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06/10/2026

Medico di base anche per le persone senza fissa dimora. È la novità introdotta dalla Regione Campania con l'approvazione di una legge che consente di superare uno degli ostacoli che finora rendevano più difficile l'accesso alla medicina territoriale per chi aveva perso la casa e, con essa, anche la residenza necessaria per l'iscrizione alle liste delle Aziende sanitarie locali.

A darne notizia è il consigliere regionale Davide D'Errico, che ha definito il provvedimento «una legge di civiltà». La misura prevede la possibilità di creare liste dedicate presso le ASL, permettendo alle persone senza fissa dimora di avere un medico di medicina generale di riferimento. Il percorso potrà essere sostenuto anche attraverso la collaborazione delle associazioni di volontariato.

Il problema riguarda una fascia particolarmente fragile della popolazione. La perdita della residenza può infatti trasformarsi anche in una difficoltà concreta nell'accesso alle cure territoriali. L'obiettivo della nuova disciplina è garantire che la condizione abitativa non diventi un ostacolo alla possibilità di avere un medico di base e un percorso sanitario continuativo.

La proposta di legge dedicata all'iscrizione delle persone senza fissa dimora nelle liste degli assistiti delle ASL regionali risultava già inserita nell'iter legislativo del Consiglio regionale della Campania: era stata presentata come proposta di legge numero 12 il 2 marzo 2026.

Secondo quanto annunciato da D'Errico, saranno le ASL campane a predisporre liste specifiche per consentire l'accesso alla medicina generale. Un ruolo potrà essere svolto anche dalle associazioni che operano quotidianamente a contatto con le persone senza dimora, facilitando l'accesso ai servizi sanitari.

La misura punta quindi non soltanto a garantire una prestazione sanitaria quando emerge un problema, ma a costruire una presa in carico più stabile. È un passaggio particolarmente rilevante per persone che, proprio a causa della loro condizione sociale, possono avere maggiori difficoltà nel seguire controlli, terapie e percorsi di prevenzione.

Tra gli effetti attesi indicati dal consigliere regionale c'è anche una possibile riduzione del ricorso al pronto soccorso per problemi che potrebbero essere gestiti dalla medicina territoriale. D'Errico sostiene infatti che la presenza di un medico di riferimento possa contribuire anche a utilizzare in modo più appropriato le risorse del Servizio sanitario regionale.

Il principio è quello di intervenire prima che una necessità sanitaria diventi un'emergenza. Avere un medico di base significa infatti poter contare su un punto di riferimento per valutazioni, prescrizioni, controlli e orientamento verso eventuali servizi specialistici, invece di arrivare alle strutture di emergenza come unica possibilità di assistenza.

D'Errico sottolinea inoltre il carattere trasversale dell'approvazione. Secondo quanto riferito dal consigliere, il provvedimento è stato votato all'unanimità, con il sostegno sia della maggioranza sia dell'opposizione.

«La cosa più bella è che questa legge, fortemente voluta da PD e M5S, è stata votata da tutti. Maggioranza e opposizione. Insieme», ha scritto D'Errico. L'approvazione rappresenta ora il passaggio politico che dovrà tradursi nell'organizzazione concreta del nuovo servizio attraverso le strutture sanitarie regionali.

Per il consigliere regionale, il provvedimento ha soprattutto un valore sociale: «Restituirà dignità, cura e presa in carico a migliaia di cittadini». L'obiettivo dichiarato è fare in modo che la perdita della casa non comporti anche la perdita della possibilità di avere un riferimento stabile all'interno del sistema sanitario.

La Regione Campania dovrà ora rendere operativo il nuovo meccanismo attraverso le ASL. La sfida sarà quindi trasformare l'approvazione della legge in un accesso effettivo e semplice alla medicina generale per le persone senza dimora, anche attraverso il raccordo con il mondo del volontariato e con i servizi sociali territoriali.

"CHE VI PERDETE"La replica dell'assessore
06/10/2026

"CHE VI PERDETE"
La replica dell'assessore

La risposta dell'assessore Carlo Puca al sindaco francese che ha imposto il divieto di stendere il bucato tirando in ballo Napoli.

