La Croce DI Costantino - Caltagirone

La Croce DI Costantino - Caltagirone LA CROCE DI COSTANTINO CALTAGIRONE -
PERIODICO FONDATO DA LUIGI STURZO NEL 1897.

L'Associazione no profit Pegaso è editrice del periodico "la Croce di Costantino" fondato da Don Luigi Sturzo nel 1897 per la conoscenza integrale del pensiero e dell'azione Sturziana.

03/01/2026

SPECIALE del 3/01/26 FONDO ''STURZO'', UNA SPECIALE FESTA DEI BAMBINI

̀dellaceramica

𝙎𝙖𝙡𝙫𝙖𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙩𝙞𝙣𝙚𝙯: «𝙎𝙚𝙧𝙫𝙤𝙣𝙤 𝙣𝙪𝙤𝙫𝙚 “𝙚𝙥𝙞𝙛𝙖𝙣𝙞𝙚” 𝙙𝙚𝙡 𝙗𝙚𝙣𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙚: 𝙣𝙚𝙡 𝙨𝙚𝙜𝙣𝙤 𝙙𝙞 𝙎𝙩𝙪𝙧𝙯𝙤, 𝙧𝙞𝙥𝙖𝙧𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙙𝙖𝙞 𝙥𝙞𝙘𝙘𝙤𝙡𝙞!»La 𝙁𝙤𝙣𝙙𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣...
02/01/2026

𝙎𝙖𝙡𝙫𝙖𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙩𝙞𝙣𝙚𝙯: «𝙎𝙚𝙧𝙫𝙤𝙣𝙤 𝙣𝙪𝙤𝙫𝙚 “𝙚𝙥𝙞𝙛𝙖𝙣𝙞𝙚” 𝙙𝙚𝙡 𝙗𝙚𝙣𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙚: 𝙣𝙚𝙡 𝙨𝙚𝙜𝙣𝙤 𝙙𝙞 𝙎𝙩𝙪𝙧𝙯𝙤, 𝙧𝙞𝙥𝙖𝙧𝙩𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙙𝙖𝙞 𝙥𝙞𝙘𝙘𝙤𝙡𝙞!»

La 𝙁𝙤𝙣𝙙𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 “𝙄𝙨𝙩𝙞𝙩𝙪𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙋𝙧𝙤𝙢𝙤𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙐𝙢𝙖𝙣𝙖 «𝙈𝙤𝙣𝙨. 𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙚𝙨𝙘𝙤 𝘿𝙞 𝙑𝙞𝙣𝙘𝙚𝙣𝙯𝙤» 𝙀𝙏𝙎”,,sotto l’egida della Diocesi di Piazza Armerina e della Diocesi di Caltagirone, organizza la

𝙁𝙀𝙎𝙏𝘼 𝘿𝙀𝙄 𝘽𝘼𝙈𝘽𝙄𝙉𝙄
“𝙀' 𝘼𝙍𝙍𝙄𝙑𝘼𝙏𝙊 𝙇’𝘼𝙉𝙉𝙊 𝙉𝙐𝙊𝙑𝙊.
𝙀' 𝙏𝙊𝙍𝙉𝘼𝙏𝙊 𝙉𝙊𝙉𝙉𝙊 𝙇𝙐𝙄𝙂𝙄 𝙎𝙏𝙐𝙍𝙕𝙊!”

La tradizione si rinnova, a Caltagirone, presso il Casale del Fondo Sturzo, in Contrada Russa dei Boschi, sabato 3 gennaio 2026, ore 15,00.

