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18/08/2019

La fabbrica della fuffa

Il sottotitolo è “Lessico fuori dai denti di insegnante a fine carriera”; ma poteva anche essere, “tutto quello che avreste voluto sapere sulla scuola pubblica italiana e che nessuno vi ha mai detto”. Per lo meno, non in modo così schietto, secco, caustico, completo. Ciò che domina è la sferza, sempre però sposata alla ironica resa all'ineluttabile trionfo della pazzia.
Pagina 101: un giorno qualsiasi in un’ aula qualsiasi di una scuola qualsiasi: gentil liceale femmina alle prese con il brutto affare di una interrogazione di scienze: sa poco e niente. Che fare? C’è la tecnologia, caspita. Scambio di sguardi e sussurri con l’amica là a due passi. Che capisce ed esegue: parte l’ SOS via etere; dopo una decina di minuti bussa la bidella: la principessina in pericolo di traumatico brutto voto “deve uscire perché sta male: c’è fuori la mamma in attesa”. La turbo-tele-mamma. La professoressa stranisce ma non perde l’autocontrollo: la ragazza uscirà, è ovvio; ma al termine della verifica.
È uno dei tredici casi di fenomenologia dello sfacelo raccontati da Gigi Monello in un libro dal titolo che proprio non la manda a dire, “La fuffoscuola”. Organizzato in chiave di Glossario (si va dalla A di “autonomia” alla Z di “zittire”, passando per la C di “competenze”, la D di “dirigente”, la I di inclusione, la L di legge 107, la P di “progetto”, la T di “tempo buttato” e via dicendo) e scritto con uno stile scabro e incalzante, il libello (tascabile, 128 pp., 6 euro, lettura da spiaggia, edito da una piccolissima casa editrice cagliaritana) è una gustosa piccola enciclopedia portatile dell'ormai stranoto sfascio della scuola della Repubblica.
La tesi dell’autore è chiara e tonda: non è questione di applicare meglio, integrare, rifinire, aggiustare. No: è proprio l’dea di base della scuola di questi decenni, la famosa Autonomia, ad essersi rivelata una solenne cantonata; idea, per altro, rimasta intatta pur nel frenetico riformare e controriformare della caterva di ministri tanto sinistri che destri.
Una volta annullato l’obbligo di iscriversi a quella più vicina e creato un libero mercato di potenziali clienti, ogni scuola si è dotata di una non meglio precisata “identità” al fine di competere con le altre captando iscrizioni a spese dei meno attrattivi; e per captare la regola aurea è “fare cose che non odorino di scuola”, cioè darsi all' “arricchimento dell’offerta formativa”, cioè al “di tutto e di più”: viaggi, uscite, teatri, concerti, cinema, conferenze, incontri, giornate a tema, attività, open day, orientamenti, sensibilizzazioni, alternanze S/L, progetti. Il credo indiscusso è questo: per non annoiare i pargoli bisogna adattarsi al gusto loro e allo spirito dei tempi, cioè al continuo circo mediatico internet-televisivo: un frullato dolciastro dell'universo mondo, uno shakerato di tutto con tutto. La mission? Piacere. Il risultato? Un massiccio spostamento di tempo ed energia che ha fatto a brandelli l'insegnamento delle discipline e prodotto un impressionante scadimento del livello medio di preparazione.
Diagnosi troppo severa? Ci pare proprio di no, se è vero, come è vero, che 600 docenti universitari hanno denunciato (febbraio 2017) che nelle attuali tesi di laurea non è raro imbattersi in errori da terza elementare e che l'impoverimento del lessico è talmente spaventoso da scoprire gente che giunge ad ignorare il significato del vocabolo “penultimo”. E se è vero come è vero che l'ultimo rapporto INVALSI sull'istruzione (luglio 2019), ci informa che il 35% degli studenti in uscita dalla scuola media non è più in grado di comprendere il senso di un testo.
Un'ultima sottolineatura da questo libretto al vetriolo: la satira contro un altro dei grandi miti della scuola di oggi: la cosiddetta personalizzazione che, adeguandosi allo stile cognitivo e alle preferenze di apprendimento del singolo, dovrebbe portare tutti all'inconcusso “successo formativo”; concetto assai elastico e nebuloso, e assai suscettibile, anziché no, di venir piegato ai poco nobili fini di un notissimo vizio nostrano: il paraculismo.

