altra. Fino alla distruzione. Resta allora il dialogo: fragile, ostinato, obbligatorio. E resta l’arte, capace di custodire ciò che il potere vorrebbe cancellare. Franco vinse la guerra, ricorda Gitai, ma nel duello della memoria vinse Picasso con Guernica. Anche filmare una piccola scuola destinata alle ruspe diventa così un atto di resistenza. “Il pessimismo è un lusso che non possiamo permetterci”, gli disse anni fa il sindaco palestinese di Nablus, mutilato da un attentato. Non è ingenuità. È la scelta drammatica tra annientamento e riconoscimento reciproco. Continuare a parlarsi non assicura la pace; smettere di farlo prepara soltanto la prossima guerra.

https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/rubriche/mosaico-dei-giorni/6069-il-pessimismo-e-un-lusso

08/09/2026
08/09/2026

Mosaico dei giorni
È questione di vita o di morte
8 settembre 2026 – Tonio Dell'Olio

Libri, quaderni e penne mescolati ai frammenti di cemento, al sangue e ai corpi. È ciò che resta del palazzo di Kfar Rumman, nel Sud del Libano, colpito da un raid israeliano mentre i bambini si preparavano per andare a scuola. Dodici persone sono state uccise, tra cui due neonati e quattro donne. Mustafa, otto anni, ha perso i nonni ed è rimasto ferito. Un soccorritore è morto in un altro attacco. In quattro giorni le vittime sono state 27 e i feriti 69. Se questi sono gli effetti della tregua, cosa accada quando il conflitto divampa apertamente? E infatti dall’inizio della guerra, il 2 marzo, i libanesi uccisi sono almeno 4.300. Quando finirà l’orrore? Israele definisce “difensive” le proprie azioni e promette di proseguire nella distruzione sistematica delle strutture di Hezbollah. Ma nessuna presunta necessità militare può cancellare i corpi dei neonati, le case demolite, le famiglie decimate, i villaggi ridotti in macerie. Per questo è necessario, anzi urgente, che la comunità internazionale scenda dagli spalti, dove assiste e commenta, e si rimbocchi le maniche del dialogo. Non per finta, con dichiarazioni rituali e appelli destinati a cadere nel vuoto. Sul serio, davvero, efficacemente. Occorre fermare Hezbollah e costringere Israele alla pace, al rispetto della tregua e del diritto internazionale. Non è diplomazia astratta: è questione di vita o di morte.

https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/rubriche/mosaico-dei-giorni/6068-e-questione-di-vita-o-di-morte

07/09/2026

Mosaico dei giorni
Israele e Palestina: salvarsi insieme
7 settembre 2026 – Tonio Dell'Olio

Sono segni timidi, quasi impercettibili nel fragore delle armi e nel dilagare dell’odio. Eppure meritano attenzione perché indicano l’unica direzione umanamente possibile e tollerabile: la convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi, riconosciuta e strutturata anche sul piano sociale e politico. Anna Foa, su La Stampa del 6 settembre, racconta della candidatura dell’ebreo Yoav Segalovitz, già deputato del partito centrista Yesh Atid e dichiaratamente sionista, nella Lista Araba Unita guidata da Mansour Abbas. Non è soltanto un accordo elettorale. È il tentativo concreto di oltrepassare appartenenze e divisioni consolidate per affermare che arabi ed ebrei possono condividere responsabilità, diritti e progetti politici. Non sappiamo se questo gesto riuscirà ad arginare l’occupazione, la violenza dei coloni e l’espulsione dei palestinesi dalla Cisgiordania, né se riporterà al centro dell’agenda la nascita di uno Stato palestinese. Ma sappiamo che nessuna vittoria militare potrà garantire sicurezza e futuro. La pace non nascerà dalla cancellazione dell’altro, ma dal suo riconoscimento. Un ebreo nella lista araba è una crepa nel muro dell’inimicizia. Piccola, certamente, ma lascia filtrare una luce: palestinesi ed israeliani non potranno salvarsi gli uni contro gli altri. Potranno salvarsi soltanto insieme.

https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/rubriche/mosaico-dei-giorni/6067-israele-e-palestina-salvarsi-insieme