La 𝙁𝙀𝙎𝙏𝘼 𝘿𝙀𝙄 𝘽𝘼𝙈𝘽𝙄𝙉𝙄 - “𝙀' 𝘼𝙍𝙍𝙄𝙑𝘼𝙏𝙊 𝙇’𝘼𝙉𝙉𝙊 𝙉𝙐𝙊𝙑𝙊. 𝙀' 𝙏𝙊𝙍𝙉𝘼𝙏𝙊 𝙉𝙊𝙉𝙉𝙊 𝙇𝙐𝙄𝙂𝙄 𝙎𝙏𝙐𝙍𝙕𝙊!” è riservata a circa 100 bambini, dai 3 ai 13 anni,senza famiglia o provenienti da famiglie in gravi difficoltà, minori immigrati non accompagnati o segnati da handicap mentali, provenienti dalle Diocesi di Piazza Armerina e di Caltagirone.
I Bambini saranno coinvolti in giochi ed animazioni loro dedicate, con riferimenti alla figura del servo di Dio don Luigi Sturzo. La Festa si concluderà con un rinfresco e con la distribuzione di doni personalizzati, per ogni bambino, predisposti dalla Fondazione “Mons. F. Di Vincenzo ETS”.
Le Diocesi di Piazza Armerina e di Caltagirone saranno rappresentate dai due Vescovi, rispettivamente 𝙈𝙤𝙣𝙨. 𝙍𝙤𝙨𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙂𝙞𝙨𝙖𝙣𝙖 𝙚 𝙈𝙤𝙣𝙨. 𝘾𝙖𝙡𝙤𝙜𝙚𝙧𝙤 𝙋𝙚𝙧𝙞. Interverrà anche il Vescovo emerito di Piazza Armerina e Arcivescovo emerito di Monreale, 𝙈𝙤𝙣𝙨. 𝙈𝙞𝙘𝙝𝙚𝙡𝙚 𝙋𝙚𝙣𝙣𝙞𝙨𝙞.
Presenzierà all’iniziativa il 𝙥𝙧𝙤𝙛. 𝙎𝙖𝙡𝙫𝙖𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙩𝙞𝙣𝙚𝙯, presidente della Fondazione “Mons. F. Di Vincenzo ETS”, che ha dato vita, presso il Fondo Sturzo, al Polo di Eccellenza “Mario e Luigi Sturzo”.
La 𝙁𝙀𝙎𝙏𝘼 𝘿𝙀𝙄 𝘽𝘼𝙈𝘽𝙄𝙉𝙄, interrotta con la pandemia, s’inscrive nel programma di eventi e di opere in programma nel 2026, per il rilancio dell’eredità materiale e immateriale degli Sturzo, a partire dal genius loci rappresentato dal Casale del Fondo Sturzo.
Il Presidente 𝙎𝙖𝙡𝙫𝙖𝙩𝙤𝙧𝙚 𝙈𝙖𝙧𝙩𝙞𝙣𝙚𝙯 ha dichiarato: «Ridiamo slancio a un progettoeducativo e sociale che riparte dai più piccoli, dai bambini svantaggiati e altrimenti esclusi. Non è soloun gesto di ca**tà, ma un deciso atto di volontà comunitaria nella promozione del bene comune. Non ci stancheremo di ripetere che una società civile si costruisce a partire dagli ultimi, dalla difesa della dignità umana, dall’abbreviare le distanze tra poveri e ricchi, dal rimuovere le cause di ingiustizia che precludono il futuro delle nuove generazioni. Servono nuove “epifanie” del bene comune! Incontrarsi ancora una volta presso il Casale del Fondo Sturzo, nello spirito profetico che fu del servo di Dio di don Luigi Sturzo, è l’occasione per scrivere insieme una bella pagina di “speranza creatrice” (san Giovanni Paolo II “Ai Siciliani”) a conclusione del Giubileo della Speranza, per rinsaldare “la cultura dell’incontro e del dialogo” (Papa Francesco), per offrire una “testimonianza significativa del sapere della fede a servizio dell’uomo” (Papa Leone XIV)».

𝙐𝙁𝙁𝙄𝘾𝙄𝙊 𝙎𝙏𝘼𝙈𝙋𝘼
𝙁𝙤𝙣𝙙𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙄𝙨𝙩𝙞𝙩𝙪𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙋𝙧𝙤𝙢𝙤𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙐𝙢𝙖𝙣𝙖
“𝙈𝙊𝙉𝙎. 𝙁𝙍𝘼𝙉𝘾𝙀𝙎𝘾𝙊 𝘿𝙄 𝙑𝙄𝙉𝘾𝙀𝙉𝙕𝙊 𝙀𝙏𝙎”

02/01/2026

FEDE E CULTURA del 2/1/26 '' NATALE E FEDELTA' '' a cura di Frabrizio Cannizzaro, Diacono.

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31/12/2025

EDITORIALE del 31/12/25 ''2026: LE PREVISIONI CHE FANNO DISCUTERE'' a cura di Franco D'Urbino.

31/12/2025

IL PUNTO DEL 31/12/2025 "AI E LA NUOVA FRONTIERA DEL LAVORO" in diretta da OXFORD-INGHILTERRA ospite Ing. Fisico ANTONIO FISCHETTI , conduce Franco D'Urbino

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27/12/2025

FEDE E CULTURA del 26/12/25 ''NATALE E RELAZIONI NUOVE'' a cura di Frabrizio Cannizzaro, Diacono.

