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Staffetta Pagina di "Staffetta", blog del Nodo Sociale Antifascista - Bologna Ci costituiamo qui e ora come Nodo Sociale Antifascista. Nodo Sociale Antifascista

NODO in quanto si vuole parziale e partigiano elemento di una rete, da costruire e coltivare, all’interno della declinazione bolognese di un movimento internazionale per l’opposizione radicale all’assetto contemporaneo della politica e dell’economia globale, nel quale comprendiamo la lotta antifascista. Crediamo sia fondamentale mantenersi in contatto e relazione con le altre realtà di movimento,

dagli spazi autogestiti alle reti attive contro razzismo e eterosessismo, e lavorare per una comune capacità di rapida mobilitazione antifascista. SOCIALE poiché è alla società che vogliamo parlare, nonostante ci si debba confrontare con un tessuto disastrato, in cui la risposta al rapido deterioramento delle condizioni di vita prodotto dalla corrente crisi economica tende diffusamente a racchiudersi nella paura e nell’intolleranza. Questa involuzione però non fa degli oppressi i complici della propria miseria, né è analizzabile a prescindere dal dato storico di secoli di egemonia culturale ancor prima che dominio materiale. Un’egemonia oggi tenace ma non certo inscalfibile, e a cui dal basso vogliamo opporci. ANTIFASCISTA, senza alcun timore di anacronismo. Quella che Luigi Fabbri, nella lucida e lungimirante analisi dell’ascesa del fascismo nella già rossa Bologna del 1921, e Herbert Marcuse e Daniel Guerin dopo di lui chiamano “controrivoluzione preventiva”, si è già riproposta in nuove forme nella strategia della tensione rapidamente dispiegata in reazione alle insorgenze degli anni Settanta, e torna nell’odierna strategia della paura. Quella che oggi si declina nelle morti di Stato fuori e dentro le carceri, nelle legislazioni xenofobe emanate dai governi quanto dalle amministrazioni locali, nella barbarie dei respingimenti in mare, nell’esasperazione della retorica securitaria, nel sospetto diffuso ad arte verso qualunque devianza dal paradigma uniformante della famiglia bianca, cattolica, patriarcale e patriottica. Quella da cui trae linfa e agibilità la riorganizzazione delle formazioni dichiaratamente neofasciste, comprese quelle che si travestono da avanguardia culturale e mistificano lo squadrismo nella mitologia del sogno generazionale, l’antisemitismo nella “lotta all’usura”, la svastica nella tartaruga. Raccogliamo il testimone e ci rimettiamo in marcia, chi voglia unirsi a noi è il benvenuto.

Raggiungeteci al presidio antifascista in piazza Galvani!
13/05/2023

Raggiungeteci al presidio antifascista in piazza Galvani!

13/05/2023

Siamo in Piazza Galvani!
Raggiungeteci qui!
Nessuno spazio ai fascisti, né ora né mai!

27/04/2023

25 aprile: una precisazione

In relazione alle dichiarazioni e alle notizie di stampa rispetto all'allontanamento di manifestanti a favore della resistenza ucraina, precisiamo che esso non è avvenuto, come si legge, nel corso del corteo partito in mattinata da piazza dell'Unita e conclusosi in piazza San Rocco, promosso da chi scrive in coordinamento con diversi spazi sociali e realtà collettive cittadine.

https://staffetta.noblogs.org/post/2023/04/27/25-aprile-una-precisazione/

25 aprile contro ogni fascismoDi seguito l’intervento letto dal palco di piazza San Rocco al termine del corteo partito ...
25/04/2023

