15/04/2026
CALL FOR PAPERS: "Tecnica ed educazione"
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La relazione tra tecnica ed educazione è uno dei topoi del pensiero filosofico sin dalle sue origini greche. Se l’essere umano è, parafrasando Sloterdijk, l’animale eminentemente tecnico, che vive domesticando se stesso, l’educazione è la tecnica della sua autoproduzione e riproduzione culturale. Nel V secolo a.C. la techne diventa il modello della formazione umana: è attraverso di essa che l’uomo si distingue dall’animale e sottrae la propria vita all’arbitrio della tyche. Educare significa formare un technites: un esperto capace di agire con competenza e giudizio nella propria sfera. La paideia aristocratica non trasmette regole astratte ma forma disposizioni, si diventa “buoni” solo nell’esercizio della bontà, nella frequentazione di chi è già buono, così come si diventa medici o strateghi solo nell’esercizio vivo e situato della propria arte. È precisamente questa concezione dell’educazione come sapere pratico che Platone, e poi Aristotele, mettono in discussione esigendo una nuova techne fondata su principi universali, aprendo la frattura tra formazione e tecnica che attraversa l’intera storia successiva del pensiero pedagogico. La scolastica medievale attraversa questa tensione da un lato elaborando tecniche educative specifiche come la lectio e la disputatio, dall’altro piegandole all’esigenza “eteronoma” di conciliazione di fede e ragione.
Questa frattura diventa esplicita solo quando la relazione tra tecnica e formazione perde la compattezza di un’endiadi e diventa tensione aperta. Il paradosso kantiano ne è la formulazione moderna più precisa: l’essere umano è l’unica creatura che deve essere educata, eppure l’educazione è un graduale processo di emancipazione che ha per tappe l’anomia, l’eteronomia e l’autonomia, che si gioca sul confine tra imposizione di una forma e realizzazione della libertà. Hegel rielabora tale tensione nella dialettica della Bildung, in cui il soggetto si emancipa dalla naturalità, si aliena da sé e infine si riconosce nello stato come totalità spirituale. È Foucault a portarne la contraddizione tra tecnica, formazione e libertà alla formulazione più radicale: gli istituti di formazione sono essi stessi dispositivi, tecnologie spaziali, temporali e normative per la produzione di soggetti docili e utili, la cui genealogia si intreccia con il sanatorio, l’ospedale, la caserma e il pavimento della fabbrica. Il fatto che l’educazione sia sempre stata anche tecnica non dissolve la questione: la radicalizza. E la diagnosi foucaultiana acquista ulteriore precisione nel presente, nell’epoca della società neoliberale e della sorveglianza digitale in cui quei dispositivi si sono integrati con le piattaforme digitali, i meccanismi di controllo si sono fatti algoritmo, e l’intelligenza artificiale generativa sta sostituendo il maestro.
Esiste ancora qualcosa come l’educazione oggi? È possibile pensarla come tecnica di coltivazione dell’umano che non sia puro avviamento al lavoro? Quando lo schermo ha sostituito la pagina e la piattaforma la scuola, dobbiamo chiederci se ciò che persiste sotto il nome di “educazione” appartenga ancora a una qualche riconoscibile eredità umanista, o se sia diventato qualcosa di meramente procedurale, qualcosa per cui non abbiamo ancora un nome. Eppure Foucault stesso, negli ultimi anni della sua ricerca, aveva individuato nell’antichità greco-romana una controanalisi imprevista: al centro è il concetto di epimeleia heautou e le tecnologie del sé, operazioni attraverso cui gli individui agiscono sul proprio corpo, sulla propria anima, sul proprio modo di essere per trasformare se stessi. È su questo terreno che si muove Pierre Hadot, mostrando come le opere filosofiche dell’antichità non fossero sistemi di proposizioni ma esercizi spirituali: pratiche di trasformazione radicale dell’essere che impegnano immaginazione, sensibilità e volontà. Se la lezione heideggeriana ha concepito la tecnica moderna, culmine di una metafisica del calcolo, come imposizione che riduce il sapere a informazione classificabile e l’uomo a fondo disponibile (Bestand) o, ancora, potremmo dire, con l’espressione di Gary Becker, lo studente a capitale umano, Stiegler nella sua farmacologia ricorda che essa porta in sé anche la possibilità di un contro-dispositivo. La questione è se l’educazione possa ancora essere il luogo di questo contro-movimento.