24/12/2025

TG PEGASO DEL 24/12/2025

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𝙉𝘼𝙏𝘼𝙇𝙀 𝙁𝙀𝙎𝙏𝘼 𝘿𝙀𝙇𝙇𝘼 𝙎𝙋𝙀𝙍𝘼𝙉𝙕𝘼𝙈entre quest’Anno Giubilare, che ha come tema la speranza, sta per concludersi non dobbiamo d...
23/12/2025

𝙉𝘼𝙏𝘼𝙇𝙀 𝙁𝙀𝙎𝙏𝘼 𝘿𝙀𝙇𝙇𝘼 𝙎𝙋𝙀𝙍𝘼𝙉𝙕𝘼

𝙈entre quest’Anno Giubilare, che ha come tema la speranza, sta per concludersi non dobbiamo dimenticare che sempre abbiamo bisogno della speranza che viene a noi dal mistero del Natale di Gesù Cristo. Ne ha bisogno il nostro mondo ancora così duramente segnato dal male.
Ne hanno bisogno i paesi minacciati dalle violenze e dalle guerre, le nazioni della vecchia Europa in cui domina l’inverno demografico condannate all’irrilevanza. i milioni di poveri che continuano a morire per la fame, il freddo e le malattie, i cristiani di vari paesi del mondo che soffrono la persecuzione, i carcerati che si aspettano il rispetto della loro dignità umana e il rinserimento nella società, i malati che si aspettano una sanità più efficiente, le famiglie che trovano difficoltà economiche, i giovani in cerca di un futuro migliore, gli immigrati che approdano sulle nostre coste che hanno bisogno di essere accolti e integrati.
La speranza cristiana impedisce di guardare alla storia in maniera fatalistica, e aiuta a vivere il nostro impegno nel mondo con coraggio e con fiducia. Noi cristiani guardiamo al futuro senza timore, perché le radici della nostra speranza affondano nel cuore stesso di Dio.
La nostra non è solo attesa, ma anche memoria di Uno che è già venuto nel mistero del Natale che celebriamo. E ‘certezza della presenza di Cristo che cammina con noi, al nostro fianco. L’avvenimento dell’Incarnazione del Figlio di Dio è già in moto e nessuno potrà arrestare questo cammino. Dio, che si è inserito personalmente della drammatica situazione dell’umanità attraverso Gesù Cristo, ci rivela l’ampiezza insospettata del destino umano. Il Natale di Gesù non è perciò un evento archeologico, nel quale commemoriamo la nascita di un personaggio del passato, ma è l’annunzio della nascita di un uomo nuovo che conosce l’origine della propria vita e cammina verso l’attuazione del suo destino di bellezza, di verità, di giustizia e di pace che trova in Cristo il suo fondamento. Natale non è la festa della luce o dell'amicizia, o dell’inverno o semplicemente dei regali.
Il 25 dicembre, che per il mondo pagano era il giorno della rinata luce del sole vincitore delle tenebre, i cristiani incominciarono a celebrarlo come il giorno della nascita di Cristo, il Sole di giustizia che sorge a Oriente e la vera Luce del mondo.
Gesù è l'unica luce capace di dissipare le tenebre dell’egoismo, della solitudine, della paura, della disperazione. Poiché la luce vera è venuta nel mondo, tutti coloro che lo desideriamo possiamo lasciarci illuminare da quella luce.
A partire dal Natale di Gesù nessuno può dire di attraversare una storia su cui è calata una coltre di buio totale. Poiché la luce vera è venuta nel mondo tutti coloro che lo desiderano possono lasciarsi illuminare da quella luce e godere di quel chiarore. Quella luce indica una via che conduce alla felicità vera, alla pienezza della vita. Gesù non si impone: è amore che non si può imporre né pretendere, ma che può solo amare, e perciò è esposto al rifiuto. Ieri come oggi è venuto tra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto. La luce non viene accolta dalle tenebre. Questa luce splende nelle tenebre dell’incredulità che genera violenza. È il dramma dell'uomo di ogni tempo, che deve prendere posizione e scegliere se accogliere nella fede il Figlio di Dio, oppure rifiutarlo e respingerlo via da sé. Nel Natale anche noi veniamo avvolti nell’abbraccio con cui Dio afferra la nostra umanità , apre il nostro cuore inquieto alla speranza e fa balenare un nuovo mondo fondato sulla giustizia e sulla pace , che nascerà non tanto da operazioni militari imponenti e da accordi diplomatici ben orchestrati, ma dal culto dell'unico Dio da parte degli uomini e delle donne che decideranno di camminare nella luce della Parola del Signore riconoscendolo come l'unico Padre e fondando in questo modo la vera fraternità universale.
Lo scrittore, Giovanni Papini, così si esprimeva a proposito del Natale: "Anche se Cristo nascesse mille o diecimila volte a Betlemme, a nulla ti gioverà se non nasce almeno una volta nel tuo cuore.”
L'augurio che ci dobbiamo scambiare in quest’ anno del Giubileo è quello di fare viva memoria in tutta la nostra vita del mistero del Natale, spalancando la porta del nostro cuore al Bambino nato a Betlemme, vivendo da figli dell'unico Padre, da fratelli con tutti gli uomini e le donne e facendoci pellegrini di speranza annunciatori e testimoni della bella notizia dell’amore del Padre ricco di misericordia.
𝙈𝙞𝙘𝙝𝙚𝙡𝙚 𝙋𝙚𝙣𝙣𝙞𝙨𝙞 𝙖𝙧𝙘𝙞𝙫𝙚𝙨𝙘𝙤𝙫𝙤 𝙚𝙢𝙚𝙧𝙞𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙈𝙤𝙣𝙧𝙚𝙖𝙡𝙚

