D'Amore Fiorenzo

D'Amore Fiorenzo Amo i Social la grafica e le fotografie. Grafico e Social Media Manager

Tra i nomi che hanno portato il nome di Brusciano in tutta italia, non può mancare: Antonio D'Amore, detto 'o Turc.C’è s...
02/01/2026

Tra i nomi che hanno portato il nome di Brusciano in tutta italia, non può mancare: Antonio D'Amore, detto 'o Turc.

C’è stato un tempo in cui per andare forte non servivano sponsor, watt e telemetrie. Servivano gambe, testa, fame e testardaggine.

E Antonio D’Amore, per tutti ’o Turc, quel modo di fare ce l’aveva dentro. Nato a Brusciano nel 1913, correva quando le strade erano polvere e ghiaia, quando la bici era più ferro che sogno.

Era un indipendente. Da solo, spesso contro tutti. Eppure arrivava. Sempre. Sotto la pioggia, nel fango, con le ruote bucate senza scuse.

Negli anni Trenta e Quaranta portava il nome di Brusciano lontano, tappa dopo tappa. Non faceva rumore. Faceva fatti.
Attaccava da lontano, resisteva quando tutti crollavano.

Anche quando è stato sfortunato, restava in piedi. E quello, per chi lo guardava, valeva più di una vittoria. Poi le corse sono fermate. Ma lui no.

Negli anni Sessanta non pedalava più, però stava lì. A guardare, consigliare, insegnare. A tenere viva la strada del ciclismo.

Da quella strada è passato anche Crescenzo. E il mondo, per un attimo, ha guardato Brusciano. O Turc non è solamente un corridore di epoche passate.

Rappresenta un approccio allo sport e alla vita: umiltà, rispetto, impegno. Quello che non cerca scorciatoie, quello che sceglie una solo strada e la percorre tutta.

Quello che lascia qualcosa anche quando smette.
Certe storie non hanno bisogno di essere spiegate troppo. Basta ricordarle. E non perderle.

Ps Antonio D'Amore detto o Turc fratello di Francesco D'Amore detto o Malepensiero.

Foto restaurata e colorizzata (ritocco digitale)

Seguimi:
https://www.youtube.com/
instagram.com/ciroguadagno.consigliere

Ciro Guadagno Brusciano, consigliere Brusciano, politica Brusciano
interventi consigliere Ciro Guadagno, progetti locali Brusciano



Tra i nomi che hanno portato il nome di Brusciano in tutta italia, non può mancare: Antonio D'Amore, detto 'o Turc.

C’è stato un tempo in cui per andare forte non servivano sponsor, watt e telemetrie.
Servivano gambe, testa, fame e testardaggine.

E Antonio D’Amore, per tutti ’o Turc, quel modo di fare ce l’aveva dentro.
Nato a Brusciano nel 1913, correva quando le strade erano polvere e ghiaia, quando la bici era più ferro che sogno. Era un indipendente. Da solo, spesso contro tutti. Eppure arrivava. Sempre.

Sotto la pioggia, nel fango, con le ruote bucate senza scuse.
Negli anni Trenta e Quaranta portava il nome di Brusciano lontano, tappa dopo tappa. Non faceva rumore. Faceva fatti.

Attaccava da lontano, resisteva quando tutti crollavano. Anche quando è stato sfortunato, restava in piedi. E quello, per chi lo guardava, valeva più di una vittoria.
Poi le corse sono fermate. Ma lui no.

Negli anni Sessanta non pedalava più, però stava lì. A guardare, consigliare, insegnare. A tenere viva la strada del ciclismo.

Da quella strada è passato anche Crescenzo. E il mondo, per un attimo, ha guardato Brusciano. O Turc non è solamente un corridore di epoche passate.

Rappresenta un approccio allo sport e alla vita: umiltà, rispetto, impegno.
Quello che non cerca scorciatoie, quello che sceglie una solo strada e la percorre tutta.

Quello che lascia qualcosa anche quando smette.
Certe storie non hanno bisogno di essere spiegate troppo. Basta ricordarle. E non perderle.

