La Croce DI Costantino - Caltagirone

La Croce DI Costantino - Caltagirone LA CROCE DI COSTANTINO CALTAGIRONE -
PERIODICO FONDATO DA LUIGI STURZO NEL 1897.

L'Associazione no profit Pegaso รจ editrice del periodico "la Croce di Costantino" fondato da Don Luigi Sturzo nel 1897 per la conoscenza integrale del pensiero e dell'azione Sturziana.

16/01/2026
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16/01/2026

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๐™„ modelli delle due facciate dellโ€™edificio e i disegni originali (a cura dellโ€™architetto Ernesto Basile) delle Officine elettriche che, nel 1909, sotto lโ€™egida di Don Luigi Sturzo, segnarono lโ€™avvento dellโ€™illuminazione pubblica a Caltagirone. Ma anche lโ€™avatar del prete statista (lโ€™innovativo progetto di intelligenza artificiale che rende voce al suo pensiero e alle sue opere), il suo cappello, la borsa, il martello del timbro a secco, la sedia dello studio, il bastone in legno con pomo in oro usato da Sturzo e da tutti i successivi sindaci della cittร  e persino le urne relative alla sua elezione al timone della cittร  della ceramica. Ma anche sculture, il dipinto di Antonino Ragona che ritrae la Madonna, al cui culto Sturzo era profondamente legato. I modelli per due medaglie opere di Raffaele Boselli, donate al Comune dagli eredi del compianto artista. E le due lucerne, anchโ€™esse parte, come il dipinto, della collezione donata al Comune da Domenico Marino, che ricordano la fondazione dellโ€™Istituto dโ€™arte per la ceramica avvenuta nel 1918 per volere del sacerdote e amministratore.
(๐‘๐ข)๐ฌ๐œ๐จ๐ฉ๐ซ๐ข๐ซ๐ž ๐’๐ญ๐ฎ๐ซ๐ณ๐จ. Questi alcuni dei documenti e degli eccezionali reperti che fanno parte della sala della prosindacatura di Don Luigi Sturzo (1905-1920) che, allestita a piano terra dellโ€™ex Carcere borbonico, sede del MuCiP (Museo Civico Pinacoteca โ€œLuigi Sturzoโ€), sarร  inaugurata sabato 17 gennaio, alle 12,30. Interverranno alla cerimonia il sindaco Fabio Roccuzzo e il rettore dellโ€™Universitร  Cattolica Lumsa, Francesco Bonini. La sala รจ stata allestita, con materiale riportato alla luce dai depositi dei Musei civici, grazie allโ€™attivitร  di Claudio Lo Monaco, assessore ai Beni culturali e storico dellโ€™architettura, Francesco Failla (direttore della Biblioteca diocesana "Mario e Luigi Sturzo") e Carmela Cappa (esperta nel settore dei beni artistici).
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16/01/2026

