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"La morte prenatale e quella perinatale comportano una molteplicità di perdite (bambino, progettoe identità genitoriale)...
05/05/2024

"La morte prenatale e quella perinatale comportano una molteplicità di perdite (bambino, progetto
e identità genitoriale) e alcuni elementi (imprevedibilità dell’evento, assenza di un corpo e di ricordi
condivisi) possono costituire dei fattori di rischio per un lutto complicato. Ciò può avere delle ripercussioni
negative su una successiva gravidanza o adozione, per cui i bambini possono sviluppare dei problemi
psicologici. Al contrario, altre ricerche affermano che una successiva gravidanza o adozione possa favorire
l’elaborazione del lutto, che dipende dall’identificazione di sé (biologica, personale o umana) del genitore."

Continua a leggere su https://rivistazeta.com/ l'articolo di Federica Rosato "Aspetti psicologici del lutto prenatale e perinatale".

... Dopo pochi giorni, il padre di Francesco mi ha comunicato il decesso della sua compagna rivolgendomi domande semplic...
17/03/2024

... Dopo pochi giorni, il padre di Francesco mi ha comunicato il decesso della sua compagna rivolgendomi domande semplici e chiare davanti alle quali nuovamente mi sono trovata impreparata e confusa: lo devo portare alla camera ardente? Al funerale? Come spiegargli questo evento? Come e cosa rispondere alle sue domande sulla morte? Posso farmi vedere mentre piango? Posso mandarlo a vivere dai nonni per non fargli sperimentare tutta questa sofferenza?....

Rispondere alle domande del papà di Francesco, domande in apparenza molto concrete e dirette, implica rispondere prima a domande decisamente più complesse. ...

Leggi l'articolo completo "Le domande e le risposte nella morte e nel lutto infantile" della dott.ssa Bonarelli su https://rivistazeta.com/

La morte in “B” è poco o punto rappresentata. In compenso ha un toscanismo che sembra uno scioglilingua (babborivèggoli:...
04/03/2024

La morte in “B” è poco o punto rappresentata. In compenso ha un toscanismo che sembra uno scioglilingua (babborivèggoli: rivedere il babbo morto, ovvero andare a morire), un sinonimo di morire (basire), e quattro parole chiave (bara, becchino, buonamorte, buonanima).

La bara (complemento) di cui si occupa (predicato) il becchino (soggetto) per la buonamorte della buonanima.

Il soggetto di oggi è quindi il becchino...

Leggi l'articolo completo dell'alfabeto tanatologico, sul secondo numero di ZETA Magazine
https://rivistazeta.com/alfabeto-tanatologico-2/

Non c’ho dormito la notte per qualche mese ma per fortuna ora è finita.Quando un amico malato di Alzheimer mi ha detto c...
10/02/2024

Non c’ho dormito la notte per qualche mese ma per fortuna ora è finita.

Quando un amico malato di Alzheimer mi ha detto che gli era apparsa la morte davanti agli occhi e gli aveva detto che voleva suicidarsi, avevo pensato che fosse solo l’allucinazione di un demente che ha paura di morire e spera che la morte si tolga di mezzo da sola prima di venirlo a prendere.

Poi, piano piano, la possibilità che la morte potesse autoditruggersi si è fatta il nido nella mia mente e ha cominciato ad ossessionarmi togliendomi il sonno. Ci pensavo e ci ripensavo non riuscendo a capire se...

Continua a leggere l'editoriale del prof. F. Campione sul secondo numero di Zeta Magazine https://rivistazeta.com/editoriale-2/

AforismiISe quando mi dai ragione ti sale l’invidia per non averla tu, preferisco che tu mi dia torto.IIChi ha ragione r...
05/02/2024

Aforismi
I

Se quando mi dai ragione ti sale l’invidia per non averla tu, preferisco che tu mi dia torto.

II

Chi ha ragione rischia di essere il capro espiatorio di coloro che lo invidiano.

Francesco Campione

Il Paradiso era imperfetto: mancavano il dolore e la morte.Per porvi rimedio Adamo ed Eva hanno peccato e Dio, invece di...
15/01/2024

Il Paradiso era imperfetto: mancavano il dolore e la morte.