Don Paolino
(da Forum Politica e Storia)

G. Monello
La Fuffoscuola
lessico fuori dai denti di
insegnante a fine carriera
Scepsi & Mattana Editori
ISBN
978-88-906775-6-4
€ 6

modernismo velleitario, barbarie dei comportamenti, invadenza genitoriale, buonismo farisaico, mito del digitale, prolif...
11/07/2019

modernismo velleitario, barbarie dei comportamenti, invadenza genitoriale, buonismo farisaico, mito del digitale, proliferazione degli extra, dissoluzione degli insegnamenti.
Questo il bilancio finale di vent’anni di autonomia scolastica. Dalla A alla Z, le parole di un impazzimento collettivo

alternanze e competenze; autonomie e progetti;
successi formativi e stili cognitivi; inclusioni e orientamenti; classi capovolte e docenti sottosopra; bisogni speciali e furbizie normali.
Viaggio semiserio tra i cento feticci verbali di cui da vent’anni campa la scuola italiana

11/07/2019
Pare che il veneficio a mezzo a mezzo “tavola” fosse, nel bel tempo antico, pratica non proprio rara. È per questo che s...
21/10/2018

Pare che il veneficio a mezzo a mezzo “tavola” fosse, nel bel tempo antico, pratica non proprio rara. È per questo che scalchi e coppieri dovevano assaggiare vivande e bevande; era il “fare la credenza”, provare cioè l'innocenza del servito. Dall'atto, la parola sarebbe trascorsa alla stanza, poi alla tavola imbandita e, infine, al mobile. Ha voluto, l'autore, visto che di mensa racconta, alludere al serpentino significato? Lo ignoriamo. Giustappunto, l'ignoranza; la cosa che capita meno a sproposito nei discorsi. Nel racconto -anacronico quanto basta- quattro celebri convitati, scopritori peritissimi di segmenti finiti di mondo, balbettano, tronfi e goffi, quando si passa al “tutto”. L'operetta procede beatamente verso il caos, scoprendo insospettabili torbidumi dei signori e la sapienza nascosta della governante. A mezz'aria, una domanda: “può una perfetta salute fisica nuocere gravemente alla metafisica?”

TORE XIMENES - LA CREDENZA DI DIO
come gli illustri dottori Hodgkin, Marfan,
Alzheimer e Parkinson, vedessero deragliare
una cena nelle tenebre di un rovello
ISBN 978-88-906775-5-7

LO SCELLERATO MARCISCE IN FORTEZZAdivagazioni sul Conte Felicini, gaglioffo bolognese castigato in Toscana€ 7.50Autore: ...
10/08/2016

LO SCELLERATO MARCISCE IN FORTEZZA
divagazioni sul Conte Felicini, gaglioffo bolognese castigato in Toscana
€ 7.50
Autore: Gigi Monello
ISBN 978-88-906775-1-9
pag. 64

24 Luglio 1672, Domenica mattina: termina a Fivizzano la carriera criminale di Giuseppe Maria Felicini, mandante di undici omicidi nonché di una interminabile sfilza di malefatte minori. Catturato dai gendarmi del Granduca, viene portato a Volterra, carcere di stato, dove rimane sino alla morte, nel 1715. Paga con 43 anni di galera una vita di soperchierie. Raccontata l'ultima volta nel 1919, la storia quasi dimenticata di un legno storto nell'Italia del '600.

Indirizzo

Cagliari
09100

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