๐™‡โ€™๐˜ผ๐™๐™๐™๐˜ผ๐™‡๐™„๐™๐˜ผโ€™ ๐˜ฟ๐™€๐™‡ ๐˜ฟ๐™€๐™ˆ๐™Š๐˜พ๐™๐™„๐™Ž๐™๐™„๐˜ผ๐™‰๐™Š ๐™‚๐™„๐™Š๐™๐™‚๐™„๐™Š ๐™‡๐˜ผ ๐™‹๐™„๐™๐˜ผ
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๐™‡โ€™anniversario della nascita del venerabile Giorgio La Pira, piรน volte parlamentare della Democrazia Cristiana e sindaco di Firenze, verrร  ricordato oggi con un convegno nella sua cittร  natale, Pozzallo, che era allora in provincia di Siracusa.
Interverranno, oltre al vescovo di Noto mons. Salvatore Rumeo, lโ€™ing. Franco Antoci, giร  presidente della provincia di Ragusa, la presidente diocesana di Azione Cattolica Concetta Denaro e Grazia Dormiente, presidente dell'associazione โ€œGiorgio La Pira - Spes contra spemโ€.
Proprio di recente, nellโ€™assemblea dei sindaci italiani, Papa Leone XIV ha citato le parole del nostro grande conterraneo: "Mentre cercate di dare risposte, voi sapete bene che le nostre cittร  non sono luoghi anonimi, ma volti e storie da custodire come tesori preziosi. In questo lavoro si diventa sindaci giorno dopo giorno, crescendo come amministratori giusti e affidabili". E Papa Prevost ha ricordato come La Pira, in un discorso ai Consiglieri comunali di Firenze, affermava: "Voi avete nei miei confronti un solo diritto, quello di negarmi la fiducia! Ma non avete il diritto di dirmi: Signor Sindaco, non si interessi delle creature senza lavoro (licenziati o disoccupati), senza casa (sfrattati), senza assistenza (vecchi, malati, bambini). รˆ mio dovere fondamentale. Se cโ€™รจ uno che soffre, io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi, con tutti gli accorgimenti che lโ€™amore suggerisce e che la legge fornisce, perchรฉ quella sofferenza sia o diminuita o lenita".
Giorgio La Pira ammoniva che โ€œil valore delle persone e delle cose si scopre sino in fondo proprio quando appare per la prima volta, nella nostra mente, il pensiero della loro possibile scomparsa. La minaccia della guerra atomica ha appunto operato questo effetto: fece scoprire โ€“ a quanti ne hanno la responsabilitร  e lโ€™amore โ€“ il valore misterioso ed in certo modo infinito della cittร  umana. Che rapporto organico che esiste fra la cittร  e la persona umana? Non รจ forse vero che la persona umana si radica nella cittร , come lโ€™albero nel suolo? La cittร  รจ lo strumento in certo modo appropriato per superare tutte le possibili crisi cui la storia umana e la civiltร  umana vanno sottoposte nel corso dei secoli. In una cittร  un posto ci deve essere per tutti: un posto per pregare (la chiesa), un posto per amare (la casa), un posto per lavorare (lโ€™officina), un posto per pensare (la scuola), un posto per guarire (lโ€™ospedale). In questo quadro cittadino, perciรฒ, i problemi politici ed economici, sociali e tecnici, culturali e religiosi della nostra epoca prendono un'impostazione elementare ed umana! Appaiono quali sono: cioรจ problemi che non possono piรน essere lasciati insoluti.
Nei discorsi di quello che venne definito il โ€œsindaco santoโ€ affiora un patrimonio di valori di straordinaria attualitร , capace di interpellare con forza la politica di oggi, i cittadini, gli amministratori locali, le madri e i padri. A tutti รจ affidata una responsabilitร  che non ammette scorciatoie: ciรฒ che รจ stato ricevuto non puรฒ essere dissipato nรฉ distrutto, ma deve essere custodito, valorizzato e trasmesso alle generazioni future in una forma migliore. Le cittร  sono la nostra casa comune. Non sono beni da consumare, ma realtร  vive, da abitare con rispetto, da migliorare con intelligenza e da preservare con lungimiranza. Mai da saccheggiare o compromettere irreversibilmente. Bisogna quindi riscoprire il valore autentico delle cittร  e del loro destino storico, insieme allโ€™affermazione di un diritto inalienabile che su di esse vantano le generazioni venture.
Un diritto che impone un dovere preciso alle generazioni presenti: non dilapidare, non distruggere, non ipotecare il futuro. Le cittร  non appartengono solo a chi le governa oggi, ma anche โ€” e forse soprattutto โ€” a chi le abiterร  domani.