𝙋𝙀𝙇𝙇𝙀𝙂𝙍𝙄𝙉𝙄 𝘿𝙄 𝙎𝙋𝙀𝙍𝘼𝙉𝙕𝘼: 𝙄𝙇 𝙉𝘼𝙏𝘼𝙇𝙀 𝘾𝙃𝙀 𝙍𝙄𝙉𝙉𝙊𝙑𝘼 𝙇’𝙐𝙊𝙈𝙊 𝙀 𝙄𝙇 𝙁𝙐𝙏𝙐𝙍𝙊𝙙𝙞 𝙈𝙤𝙣𝙨. 𝙈𝙞𝙘𝙝𝙚𝙡𝙚 𝙋𝙚𝙣𝙣𝙞𝙨𝙞   𝙈entre quest’Anno Giubilare, ...
23/12/2025

𝙋𝙀𝙇𝙇𝙀𝙂𝙍𝙄𝙉𝙄 𝘿𝙄 𝙎𝙋𝙀𝙍𝘼𝙉𝙕𝘼: 𝙄𝙇 𝙉𝘼𝙏𝘼𝙇𝙀 𝘾𝙃𝙀 𝙍𝙄𝙉𝙉𝙊𝙑𝘼 𝙇’𝙐𝙊𝙈𝙊 𝙀 𝙄𝙇 𝙁𝙐𝙏𝙐𝙍𝙊
𝙙𝙞 𝙈𝙤𝙣𝙨. 𝙈𝙞𝙘𝙝𝙚𝙡𝙚 𝙋𝙚𝙣𝙣𝙞𝙨𝙞