Per porvi rimedio Adamo ed Eva hanno peccato e Dio, invece di perdonarli subito per non essere stato perfetto, ha sbagliato di nuovo: li ha puniti costringendoli a vivere in un altro mondo imperfetto, bellissimo e pieno di dolore e morte ma privo di gioia piena e di bontà.

Da allora gli uomini desiderano tornare in Paradiso e si consolano con la bellezza.

Dio ha mandato il Messia per togliere il dolore e la morte ma non è bastato.

Perchè il mondo è rimasto imperfetto: che Paradiso è quello che si ottiene solo dopo essere saliti sulla Croce?

Ci vorrebbe una Bontà che prima di essere “colui che è ” fosse talmente disinteressata da tenere insieme dolore e morte con gioia e bellezza, facendo sì ogni volta che qualcuno soffre e muore che gli vengano donate gioia e bellezza senza dover passare da un inferno insopportabile.

Francesco Campione

E’ uscito il mio nuovo libro "Lu cuntu di li ditti", contiene una serie di racconti in siciliano (con traduzione in ital...
26/12/2023

E’ uscito il mio nuovo libro "Lu cuntu di li ditti", contiene una serie di racconti in siciliano (con traduzione in italiano) concepiti a partire dai proverbi di antica saggezza.
Ecco un esempio inedito di questi raccontini come mio regalo di Natale.
Francesco Campione

A MEGGHIA PAROLA E’ CHIDDA CA NUN SI DICI

‘Na vota, ’n Sicilia, cumannavinu li paroli. Cu dicìa a megghia parola era chiù forti e pigghiava putìri. Perciò ogni tri anni li paroli ivinu a fari lu cuncursu comu li cani.

I paroli si mittianu ‘nfilera vistuti di festa ccu lu piettu trantu e parravinu tutti ‘semmula cchiù forti ca putianu ppi farisi sentiri cchiù di li autri.

S’arriccunta ca un annu ,doppu ca a tutti l’autri c’havia siccatu la vucca, arristaru du’ paroli una megghiu di l’autra, onuri e ricchizza ,ca cuntinuavinu a parrari senza stancarisi mai.

Duoppu tri jorna e tri notti,nun sapiennu chi fari, li siciliani chiamaru un angilu e c’addumannaru: “Qual’è a megghia parola, onuri o ricchezza?”

L’angilu sbattiu l’ali e arrispunniu: “L’onuri po’ esseri fauzu e a ricchizza munnizza. A megghia parola è chidda ca nun si dici!”.

Di tannu c’è lu dittu, e ’n Sicilia cumanna u silenziu.

LA PAROLA MIGLIORE E’ QUELLA CHE NON SI DICE

Un tempo in Sicilia comandavano le parole. Chi diceva la parola migliore era più forte degli altri e acquistava potere. Perciò ogni tre anni c’era l’usanza di fare il concorso delle parole, come quello dei cani.

Le parole si mettevano in fila vestite a festa e parlavano tutte insieme gonfiando il petto più forte che potevano per farsi sentire più delle altre.

Si racconta che un anno, dopo che tutte le altre erano rimaste senza voce, continuavano a parlare senza stancarsi mai due parole una più forte dell’altra: onore e ricchezza.

La cosa durò tre giorni e tre notti, dopo di che i siciliani, non sapendo più che fare, chiamarono un angelo e gli chiesero: “Qual è la parola migliore, onore o ricchezza?”

L’angelo sbattè le ali e rispose: “L’onore può essere falso e la ricchezza sporcizia. La parola migliore è quella che non si dice!”

Da allora c’è il proverbio, e in Sicilia comanda il silenzio.

Due sono le vie che si possono percorrere per dare valore alla vita:I) la vita ha senso e valore quando vanno a buon fin...
26/12/2023

Due sono le vie che si possono percorrere per dare valore alla vita:

I) la vita ha senso e valore quando vanno a buon fine gli sforzi per continuare ad esistere e per essere felici;

II) la vita ha senso e valore quando si riesce ad essere ciò che tocca essere per gli altri e per sè, e la conseguente responsabilità è più forte del dolore e del rischio di morire.