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16/01/2026

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๐™‡a vicenda della Beata Lucia da Caltagirone si colloca allโ€™interno di una stagione storica complessa, quella della Sicilia tra Trecento e Quattrocento, segnata da crisi sociali e profonde trasformazioni spirituali. Nata a Caltagirone nella seconda metร  del XIV secolo e morta a Salerno nellโ€™anno 1400, Lucia scelse la via del Terzโ€™Ordine Francescano, conducendo una vita improntata alla penitenza, alla preghiera e alla ca**tร .
A ricostruirne il contesto storico รจ il Mario Amore, che sottolinea come la figura della Beata vada letta allโ€™interno della realtร  cittadina medievale:
ยซCaltagirone, nel Medioevo, era un centro vivo dal punto di vista religioso e culturale. La scelta di Lucia non nasce nel vuoto, ma in un contesto che favoriva esperienze di intensa spiritualitร ยป.
Secondo Amore, la fama di santitร  che circondรฒ Lucia non fu un fenomeno tardivo:
ยซLe fonti ci raccontano di una donna giร  riconosciuta come esempio di vita cristiana durante la sua esistenza. La devozione che si sviluppรฒ dopo la morte รจ la naturale conseguenza di un percorso vissuto con coerenzaยป.
La morte a Salerno, nel 1400, non interruppe il legame con la cittร  natale. Al contrario, la memoria della Beata continuรฒ a essere custodita e trasmessa nel tempo. Un aspetto su cui si sofferma anche Giuseppe Federico, parroco della Cattedrale di San Giuliano:
ยซLa Beata Lucia rappresenta una delle espressioni piรน autentiche della spiritualitร  medievale calatina. Il culto che la circonda non รจ un fatto folkloristico, ma una tradizione viva, radicata nella fede del popoloยป.
Don Federico evidenzia inoltre come la memoria liturgica del 26 settembre non sia solo un richiamo al passato, ma unโ€™occasione di riflessione per il presente:
ยซLa figura di Lucia ci invita a riscoprire il valore del silenzio, della preghiera e della responsabilitร  personale. Sono elementi che parlano anche allโ€™uomo di oggiยป.
La Beata Lucia da Caltagirone emerge cosรฌ come una figura capace di attraversare i secoli, offrendo una chiave di lettura della storia cittadina che unisce fede, identitร  e memoria collettiva. Una santitร  discreta, lontana dai clamori, ma profondamente intrecciata con le radici culturali e religiose della cittร .

16/01/2026

Presentazione Libro "Dalla terra al cielo" di Mons. Michele Pennisi Pegaso Editore Caltagirone, a Villa Zito Palermo dalla Fondazione Sicilia.

16/01/2026

FEDE E CULTURA del 16/1/26 ''AGNELLO E COLOMBA'' a cura di Frabrizio Cannizzaro, Diacono.

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09/01/2026

EDITORIALE DEL 9/01/26 ''ATTUALITA' E ATTUABILITA' DEL PROGRAMMA POLITICO STURZIANO'' a cura di Franco D'Urbino.

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09/01/2026

FEDE E CULTURA del 9/1/26 ''MISTERI DIVINI'' a cura di Frabrizio Cannizzaro, Diacono.

