12/06/2026
𝐈𝐋 𝐂𝐈𝐌𝐈𝐓𝐄𝐑𝐎 𝐌𝐎𝐍𝐔𝐌𝐄𝐍𝐓𝐀𝐋𝐄 𝐃𝐈 𝐂𝐀𝐋𝐓𝐀𝐆𝐈𝐑𝐎𝐍𝐄: 𝐔𝐍’𝐈𝐍𝐂𝐎𝐌𝐏𝐈𝐔𝐓𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐀𝐓𝐓𝐄𝐍𝐃𝐄 𝐈𝐋 𝐂𝐎𝐌𝐏𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎
𝐼𝑙 𝐶𝑖𝑚𝑖𝑡𝑒𝑟𝑜, 𝑀𝑜𝑛𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑎𝑙 1931, 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑟𝑡𝑒, 𝑛𝑒𝑙 1903, 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑎𝑟𝑐ℎ𝑖𝑡𝑒𝑡𝑡𝑜 𝐺𝑖𝑎𝑚𝑏𝑎𝑡𝑡𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑁𝑖𝑐𝑎𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑜 𝑖𝑑𝑒𝑜̀, 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑚𝑎𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑡𝑎𝑡𝑜, 𝑛𝑜𝑛𝑜𝑠𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑠𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑠𝑢𝑠𝑠𝑒𝑔𝑢𝑖𝑡𝑖 𝑛𝑒𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑖 𝑡𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖, 𝑝𝑜𝑖 𝑛𝑎𝑢𝑓𝑟𝑎𝑔𝑎𝑡𝑖. 𝐹𝑜𝑟𝑠𝑒 𝑒̀ 𝑔𝑖𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑝𝑟𝑜𝑝𝑜𝑟𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑖𝑜𝑛𝑒.
Intervista di 𝐺𝑖𝑎𝑐𝑜𝑚𝑜 𝐵𝑒𝑙𝑣𝑒𝑑𝑒𝑟𝑒
Si chiama Cimitero del Paradiso, dal nome della contrada dove si trova, un nome che promette gaudii ultraterreni. Ma è un Paradiso che attende ancora, da 123 anni, il suo compimento. È il Cimitero monumentale di Caltagirone, riconosciuto nel 1931 Monumento Nazionale. Progettato dall’architetto Giambattista Nicastro, non è mai stato completato dopo la sua morte, avvenuta nel 1903. Al centro della piazza ottagonale, che evoca il simbolismo dell’ottavo giorno, il giorno della resurrezione, non vi è, come sognava Nicastro, l’obelisco con l’Angelo della Resurrezione. E il visitatore pietoso non trova, a coronamento del braccio nord, la chiesa dove potersi raccogliere in preghiera per i cari defunti.
«Quando morì Nicastro, nel 1903 - ci spiega il prof. Giacomo La Puzza, che al cimitero caltagironese ha dedicato un capitolo del suo libro 𝐿’𝑎𝑟𝑐ℎ𝑖𝑡𝑒𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑒 𝑙’𝑢𝑟𝑏𝑎𝑛𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑎𝑔𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙’𝑒𝑐𝑙𝑒𝑡𝑡𝑖𝑠𝑚𝑜. 𝐶𝑎𝑙𝑡𝑎𝑔𝑖𝑟𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑎𝑙 1818 𝑎𝑙 1914, 𝑝𝑟𝑜𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎̀ j- il cimitero era costruito solo per un terzo. Nicastro si era offerto gratuitamente di realizzare l’opera, in stile neogotico, dopo che il precedente progetto dell’architetto Giovan Battista Filippo Basile era stato abbandonato perché troppo costoso. Rimaneva da ultimare la cinta muraria esterna, traforata da leggere arcatelle gotiche, per la quale Nicastro trasse ispirazione dal Cimitero di Santa Maria Novella a Firenze. Non era del tutto finito l’ingresso, e irrealizzati il famedio e il tempietto, l’intero braccio di levante e l’obelisco centrale, dove è l’ossario interrato».
- Ma da allora non vi furono tentativi per completare l’opera?
«Certamente. Nel corso degli anni si susseguirono diversi tentativi dell’amministrazione comunale per completare il progetto di Nicastro, se non del tutto, almeno in parte. Purtroppo si arenarono tutti. Nel 1929 il Podestà di Caltagirone affidò all’architetto Saverio Fragapane il completamento del Cimitero del Paradiso. Fragapane si mise all’opera. Nell’elaborare la Chiesa e il famedio si attenne ai disegni e agli schizzi di Nicastro, sviluppandoli fedelmente e precisandoli, laddove fossero sommari o mancanti dei dettagli. Ma il progetto della Chiesa non piacque, perché, a dire dei critici, la cupola sembrava nuocere alla “purezza” dello stile neogotico dell’insieme, in quanto si ispirava piuttosto a forme rinascimentali».
- Parlare di “purezza” nell’ambito dell’eclettismo architettonico, che mescolava volutamente stili e forme del passato, appare una contraddizione in termini…
«Quale che fosse la ragione della bocciatura del progetto, ebbero la meglio gli avversari di Fragapane, e il progetto della chiesa restò sulla carta».
- E dunque ancora una volta nulla di fatto. Non si riprese in seguito l’idea del completamento dell’opera?