Con il nostro sangue e il nostro sudore ieri come oggi e con il fallimento del Banco di Napoli
06/10/2026

Con il nostro sangue e il nostro sudore ieri come oggi e con il fallimento del Banco di Napoli

È il giorno della protesta dei tassisti napoletani davanti a Palazzo San Giacomo. Le organizzazioni di categoria hanno o...
06/10/2026

È il giorno della protesta dei tassisti napoletani davanti a Palazzo San Giacomo. Le organizzazioni di categoria hanno organizzato per oggi, martedì 6 ottobre, un sit-in fuori turno per chiedere risposte all’amministrazione comunale sul caro carburante e sulla situazione della viabilità cittadina. La contestazione è cominciata alle ore 10 in piazza Municipio.

A promuovere la mobilitazione sono Atn/Sitan, Unimpresa, Feder Taxi-Cisal, Fast Confsal e il Comitato Tassisti di Base. Al centro della protesta ci sono due questioni che, secondo la categoria, incidono direttamente sulle condizioni di lavoro: l’aumento dei costi del carburante e una circolazione sempre più difficile per chi trascorre gran parte della giornata alla guida.

Il tema del carburante era già stato sollevato dai tassisti nei mesi scorsi. A luglio il Comitato Tassisti di Base aveva chiesto interventi al Comune e alla Regione per affrontare l'aumento dei costi, ipotizzando anche misure di sostegno o un adeguamento delle tariffe nel caso in cui la situazione fosse rimasta invariata.

Per chi lavora quotidianamente con un taxi, il costo del carburante rappresenta infatti una voce direttamente legata all'attività. La richiesta delle organizzazioni è quindi quella di aprire un confronto con Palazzo San Giacomo e individuare misure concrete per contenere l'impatto dei rincari sui lavoratori del settore.

Accanto al caro carburante c'è il problema della viabilità. I tassisti chiedono al Comune il varo di un piano anti-traffico, sostenendo che la congestione delle strade incida quotidianamente sul lavoro della categoria. Tempi più lunghi per completare le corse significano, per chi guida un taxi, anche maggiore permanenza nel traffico e maggiori consumi.

Nella nota con cui era stata annunciata la mobilitazione, le organizzazioni avevano ricordato anche due episodi che, secondo la loro ricostruzione, fotografano le difficoltà della situazione. Il primo riguarda l'assessore alle Infrastrutture e Mobilità Edoardo Cosenza, che sarebbe rimasto bloccato nel traffico e non avrebbe potuto partecipare a una riunione. Il secondo riguarda una seduta del Consiglio comunale che non aveva raggiunto il numero legale.

È proprio da questi episodi che i tassisti hanno costruito una delle loro principali contestazioni. «Se il problema del traffico impedisce persino a chi amministra la città di raggiungere le sedi istituzionali – hanno sottolineato – quanto pesa ogni giorno questa situazione sui tassisti che lavorano per strada?».

La protesta, dunque, non riguarda soltanto il prezzo della benzina o del diesel, ma più in generale le condizioni economiche e operative del servizio taxi. La categoria chiede un confronto con l'amministrazione comunale su interventi che possano incidere sia sulla mobilità sia sui costi sostenuti quotidianamente dagli operatori.

Il presidio si svolge fuori turno, quindi la mobilitazione è stata annunciata senza uno stop generalizzato del servizio taxi. I rappresentanti della categoria porteranno le proprie richieste direttamente davanti alla sede del Comune, chiedendo risposte sul piano del traffico e sul caro carburanti.

Il confronto con Palazzo San Giacomo si apre così su due temi strettamente collegati: da una parte una città nella quale i tassisti denunciano crescenti difficoltà di circolazione, dall'altra l'aumento dei costi di esercizio. La richiesta della categoria è che alle proteste seguano interventi concreti per affrontare entrambe le emergenze.

