Mechane

Mechane Mechane è la prima rivista italiana espressamente dedicata alla filosofia della tecnica

CALL FOR PAPERS: "Tecnica ed educazione"https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/call-for-papersLa relazione tr...
15/04/2026

CALL FOR PAPERS: "Tecnica ed educazione"

https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/call-for-papers

La relazione tra tecnica ed educazione è uno dei topoi del pensiero filosofico sin dalle sue origini greche. Se l’essere umano è, parafrasando Sloterdijk, l’animale eminentemente tecnico, che vive domesticando se stesso, l’educazione è la tecnica della sua autoproduzione e riproduzione culturale. Nel V secolo a.C. la techne diventa il modello della formazione umana: è attraverso di essa che l’uomo si distingue dall’animale e sottrae la propria vita all’arbitrio della tyche. Educare significa formare un technites: un esperto capace di agire con competenza e giudizio nella propria sfera. La paideia aristocratica non trasmette regole astratte ma forma disposizioni, si diventa “buoni” solo nell’esercizio della bontà, nella frequentazione di chi è già buono, così come si diventa medici o strateghi solo nell’esercizio vivo e situato della propria arte. È precisamente questa concezione dell’educazione come sapere pratico che Platone, e poi Aristotele, mettono in discussione esigendo una nuova techne fondata su principi universali, aprendo la frattura tra formazione e tecnica che attraversa l’intera storia successiva del pensiero pedagogico. La scolastica medievale attraversa questa tensione da un lato elaborando tecniche educative specifiche come la lectio e la disputatio, dall’altro piegandole all’esigenza “eteronoma” di conciliazione di fede e ragione.
Questa frattura diventa esplicita solo quando la relazione tra tecnica e formazione perde la compattezza di un’endiadi e diventa tensione aperta. Il paradosso kantiano ne è la formulazione moderna più precisa: l’essere umano è l’unica creatura che deve essere educata, eppure l’educazione è un graduale processo di emancipazione che ha per tappe l’anomia, l’eteronomia e l’autonomia, che si gioca sul confine tra imposizione di una forma e realizzazione della libertà. Hegel rielabora tale tensione nella dialettica della Bildung, in cui il soggetto si emancipa dalla naturalità, si aliena da sé e infine si riconosce nello stato come totalità spirituale. È Foucault a portarne la contraddizione tra tecnica, formazione e libertà alla formulazione più radicale: gli istituti di formazione sono essi stessi dispositivi, tecnologie spaziali, temporali e normative per la produzione di soggetti docili e utili, la cui genealogia si intreccia con il sanatorio, l’ospedale, la caserma e il pavimento della fabbrica. Il fatto che l’educazione sia sempre stata anche tecnica non dissolve la questione: la radicalizza. E la diagnosi foucaultiana acquista ulteriore precisione nel presente, nell’epoca della società neoliberale e della sorveglianza digitale in cui quei dispositivi si sono integrati con le piattaforme digitali, i meccanismi di controllo si sono fatti algoritmo, e l’intelligenza artificiale generativa sta sostituendo il maestro.
Esiste ancora qualcosa come l’educazione oggi? È possibile pensarla come tecnica di coltivazione dell’umano che non sia puro avviamento al lavoro? Quando lo schermo ha sostituito la pagina e la piattaforma la scuola, dobbiamo chiederci se ciò che persiste sotto il nome di “educazione” appartenga ancora a una qualche riconoscibile eredità umanista, o se sia diventato qualcosa di meramente procedurale, qualcosa per cui non abbiamo ancora un nome. Eppure Foucault stesso, negli ultimi anni della sua ricerca, aveva individuato nell’antichità greco-romana una controanalisi imprevista: al centro è il concetto di epimeleia heautou e le tecnologie del sé, operazioni attraverso cui gli individui agiscono sul proprio corpo, sulla propria anima, sul proprio modo di essere per trasformare se stessi. È su questo terreno che si muove Pierre Hadot, mostrando come le opere filosofiche dell’antichità non fossero sistemi di proposizioni ma esercizi spirituali: pratiche di trasformazione radicale dell’essere che impegnano immaginazione, sensibilità e volontà. Se la lezione heideggeriana ha concepito la tecnica moderna, culmine di una metafisica del calcolo, come imposizione che riduce il sapere a informazione classificabile e l’uomo a fondo disponibile (Bestand) o, ancora, potremmo dire, con l’espressione di Gary Becker, lo studente a capitale umano, Stiegler nella sua farmacologia ricorda che essa porta in sé anche la possibilità di un contro-dispositivo. La questione è se l’educazione possa ancora essere il luogo di questo contro-movimento.
Al di là della tradizione europea, le prospettive postcoloniali e decoloniali hanno mostrato che la storia dell’educazione-come-tecnologia è anche la storia di una violenza: la scuola missionaria, la campagna di alfabetizzazione e “cristianizzazione” come strumenti di espropriazione culturale e cancellazione epistemica. Come hanno argomentato Fanon, Wynter e Mignolo, la Bildung è un processo sociogenetico che codifica una determinata figura dell’“umano”, la cui formazione è stata realizzata al prezzo della disumanizzazione degli altri. Le tecnologie educative, come tutte le tecnologie, non sono neutrali, ma riproducono e realizzano le asimmetrie delle società in cui sono calate. Altre tradizioni hanno invece tentato di pensare l’educazione come co-costituzione di mondo, sé e comunità: dalla descolarizzazione di Illich alla pedagogia degli oppressi di Freire, dalla filosofia dell’individuazione tecnica di Simondon ai saperi situati di Haraway, dalle pedagogie di Dewey, Vygotsky e Piaget, alla pedagogia fenomenologica e all’approccio 4E. In questa luce, il nesso tecnica-educazione riapre le domande più antiche: che cosa significa prendersi cura del dive**re dell’altro? Come si forma la persona e il cittadino? Che significato dare al nostro abitare e formare il mondo? Come le tecnologie strutturano e ristrutturano l’apprendimento?
Di fronte a una questione tanto ampia e urgente, il quadro delineato non può che essere una traiettoria indicativa. Questo numero di Mechane accoglie contributi che affrontino criticamente il nesso tra tecnica ed educazione a partire dalle seguenti linee di riflessione:

