10/12/2014
COME CURARE UNA DEMOCRAZIA MALATA - di Licio Gelli
Diamo incarichi pubblici solo a uomini che nella vita professionale abbiano dimostrato talento e capacità; ci salveremo così da correnti, sottocorrenti e caporioni.
Si può ancora pensare che in Italia si viva in democrazia? Che il nostro paese sia democratico e non invece partitocratico, eleptocratico, arrogantocratico, prepotentocratico? A essere buoni si può parlare solo di una facciata, del resto corrosa e sbiadita, di formula democratica. Mai cittadini devono invece subire una serie di imposizioni, vessazioni, prepotenze da parte di chi ci governa, a metà tra l' ignoranza e l'invadenza più sfacciata, in un regime più soffocante,dove il dettato costituzionale viene violentato ogni giorno e i diritti dei cittadini calpestati senza ritegno.
Dai vertici del potere ai substrati della burocrazia, sino agli uffici periferici amministrativi, il cittadino ha a che fare con persone che violentano ogni suo diritto, che gli negano il dovuto e che lo fanno con strafottenza e prepotenza. Perche gli uomini pubblici, ormai, dai ministeri sino all'ultimo usciere e all'ultimo fattorino, non sono al servizio dello Stato e del cittadino, ma dei politicanti e dei loro portaborse. A loro debbono rispondere e non agli organi preposti dallo Stato, che sono stati svuotati di ogni valore e occupati da un'orda di portaborse dei politici di professione. Perchè in Italia, al contrario di quanto avviene nei Paesi veramente democratici, i politicanti si allevano nelle segreterie dei partiti come polli in batteria e vengono poi lanciati sul campo, a difendere, con l’ arroganza e la prepotenza, non solo i vergognosi appetiti dei partiti, ma anche delle correnti, delle sottocorrenti e dei loro caporioni.
Non debbono esistere, da noi, politicanti di professione, cioè personaggi senza spina dorsale e schiavizzati dai partiti, i quali, vivono di politica e del sottobosco economico e partitocratico, e debbono restare a galla ad ogni costo, perchè non sanno fare niente altro. In pratica, sono dei falliti, e la nostra classe politica, fatte salve rare eccezioni, è formata da incapaci.
II laticlavio, l'incarico politico, soprattutto se di governo o di responsabilità nella pubblica amministrazione a ogni livello, non deve essere, com'è oggi, un mestiere. ma un premio a chi, nella vita professionale, ha già dimostrato autentiche capacità. Solo uomini che abbiano dato prova del loro talento e della loro capacità, dovrebbero essere chiamati nella politica e nella cosa pubblica. Avremmo cosi dei competenti al posto giusto, che non dovranno nulla al partito, ma viceversa, perchè con la loro presenza al partito danno lustro e credibilità.
Una volta che questi uomini dovessero non più essere eletti o si ritirassero dalla politica,avrebbero la loro professione di successo e nessun desiderio di restare aggrappati alla greppia pubblica in mano ai partiti. Per questo ritengo che l'attuale formula elettorale sia sbagliata e che sia necessario instaurare il collegio elettorale uninominale, dove il cittadino vota la persona che stima e alla quale può chiedere conto di ogni suo comportamento nella vita pubblica.
Perchè l'attuale formula elettorale è di per se stessa antidemocratica. Non sono infatti i cittadini a eleggere deputati, senatori, sindaci, ma i partiti. In pratica i partiti scelgono uomini di apparato, nel formare le liste elettorali,su basi strettamente legate a giochi di potere, di protezione, di altri motivi inconfessabili. II cittadino non può quindi votare per chi vuole, ma solo scegliere tra quei candidati che i partiti hanno imposto. E, come si sa, i partiti sono anche in grado, attraverso le indicazioni di lista fatte alla massa degli iscritti, di fare eleggere i candidati voluti dai partiti e non dai cittadini. Per non parlare dei sempre numerosi brogli elettorali, con schede annullate o inventate, preferenze aggiunte dagli scrutatori dei seggi,controllo del voto attraverso metodi ricattatori che violano il segreto dell' urna e che non hanno nulla a che fare con la democrazia, ma appartengono alla camorra.
Se l'Italia,abbiamo detto, può dirsi ancora una democrazia, è sicuramente una democrazia malata, e molto gravemente, dove chi detiene il potere ha tutto l'interesse a impedire serie diagnosi e vere terapie.
La nostra democrazia è malata perchè in pratica è troppo debole e di conseguenza ingovernabile. Attraversiamo un periodo di confusione e contrasti tra poteri al limite dell'illegalità e anche oltre, dell'invasione di sfere di potere legate a interessi diparte in zone di potere abbandonate oppure conquistate con colpi di mano degni dell'antica Filibusta.
La situazione è quella, in pratica della fine degli Anni Venti, quando le risse politiche, economiche e sociali furono tali da sfasciare lo Stato liberale, che ormai trattava i cittadini come sudditi e violava continuamente i loro diritti per il privilegio di pochi che gestivano un potere sempre più confuso. Quando,in democrazia, il potere politico arriva a queste vette di arroganza e di guerra tra bande, chi crede di detenere il potere in realtà non lo possiede, ne viene travolto, imprigionato, soffocato egli stesso. Ed è esattamente quanto accade oggi in Italia.
Il potere fine a se stesso, privo di contenuti morali e lontano dai veri valori umani e sociali, è come una tigre inferocita, capace di divorare anche il proprio domatore.
Licio Gelli
Pubblicato da Piave in data Venerdì, 15 Dicembre 2006