22/12/2025
𝙉𝘼𝙏𝘼𝙇𝙀 𝙄𝙉 𝙑𝙊𝙇𝙊: 𝙄𝙇 𝙋𝙍𝙀𝙕𝙕𝙊 𝘿𝙀𝙇𝙇’𝙄𝙉𝙎𝙐𝙇𝘼𝙍𝙄𝙏𝘼'
𝙙𝙞 𝙋𝙞𝙚𝙩𝙧𝙤 𝘾𝙧𝙖𝙘𝙤'
𝙋er i siciliani il Natale comincia spesso da un aeroporto. Tra caro-voli, distanze che pesano e il bisogno di tornare a casa, le feste diventano ogni anno una corsa contro il prezzo di un biglietto.
Arrivano le festività natalizie: è il tempo in cui i bagagli diventano il simbolo di un desiderio semplice, tornare a casa e stare in famiglia. Per molti siciliani che vivono al Nord, però, questo desiderio si scontra ogni anno con la stessa realtà: tornare a casa costa troppo. È così che nasce la caccia al biglietto “accettabile”, fatta di compromessi e rinunce. Scali inimmaginabili, orari impossibili, coincidenze affidate alla fortuna.
Come mio fratello che, pur di arrivare a Catania per la Vigilia, ha prenotato un volo con scalo a Malta, confidando che tutto fili liscio. Un paradosso che racconta meglio di qualsiasi statistica lo stato delle cose: conviene allungare il viaggio, fare scalo, piuttosto che pagare il prezzo del volo diretto.
Tratte che in altri momenti dell’anno possono costare meno di 100 euro, a ridosso delle festività arrivano facilmente a superare i 300 euro. Non è un’eccezione, ma una dinamica ricorrente, ormai strutturale. E riguarda chi non viaggia per turismo, ma per tornare nella propria terra, e alla propria famiglia. Da anni si parla di continuità territoriale, principio che dovrebbe garantire ai cittadini delle isole pari diritti di mobilità. Nei fatti, però, resta una promessa incompiuta. Il mercato aereo, lasciato senza correttivi efficaci, scarica l’aumento della domanda proprio nei momenti in cui muoversi non è una scelta, ma una necessità. Così si consolida una consuetudine amara, ripetuta nelle famiglie del Sud come una formula rassegnata: «conviene che saliamo noi, piuttosto che scendi tu». Una frase che fotografa un’asimmetria diventata normalità.
Questo editoriale nasce da una domanda, cara al pensiero di Luigi Sturzo e sempre attuale: 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙥𝙪𝙤̀ 𝙡’𝙪𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙣𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙞𝙧𝙨𝙞 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙞𝙪𝙩𝙖 𝙛𝙞𝙣𝙘𝙝𝙚́ 𝙥𝙚𝙧𝙨𝙞𝙨𝙩𝙤𝙣𝙤 𝙥𝙧𝙤𝙛𝙤𝙣𝙙𝙚 𝙙𝙞𝙨𝙪𝙜𝙪𝙖𝙜𝙡𝙞𝙖𝙣𝙯𝙚 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙙𝙞 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙚 𝙙𝙞 𝙢𝙤𝙗𝙞𝙡𝙞𝙩𝙖̀?
Negli ultimi anni la Regione ha introdotto misure di rimborso per i residenti attraverso la piattaforma SiciliaPei, prevedendo un contributo percentuale sul costo dei biglietti aerei da e per l’Isola. Uno strumento utile, ma episodico, perché applicato a posteriori e incapace di incidere sui prezzi di mercato.Anche su rotaia si sono cercate soluzioni straordinarie, come il “Sicilia Express”, treni speciali attivati durante le festività. Iniziative che attenuano l’emergenza, ma che, per limiti di posti e di servizio, confermano l’assenza di una risposta strutturale al problema della mobilità.
Attraverso la pagina di questa testata, riprendiamo il pensiero sturziano, sempre attuale: l’unità di un Paese non si misura nelle dichiarazioni, ma nella capacità di garantire pari condizioni di vita e di accesso ai servizi essenziali. La mobilità lo è. Lo ricordava anche Luigi Sturzo, quando avvertiva che «𝙡’𝙪𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙎𝙩𝙖𝙩𝙤 𝙣𝙤𝙣 𝙥𝙪𝙤̀ 𝙧𝙚𝙜𝙜𝙚𝙧𝙨𝙞 𝙨𝙪𝙡𝙡𝙖 𝙙𝙞𝙨𝙪𝙜𝙪𝙖𝙜𝙡𝙞𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙙𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙙𝙞 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙙𝙚𝙞 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖𝙙𝙞𝙣𝙞». Senza una vera perequazione infrastrutturale, l’insularità resta un fattore penalizzante.
Serve allora un cambio di passo. La continuità territoriale non può restare affidata a bonus temporanei, a treni speciali o a rimborsi successivi all’acquisto. Occorre una misura strutturale, stabile, che preveda tariffe calmierate a monte nei periodi di alta domanda, con un tetto massimo al prezzo dei voli da e per la Sicilia durante le festività e nei momenti di maggiore mobilità sociale. Non si tratta di limitare il mercato, ma di ricondurlo entro un perimetro di equità, come già avviene in altri contesti insulari europei. Solo così la mobilità potrà tornare a essere un servizio essenziale e non una prova di resistenza economica.
«𝙎𝙚 𝙙𝙖𝙫𝙫𝙚𝙧𝙤 𝙨𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙪𝙣 𝙨𝙞𝙨𝙩𝙚𝙢𝙖-𝙋𝙖𝙚𝙨𝙚, 𝙙𝙤𝙗𝙗𝙞𝙖𝙢𝙤 𝙙𝙞𝙢𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖𝙧𝙡𝙤. 𝙏𝙤𝙧𝙣𝙖𝙧𝙚 𝙖 𝙘𝙖𝙨𝙖, 𝙖 𝙉𝙖𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙘𝙤𝙢𝙚 𝙞𝙣 𝙤𝙜𝙣𝙞 𝙜𝙞𝙤𝙧𝙣𝙤, 𝙣𝙤𝙣 𝙙𝙤𝙫𝙧𝙚𝙗𝙗𝙚 𝙚𝙨𝙨𝙚𝙧𝙚 𝙪𝙣 𝙥𝙧𝙞𝙫𝙞𝙡𝙚𝙜𝙞𝙤, 𝙢𝙖 𝙪𝙣 𝙙𝙞𝙧𝙞𝙩𝙩𝙤.»