ISRAELIANI AGGREDISCONO MANIFESTANTI E AGENTIDurante una manifestazione in favore dei bambini di Gaza, alcuni turisti is...
06/10/2026

ISRAELIANI AGGREDISCONO MANIFESTANTI E AGENTI
Durante una manifestazione in favore dei bambini di Gaza, alcuni turisti israeliani hanno aggredito i manifestanti. Dopo l'intervento della polizia, hanno aggredito fisicamente e verbalmente gli stessi agenti

Il collettivo Donne per Life For Gaza denuncia un'aggressione sionista durante il presidio fisso del lunedì a via Toledo.

ALTRO CHE “CUBA È UN FALLIMENTO”.Alessandro Di Battista va a Cuba per raccontare il Paese.E proprio lì gli scoprono un t...
05/10/2026

ALTRO CHE “CUBA È UN FALLIMENTO”.

Alessandro Di Battista va a Cuba per raccontare il Paese.
E proprio lì gli scoprono un tumore al cervello che poteva costargli la vita.

Lo operano all’Avana.
Pochi mezzi, enormi difficoltà, perfino problemi di corrente elettrica.
Ma un’équipe cubana gli salva la vita.

Poi, rientrato in Italia, arriva il giudizio del Gemelli: intervento eseguito in maniera ECCELLENTE.

E allora una domanda va fatta: quanto vale un sistema sanitario che, nonostante embargo, povertà e carenze, continua a formare medici capaci di salvare vite?

Cuba viene raccontata soltanto come un fallimento...DALLA PROPAGANDA. Come fanno spesso con il Sud.
Ma forse dovremmo raccontare anche ciò che riesce a fare con pochissimo, mentre da noi la sanità pubblica rischia ogni giorno di diventare più fragile.

Dal servizio idrico al recupero della memoria del Sebeto, passando per la rigenerazione ambientale di Napoli Est. È ques...
04/10/2026

Dal servizio idrico al recupero della memoria del Sebeto, passando per la rigenerazione ambientale di Napoli Est. È questa la visione che Autonomia Napolitana, movimento guidato da Gigi Lista, lega ad ABC Napoli, l'azienda che gestisce il servizio idrico cittadino e che il movimento immagina come uno dei soggetti centrali del progetto “Nuovo Sebeto”.

La proposta parte da un'idea precisa: Napoli è una città profondamente legata all'acqua, dalle sorgenti agli acquedotti, dalle falde al mare, fino al fiume Sebeto, oggi nascosto sotto la città. Per Autonomia Napolitana, questa memoria non dovrebbe rimanere soltanto un elemento della storia cittadina, ma diventare il punto di partenza per una nuova infrastruttura ambientale, urbana e culturale.

Nel progetto del “Nuovo Sebeto”, ABC dovrebbe partecipare a un tavolo scientifico multidisciplinare insieme all'Università Federico II, ingegneri idraulici, geologi, archeologi, speleologi, biologi, chimici, architetti e urbanisti, oltre agli altri enti pubblici competenti. L'obiettivo indicato dal movimento è innanzitutto conoscere e mappare l'acqua di Napoli.

Si partirebbe quindi dallo studio delle falde, degli antichi percorsi del Sebeto, degli acquedotti e delle cavità, insieme all'analisi della qualità delle acque. Solo dopo questa fase conoscitiva, secondo la proposta, sarebbe possibile individuare dove e con quali modalità recuperare la presenza dell'acqua nello spazio urbano.

Il progetto immagina l'antico tracciato del Sebeto come possibile asse verde-blu di Napoli, dal Centro Direzionale verso la Maddalena e oltre. Dove tecnicamente possibile potrebbero trovare spazio acqua, canali, fontane, sistemi di raccolta delle piogge, aree verdi e nuovi spazi pubblici.

Dove invece il ritorno fisico dell'acqua non fosse possibile, il tracciato potrebbe essere restituito alla città attraverso piazze, giardini, percorsi urbani, installazioni e interventi di archeologia. L'idea è utilizzare la memoria del fiume come strumento per affrontare anche questioni contemporanee, dalla gestione delle acque meteoriche alla riduzione delle isole di calore, fino alla rigenerazione urbana.

