Mosaico di Pace

Mosaico di Pace Rivista mensile promossa da Pax Christi e fondata da don Tonino Bello. Direttore: ALEX ZANOTELLI
Red

Mosaico dei giorniArsenali nucleari11 giugno 2026 – Tonio Dell'OlioCi sono numeri che dovrebbero togliere il sonno. Nel ...
11/06/2026

Mosaico dei giorni
Arsenali nucleari
11 giugno 2026 – Tonio Dell'Olio

Ci sono numeri che dovrebbero togliere il sonno. Nel 2025 le nove potenze nucleari hanno speso 119 miliardi di dollari per mantenere e modernizzare i propri arsenali atomici: 3.768 dollari al secondo, il 19% in più rispetto all'anno precedente secondo il rapporto di Ican (International coalition abolish nuclear). Non si tratta solo di una corsa alle armi, ma del consolidarsi di una vera e propria “cultura nucleare” che torna a considerare l'atomica uno strumento normale di sicurezza e di potere. Si tratta di una professione di fede nel nucleare. Mentre milioni di persone non hanno accesso a cure, istruzione, acqua e cibo, somme gigantesche vengono destinate a strumenti capaci di distruggere l'umanità. I dati del Sipri parlano chiaro: le testate nucleari nel mondo sono oltre 12.000 e cresce il numero di quelle immediatamente utilizzabili. Ancora più preoccupante è il fallimento dei negoziati internazionali sul disarmo e la scadenza di accordi che per decenni hanno contribuito a contenere la minaccia atomica. Si indebolisce il multilateralismo mentre avanza la logica della deterrenza, del riarmo e della contrapposizione. Papa Leone XIV ha definito tutto questo "cultura della potenza": la convinzione che la forza garantisca la sicurezza. Ma la storia insegna il contrario. La pace non nasce dall'equilibrio della paura, bensì dalla fiducia, dalla cooperazione e dalla giustizia.

Ci sono numeri che dovrebbero togliere il sonno. Nel 2025 le nove potenze nucleari hanno speso 119 miliardi di dollari per mantenere e modernizzare i propri arsenali atomici: 3.768 dollari al secondo, il 19% in più rispetto all'anno precedente secondo il rapporto di Ican (International coalition ab...

Mosaico dei giorniIl consumo della notizia10 giugno 2026 – Tonio Dell'OlioNella stagione dell’usa e getta avviene che un...
10/06/2026

Mosaico dei giorni
Il consumo della notizia
10 giugno 2026 – Tonio Dell'Olio

Nella stagione dell’usa e getta avviene che un fatto scuota l'opinione pubblica per poche ore, al massimo per qualche giorno, poi viene travolto dall'onda successiva. Tutto scorre, tutto viene divorato da una nebbia indeterminata. Avviene così che già oggi i fatti di Amendolara diventano uno sbiadito tratto di finto inchiostro su una pagina virtuale. L'Anthavirus - “Antha che?” - suscita ormai reazioni distratte. Persino Gaza, con il suo interminabile carico di morti, feriti e disperazione, riceve anche l’onta della polvere che si accumula lentamente sulla ferocia e sul dolore. Non è giusto. E non è normale. Dietro ogni titolo ci sono famiglie che continuano a piangere quando le telecamere si sono già spente. Ferite che non conoscono ancora la forza della cicatrice e continuano a sanguinare. Dignità violate, speranze spezzate, vite cambiate per sempre. L'informazione non è consumo. Ha il dovere di custodire la memoria, di interrogare le coscienze, di aiutare a comprendere le cause profonde degli eventi. E allora come resistere alla dittatura dell'attualità che divora tutto? Non ho risposte. Ma so che rassegnarsi sarebbe una sconfitta. Continuare a ricordare, a riflettere, a chiedere giustizia e cambiamento può sembrare la lotta di chi si lancia contro i mulini a vento. Eppure è un dovere. Lo dobbiamo alle vittime di oggi per contribuire a che non ce ne siano ancora domani.

Nella stagione dell’usa e getta avviene che un fatto scuota l'opinione pubblica per poche ore, al massimo per qualche giorno, poi viene travolto dall'onda successiva. Tutto scorre, tutto viene divorato da una nebbia indeterminata. Avviene così che già oggi i fatti di Amendolara diventano uno sbi...