Ps Antonio D'Amore detto o Turc fratello di Francesco D'Amore detto o Malepensiero

Foto restaurata e colorizzata (ritocco digitale)

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E figlj ra festa: Stefano ‘o pustino e il Giglio de LavoratoriEra ancora un ragazzo quando, nei primi anni Settanta, ini...
17/12/2025

E figlj ra festa: Stefano ‘o pustino e il Giglio de Lavoratori
Era ancora un ragazzo quando, nei primi anni Settanta, iniziò con un piccolo giglio, lungo non oltre i dieci metri, giglio dei Quattromani.
Quello che attualmente considereremmo un periodo di sperimentazione. In effetti era l'avvio di un percorso che non ha mai avuto fine. Da quel momento ha preso vita ciò che tutti abbiamo imparato a riconoscere come il Giglio dei Lavoratori, con le sue colorazioni e il suo modo di sfilare per le strade.
Parlando con lui ti accorgi subito di una cosa: per Stefano il comitato non era solo un nome su di un volantino. Si trattava di un insieme di individui che celebrava la Festa durante l'intero anno. Si mescolavano con il gruppo, con i musicisti, con l'intera comunità.
La settimana della Festa non si restringeva alla domenica, ma era una successione ininterrotta di istanti, attività, incontri che oggi appaiono quasi esagerati ma che all'epoca rappresentavano la consuetudine. Quando i ricordi dei vecchi carri tornano nella sua mente, i suoi occhi brillano.
Racconta di cortei che sembrano provenire da un film, di gigantesche strutture di cartapesta che percorrevano il paese, di progetti come le sette meraviglie che chi le ha osservate ancora oggi tiene nel cuore.

E comprendi che per molti la Festa non è semplicemente il giorno in cui il Giglio rimane verticale. È tutto ciò che le sta attorno.Tra un racconto e l’altro si fa strada anche un po’ di malinconia nel viso di Stefano.

Perché, chiarisce, sembra che oggi importi solo la paranza. Il comitato quasi scompare, l’organizzazione diminuisce, alcune attività non vengono più realizzate. Tuttavia, senza il lavoro silenzioso di chi pianifica, raccoglie fondi e si occupa dei particolari, il fascino non può sostenersi.

Poi emergono le storie che si ascoltano solo conversando con chi ha realmente vissuto quegli anni.

Parti del paese nominate con appellativi che non si usano più ed io non sapevo, un pezzo di strada che per loro è “San Giovanni”, un ordine dato al Giglio in un punto specifico e all’improvviso il giglio che prende una direzione diversa, mossa dalla potenza e dall’entusiasmo di chi lo sorregge. Storie che, mentre le racconta, ti pare di vederle accadere di nuovo lì davanti a te.

Dietro la voce di Stefano, però, c’è un concetto ben preciso: riportare la Festa alle sue origini popolari. Meno vetrina, più vita di paese.

Meno rumore vuoto, più musica che parla alla gente. Meno gara a chi stupisce, più voglia di far divertire tutti con rispetto, ricordando perché quel Giglio si alza, a chi è dedicato, e da dove viene questa storia.

E figlj ra festa sono così.
Non perfetti, non santi, ma ostinati nel tenere viva una tradizione che rischia sempre di cambiare faccia. Ascoltarli non è solo memoria. È un modo per chiedersi che Festa vogliamo domani: più vicina alle persone o solo più grande a guardarla da fuori.

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E figlj ra festa: Stefano ‘o pustino e il Giglio de Lavoratori

Era ancora un ragazzo quando, nei primi anni Settanta, iniziò con un piccolo giglio, lungo non oltre i dieci metri, giglio dei Quattromani.

Quello che attualmente considereremmo un periodo di sperimentazione. In effetti era l'avvio di un percorso che non ha mai avuto fine. Da quel momento ha preso vita ciò che tutti abbiamo imparato a riconoscere come il Giglio dei Lavoratori, con le sue colorazioni e il suo modo di sfilare per le strade.

Parlando con lui ti accorgi subito di una cosa: per Stefano il comitato non era solo un nome su di un volantino.
Si trattava di un insieme di individui che celebrava la Festa durante l'intero anno. Si mescolavano con il gruppo, con i musicisti, con l'intera comunità. La settimana della Festa non si restringeva alla domenica, ma era una successione ininterrotta di istanti, attività, incontri che oggi appaiono quasi esagerati ma che all'epoca rappresentavano la consuetudine.