— Genealogie della tecnologia educativa: dalla tavoletta e il codice alla stampa e alla piattaforma digitale: una storia filosofica delle condizioni tecniche della trasmissione, della Bildung, e dei loro supporti materiali.
— La crisi del soggetto educante: trasformazioni della figura del docente, dello studente e dell’istituzione nell’epoca dell’intelligenza artificiale, della governamentalità algoritmica (o governo cibernetico) e dei modelli generativi.
— Educazione come biopolitica: indagini sul rapporto tra pratiche educative e tecnologie di normalizzazione, misurazione e produzione del capitale umano, dalla scuola moderna alle attuali “EdTech” e Artificial Intelligence in Education. Neurodivergenze (DSA, ADHD, ecc.) e “bisogni speciali” costituiscono un banco di prova decisivo: software adattivi, dispositivi compensativi e AI supportano e guidano tecnologie "inclusive" dell’apprendimento - espressione cardine del gergo orientato al riallineamento, all'ottimizzazione, all'empowerment.
— Tecnologie del sé ed esercizi spirituali: il rapporto tra epimeleia heautou, pratiche ascetiche e formazione del soggetto nell’antichità greco-romana e cristiana, e la possibilità di rileggerne la genealogia in rapporto alle tecnologie educative contemporanee, dalla askesis antica alle pratiche di cura di sé nel presente.
— Prospettive decoloniali e non-eurocentiche: esame critico delle pretese universaliste della tecnologia educativa e delle gerarchie epistemiche che essa codifica e trasmette.
— Contro-dispositivi e pratiche emancipatorie: proposte filosofiche e politiche per un’educazione che abiti e al contempo resista alle proprie condizioni tecniche: da Freire a Stiegler, da Illich alle sperimentazioni contemporanee di apprendimento basato sui commons e sull’open learning.
— Didattica della filosofia come questione filosofica: indagini intorno a teoria e prassi dell’insegnamento filosofico, sui paradigmi dell’insegnamento della filosofia (storico, sistematico, teorico/problematico) e sul rapporto tra le forme di mediazione delle tecnologie digitali e la natura processuale e critica della Bildung filosofica.