𝙈entre quest’Anno Giubilare, che ha come tema la speranza, sta per concludersi non dobbiamo dimenticare che sempre abbiamo bisogno della speranza che viene a noi dal mistero del Natale di Gesù Cristo. Ne ha bisogno il nostro mondo ancora così duramente segnato dal male.
Ne hanno bisogno i paesi minacciati dalle violenze e dalle guerre, le nazioni della vecchia Europa in cui domina l’inverno demografico condannate all’irrilevanza. I milioni di poveri che continuano a morire per la fame, il freddo e le malattie, i cristiani di vari paesi del mondo che soffrono la persecuzione, i carcerati che si aspettano il rispetto della loro dignità umana e il rinserimento nella società, i malati che si aspettano una sanità più efficiente, le famiglie che trovano difficoltà economiche, i giovani in cerca di un futuro migliore, gli immigrati che approdano sulle nostre coste che hanno bisogno di essere accolti e integrati.
La speranza cristiana impedisce di guardare alla storia in maniera fatalistica, e aiuta a vivere il nostro impegno nel mondo con coraggio e con fiducia. Noi cristiani guardiamo al futuro senza timore, perché le radici della nostra speranza affondano nel cuore stesso di Dio.
La nostra non è solo attesa, ma anche memoria di Uno che è già venuto nel mistero del Natale che celebriamo. E ‘certezza della presenza di Cristo che cammina con noi, al nostro fianco. L’avvenimento dell’Incarnazione del Figlio di Dio è già in moto e nessuno potrà arrestare questo cammino. Dio, che si è inserito personalmente della drammatica situazione dell’umanità attraverso Gesù Cristo, ci rivela l’ampiezza insospettata del destino umano. Il Natale di Gesù non è perciò un evento archeologico, nel quale commemoriamo la nascita di un personaggio del passato, ma è l’annunzio della nascita di un uomo nuovo che conosce l’origine della propria vita e cammina verso l’attuazione del suo destino di bellezza, di verità, di giustizia e di pace che trova in Cristo il suo fondamento. Natale non è la festa della luce o dell’amicizia, o dell’inverno o semplicemente dei regali.
Il 25 dicembre, che per il mondo pagano era il giorno della rinata luce del sole vincitore delle tenebre, i cristiani incominciarono a celebrarlo come il giorno della nascita di Cristo, il Sole di giustizia che sorge a Oriente e la vera Luce del mondo. Gesù è l’unica luce capace di dissipare le tenebre dell’egoismo, della solitudine, della paura, della disperazione. Poiché la luce vera è venuta nel mondo, tutti coloro che lo desideriamo possiamo lasciarci illuminare da quella luce.
A partire dal Natale di Gesù nessuno può dire di attraversare una storia su cui è calata una coltre di buio totale. Poiché la luce vera è venuta nel mondo tutti coloro che lo desiderano possono lasciarsi illuminare da quella luce e godere di quel chiarore. Quella luce indica una via che conduce alla felicità vera, alla pienezza della vita. Gesù non si impone: è amore che non si può imporre né pretendere, ma che può solo amare, e perciò è esposto al rifiuto. Ieri come oggi è venuto tra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto. La luce non viene accolta dalle tenebre. Questa luce splende nelle tenebre dell’incredulità che genera violenza. È il dramma dell’uomo di ogni tempo, che deve prendere posizione e scegliere se accogliere nella fede il Figlio di Dio, oppure rifiutarlo e respingerlo via da sé.
Nel Natale anche noi veniamo avvolti nell’abbraccio con cui Dio afferra la nostra umanità , apre il nostro cuore inquieto alla speranza e fa balenare un nuovo mondo fondato sulla giustizia e sulla pace, che nascerà non tanto da operazioni militari imponenti e da accordi diplomatici ben orchestrati, ma dal culto dell’unico Dio da parte degli uomini e delle donne che decideranno di camminare nella luce della Parola del Signore riconoscendolo come l’unico Padre e fondando in questo modo la vera fraternità universale.
Lo scrittore, Giovanni Papini, così si esprimeva a proposito del Natale: “Anche se Cristo nascesse mille o diecimila volte a Betlemme, a nulla ti gioverà se non nasce almeno una volta nel tuo cuore.” L’augurio che ci dobbiamo scambiare in quest’anno del Giubileo è quello di fare viva memoria in tutta la nostra vita del mistero del Natale, spalancando la porta del nostro cuore al Bambino nato a Betlemme, vivendo da figli dell’unico Padre, da fratelli con tutti gli uomini e le donne e facendoci pellegrini di speranza annunciatori e testimoni della bella notizia dell’amore del Padre ricco di misericordia.

𝙁𝙇𝘼𝙑𝙄𝙊 𝙁𝙀𝙇𝙄𝘾𝙀, 𝙋𝙍𝙊𝙁𝙀𝙎𝙎𝙊𝙍𝙀 𝙊𝙍𝘿𝙄𝙉𝘼𝙍𝙄𝙊 𝘿𝙄 𝙎𝙏𝙊𝙍𝙄𝘼 𝘿𝙀𝙇𝙇𝙀 𝘿𝙊𝙏𝙏𝙍𝙄𝙉𝙀 𝙋𝙊𝙇𝙄𝙏𝙄𝘾𝙃𝙀, 𝙐𝙉𝙄𝙑𝙀𝙍𝙎𝙄𝙏𝘼' 𝘿𝙀𝙇 𝙈𝙊𝙇𝙄𝙎𝙀; 𝘿𝙄𝙍𝙀𝙏𝙏𝙊𝙍𝙀 𝘿𝙄 “𝙋𝙍𝙊𝙎𝙋𝙀𝙏𝙏𝙄𝙑...
22/12/2025