25 aprile contro ogni fascismo

Di seguito l’intervento letto dal palco di piazza San Rocco al termine del corteo partito stamattina da piazza dell’Unità e partecipato da oltre duemila persone
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Settantotto anni fa cadeva definitivamente il regime fascista in Italia. Qualcosa poi deve essere andato storto, perché abbiamo di nuovo i fascisti al governo. Gli eredi diretti della Repubblica di Salò e dell’Msi, con tanto di fiamma tricolore che nel simbolo si sprigiona dalla bara del Duce. La Costituzione del quarantotto non è riuscita a impedire che questo avvenisse. Forse non è davvero la più bella del mondo come molti dicono.
Nelle decisioni del governo Meloni si riconoscono tanti tratti del fascismo storico: il razzismo verso i migranti è il più evidente ma non l’unico. C’è il corporativismo: questo è lasciare che siano agricoltori e allevatori a decidere le politiche alimentari e sanitarie, o mettere lo status quo del settore dell’automotive prima di ogni considerazione su transizione ecologica e cambiamento climatico. C’è la difesa dell’ordine patriarcale della società, la compressione dei diritti delle persone lgbtqia+. Potrei andare avanti a lungo.
Quel che ci interessa di più è la necessità di una resistenza al fascismo, in tutte le forme in cui si presenta. Da noi, ora, il fascismo ha il volto di Giorgia Meloni, a cui è necessario e urgente opporsi con molta più forza e determinazione rispetto a quanto fatto finora.
Negli Stati Uniti il fascismo ha il volto di Donald Trump. Per le nostre compagne e compagni che ogni giorno in Kurdistan difendono la rivoluzione del confederalismo democratico il fascismo ha avuto i volti dei macellai dell’Isis, ha il volto di Erdogan, di Assad, di Khamenei. Abbiamo manifestato gridando “Donna, vita, libertà”, i cardini di una società nuova possibile in medio oriente e ovunque, uno slogan che dal Kurdistan è arrivato a definire l’intera sollevazione in corso in Iran contro la Repubblica islamica: alle donne e agli uomini che si ribellano e subiscono la sanguinosa repressione del regime va tutta la nostra solidarietà.
Nell’Europa orientale, infine, il fascismo ha il volto di Vladimir Putin. Un autocrate al potere di un quarto di secolo, che ha annullato ogni libertà di espressione in Russia, mandante di guerre sanguinarie in Cecenia e Georgia, che un anno fa ha attaccato il popolo ucraino con motivazioni false e pretestuose, quale l’esistenza di gruppi di estrema destra che non hanno nessuna influenza né sul governo né sull’esercito. Da questo punto di vista, avrebbe molto più bisogno di essere denazificata l’Italia. Putin è direttamente responsabile di sistematici bombardamenti sulla popolazione civile, di torture e decapitazioni degne dell’Isis, deportazioni di minori, stupri. Le compagne e compagni antiautoritarie, antifasciste, femministe da Ucraina, Russia e Bielorussia con cui siamo in contatto non nascondono sotto il tappeto i problemi che l’Ucraina aveva prima dell’invasione su larga scala ma ci chiedono tutto il supporto possibile per non finire a vivere nel totalitarismo imposto dall’occupazione russa. Non negano le contraddizioni insite nel sostenere un esercito regolare e anche nel’arruolarsi. Ma la resistenza all’invasione – perché questo è: resistenza – non può essere condotta in altro modo, milizie autonome, ci spiegano, non avrebbero speranza di sopravvivere. Noi siamo al loro fianco, come siamo sempre stati e sempre saremo contro ogni fascismo dovunque e in qualunque forma si manifesti.

In migliaia al corteo Bolognese del
25/04/2023

In migliaia al corteo Bolognese del

Siamo in piazza Verdi per la cessazione immediata delle misure cautelari e per il dissequestro immediato di SPLIT e dell...
08/02/2023

Siamo in piazza Verdi per la cessazione immediata delle misure cautelari e per il dissequestro immediato di SPLIT e dell’aula in via Zamboni 38!

#1312

Da anni assistiamo all’accanimento particolare delle istituzioni repressive contro i movimenti con teoremi giudiziari se...
03/01/2023

Da anni assistiamo all’accanimento particolare delle istituzioni repressive contro i movimenti con teoremi giudiziari sempre più fantasiosi e condanne sempre più pesanti anche per episodi di normale conflitto sociale.

Sosteniamo la loro lotta così come tutte le lotte portate avanti dai detenuti e dalle detenute in tutte le carceri per rivendicare condizioni di esistenza meno opprimenti, per l’abolizione definitiva del 41bis e degli altri regimi di carcerazione speciale e per la chiusura del sistema carcerario tutto.

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L’omicidio di Jîna Amini, avvenuto a Teheran il 16 settembre di quest’anno per mano della polizia morale iraniana sta av...
02/11/2022

L’omicidio di Jîna Amini, avvenuto a Teheran il 16 settembre di quest’anno per mano della polizia morale iraniana sta avendo un’eco mondiale. Non si tratta certo della prima donna uccisa dalle forze di repressione della Repubblica Islamica.

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