24/06/2026
“Dalla brutale esperienza del G8
di Genova del 2001 derivò il documento
di Porto Alegre, che prendeva il nome dalla città brasiliana dove migliaia di associazioni da tutto il mondo si riunirono per discutere di globalizzazione. Quel manifesto, che allora era una dichiarazione di intenti, oggi è a pieno titolo una lista di urgenze da risolvere.
«Siamo diversi donne e uomini, adulti e giovani, popoli indigeni, contadini e urbani, lavoratori e disoccupati, senza casa, anziani, studenti, persone di ogni credo, colore, orientamento sessuale. L’espressione di questa diversità è la nostra forza e la base della nostra unità. Siamo un movimento di solidarietà globale, unito nella nostra determinazione di lottare contro la concentrazione della ricchezza, la proliferazione della povertà e delle ineguaglianze e la distruzione della nostra terra.»
«Stiamo costruendo alternative, utilizzando modi creativi per promuoverle. Stiamo costruendo una ampia alleanzaa partire dalle nostre lotte e dalla resistenza a un sistema che è fondato sul patriarcato, il razzismo e la violenza, che privilegia gli interessi del capitale sui bisogni e le aspirazioni dei popoli.»
Semplice e lineare.
«Questo sistema produce il dramma quotidiano di donne e bambini e anziani che muoiono di FAME, dell’assenza di CURE SANITARIE e di malattie che potrebbero essere prevenibili. Intere famiglie sono obbligate a lasciare le loro case a causa delle GUERRE, dell’impatto del MEGA SVILUPPO, della mancanza di terra e in presenza di DISASTRI ambientali, DISOCCUPAZIONE, attacchi ai servizi pubblici e distruzione della solidarietà sociale. Al Sud come al Nord forti lotte e RESISTENZE stanno nascendo per far valere la dignità della vita.»
I noglobal ammonivano: «Il modello economico neoliberista distrugge i diritti, le condizioni e i livelli di vita dei popoli. Usando ogni mezzo per proteggere i loro dividendi, le multinazionali licenziano, riducono i salari e chiudono fabbriche, spremendo fino all’ultimo i lavoratori. I governi di fronte a questa crisi economica rispondono con la privatizzazione, il taglio delle spese sociali e una riduzione permanente dei diritti di lavoratori e lavoratrici. Questa recessione dimostra il fatto che le promesse neoliberiste di crescita e prosperità sono una bugia».
La lotta nata a Genova aveva indicato queste direttrici: cultura della democrazia (elettorale e delle pratiche sociali, basate su sistemi di contrappesi e controlli del popolo), abolizione e riparazione del debito estero, crociata contro le attività finanziarie speculative con l’istituzione della Tobin Tax e l’abolizione dei paradisi fiscali.
E ancora: rafforzamento del diritto all’informazione, lotta per i diritti delle donne e dei giovani, la libertà dalla violenza, dalla povertà e dallo sfruttamento, ripudio della guerra e del militarismo, autodeterminazione di tutti i popoli. E ancora: rafforzamento del diritto all’informazione, lotta per i diritti delle donne e dei giovani, la libertà dalla violenza, dalla povertà e dallo sfruttamento, ripudio della guerra e del militarismo, autodeterminazione di tutti i popoli.
Nulla da aggiungere.”
—-
Un estratto da “Genova oltre Genova” di Giovanni Mari.
Puoi acquistarlo su www.peoplepub.it/pagina-prodotto/genova-oltre-genova.