È in questo quadro che Autonomia Napolitana attribuisce ad ABC un ruolo che va oltre la gestione ordinaria del servizio idrico. Il movimento propone di trasformare l'azienda in una sorta di “custode dell'acqua di Napoli”, favorendo il rapporto con università, ricerca, imprese e altri soggetti della città per studiare e valorizzare la risorsa idrica.

Tra le ipotesi contenute nel documento compare anche quella di “Acqua di Napoli”, un possibile marchio pubblico destinato, secondo la proposta, a valorizzare l'acqua cittadina attraverso bottiglie di vetro e circuiti controllati e certificati. L'idea viene collegata alla cultura napoletana della pizza e del caffè, con l'obiettivo di trasformare l'acqua in un elemento capace di produrre cultura e valore per la città.

La proposta si inserisce in un momento particolarmente delicato per ABC. L'amministrazione Manfredi ha avviato il percorso di trasformazione dell'azienda speciale in “ABC Società per azioni Benefit”. Anche se il sindaco ha ribadito che ABC resterà pubblica al 100%, e che l'eventuale ingresso di privati farebbe venir meno le condizioni per l'affidamento in house, dal punto di vista giuridico ABC da azienda di diritto pubblico diverrebbe azienda di diritto privato, aprendo così la porta principale alla logica del profitto. Un percorso che, eticamente, non dovrebbe riguardare l'acqua, e bocciato già nel 2011 con l'esito di un referendum. Napoli, lo ricordiamo, è l'unica città in Italia ad aver rispettato la volontà popolare, che altrove non è stata tenuta in considerazione.

Su questo punto la posizione di Autonomia Napolitana è netta: il movimento si oppone alla privatizzazione di ABC e sostiene che l'acqua debba rimanere un bene pubblico. La proposta “Acqua di Napoli”, viene spiegato, avrebbe infatti senso proprio all'interno di una gestione pubblica della risorsa.

«Non per privatizzare l'acqua. Al contrario: per trasformare un bene pubblico in valore pubblico», è il principio espresso nel documento del movimento. L'eventuale valore economico prodotto dalle attività compatibili con la natura pubblica del progetto dovrebbe, secondo la proposta, essere reinvestito nella manutenzione e nell'innovazione della rete idrica, nella tutela ambientale, nel sostegno alle fasce più fragili, nella rigenerazione urbana e nella ricerca.

La visione proposta da Autonomia Napolitana prevede quindi un modello nel quale l'acqua non viene considerata soltanto come una risorsa da distribuire, ma come una componente strategica della città. Gli eventuali ricavi derivanti dalle attività indicate nel progetto dovrebbero tornare alla comunità attraverso investimenti sul servizio e sul territorio.

È un'impostazione che il movimento collega direttamente al “Nuovo Sebeto”: l'acqua come infrastruttura, memoria, ambiente e possibile motore economico. Nel progetto vengono citati anche fondi europei, programmi ambientali e climatici, risorse per la rigenerazione urbana e la cultura, finanziamenti alla ricerca e partnership pubblico-private compatibili con la tutela del bene pubblico.

La proposta guarda infine oltre il solo recupero del tracciato del fiume. Autonomia Napolitana immagina una rete culturale e turistica capace di collegare Sebeto, acquedotti, Napoli sotterranea, cavità, sorgenti e archeologia industriale, costruendo una nuova narrazione della storia dell'acqua a Napoli.

In questa prospettiva, ABC diventerebbe uno degli strumenti attraverso cui la città potrebbe conoscere, proteggere e valorizzare la propria risorsa idrica. Il “Nuovo Sebeto” rappresenterebbe invece il progetto territoriale nel quale questa visione potrebbe tradursi in interventi concreti, soprattutto nell'area orientale della città.

Il principio politico alla base della proposta è sintetizzato da Autonomia Napolitana nella formula “Napoli, città dell'acqua”: non limitarsi a conservare la memoria del Sebeto, ma utilizzarla per costruire nuove infrastrutture, attività culturali, ricerca e opportunità per il territorio, mantenendo al centro la natura pubblica della risorsa.