Quando i ricordi dei vecchi carri tornano nella sua mente, i suoi occhi brillano.

Racconta di cortei che sembrano provenire da un film, di gigantesche strutture di cartapesta che percorrevano il paese, di progetti come le sette meraviglie che chi le ha osservate ancora oggi tiene nel cuore. E comprendi che per molti la Festa non è semplicemente il giorno in cui il Giglio rimane verticale. È tutto ciò che le sta attorno.

Tra un racconto e l’altro si fa strada anche un po’ di malinconia nel viso di Stefano.

Perché, chiarisce, sembra che oggi importi solo la paranza. Il comitato quasi scompare, l’organizzazione diminuisce, alcune attività non vengono più realizzate. Tuttavia, senza il lavoro silenzioso di chi pianifica, raccoglie fondi e si occupa dei particolari, il fascino non può sostenersi.

Poi emergono le storie che si ascoltano solo conversando con chi ha realmente vissuto quegli anni.

Parti del paese nominate con appellativi che non si usano più ed io non sapevo, un pezzo di strada che per loro è “San Giovanni”, un ordine dato al Giglio in un punto specifico e all’improvviso il giglio che prende una direzione diversa, mossa dalla potenza e dall’entusiasmo di chi lo sorregge. Storie che, mentre le racconta, ti pare di vederle accadere di nuovo lì davanti a te.

Dietro la voce di Stefano, però, c’è un concetto ben preciso: riportare la Festa alle sue origini popolari.
Meno vetrina, più vita di paese.

Meno rumore vuoto, più musica che parla alla gente. Meno gara a chi stupisce, più voglia di far divertire tutti con rispetto, ricordando perché quel Giglio si alza, a chi è dedicato, e da dove viene questa storia.

E figlj ra festa sono così.
Non perfetti, non santi, ma ostinati nel tenere viva una tradizione che rischia sempre di cambiare faccia. Ascoltarli non è solo memoria. È un modo per chiedersi che Festa vogliamo domani: più vicina alle persone o solo più grande a guardarla da fuori.

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09/12/2025

Quando si parla di calcio a Brusciano, non si può non pensare a Giovanni Cervone, il portiere che ha brillato negli anni '90 con la Roma. Un nome che ci porta a quel calcio che ci ha fatto sognare. Ma mentre tutti conoscono Giovanni, pochi sanno che prima di lui, c'era già un altro grande a Brusciano.

Un nome che forse non dice più nulla ai più giovani come me, ma che per chi è cresciuto negli anni '60 e '70 evocava rispetto, passione. Pasquale Vivolo, un calciatore che, pur non avendo mai indossato la maglia del Napoli o della Roma, aveva il cuore di Brusciano nel sangue.

Quando ho condiviso il post su Giovanni, un amico mi ha raccontato che prima di lui, Pasquale Vivolo era una vera leggenda. Ha giocato con squadre come Cremonese, Juventus, Lazio, Genoa, Brescia.

Ogni partita per lui era una battaglia, e in quelle sfide si sentiva tutto l'amore per il calcio. Non era nei riflettori dei telegiornali, ma per chi lo aveva visto giocare, lui era il numero uno.

Proprio come Giovanni, Pasquale ha lasciato un segno indelebile nei cuori di Brusciano, una traccia che, nonostante gli anni passati, ancora oggi possiamo sentire.

Tu, che ne pensi? Quali storie del calcio Bruscianese ti sono rimaste nel cuore?

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05/12/2025

Una sera rispondo male a una domanda. Di getto. Sbaglio.
Potevo trovare una scusa. Invece il giorno dopo sono andato da lei.

Mi dispiace. Mi ha stretto la mano.
Quel gesto valeva più di mille parole.

Il rispetto comincia lì. Quando hai il coraggio di ammettere un errore.