«Nel 1965 l’Amministrazione comunale affidò al prof. Ugo Tarchi di Roma il completamento e le costruzioni delle parti architettoniche non realizzate. Tarchi era architetto di fiducia dell’onorevole Mario Scelba. Nel 1955 aveva realizzato il campanile della Cattedrale e nel 1962, presso la Chiesa del SS. Salvatore, il Mausoleo di Luigi Sturzo. Per il Cimitero Tarchi non si attenne alle indicazioni di Nicastro, ma progettò una chiesa in stile moderno. L’Amministrazione comunale stroncò il progetto perché strideva con lo stile neogotico».
- In questo caso occorre dire che forse gli amministratori locali si comportarono saggiamente.
«Durante la stessa seduta consiliare del 14 aprile 1964 si deliberò di costruire tutte le parti mancanti del Cimitero, in similitudine con quelle esistenti. Così agli inizi degli anni Settanta venne edificata ex novo la parte terminale del braccio orientale, ad imitazione di quella occidentale».
- Ma della chiesa, del famedio e dell’obelisco non se ne fece più nulla?
«No, rimasero solo nei disegni di Nicastro e nella rielaborazione che ne fece Fragapane. Per il completamento dell’opera, negli anni, si batté strenuamente il nipote, anche lui architetto, Giambattista Nicastro Jr., detto "Titta", ma senza veder realizzato il suo sogno. Nel 1972 presentò un progetto per la chiesa del camposanto, prendendo spunto dai disegni del nonno, custoditi nell' Archivio storico della famiglia, ma il progetto non fu accolto dall' Amministrazione comunale. Alla memoria del bisnonno, la nipote Sikelia ha dedicato il suo libro 𝐺𝑖𝑎𝑚𝑏𝑎𝑡𝑡𝑖𝑠𝑡𝑎 𝑁𝑖𝑐𝑎𝑠𝑡𝑟𝑜 1832-1903. 𝐿𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑒 𝑙𝑒 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑒».
- Un vero peccato aver perso quell’occasione per completare l’opera. Si era in una congiuntura favorevole. Si era nella stagione del miracolo economico. E Caltagirone godeva di appoggi politici importanti a Roma e a Palermo. Non erano certo i fondi da reperire il problema allora. Oggi è tutto più difficile.
«Difficile, ma non impossibile. C’è da dire, inoltre, che allora si avevano anche maestranze abituate a lavorare la pietra, abilità che oggi si è in gran parte perduta, ma non del tutto».
- Ma non sarebbe in certo senso un “falso storico” anacronistico voler riprendere 𝑡𝑜𝑢𝑡 𝑐𝑜𝑢𝑟𝑡 il progetto di Nicastro, oggi, a 123 anni dalla morte?
«Per niente. Sarebbe un intervento filologicamente corretto. In questi giorni abbiamo assistito alla cerimonia di inaugurazione della Torre di Gesù Cristo alla Sagrada Familia di Barcellona. Un cantiere durato 140 anni, in cui si è andati avanti nel completamento dell’opera, seguendo scrupolosamente le indicazioni di Gaudí. I catalani non si sono fatti intimorire dalla mole del lavoro da fare. E con tenacia, dedizione e ostinazione hanno dato corpo al progetto di Gaudí. La Sagrada Familia è un falso storico? No, è un’opera meravigliosa di arte, bellezza e santità unica al mondo. Falso storico sarebbe stato, semmai, intervenire sull’opera, introducendo elementi moderni estranei, disattendendo le indicazioni di Gaudí. Si sarebbe realizzato un mostro ibrido, privandosi di un’opera, che rappresenta l’orgoglio di Barcellona nel mondo».
- Dunque sperare in un completamento del Cimitero del Paradiso a Caltagirone non è una chimera?
«Direi proprio di no. Occorre coinvolgere tutti gli attori interessati: l’Amministrazione comunale, la Regione, la Diocesi, che devono lavorare in sinergia. Realisticamente appare difficile riuscire a realizzare, in un colpo solo, tutto il progetto di Nicastro. Anche in questo i catalani ci sono maestri. Ci hanno messo 140 anni a completare l’opera, ma non si sono mai fermati. Si può procedere passo dopo passo, puntando, intanto, a completare il famedio. Poi si vedrà. Ciò che conta è iniziare, senza farsi scoraggiare dalle inevitabili difficoltà tecniche e burocratiche. E dare compimento a quello che oggi appare un corpo mutilato».
- Insomma: 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑒𝑟 𝑙’𝑎𝑚𝑜𝑟, 𝑑𝑒𝑝𝑟𝑒́𝑠 𝑙𝑎 𝑡𝑒̀𝑐𝑛𝑖𝑐𝑎. Prima l’amore, poi la tecnica, come soleva ripetere Gaudí .
«Esatto. Prima l’amore per la nostra città. Le difficoltà tecniche vengono dopo e sono sormontabili. Purché ci si creda davvero».
All’ingresso della piazza ottagonale, sopra i tre archi a sesto acuto, sta scritto: «Miseremini mei, miseremini mei, saltem vos, amici mei». Sono versetti tratti dal libro di Giobbe. Significano: pietà di me, pietà, di me almeno voi, amici miei. Si usano solitamente per indicare la richiesta di preghiere in suffragio, che le anime del purgatorio chiedono ai loro cari. Ma forse chiedono anche ai cittadini di Caltagirone di dimostrare quella pietas che si deve ai defunti, e che è il segno certo di civiltà patria, ponendo mano finalmente al completamento del Cimitero del Paradiso.