06/09/2026

Il gruppo “Donne per la Pace” di Pax Christi Italia organizza, il 17 e 18 ottobre alla Casa per la pace di Tavarnuzze, un seminario su “Abitare la pace: lo sguardo delle donne”, con Agnese Mascetti, F***y Askani, Cristina Mattiello, Nicoletta Dentico e con testimonianza di sr. Cecilia Sierra.
Iscrizioni e prenotazioni: [email protected]

04/09/2026

Mosaico dei giorni
Anche la terra sanguina
4 settembre 2026 – Tonio Dell'Olio

Il veleno non conosce frontiere. Lo racconta Dianne Woodward su Al Jazeera, nell’articolo ripreso da Other News: I rifiuti tossici della guerra a Gaza hanno raggiunto Israele. Liquami non trattati e macerie contaminate, da Gaza minacciano anche Israele, attraverso le acque e gli ecosistemi condivisi. La terra ferita non distingue passaporti e non rispetta i posti di blocco. La guerra uccide le persone e avvelena ciò che permette loro di vivere. Offende il creato, prepara altre morti, consegna ai figli un’eredità di veleni. Nel Tempo del creato celebrato dalle Chiese, questi sfregi devono entrare nelle nostre preghiere. Non possiamo avvolgere d’incenso gli altari e lasciare fuori il fumo delle bombe. Non possiamo cantare le creature e tacere su chi le distrugge. “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” è il titolo del messaggio di papa Leone XIV per la Giornata del creato. La guerra, scrive, lascia una “distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni”. E lega la conversione del cuore alla necessità di destinare alla vita le energie spese per distruggerla. Celebrare il Creatore significa prendere posizione per la sua creazione. Chiedere il disarmo, denunciare le responsabilità, fermare la devastazione. Altrimenti anche il nostro incenso rischia di coprire l’odore della morte.

https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/rubriche/mosaico-dei-giorni/6065-anche-la-terra-sanguina

L'opinione di... Renato Sacco Due frasi. Con la morte dentro.La prima:“Le vergogne del pacifista collettivo – “Il pacifi...
03/09/2026

L'opinione di... Renato Sacco
Due frasi. Con la morte dentro.
La prima:
“Le vergogne del pacifista collettivo – “Il pacifista collettivo che sogna il disarmo dell’occidente e fischietta di fronte al riarmo dei nemici dell’occidente non commette un errore, non fa una gaffe, non compie uno scivolone. Conferma solo una piccola verità rispetto al suo ruolo storico: essere un favoloso cavallo di T***a di tutti coloro che sognano di avere un’Europa più debole, un occidente più fragile e un asse del terrore in grado di muoversi senza avere troppi argini di fronte a sé”.
Editoriale di Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, 2 settembre ’26.

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03/09/2026

Mosaico dei giorni
La profezia di cui abbiamo bisogno
3 settembre 2026 – Tonio Dell'Olio

Leggo su Avvenire l’articolo di Marco Moroni e mi riconosco nella sua gratitudine. Anche i nomi coincidono: Enzo Bianchi, Angelo Casati, Carlo Maria Martini, David Maria Turoldo, Tonino Bello, Luigi Bettazzi, Hélder Câmara. E poi Alex Langer, Pepe Mujica, Pier Paolo Pasolini. Voci diverse, pagine entrate in silenzio nella mia vita. Hanno trovato posto tra le domande, corretto lo sguardo, dato parole a intuizioni ancora senza voce. A volte mi accorgo di pensare con un pensiero ricevuto da loro, di leggere il Vangelo attraverso uno spiraglio che hanno aperto. E nella vita di tanti è accaduto lo stesso. Ci scommetto! Noi siamo solo debitori. Anche quando abbiamo dimenticato da quale pagina sia arrivata quella luce. La loro profezia ci ha insegnato a cercare Dio nelle ferite della storia, a riconoscere nei poveri dei maestri, a credere nella pace quando sembrava un’ingenuità o un’utopia. Ci ha consegnato una fede capace di domande e una Chiesa da amare anche chiedendole di cambiare. E ora la gratitudine ci chiede qualcosa. Quel buon seme è affidato anche alla terra delle nostre scelte, alla cura delle relazioni, al coraggio di prendere parola e posizione. Rileggere le loro pagine serve se ci aiuta a scriverne altre con la vita. Perché il seme non vada perduto, perché trovi mani disposte a seminarlo ancora e generi vita nuova. Anzi, nuova profezia.

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