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05/01/2026

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ยซ๐™‡โ€™ azione della Chiesa nel mondo della comunicazione, nellโ€™affrontare le questioni sociali ha un duplice scopo: alleviare le sofferenze umane e, al contempo, orientare i cuori verso la speranza ultima, quella della salvezzaยป. Queste parole della postfazione del giornalista cattolico Franco Dโ€™Urbino allโ€™ultimo libro di Michele Pennisi "Dalla terra al cielo" ( Pegaso Editore - Caltagirone ) rendono ragione di questa raccolta di alcuni editoriali scritti dallโ€™arcivescovo per il quotidiano on line ยซIn Terrisยป su vari temi.
Dopo la prefazione di Giacomo Galeazzi, vaticanista de ยซLa Stampaยป, e unโ€™introduzione dellโ€™autore, segue una raccolta di articoli che ruotano attorno a diversi tempi, come lโ€™etica sociale e la bioetica, i problemi sociali ed educativi, guerra e pace, Chiesa e mafia. Lโ€™autore, che รจ stato vescovo in Sicilia, rileva lโ€™importanza di alcuni accadimenti non lontani dalla sua terra: ยซGli innumerevoli morti (uomini, donne, bambini), che sono seppelliti nel Mediterraneo con la loro speranza di vita e di libertร , scuotono le nostre coscienze con il loro grido di giustiziaยป. Certo, qualcuno a ragion veduta potrebbe ben esclamare: โ€œChi di speranza vive, disperato muoreโ€. Ma qui ci si sta riferendo alla virtรน teologale, non a un vago sentimento. ยซLa speranza cristiana fondata sulla certezza della presenza di Cristo Risorto favorisce lo sviluppo della libertร  creativa di ogni persona e genera spazi comunitari dove insieme, come โ€œpellegrini di speranzaโ€ compagni di viaggio di ogni uomo e di ogni donna disposti a fare con noi un tratto di cammino, cerchiamo di affrontare con responsabilitร  i tanti drammi della nostra societร ยป. Di fronte al peso della storia, il cristiano non tira i remi in barca, non si affida semplicisticamente a Dio, e tira avanti come se una tragedia non fosse accaduta. Invece, si rimbocca le maniche, si dร  da fare affinchรฉ le storture della societร  nella quale si รจ immersi possano essere raddrizzate. Tanto che ยซquando una persona รจ accolta, accompagnata, sostenuta, incoraggiata, ogni problema puรฒ essere superato o comunque fronteggiato con coraggio e speranzaยป.
Con il cuore ancora gonfio di preoccupazione per le guerre in corso e non solo quelle che almeno possono contare sullโ€™onore della cronaca, monsignor Pennisi, ancora una volta, afferma con forza, citando il Nuovo Testamento, che ยซla fede non ci sottrae alle tribolazioni della vita, ma permette di attraversale uniti a Dio in Cristo, con la grande speranza che non delude e il cui pegno รจ lโ€™amore che Dio ha riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr. Romani, 5, 1-5)ยป. Di solito, si dice, che la guerra la fanno gli uomini. Cโ€™รจ da sperare che la pace venga dal genio femminile. Di sicuro, ยซle tenere lacrime di Maria sono per noi un accorato invito alla conversione, espressione di amorevole partecipazione ai bisogni del prossimo, richiamo commovente allโ€™amore divino, segno eloquente della misericordia divina, invito alla santitร , segno dellโ€™incessante premura materna di Maria per la Chiesa e le famiglie, lacrime che sciolgono la durezza dei cuori, lacrime di consolazione che scendono come balsamo sui cuori feriti, lacrime di gioia che aprono alla speranza e preludono alla gloria celesteยป. Per cosa puรฒ pregare il cristiano la Madre del suo Signore? ยซPreghiamo perchรฉ cessi il fragore delle armi in Ucraina e nelle altre parti del mondo, si fermino i bombardamenti e si comincino a fare dei passi nella direzione di una pace duratura che rinnovi la speranzaยป, risponde lโ€™autore di questi editoriali, figlio di una terra universalmente nota per il fenomeno mafioso. Ricordando un martire del crimine organizzato, lโ€™arcivescovo emerito di Monreale nota che ยซDon Pino, un momento prima che venisse ucciso, ha detto โ€œMe lโ€™aspettavoโ€ ed รจ morto con il sorriso sulle labbra, un sorriso che significa perdono ma significa anche speranza, significa che il cristiano, il prete che crede che lโ€™a more di Dio รจ piรน forte della morte, sa che alla fine lโ€™amore di Dio รจ vincitoreยป.