𝙁𝙇𝘼𝙑𝙄𝙊 𝙁𝙀𝙇𝙄𝘾𝙀, 𝙋𝙍𝙊𝙁𝙀𝙎𝙎𝙊𝙍𝙀 𝙊𝙍𝘿𝙄𝙉𝘼𝙍𝙄𝙊 𝘿𝙄 𝙎𝙏𝙊𝙍𝙄𝘼 𝘿𝙀𝙇𝙇𝙀 𝘿𝙊𝙏𝙏𝙍𝙄𝙉𝙀 𝙋𝙊𝙇𝙄𝙏𝙄𝘾𝙃𝙀, 𝙐𝙉𝙄𝙑𝙀𝙍𝙎𝙄𝙏𝘼' 𝘿𝙀𝙇 𝙈𝙊𝙇𝙄𝙎𝙀; 𝘿𝙄𝙍𝙀𝙏𝙏𝙊𝙍𝙀 𝘿𝙄 “𝙋𝙍𝙊𝙎𝙋𝙀𝙏𝙏𝙄𝙑𝘼 𝙋𝙀𝙍𝙎𝙊𝙉𝘼”

𝟭- 𝘿𝙞𝙧𝙚𝙩𝙩𝙤𝙧𝙚, 𝙄𝙡 𝘾𝙚𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙍𝙞𝙘𝙚𝙧𝙘𝙝𝙚 𝙋𝙚𝙧𝙨𝙤𝙣𝙖𝙡𝙞𝙨𝙩𝙚 𝙝𝙖 𝙤𝙧𝙜𝙖𝙣𝙞𝙯𝙯𝙖𝙩𝙤 𝙞𝙡 𝘾𝙤𝙣𝙫𝙚𝙜𝙣𝙤 "𝙍𝙞𝙥𝙚𝙣𝙨𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙢𝙤𝙘𝙧𝙖𝙯𝙞𝙖 𝙥𝙚𝙧 𝙙𝙞𝙛𝙚𝙣𝙙𝙚𝙧𝙡𝙖". 𝙋𝙪𝙤̀ 𝙨𝙥𝙞𝙚𝙜𝙖𝙧𝙘𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙣𝙖𝙨𝙘𝙚 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙧𝙞𝙛𝙡𝙚𝙨𝙨𝙞𝙤𝙣𝙚?

𝙉asce dalla consapevolezza della crisi in cui oggi versa la democrazia. In questo contesto si inserisce la questione relativa alla distinzione tra democrazia liberale e democrazia illiberale. Le manifestazioni della democrazia illiberale possono essere tante e incrociano sia la prospettiva conservatrice sia quella progressista. Tale critica va dalla denuncia della democrazia, incapace di giungere alla decisione pubblica in termini rapidi: tanto vale affidarsi a un dittatore illuminato, alla denuncia di chi considera il dispositivo democratico una finzione che serve solo a legittimare le posizioni delle classi dominanti. Il risultato è la messa in discussione della qualità liberale della democrazia: separazione dei poteri, stato di diritto e riconoscimento dei diritti delle minoranze.
Lo spazio angusto nel quale si muove la democrazia liberale è posto tra l'assunzione della decisione pubblica e la rappresentanza civile. Se la decisione pubblica è presa a discapito della rappresentanza, viene meno la partecipazione e, alla lunga, il dispositivo democratico si avvilisce, rimanendo preda delle élite. Se invece la decisione pubblica è ostacolata dall'immobilismo di un sistema consociativo, lo stesso dispositivo perde efficacia e verrà ritenuto inutile e sostituito con soluzioni anti-democratiche.

𝟮- 𝘾𝙝𝙚 𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙚̀ 𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙢𝙤𝙘𝙧𝙖𝙯𝙞𝙖 𝙚 𝙘𝙤𝙨𝙖, 𝙞𝙣𝙫𝙚𝙘𝙚, 𝙣𝙤𝙣 𝙚̀?

𝘾ome ci ha insegnato Alexis de Tocqueville, in maniera incontrovertibile possiamo rispondere a questa domanda solo in negativo; possiamo solo dire che cosa la democrazia non è: la democrazia non è un’oligarchia. Se dalla risposta in negativo vogliamo passare alla risposta in positivo, dobbiamo allora accettare l’idea che esistono tante soluzioni democratiche e ciascuna esprime la proiezione di alcune qualità. La democrazia liberale esprime la qualità dell’inclusione.
La qualità liberale della democrazia si misura nella sua capacità di stare dentro il corridoio della decisione pubblica, con il massimo grado di rappresentanza politica. È questa la qualità inclusiva della democrazia. Una democrazia inclusiva presenta un alto grado di contendibilità delle cariche pubbliche. Una democrazia illiberale è estrattiva ed esprime un sistema bloccato, nel quale le oligarchie si alleano, affinché il loro potere sia inscalfibile.