09/06/2026
Mosaico dei giorniIl neocolonialismo sanitario degli Usa9 giugno 2026 – Tonio Dell'OlioWashington ha ottenuto da Nairobi...
09/06/2026

Mosaico dei giorni
Il neocolonialismo sanitario degli Usa
9 giugno 2026 – Tonio Dell'Olio

Washington ha ottenuto da Nairobi la disponibilità a ospitare una struttura di quarantena destinata a cittadini Usa che provengono dalla Repubblica Democratica del Congo e che potenzialmente sarebbero esposti al virus di Ebola. Una scelta che ha provocato proteste popolari, ricorsi alla magistratura e accuse di neocolonialismo sanitario. Il diritto alla salute, infatti, è un bene universale, non una merce da negoziare secondo il peso economico o geopolitico. Se la tutela della salute è un diritto umano, non può trasformarsi in una sorta di esportazione del pericolo verso chi dispone di minori strumenti per far sentire la propria voce. Per questo le proteste dei cittadini kenyani non riguardano soltanto la paura del contagio. Esprimono il rifiuto di una logica antica e mai del tutto scomparsa: quella per cui i Paesi ricchi decidono e quelli poveri subiscono. Una logica che ricorda, in forme nuove, rapporti di dominio che il mondo dovrebbe avere archiviato da tempo. La lotta contro Ebola richiede piuttosto cooperazione internazionale, condivisione delle responsabilità e solidarietà. Non può basarsi sull'idea che alcuni popoli siano chiamati a sopportare rischi che altri non intendono assumere. La dignità umana non conosce confini e la vita di un kenyano vale quanto quella di un americano.

Washington ha ottenuto da Nairobi la disponibilità a ospitare una struttura di quarantena destinata a cittadini Usa che provengono dalla Repubblica Democratica del Congo e che potenzialmente sarebbero esposti al virus di Ebola. Una scelta che ha provocato proteste popolari, ricorsi alla magistratur...

Solidarietà agli attivisti di PisaPax Christi Italia esprime solidarietà ai giovani attivisti di Pisa denunciati dopo le...
08/06/2026

Solidarietà agli attivisti di Pisa
Pax Christi Italia esprime solidarietà ai giovani attivisti di Pisa denunciati dopo le mobilitazioni e le azioni nonviolente della scorsa estate e autunno contro il genocidio in Palestina. Sono 54 i giovani che hanno ricevuto le notifiche dopo la conclusione delle indagini della Questura di Pisa. Contemporaneamente sono state comminate decine di sanzioni amministrative per l’azione nonviolenta che, lo scorso 12 ottobre, ha impedito l’ingresso in stazione di un convoglio con armi destinate a Israele. Il genocidio che si compie in Palestina non può lasciarci indifferenti e ogni azione di dissenso è azione in difesa dell’umanità, di fatto morta a Gaza. Quando pensiamo alle e ai giovani e adulti di Pisa, di Roma e di tante altre città d'Italia, oggi incriminati per aver protestato in difesa del popolo palestinese, pensiamo a Gaza, alle immagini raccapriccianti di bambini morti e di ospedali distrutti. Pensiamo ai genitori con neonati mutilati e in fin di vita tra le braccia, ai chirurghi che praticano amputazioni senza anestesia, ai i medici e ai volontari della Global Sumud Flotilla che cercano di rompere l’assedio per portare aiuti nella Striscia di Gaza.
Eppure, oggi, di fronte alla barbarie e a questo abisso, lo Stato ha il coraggio di incriminare giovani e adulti che chiedono ai passanti di fermarsi nelle stazioni e nelle strade, distratti o impotenti dinanzi a tale crudeltà e disumanità.
Pax Christi denuncia la repressione verso queste persone che, protestando, ci ricordano che nulla è paragonabile alla distruzione sistematica di un popolo. Siamo di fronte a un fratricidio in diretta che le e i giovani e adulti sensibili rifiutano, attraverso proteste pacifiche.
Pax Christi chiede, altresì, al Governo italiano di mettere in atto ogni azione necessaria per la liberazione dei volontari della Global Sumud Flotilla e, in particolare, degli italiani Domenico Centrone e Dina Alberizia, attivisti partiti con la missione umanitaria Global Sumut Flotilla Convoy (equipaggio di terra), tuttora trattenuti in Libia dalle autorità locali. Chiediamo la loro immediata liberazione e il rientro in Italia. La solidarietà è segno di umanità e non può essere ritenuto un reato.

https://www.mosaicodipace.it/index.php/rubriche-e-iniziative/iniziative/appelli/5911-solidarieta-agli-attivisti-di-pisa
Foto: -Divieto di riproduzione

Mosaico dei giorniLibertà per gli attivisti della Flotilla di terra8 giugno 2026 – Tonio Dell'Olio“Dove finiscono i diri...
08/06/2026