I contributi sono benvenuti in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo. Gli autori interessati sono invitati a inviare un breve abstract (max 500 parole) a [email protected] entro il 5 maggio 2026. Gli autori delle proposte accettate dovranno inviare il testo completo (max 40.000 caratteri) entro il 15 settembre 2026. I contributi saranno sottoposti a un processo di peer review.

Technology and EducationThe relationship between technology and education is one of the topoi of philosophical thought since its Greek origins. If the human being is, paraphrasing Sloterdijk, the eminently technical animal, who lives by domesticating itself, then education is the technology of its s...

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"Roberto Revello, "Una tecno-estasi. Tecnicità, magia e simbolismo analogico in S...
13/10/2025

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"

Roberto Revello, "Una tecno-estasi. Tecnicità, magia e simbolismo analogico in Simondon"

https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/article/view/5368/4150

Abstract: The essay explores the relationship between technology, culture, and symbolism in the thought of Gilbert Simondon, highlighting how technology is not alien to the human, but rather an inventive moment of the imago, rooted in the original magical relation between organism and environment. Against the stereotyped opposition between culture and technology, Simondon proposes an ontogenetic and symbolic vision of technicity, where the analogy between technology and sacredness reveals a shared network structure and a common symbolic function. By contextualizing the meaning of magic, the essay advances the hypothesis that Simondon harbors the utopia of a regulating unity capable of restoring soul and beauty to our diverse ways of being in the world without being able to foresee what now unfolds: the crisis of analogical symbolism.

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"Salvatore Spina, "Mito tecnicizzato, macchina mitologica e cultura di destra. At...
06/10/2025

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"

Salvatore Spina, "Mito tecnicizzato, macchina mitologica e cultura di destra. Attraversamenti nel pensiero di Furio Jesi"

https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/article/view/5367/4149

Abstract: In this paper I will analyze the relationship among technicalised myth, mythological machine and Right-Wing Culture in Furio Jesi’s Thought. The first part of the paper is dedicated to a short analysis of Germania segreta. The aim of this enquire is to underline the difference between “genuine myth” and “technicalised myth”, that Jesi borrows from Kerényi’s works. The second part aims to explore the gnoseological model of the ‘mythological machine’, that permits Jesi to overcome the difference proposed by Kerényi and to promote his specific theory of myth and mythology. At the end of the paper I will connect the notion of the mythological machine to the idea of Right-Wing Culture. The aim is to show how the gnoseological model of the mythological machine finds in the analysis of the Right-Wing Culture a special proving ground.

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"Fiorella Giaculli, "Asservimento e liberazione. Nietzsche e la consacrazione del...
30/09/2025

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"

Fiorella Giaculli, "Asservimento e liberazione. Nietzsche e la consacrazione della cultura"

https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/article/view/5366/4148

Abstract: This article aims to outline Nietzsche’s conception of culture as developed during his early “Basel years”, with particular attention to his critical engagement with the cultural landscape of his time. It further proposes that Nietzsche’s perspective may offer a hermeneutic key for rethinking and defending the meaning and function of culture even today.