ABC CUSTODE DELL'ACQUA DI NAPOLINiente trasformazione in SpA, niente logica del profitto, ma l'acqua di Napoli al serviz...
04/10/2026

ABC CUSTODE DELL'ACQUA DI NAPOLI
Niente trasformazione in SpA, niente logica del profitto, ma l'acqua di Napoli al servizio dei napoletani. La visione di ABC di Autonomia Napolitana

Autonomia Napolitana immagina ABC come custode dell’acqua di Napoli e protagonista del progetto del Nuovo Sebeto.

04/10/2026

TUTTO È RITMO INTORNO A NOI
Ogni popolo ha il suo ritmo: la bravura dell'artista partenopeo è stata sempre "napoletanizzare" i suoni che arrivano dal resto del mondo.

Ciccio Merolla Tour, due concerti da non perdere:
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Ciccio Merolla

Sostanzialmente, Israele può permettersi di trattare tutto il mondo come dei co****ni.Mi riferisco a quanto è successo c...
03/10/2026

Sostanzialmente, Israele può permettersi di trattare tutto il mondo come dei co****ni.

Mi riferisco a quanto è successo con il volo Flydubai. Prima hanno iniziato con la rissa tra due piloti, uno russo e l'altro ucraino. Poi nuova versione: il pilota russo e quello ucraino erano piloti in servizio, ma viaggiavano come passeggeri e sono stati loro a far atterrare l'aereo.

Nel frattempo, l'ambasciata indiana dice che il comandante è indiano e si chiama Smit Machchhar. Per arrivare al pilota omanita, il presunto attentatore. Ora bisognerebbe che ci spiegassero come sia salito a bordo questo pilota, visto che la ministra israeliana dei Trasporti, Miri Regev, ha dichiarato che l'accordo tra Flydubai e Israele prevede che i piloti sui voli israeliani siano cittadini di Paesi che hanno relazioni diplomatiche con Israele. L'Oman non ha rapporti con Israele.

Questione coltello nella cabina di pilotaggio: i piloti sono sottoposti a controlli rigidissimi. Come vi sia finito un coltello, soprattutto in un volo verso Israele, una delle destinazioni con le misure di sicurezza più rigorose al mondo, rimane ancora un segreto. Curioso, no?

Ma poi arriva lui, l'eroe, Yaniv Hayun, ovviamente cittadino israeliano, che dice a Netanyahu di essere stato lui a far atterrare l'aereo grazie a una serie TV che aveva guardato, dove ha imparato a pilotare un aereo. Che c***o ci studiano a fare per anni i piloti quando con una serie TV diventi un professionista? Che co****ni, vero? E i piloti russo e ucraino che fine hanno fatto? Non erano stati loro a far atterrare l'aereo? Ma certo, che sprovveduti che siamo: in un aereo in fase di emergenza ci stanno due piloti, ma il controllo lo danno a uno che ha visto una serie TV. Zio pinguino!

In tutto ciò, questo fenomeno di Yaniv Hayun, dopo ore trascorse in Arabia Saudita e un volo di ritorno, non ha trovato 12 secondi per cambiare la maglietta sporca di sangue e ha incontrato Netanyahu in quello stato. Immagini dell'incontro ovviamente diffuse prima di subito dal governo israeliano. E Hollywood muti. Ma muti per davvero!

Per ricapitolare: al momento non si ha il nome dell'aggressore, il movente, la storia del coltello, l'imbarco del pilota omanita, ma Israele dice al mondo intero che è stato un attacco terroristico come l'11 settembre. Quindi, tutto quello che i pennivendoli stanno riportando, senza fare alcuna critica o domande sulle contraddizioni, è la narrazione di uno Stato che è alla sbarra per genocidio e un primo ministro ricercato internazionale dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra. Il tutto mentre stanno in campagna elettorale...

È tutto, vostro onore.

di Giuseppe Salamone

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