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05/01/2026

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๐™icorre proprio in questi giorni il 113mo anniversario della scomparsa di mons. Giovanni Blandini, che venne definito โ€œVescovo Santoโ€ da Papa Pio IX e che guidรฒ la Diocesi di Noto per ben trentotto anni, dal 5 luglio del 1875 al 3 gennaio del 1913, data della sua scomparsa.
รˆ difficile spiegarsi come mai per lungo tempo il ricordo della sua figura non abbia avuto il risalto che avrebbe certamente meritato, specie se consideriamo la grande fama di cui Blandini aveva goduto durante la sua vita.
Eppure Giovanni Blandini fu un pioniere, un precursore dellโ€™azione sociale dei cattolici siciliani. Quando, qualche anno fa organizzai a Noto un convegno con la Cisl ed invitai lโ€™allora segretario nazionale del sindacato Savino Pezzotta, la sua risposta fu subito positiva perchรฉ conosceva Blandini. Aveva letto le pagine dello storico Gabriele De Rosa, che definรฌ il vescovo di Noto come โ€œsostenitore del risveglio cristiano, animatore delle speranze di quello che allora si chiamava il movimento sociale dei cattoliciโ€.
Nella cattedrale di Noto, nella navata sinistra, accanto alla ca****la del Sacro Cuore, si trova il monumento, eretto nel 1939 su iniziativa del vescovo Angelo Calabretta ed a Blandini รจ intitolata la via dinanzi al Vescovado.
Lโ€™attuale vescovo Salvatore Rumeo ha evidenziato come Blandini sia stato โ€œun grande uomo, che ha saputo vivere la sua vocazione tenendo in mano il Vangelo. Credeva molto nel Vangelo, in un periodo, l'inizio del 900, che vide di grandi trasformazioni e comprese che il Vangelo doveva entrare non solo nella vita delle persone ma anche in quella che era la condizione sociale delle persone stesse proponendo importanti opere socialiโ€.
Blandini fu infatti tra i primi vescovi in Italia, il precursore in Sicilia, a propugnare con determinazione quei principi della dottrina sociale della Chiesa che sarebbero stati compendiati, nel 1891, da Leone XIII nella Rerum novarum.
Giovanni Blandini nacque a Palagonia, in provincia di Catania, nel 1832, primogenito di quattro fratelli, dei quali Gaetano, il secondo, divenne Vescovo di Agrigento (allora Girgenti). La professoressa Giacoma Satariano si รจ molto impegnata per far conoscere la figura dellโ€™illustre palagonese. Dal 1870 al 1874 fu consigliere comunale di Caltagirone e per tre anni, dal 1872 al 1875, svolse il delicato incarico di segretario del nuovo Vescovo di Caltagirone, originario di Modica, Antonino Morana, che di lui si fidava ciecamente. Come ha ricordato il direttore dellโ€™Archivio Storico della Diocesi di Noto Salvatore Maiore, Morana morรฌ proprio a Noto nel 1879 e lรญ รจ rimasto sepolto, accanto a Giovanni e ai fratelli Gaetano e Vincenzo (notaio) Blandini, nella ca****la dellโ€™ex seminario di San Giovanni, ora monastero di clausura delle suore Carmelitane e che era stato realizzato proprio dal vescovo Blandini, che non esitรฒ a vendere anche lโ€™orologio e la catena dโ€™oro della sua croce pettorale per trovare i fondi necessari.
Papa Pio IX chiamรฒ Blandini, il 5 luglio del 1875, al seggio episcopale di Noto. Mons. Giovanni Blandini, a soli 43 anni, era cosรฌ uno dei piรน giovani vescovi dโ€™Italia e ricevette lโ€™ordinazione episcopale da mons. Giuseppe Benedetto Dusmet, il santo Arcivescovo di Catania, al quale era particolarmente legato.
Il nuovo vescovo trovรฒ una diocesi che contava quindici centri abitati e in totale circa 140.000 anime, con una forte presenza della massoneria, contro la quale pronunciรฒ sempre parole di inequivocabile condanna.