Al di là della tradizione europea, le prospettive postcoloniali e decoloniali hanno mostrato che la storia dell’educazione-come-tecnologia è anche la storia di una violenza: la scuola missionaria, la campagna di alfabetizzazione e “cristianizzazione” come strumenti di espropriazione culturale e cancellazione epistemica. Come hanno argomentato Fanon, Wynter e Mignolo, la Bildung è un processo sociogenetico che codifica una determinata figura dell’“umano”, la cui formazione è stata realizzata al prezzo della disumanizzazione degli altri. Le tecnologie educative, come tutte le tecnologie, non sono neutrali, ma riproducono e realizzano le asimmetrie delle società in cui sono calate. Altre tradizioni hanno invece tentato di pensare l’educazione come co-costituzione di mondo, sé e comunità: dalla descolarizzazione di Illich alla pedagogia degli oppressi di Freire, dalla filosofia dell’individuazione tecnica di Simondon ai saperi situati di Haraway, dalle pedagogie di Dewey, Vygotsky e Piaget, alla pedagogia fenomenologica e all’approccio 4E. In questa luce, il nesso tecnica-educazione riapre le domande più antiche: che cosa significa prendersi cura del dive**re dell’altro? Come si forma la persona e il cittadino? Che significato dare al nostro abitare e formare il mondo? Come le tecnologie strutturano e ristrutturano l’apprendimento?
Di fronte a una questione tanto ampia e urgente, il quadro delineato non può che essere una traiettoria indicativa. Questo numero di Mechane accoglie contributi che affrontino criticamente il nesso tra tecnica ed educazione a partire dalle seguenti linee di riflessione:
— Genealogie della tecnologia educativa: dalla tavoletta e il codice alla stampa e alla piattaforma digitale: una storia filosofica delle condizioni tecniche della trasmissione, della Bildung, e dei loro supporti materiali.
— La crisi del soggetto educante: trasformazioni della figura del docente, dello studente e dell’istituzione nell’epoca dell’intelligenza artificiale, della governamentalità algoritmica (o governo cibernetico) e dei modelli generativi.
— Educazione come biopolitica: indagini sul rapporto tra pratiche educative e tecnologie di normalizzazione, misurazione e produzione del capitale umano, dalla scuola moderna alle attuali “EdTech” e Artificial Intelligence in Education. Neurodivergenze (DSA, ADHD, ecc.) e “bisogni speciali” costituiscono un banco di prova decisivo: software adattivi, dispositivi compensativi e AI supportano e guidano tecnologie "inclusive" dell’apprendimento - espressione cardine del gergo orientato al riallineamento, all'ottimizzazione, all'empowerment.
— Tecnologie del sé ed esercizi spirituali: il rapporto tra epimeleia heautou, pratiche ascetiche e formazione del soggetto nell’antichità greco-romana e cristiana, e la possibilità di rileggerne la genealogia in rapporto alle tecnologie educative contemporanee, dalla askesis antica alle pratiche di cura di sé nel presente.
— Prospettive decoloniali e non-eurocentiche: esame critico delle pretese universaliste della tecnologia educativa e delle gerarchie epistemiche che essa codifica e trasmette.
— Contro-dispositivi e pratiche emancipatorie: proposte filosofiche e politiche per un’educazione che abiti e al contempo resista alle proprie condizioni tecniche: da Freire a Stiegler, da Illich alle sperimentazioni contemporanee di apprendimento basato sui commons e sull’open learning.
— Didattica della filosofia come questione filosofica: indagini intorno a teoria e prassi dell’insegnamento filosofico, sui paradigmi dell’insegnamento della filosofia (storico, sistematico, teorico/problematico) e sul rapporto tra le forme di mediazione delle tecnologie digitali e la natura processuale e critica della Bildung filosofica.
I contributi sono benvenuti in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo. Gli autori interessati sono invitati a inviare un breve abstract (max 500 parole) a [email protected] entro il 5 maggio 2026. Gli autori delle proposte accettate dovranno inviare il testo completo (max 40.000 caratteri) entro il 15 settembre 2026. I contributi saranno sottoposti a un processo di peer review.
Technology and EducationThe relationship between technology and education is one of the topoi of philosophical thought since its Greek origins. If the human being is, paraphrasing Sloterdijk, the eminently technical animal, who lives by domesticating itself, then education is the technology of its s...