Quando va tutto bene è giusto imboccare la prima via, quando va tutto male è la seconda via che è più promettente.

Ma dato che bene e male sono compagni inseparabili per chi è imperfetto ma desidera la perfezione, le due vie dovrebbero alternarsi.

Ma bisogna cominciare dalla ricerca della felicità e della durata della vita oppure rispondendo innanzitutto dalla convocazione a vivere di chi ci ha messo al mondo senza porre condizioni, cioè amando la vita anche se si soffre e si deve morire?

Francesco Campione

Il femminicidio come dramma della responsabilitàGiulia è felice con Filippo e si dicono “Ti amo”.In realtà rispondono (s...
12/12/2023

Il femminicidio come dramma della responsabilità

Giulia è felice con Filippo e si dicono “Ti amo”.

In realtà rispondono (sono responsabili=abili a rispondere) alla felicità che sentono stando insieme. Stare insieme genera un bene che li rende felici. Ma quando Giulia non è più felice con Filippo, quando non sente più il “bene” di stare con lui , lo lascia per essere felice di nuovo. Questo rende infelice anche Filippo che rifiuta l’abbandono e vuole uccidersi. Giulia si sente in colpa e vorrebbe aiutarlo a pensare che anche lui potrebbe essere felice con un’altra. Filippo sta troppo male e permane nel rifiuto sperando che il senso di colpa di Giulia la faccia tornare indietro. Entrambi quindi rispondono ciascuno al proprio sentire e non sono in grado di farsi responsabili per l’altro, per quello che sente l’altro.Filippo dovrebbe sentirsi responsabile del “male” che procura a Giulia non facendola più felice; Giulia dovrebbe sentirsi responsabile del “male” che procura a Filippo lasciandolo cioè preferendo la propria felicità a quella di lui. E che male ci sarebbe? Non è ciascuno di noi responsabile per sé stesso? Si può costringersi ad essere infelici per far felici un altro? Sarebbe giusto?

Il dramma potrebbe sciogliersi se Giulia e Filippo intuissero che di fronte al male che si procura agli altri volendo essere felici senza di loro (Giulia) o per forza con loro (Filippo), non c’è solo il bene particolare finito e interessato dell’amore individuale ma c’è anche il Bene universale, infinito e disinteressato che si può desiderare per l’altro quando si senta la sua sofferenza.

L’altro, in quanto sè stesso unico e insostituibile, è irrappresentabile concettualmente sia consciamente che inconsciam...
27/11/2023

L’altro, in quanto sè stesso unico e insostituibile, è irrappresentabile concettualmente sia consciamente che inconsciamente.

All’altro possiamo avvicinarci solo volendogli bene cioè senza mai fargli del male.

Quando ci avviciniamo all’altro per il nostro bene gli facciamo del male e l’altro si allontana.

Non ci resta che approssimarsi all’altro all’infinito oppure ucciderlo nell’illusione di poterlo raggiungere.

Francesco Campione

Più si sta male e più si pensa. D’altra parte, a che serve pensare quando si sta bene? Potrebbe addirittura turbare il b...
20/11/2023

Più si sta male e più si pensa. D’altra parte, a che serve pensare quando si sta bene? Potrebbe addirittura turbare il benessere.

Ma quando il pensiero non sa come superare le cause del male pensa che è meglio evitarlo e cerca di distrarsi. Se il male non passa neanche così al pensiero resta solo un’altra alternativa: pensare l’impensabile, pensare il male affrontando le domande senza risposta che pone. Scoprirà che il male insuperabile si può sopportare all’infinito, poichè pensare senza mai fermarsi significa desiderare il bene senza pretendere di raggiungerlo. Il pensiero incontra il suo limite nel male che non riesce a risolvere, ma, invece di sentirsi impotente e deprimersi bloccando e negando sè stesso, può fare come si fa di fronte ad ogni limite: concepisce un “oltre” e si appaga del desiderio di concepirlo, dato che il vero potere del pensiero sta nel concepire ciò a cui pensa e non ciò che può raggiungere, compito questo delle sue mani, delle sue gambe e delle sue tecniche.

Francesco Campione

Indirizzo

Via Galliera, 35
Bologna
40121

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