𝟯- 𝘾𝙝𝙚 𝙢𝙞 𝙙𝙞𝙘𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙢𝙤𝙘𝙧𝙖𝙯𝙞𝙖 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝘾𝙤𝙨𝙩𝙞𝙩𝙪𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚?

𝙇e dico immediatamente che, stando al primo comma dell’articolo 1 della Costituzione italiana, “L’Italia è una Repubblica democratica”. Il carattere della democrazia italiana è, dunque, repubblicano, ossia “poliarchico”: la decisione pubblica attiene a una pluralità di centri di potere.
In un contesto di democrazia repubblicana, il dispositivo democratico è espresso dal governo della legge, la cui decisione è il prodotto della discussione critica su questioni di interesse comune. Se tutta la storia del pensiero politico è dominata dalla domanda su chi debba governare (Platone), la democrazia repubblicana tenta di rispondere a un'altra domanda: come organizziamo il potere affinché chi governa non faccia troppi danni? (Popper). La natura delle repubbliche democratiche, ci insegna Montesquieu, è quella di riconoscere il potere sovrano nella più ampia base possibile e queste necessitano di un'articolazione civile di tipo plurarchico (pluralità delle forme sociali), oltre che politicamente poliarchico (pluralità dei centri di potere).
Ciò significa che non basta la sussidiarietà verticale (articolo 118, I comma della Costituzione), abbiamo bisogno anche della sussidiarietà orizzontale (articolo 118, IV comma della Costituzione), perché il Buongoverno della civitas è sempre l'esito dei buoni governi presenti nella civitas e non del solo Buongoverno della politica.
Ed è questa la conclusione a cui è giunto anche il nostro convegno.

𝙉𝘼𝙏𝘼𝙇𝙀 𝙄𝙉 𝙑𝙊𝙇𝙊: 𝙄𝙇 𝙋𝙍𝙀𝙕𝙕𝙊 𝘿𝙀𝙇𝙇’𝙄𝙉𝙎𝙐𝙇𝘼𝙍𝙄𝙏𝘼'𝙙𝙞 𝙋𝙞𝙚𝙩𝙧𝙤 𝘾𝙧𝙖𝙘𝙤'𝙋er i siciliani il Natale comincia spesso da un aeroporto. Tra...
22/12/2025

𝙉𝘼𝙏𝘼𝙇𝙀 𝙄𝙉 𝙑𝙊𝙇𝙊: 𝙄𝙇 𝙋𝙍𝙀𝙕𝙕𝙊 𝘿𝙀𝙇𝙇’𝙄𝙉𝙎𝙐𝙇𝘼𝙍𝙄𝙏𝘼'
𝙙𝙞 𝙋𝙞𝙚𝙩𝙧𝙤 𝘾𝙧𝙖𝙘𝙤'