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Libertà per gli attivisti della Flotilla di terra
8 giugno 2026 – Tonio Dell'Olio

“Dove finiscono i diritti quando inizia il deserto?”. È la domanda che ci consegnano il fermo e l'arresto in Libia di Domenico Centrone e Dina Alberizia, impegnati nella Global Sumud Flotilla di terra, una missione civile, internazionale e nonviolenta nata per testimoniare solidarietà al popolo palestinese e chiedere il rispetto del diritto umanitario. Non portavano armi, non minacciavano nessuno. Portavano una presenza, una scelta di pace, una voce. Colpisce la semplicità disarmante dell'appello lanciato dai genitori di Domenico Centrone. Nessuna invettiva, nessuna richiesta straordinaria. Chiedono soltanto di avere notizie certe del figlio e che possa tornare libero. Per questo chiediamo al Governo italiano di intervenire con urgenza presso le autorità libiche, intensificando ogni iniziativa diplomatica e attivandosi anche presso le istituzioni europee per garantire i diritti fondamentali delle persone detenute, ottenere la liberazione di tutti gli attivisti della Global Sumud Flotilla e assicurare il loro rapido e sicuro rientro presso le rispettive famiglie. Difendere loro significa difendere il diritto alla libera circolazione, alla solidarietà internazionale e all'azione nonviolenta. Invitiamo tutti a firmare l'appello. Quando viene fermata una persona che sceglie la pace, a essere messa in discussione è la libertà di tutti.

“Dove finiscono i diritti quando inizia il deserto?” È la domanda che ci consegnano il fermo e l'arresto in Libia di Domenico Centrone e Dina Alberizia, impegnati nella Global Sumud Flotilla di terra, una missione civile, internazionale e nonviolenta nata per testimoniare solidarietà al popolo...

Mosaico dei giorniL’Italia diseguale5 giugno 2026 – Tonio Dell'OlioL'Italia è più ricca. Ma gli italiani no. O almeno no...
05/06/2026

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L’Italia diseguale
5 giugno 2026 – Tonio Dell'Olio

L'Italia è più ricca. Ma gli italiani no. O almeno non tutti. I nuovi dati della Banca d'Italia raccontano un Paese in cui la ricchezza cresce, ma si concentra sempre di più: il 10% delle famiglie possiede oltre il 60% del patrimonio nazionale, mentre alla metà più povera resta appena il 7%. Dietro le cifre si nasconde una domanda che riguarda la qualità della nostra democrazia: quanto può reggere una società nella quale le opportunità, il potere e perfino il futuro si accumulano nelle mani di pochi? L'aumento dell'indice di Gini, la misura statistica che valuta la coerenza della distribuzione della ricchezza, conferma che la distanza tra chi ha molto e chi ha poco continua ad allargarsi. Per milioni di famiglie la ricchezza coincide quasi esclusivamente con la casa in cui abitano e con qualche risparmio in banca; per una minoranza, invece, è fatta di investimenti, rendite e strumenti capaci di generare altra ricchezza. Insomma il denaro che produce denaro. Da qui la necessità etica di tassare i grandi patrimoni. Ma prima ancora delle ricette fiscali, occorre riconoscere il problema. Le disuguaglianze non sono solo una questione economica: erodono la coesione sociale, alimentano sfiducia e rendono più fragile il patto che tiene insieme una comunità. Una società giusta non è quella in cui tutti possiedono la stessa cosa, ma quella in cui nessuno è condannato ai margini.

L'Italia è più ricca. Ma gli italiani no. O almeno non tutti. I nuovi dati della Banca d'Italia raccontano un Paese in cui la ricchezza cresce, ma si concentra sempre di più: il 10% delle famiglie possiede oltre il 60% del patrimonio nazionale, mentre alla metà più povera resta appena il 7%.

Mosaico dei giorniLavori donneschi4 giugno 2026 – Tonio Dell'OlioDalla riflessione proposta da Paola Cortellesi nel cors...
04/06/2026

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Lavori donneschi
4 giugno 2026 – Tonio Dell'Olio

Dalla riflessione proposta da Paola Cortellesi nel corso delle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica al Quirinale.

“La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica: dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c'era un progetto preciso di limitazione dell'autonomia femminile. Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo come filosofia e storia nei licei. L'istruzione di bambine e ragazze fu orientata verso "lavori donneschi" ovvero, mansioni domestiche. Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati. E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l'arroganza di proseguire gli studi avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti. Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile. In questi passaggi del volume "Politica della famiglia" del 1938, scritto dall'economista fascista Ferdinando Loffredo, affiora, a voler pensar male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe: «La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia». E ancora: «Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l'aumento della disoccupazione maschile». In sintesi: vengono a rubarci il lavoro”.

