14/06/2026
📖 Nel suo ultimo bellissimo libro LA CURA , pubblicato da Einaudi Editore, Concita De Gregorio, usa parole semplici, autentiche e articolate per descrivere sensazioni, stati d'animo, fatti, legati ad una fase della sua vita abitata dalla malattia.
Non è solo la malattia in sé, spiega, è il respiro del tempo che cambia, c'è un prima e un dopo che cambierà per sempre il tuo tempo, la percezione di te, il rapporto con gli altri.
È spiritosa e sorrido spesso leggendo questo libro che affronta una tematica seria e drammatica, ma d'altronde sorrido spesso anche durante la lettura dei suoi articoli, quelli che si occupano di società e politica. Scrive con garbo, con ironia, con una certa eleganza, sempre senza retorica.
E insomma, a un certo punto del libro, l'autrice, parla di alcune attività terapeutiche, previste dal protocollo sanitario, suppongo, come oncobeauty, oncopilates, oncobotanica, oncocooking, eccetera, tutte indicata dal prefisso ONCO.
- Tò guarda, penso, a Livorno si dice FA ONCO quando si vuole dire "fa vomità". Si dice proprio ONCO, che non significa fa schifo, per dire fa schifo si dice FA CAA ( fa ca**re) ma onco indica proprio qualcosa che disgusta i sensi, ecco.
E lei, Concita, dopo qualche rigo:
"Tra l'altro, un po' mi vergogno a dirlo, ma è la verità, nel vernacolo della città in cui sono stata ragazza, Livorno, onco, è una parola che rimanda al vomito. Mi fa onco significa mi fa vomitare".
♥️