𝙋er i siciliani il Natale comincia spesso da un aeroporto. Tra caro-voli, distanze che pesano e il bisogno di tornare a casa, le feste diventano ogni anno una corsa contro il prezzo di un biglietto.
Arrivano le festività natalizie: è il tempo in cui i bagagli diventano il simbolo di un desiderio semplice, tornare a casa e stare in famiglia. Per molti siciliani che vivono al Nord, però, questo desiderio si scontra ogni anno con la stessa realtà: tornare a casa costa troppo. È così che nasce la caccia al biglietto “accettabile”, fatta di compromessi e rinunce. Scali inimmaginabili, orari impossibili, coincidenze affidate alla fortuna.
Come mio fratello che, pur di arrivare a Catania per la Vigilia, ha prenotato un volo con scalo a Malta, confidando che tutto fili liscio. Un paradosso che racconta meglio di qualsiasi statistica lo stato delle cose: conviene allungare il viaggio, fare scalo, piuttosto che pagare il prezzo del volo diretto.
Tratte che in altri momenti dell’anno possono costare meno di 100 euro, a ridosso delle festività arrivano facilmente a superare i 300 euro. Non è un’eccezione, ma una dinamica ricorrente, ormai strutturale. E riguarda chi non viaggia per turismo, ma per tornare nella propria terra, e alla propria famiglia. Da anni si parla di continuità territoriale, principio che dovrebbe garantire ai cittadini delle isole pari diritti di mobilità. Nei fatti, però, resta una promessa incompiuta. Il mercato aereo, lasciato senza correttivi efficaci, scarica l’aumento della domanda proprio nei momenti in cui muoversi non è una scelta, ma una necessità. Così si consolida una consuetudine amara, ripetuta nelle famiglie del Sud come una formula rassegnata: «conviene che saliamo noi, piuttosto che scendi tu». Una frase che fotografa un’asimmetria diventata normalità.
Questo editoriale nasce da una domanda, cara al pensiero di Luigi Sturzo e sempre attuale: 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙥𝙪𝙤̀ 𝙡’𝙪𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙣𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙞𝙧𝙨𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙞𝙪𝙩𝙖 𝙛𝙞𝙣𝙘𝙝𝙚́ 𝙥𝙚𝙧𝙨𝙞𝙨𝙩𝙤𝙣𝙤 𝙥𝙧𝙤𝙛𝙤𝙣𝙙𝙚 𝙙𝙞𝙨𝙪𝙜𝙪𝙖𝙜𝙡𝙞𝙖𝙣𝙯𝙚 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙙𝙞 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙚 𝙙𝙞 𝙢𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞𝙩𝙖̀?
Negli ultimi anni la Regione ha introdotto misure di rimborso per i residenti attraverso la piattaforma SiciliaPei, prevedendo un contributo percentuale sul costo dei biglietti aerei da e per l’Isola. Uno strumento utile, ma episodico, perché applicato a posteriori e incapace di incidere sui prezzi di mercato.Anche su rotaia si sono cercate soluzioni straordinarie, come il “Sicilia Express”, treni speciali attivati durante le festività. Iniziative che attenuano l’emergenza, ma che, per limiti di posti e di servizio, confermano l’assenza di una risposta strutturale al problema della mobilità.
Attraverso la pagina di questa testata, riprendiamo il pensiero sturziano, sempre attuale: l’unità di un Paese non si misura nelle dichiarazioni, ma nella capacità di garantire pari condizioni di vita e di accesso ai servizi essenziali. La mobilità lo è. Lo ricordava anche Luigi Sturzo, quando avvertiva che «𝙡’𝙪𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙎𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙣𝙤𝙣 𝙥𝙪𝙤̀ 𝙧𝙚𝙜𝙜𝙚𝙧𝙨𝙞 𝙨𝙪𝙡𝙡𝙖 𝙙𝙞𝙨𝙪𝙜𝙪𝙖𝙜𝙡𝙞𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙙𝙞 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙙𝙚𝙞 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖𝙙𝙞𝙣𝙞». Senza una vera perequazione infrastrutturale, l’insularità resta un fattore penalizzante.
Serve allora un cambio di passo. La continuità territoriale non può restare affidata a bonus temporanei, a treni speciali o a rimborsi successivi all’acquisto. Occorre una misura strutturale, stabile, che preveda tariffe calmierate a monte nei periodi di alta domanda, con un tetto massimo al prezzo dei voli da e per la Sicilia durante le festività e nei momenti di maggiore mobilità sociale. Non si tratta di limitare il mercato, ma di ricondurlo entro un perimetro di equità, come già avviene in altri contesti insulari europei. Solo così la mobilità potrà tornare a essere un servizio essenziale e non una prova di resistenza economica.
«𝙎𝙚 𝙙𝙖𝙫𝙫𝙚𝙧𝙤 𝙨𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙪𝙣 𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙢𝙖-𝙋𝙖𝙚𝙨𝙚, 𝙙𝙤𝙗𝙗𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙙𝙞𝙢𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖𝙧𝙡𝙤. 𝙏𝙤𝙧𝙣𝙖𝙧𝙚 𝙖 𝙘𝙖𝙨𝙖, 𝙖 𝙉𝙖𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙞𝙣 𝙤𝙜𝙣𝙞 𝙜𝙞𝙤𝙧𝙣𝙤, 𝙣𝙤𝙣 𝙙𝙤𝙫𝙧𝙚𝙗𝙗𝙚 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙪𝙣 𝙥𝙧𝙞𝙫𝙞𝙡𝙚𝙜𝙞𝙤, 𝙢𝙖 𝙪𝙣 𝙙𝙞𝙧𝙞𝙩𝙩𝙤.»

19/12/2025

TG PEGASO DEL 19/12/25

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