Cap. 03

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Gabriele Esposito, classe ’98. Voce napoletana, anima pulita.Ha cominciato come tanti: per strada, con la chitarra. Ma n...
02/12/2025

Gabriele Esposito, classe ’98. Voce napoletana, anima pulita.
Ha cominciato come tanti: per strada, con la chitarra. Ma non ci è rimasto.

Ha girato, suonato, scritto. E da un sottoscala oggi arriva dritto tra le orecchie di mezza Italia. Lo guardi e sembra uno come noi. Lo ascolti e capisci che sta portando qualcosa in più:

una Napoli lo-fi, romantica, moderna.
Un suono che è tutto suo, ma dentro ci senti il rumore delle nostre scale, la malinconia dei vichi, i motorini che vanno veloci pure quando non sanno dove.

Brusciano lo ha visto crescere. E ora lo guarda da lontano, mentre cresce ancora. Io non lo conosco bene, Gabriele. Ma mi basta sapere che parte da qui.

Che il talento non ha bisogno di tappeti rossi, ma di spazio.
E questo post è solo per dirti: continua.

PS. Gabriele Esposito, figlio di David Esposito scomparso pochi mesi fa. Grande persona, conosciuta al Modè di Brusciano.

Segui il mio Instagram: www.instagram.com/ciroguadagno.consigliere

Ciro Guadagno Brusciano, consigliere Brusciano, politica Brusciano interventi consigliere Ciro Guadagno, notizie Brusciano consigliere, progetti locali Brusciano

Gabriele Esposito, classe ’98. Voce napoletana, anima pulita.
Ha cominciato come tanti: per strada, con la chitarra. Ma non ci è rimasto.

Ha girato, suonato, scritto. E da un sottoscala oggi arriva dritto tra le orecchie di mezza Italia. Lo guardi e sembra uno come noi. Lo ascolti e capisci che sta portando qualcosa in più:

una Napoli lo-fi, romantica, moderna.
Un suono che è tutto suo, ma dentro ci senti il rumore delle nostre scale, la malinconia dei vichi, i motorini che vanno veloci pure quando non sanno dove.

Brusciano lo ha visto crescere. E ora lo guarda da lontano, mentre cresce ancora. Io non lo conosco bene, Gabriele. Ma mi basta sapere che parte da qui.

Che il talento non ha bisogno di tappeti rossi, ma di spazio.
E questo post è solo per dirti: continua.

PS. Gabriele Esposito, figlio di
David Esposito scomparso pochi mesi fa. Grande persona, conosciuta al Modè di Brusciano.

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Gabriele Esposito

25/11/2025

Il 25 novembre non è una ricorrenza da condividere e via. È un promemoria.
Questa giornata nasce dal coraggio delle sorelle Mirabal, uccise perché non stavano zitte.

E oggi serve a ricordare una cosa semplice: la violenza non è un fatto privato. È un reato.
Se ti riguarda, o se riguarda qualcuno vicino a te, non restare sola.
1522. Anche solo per capire cosa fare.

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01/10/2025
29/08/2025
02/08/2025

Agosto 1980 – Bologna
Velia e Salvatore erano marito e moglie. Partiti da Brusciano, come tante altre volte.
Una valigia, forse il profumo del caffè ancora addosso. Una stazione, un binario.

Poi il silenzio.
Poi il boato.
Poi il buio.
Velia aveva 50 anni. Salvatore 57.
Erano persone semplici. Di quelle che non fanno rumore.
Sette figli. Una famiglia intera spazzata via in un attimo. E con loro, altre 83 vite.
Senza un perché. O meglio: con troppi “perché” mai detti davvero.
La Strage di Bologna è una ferita aperta. Un dolore che non si spegne.
Perché quella bomba ha colpito tutti. Anche chi non era lì. Anche chi è nato dopo.
Perché quando lo Stato barcolla, quando la verità si mescola alle bugie,
si fa fatica a credere ancora nella giustizia.
Ma noi, qui, oggi, vogliamo ricordare. Con nomi. Con volti. Con dignità.
83 vitteme non so numeri, sono Italiani, sono la nostra storia.
E nessuna polvere potrà coprire la loro memoria.

Carli Velia in Lauro – Lauro Salvatore

Ciro Guadagno



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+393336148678

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