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Molti di noi sono arrivati a โ€œscoprireโ€ Blandini, nonostante lo sconcertante oblio che ne aveva colpito la memoria, tramite la figura di don Luigi Sturzo, che dal Vescovo di Noto fu fortemente influenzato, sia durante la sua frequenza del quarto e del quinto anno di ginnasio al seminario netino negli anni scolastici 1886/87 (frequentรฒ la quarta ginnasiale) e 1887/88, sia in seguito, quando Sturzo rappresentรฒ quella figura di โ€œprete nuovoโ€, di โ€œprete socialeโ€, sognata da Mons. Blandini. Non รจ azzardato quindi affermare che lโ€™albero Sturzo abbia le sue radici proprio in Blandini. Lo stesso Sturzo ha piรน volte riconosciuto lโ€™influsso determinante esercitato su di lui dal Vescovo di Noto, per fargli nascere prima ed alimentare poi unโ€™attenzione verso i nuovi fermenti dโ€™impegno sociale dei cattolici. Ricorda lo storico Gabriele De Rosa che proprio da Blandini il giovanissimo Sturzo sentรฌ allora parlare, per la prima volta, il linguaggio non di una โ€œprotestaโ€ rassegnata e inattiva, ma pugnace, costruttiva, lungimirante e con una decisa vocazione anticlientelare. Blandini constatรฒ con amarezza che il suo clero era diventato โ€œinsipidoโ€, piรน attento ad abbellire le chiese che a suscitare nuove vocazioni. Egli lo esortรฒ allora ad andare in mezzo al popolo, ad โ€œuscire dalle sacrestieโ€, โ€œa coniugare la preghiera e lโ€™azioneโ€, mentre incitรฒ il laicato cattolico ad โ€œaffrontare in campo aperto lโ€™oste nemicaโ€, beninteso perรฒ sempre come โ€œarmata sussidiariaโ€ e quindi strettamente obbediente e subalterna al Vescovo e al clero.
Nel gennaio del 1903, i Vescovi Siciliani emanarono il documento โ€œDeliberazioni e disposizioni pratiche intorno alla Democrazia Cristianaโ€, la cui stesura venne affidata proprio a Mons. Giovanni Blandini.

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Sempre nel 1903, si svolse a Noto, dal 14 al 18 dicembre, il Congresso Cattolico Siculo. Don Luigi Sturzo tenne una brillante relazione sullโ€™organizzazione elettorale amministrativa dei cattolici siciliani ma il momento piรน intenso fu senza dubbio costituito dallโ€™intervento di Murri.

๐˜ฝ๐™ก๐™–๐™ฃ๐™™๐™ž๐™ฃ๐™ž ๐™ง๐™ž๐™ฃ๐™ช๐™ฃ๐™ฏ๐™ž๐™– ๐™– ๐™™๐™ž๐™ซ๐™š๐™ฃ๐™ฉ๐™–๐™ง๐™š ๐˜ผ๐™ง๐™˜๐™ž๐™ซ๐™š๐™จ๐™˜๐™ค๐™ซ๐™ค ๐™™๐™ž ๐™Ž๐™ž๐™ง๐™–๐™˜๐™ช๐™จ๐™–
Il Vescovo Blandini, che nel 1896 aveva declinato la promozione a succedere a mons. La Vecchia nella sede arcivescovile di Siracusa, proseguรฌ il suo impegno nel campo sociale ma non arrivรฒ a vedere coronato il progetto di un movimento politico vero e proprio. Dopo la sua morte, bisognerร  attendere altri sei anni per vedere nascere, nel gennaio del 1919, il Partito Popolare Italiano, con lโ€™appello โ€œA tutti gli uomini liberi e fortiโ€.
Numerose furono le opere sociali cattoliche dovute allโ€™azione pastorale di Mons. Blandini, che le sostenne in ogni modo, arrivando anche a vendere la sua croce pettorale. Egli stimolava incessantemente il suo clero a fondare casse rurali, cooperative, societร  di mutuo soccorso tra operai ed artigiani, financo spingeva i sacerdoti ad imparare ad usare i concimi chimici.
Mons. Salvatore Guastella ha acutamente affermato che piรน si allontana nel tempo, tanto piรน la figura di Mons. Blandini giganteggia radiosa.
La sua coraggiosa azione di rinnovamento della Chiesa, di apertura alla nuova realtร  sociale, di Pastore che non vuole rimanere passivamente coinvolto, travolto dagli eventi, resta esemplare.

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