La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica: dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c'era un progetto preciso di limitazione dell'autonomia femminile.

Mosaico dei giorniL’orrore dell’ipocrisia3 giugno 2026 – Tonio Dell'OlioQuattro uomini sono stati bruciati vivi perché c...
03/06/2026

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L’orrore dell’ipocrisia
3 giugno 2026 – Tonio Dell'Olio

Quattro uomini sono stati bruciati vivi perché chiedevano di essere pagati per il lavoro svolto. Già questa frase dovrebbe bastare a scuotere un Paese nella cui Costituzione celebriamo che è fondata sul lavoro. Eppure rischiamo di fermarci all'orrore dell'episodio, alla crudeltà dei carnefici, alla commozione di qualche giorno. Sarebbe l'ennesima ipocrisia. Il caporalato non cresce nelle campagne come un'erbaccia spontanea. Vive dentro una filiera che pretende prezzi sempre più bassi, raccolti sempre più rapidi, costi sempre più ridotti. Vive nella nostra indifferenza quando riempiamo il carrello compiacendoci di fragole, pomodori e agrumi venduti a prezzi impossibili. Quei quattro braccianti afghani non lavoravano per il Pakistan. Le terre che coltivavano non erano pakistane. I prodotti raccolti sotto il sole cocente della Calabria non erano destinati ai mercati di Kabul o Islamabad. La domanda da porci non è chi abbia appiccato il fuoco ma è chi alimenti il sistema che rende possibile lo sfruttamento, il ricatto, la riduzione di esseri umani a forza lavoro usa e getta. Ci scandalizziamo davanti alle fiamme. Molto meno davanti ai salari da fame, ai contratti negati, ai ghetti, ai trasporti clandestini, alle schiavitù moderne che permettono di abbassare il prezzo di ciò che arriva sulle nostre tavole. Quattro uomini sono morti bruciati vivi. Se questa tragedia non diventerà una rivolta delle coscienze, allora il fuoco continuerà a bruciare anche oltre quella vettura: nelle campagne, nei supermercati e nelle nostre responsabilità.

Quattro uomini sono stati bruciati vivi perché chiedevano di essere pagati per il lavoro svolto. Già questa frase dovrebbe bastare a scuotere un Paese nella cui Costituzione celebriamo che è fondata sul lavoro. Eppure rischiamo di fermarci all'orrore dell'episodio, alla crudeltà dei carnefici, a...

Mosaico dei giorniLa comunità di destino di Edgar Morin1 giugno 2026 – Tonio Dell'Olio“La coscienza della nostra comunit...
01/06/2026

Mosaico dei giorni
La comunità di destino di Edgar Morin
1 giugno 2026 – Tonio Dell'Olio

“La coscienza della nostra comunità di destino deve essere il cuore della politica umana”. In questa affermazione di Edgar Morin è racchiuso il cuore del suo pensiero alla causa della pace. Morin ha contestato per tutta la vita una delle illusioni più pericolose della modernità: credere che i problemi possano essere risolti separandoli gli uni dagli altri. La guerra nasce quasi sempre da questa cecità. Quando una nazione si ripiega sul proprio ombelico, un popolo si considera vittima senza riconoscere le sofferenze altrui e quando la politica riduce la complessità a slogan, il conflitto trova terreno fertile. Per questo Morin non parlava semplicemente di pacifismo. Chiedeva qualcosa di più impegnativo: imparare ad abitare la complessità. Imparare, cioè, a riconoscere che i destini dei popoli sono intrecciati, che la sicurezza degli uni dipende dalla sicurezza degli altri. Nessuna vittoria militare può cancellare l'interdipendenza che lega l'intera famiglia umana. La pace non nasce dall'umiliazione dell'avversario, ma dalla consapevolezza che condividiamo la stessa fragile avventura terrestre. È questa la vera «comunità di destino» di cui parlava Morin: un'idea esigente, ma forse l'unica all'altezza di un mondo armato fino ai denti e sempre più incapace di riconoscersi come una sola umanità.

“La coscienza della nostra comunità di destino deve essere il cuore della politica umana”. In questa affermazione di Edgar Morin è racchiuso il cuore del suo pensiero alla causa della pace. Morin ha contestato per tutta la vita una delle illusioni più pericolose della modernità: credere che ...

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