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"Aldo Pisano, "Does the AI need a genealogy? The 'PAIA' model and the question co...
15/09/2025

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"

Aldo Pisano, "Does the AI need a genealogy? The 'PAIA' model and the question concerning technology for the AI regulation"

https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/article/view/5365/4147

Abstract: This paper explores AI’s role through the lens of philosophical anthropology, examining its impact on cultural spaces and values. Technology, as Arnold Gehlen argues, is integral to human evolution, shaping culture as a ‘second nature’. Ivan Illich’s concept of the critical threshold warns that beyond certain limits, technology distorts rather than supports human and cultural systems. To avoid alarmism, AI should be understood within this continuum of technological development, familiarizing society with its potential without overlooking risks. The PAIA model (Pervasiveness, Auton-omy, Invisibility, Adaptivity) provides a framework to assess these risks, ensuring AI does not replace human agency but enhances cultural resilience. The paper will try to provide an example on how intelligent technologies could generate a culture of Distrust in Generative AI Era. Nevertheless, the main objective of this paper remains to show a possible non-catastrophic perspective of a coliving culture between humans and AI.

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"Alberto Giovanni Biuso, Tecnica e transumanesimo nel capitalismo dello spettacol...
11/09/2025

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"

Alberto Giovanni Biuso, Tecnica e transumanesimo nel capitalismo dello spettacolo

https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/article/view/5364/4146

Abstract: The paper outlines, in the first part, the constant presence of technique and technologies from the Homeric Iliad to the society of the spectacle. It then shows the never neutral but always political dimension of this development up to the contemporary dominion of the digital, the virtual and the transhuman. Finally, it discusses the latter, starting from the phylogenetic and at the same time historical archaism of prostheses, of their consubstantial nature with respect to that of the body, of the fact that from the beginning human corporeality is an inseparable whole of nature, culture and technique. The dreams of the transhumanist visionaries must therefore be understood, explained and deconstructed starting from a materialistic and temporal metaphysics.

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"Marco Russo, Allevare uomini. Sulla "seconda natura" in Kant https://mimesisjour...
08/09/2025

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"

Marco Russo, Allevare uomini. Sulla "seconda natura" in Kant

https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/article/view/5363/4145

Abstract: The “second nature” formula indicates the distancing from nature through culture, which “raises men” by means of artifices. We compare Sloterdijk’s thesis, according to which culture is exclusively anthropotechnics, with the humanistic thesis, according to which education should use technique also for non-technical purposes. An influential modern humanistic model can be found in the training of the Renaissance courtier outlined by Castiglione. Through various steps, the model flows into the process of civilization that for Kant leads to second nature. The article discusses how this completely artificial second nature is to be interpreted and shows that its Endzweck (final end) is moral life, which is irreducible to the technical-practical reason acting in civil society and in the epistemic rationalization of nature.

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"Gianluca Solla, "Scrivere per immagini. La tecnica del segno tra preistoria e ci...
04/09/2025

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"

Gianluca Solla, "Scrivere per immagini. La tecnica del segno tra preistoria e cinema"

https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/article/view/5362/4144

Abstract: The paper explores the hypothesis of images as foundation of human culture, starting from the analysis of Palaeolithic cave paintings. Far from being mere decorations, these figurative representations could be interpreted as primary forms of inscription of reality, grounded in a symbolic technology capable of transforming natural experience into a shared system of meanings. From this perspective, culture is understood as the faculty of generating signs and images endowed with semantic and communicative value, thus constituting an original matrix of collective memory.

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"Valeria Pinto, "Quel genere di macchine che possono esplodere". Apocalissi della...
18/08/2025

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura"

Valeria Pinto, "Quel genere di macchine che possono esplodere". Apocalissi della tecnica e integrazione della cultura

https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/article/view/5361/4143

Abstract: These essay takes its cue from Umberto Eco’s formula ‘Apocalyptic and Integrated’, which he proposed over half a century ago, highlighting its conceptual weakness despite its undoubted ideological effectiveness, and the thoroughly conservative idea of culture as ‘objective spirit’ (Hegel) that underlies it. Through Nietzsche and a genealogy of Heidegger’s critique of the concept of culture – from his early writings to The Age of the World Picture, the Black Notebooks and beyond – the technical-conservative nature of Kultur and cybernetics as its operational culmination is clarified. Furthermore, a reading of the central tenets of Gotthard Günther’s ‘metaphysics of cybernetics’ confirms the origin of cybernetics in Hegel’s doctrine of spirit. Finally, drawing on Reiner Schürmann’s insights, the anarchic nature of Heidegger’s critique of technical thought and its debt to Nietzschean criticism are emphasised.

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura" - Editoriale https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/article/view/536...
12/08/2025

Mechane n. 9 (2025), "Tecnica e cultura" - Editoriale

https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/article/view/5360/4142

Se si può assumere la relazione reciproca tecnica e cultura come coestensiva alla dimensione umana (dalla preistoria dell’uomo alla sua attuale stabilizzazione, fino al limite del suo possibile superamento), sorprende come la riflessione teorica su questa relazione sia stranamente tardiva. E come essa diventi invero più consistente e decisiva via via che tale relazione viene perdendo la sua connotazione di endiadi o quasi endiadi, presentandosi all’opposto nei termini di un’aperta tensione o anche di vero e proprio contrasto. Nella modernità capitalista, in virtù dell’espansione del dominio della macchina, la tecnica appare legata anzitutto, se non esclusivamente, alla civilizzazione. Solo in questa forma molto diversa, dimidiata, se non anche proprio rovesciata sopravvive qualcosa dell’antica endiadi in cui la cultura figura come potenza di un agire volto a modificare una realtà, un oggetto, accrescendone il valore, là dove però il potenziamento e l’accrescimento di valore riguardava anche sempre l’altro versante coinvolto nel movimento di trasformazione: il soggetto. Il colere, il coltivare, se da un lato si riferisce alla natura, alla sua trasformazione e cura, volta a renderla luogo abitabile dall’uomo, un coltivare che accompagna al dissodamento della terra anche (e non secondariamente!) il “culto” reso agli dèi, dall’altro si riferisce alla “coltivazione dell’anima”, cultura animi con Cicerone, vale a dire una condizione del soggetto – cultura personale resa però possibile a sua volta dalla trasformazione spirituale dell’ambiente, in definitiva formazione personale e realizzazione di sé attraverso una cultura oggettiva (beni e valori culturali). In ogni caso, che riguardi l’oggetto o il soggetto, la trasformazione è tesa ad assecondarne la natura, a portare a compimento le potenzialità prefigurate nella sua disposizione, non a imporre forze e finalità estranee (propriamente si coltiva una pianta al fine di ottenerne un frutto commestibile, migliore di quello che produrrebbe naturalmente lasciata a sé stessa, ma non si coltiva un albero per ricavarne il pennone di una nave). Ora, proprio la divaricazione tra cultura oggettiva e cultura soggettiva, fino a una frattura tale che l’accrescersi dell’una non solo non corrisponde all’accrescimento dell’altra ma opera anzi in una direzione tale da impedirne il dispiegamento, caratterizza quella che è stata definita la moderna crisi della cultura – la moderna “tragedia della cultura”, per dirla con Simmel, che rappresenta nel modo più acuto l’opposi-zione tutta moderna tra tecnica e cultura. Si tratta di un’opposizione che coinvolge in modo particolare, ossia con una penetrazione che non trova uguali, la riflessione filosofica – ma anche sociologica, storica, artistica e letteraria, in breve l’intera cultura tedesca – negli anni tra “Bismark e Weimar”, per riprendere qui il sottotitolo di una raccolta di saggi dedicati appunto al rapporto tra tecnica e cultura, la quale ben restituisce la ricchezza di un dibattito destinato a segnare nella forma di un’insuperabile dicotomia (ma anche dell’opposizione ad essa) la riflessione a ve**re, ben oltre la Germania e la stessa Europa e per tutto il Novecento, o almeno senz’altro fino alla fine della guerra fredda e all’“unificazione dell’intero mondo sotto il Capitale”. Le coppie di opposti in cui la dicotomia “tecnica e cultura” si viene a specificare in questo dibattito, del quale “nessun confronto serio su questa problematica potrà fare a meno di tenere conto” (Tecnica e cultura, 1975), sono ampiamente note: “Zivilisation/Kultur”, “Mechanisierung/Kultur”, “Spirito/Anima” (o anche “Spirito/Vita”) sono solo alcune di un lungo elenco, che insieme a parole chiave quali per esempio “Intellettualizzazione” “Disincanto” “Relativismo” (e loro contrari) scandiscono la disintegrazione della Cultura o anche il pieno compimento dell’essenza nichilistica di questa, se si intende la cultura con Heidegger “come la realizzazione dei supremi valori, mediante l’impegno a favore dei più alti beni dell’uomo” accompagnato da “analogo impegno nei riguardi di se stessa, divenendo così politica della cultura” (L’epoca dell’immagine del mondo, 1977).Questa vicenda, che segna in maniera decisiva la relazione “tecnica e cultura” e affonda parte significativa delle proprie radici nella critica nietzscheana alla moderna fabbrica scientifica della cultura (ben compendiata nella formula “cultura interna per barbari esterni”), trova la sua più potente neutralizzazione e disfatta nella stigmatizzazione di tale opposizione in termini di critica reattiva e reazionaria di ceti borghesi intellettuali in declino, mandarinismo aristocratico complice postumo della follia nazista, quando non direttamente alto fascismo intellettuale e difesa piccolo borghese e provinciale. Un potente congegno di revisione e riabilitazione della cultura di massa, della società dell’informazione, del suo carattere progressista e democratico (inclusivo diremmo oggi), si è affermato nel tempo a diverse latitudini, divenendo discorso pubblico egemonico. Pur mostrando di non ignorare (anzitutto al fine di disinnesca-re in anticipo ogni obiezione) la fascinazione per la tecnica propria di certa destra rivoluzionaria e nazionalista, come pure il carattere potenzialmente totalitario oltre che di sfruttamento della mega-macchina capitalista (o capi di accusa meno roboanti ma non privi di presa, come quelli di conformismo, omologazione e persuasione più o meno occulta propri dell’industria culturale) tale congegno asseconda convintamente e abdicando da ogni atteggiamento critico i progressi e le nuove evoluzioni delle tecnologie di massa, ultima quella del digitale e delle sue culture. La domanda cui questo numero di “Mechane” vuole provare a rispondere è allora fino a che punto debba ritenersi obsoleto e prigioniero di superate grandi narrazioni, nella nostra epoca di “tecnica coltivata” (kultivierte Technik) oltre che di “cultura tecnica” pienamente dispiegata, il paradigma della contrapposizione “tecnica e cultura” distintivo della passata critica al capitalismo avanzato. Alla luce del “nuovo spirito del capitalismo” (lo si chiami come si vuole: “platform-capitalism”, “data capitalism“, “surveillance capitalism”...) esiste ancora una tensione non interamente risolta tra tecnica e cultura? E se c’è, in quale forma e seguendo – o non seguendo – quali tradizioni filosofiche e/o “teorie critiche”?

È online il nono numero di Mechane, dedicato a Tecnica e cultura: https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/issu...
06/08/2025

È online il nono numero di Mechane, dedicato a Tecnica e cultura:

https://mimesisjournals.com/ojs/index.php/mechane/issue/view/302

Essays:

Valeria Pinto, "Quel genere di macchine che possono esplodere". Apocalissi della tecnica e integrazione della cultura;

Gianluca Solla, Scrivere per immagini. La tecnica del segno tra preistoria e cinema;

Marco Russo, Allevare uomini. Sulla "seconda natura" in Kant;

Alberto Giovanni Biuso, Tecnica e transumanesimo nel capitalismo dello spettacolo;

Aldo Pisano, Does the AI need a genealogy? The 'PAIA' model and the question concerning technology for the ai regulation.

Readings:

Fiorella Giaculli, Asservimento e liberazione. Nietzsche e la consacrazione della cultura;

Salvatore Spina, Mito tecnicizzato, macchina mitologica e cultura di destra. Attraversamenti nel pensiero di Furio Jesi;

Roberto Revello, Una tecno-estasi. Tecnicità, magia e simbolismo analogico in Simondon.

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