16/08/2026
Trans Alpina – Giorno 61
Dalla montagna al mare: anche i viaggi, come i fiumi, prima o poi arrivano alla loro foce
Ci sono viaggi che sembrano non dover finire mai.
Giorno dopo giorno, salita dopo salita, passo dopo passo, Elio Pagliaro e Anna Rosa hanno seguito quella parabola immaginaria che dall'Albania li ha portati attraverso i Balcani, l'Italia, l'Austria, la Svizzera e infine la Francia.
Ora quella parabola è arrivata alla sua estremità.
3.000 chilometri. Dieci Stati. Decine di passi alpini. Migliaia di metri di dislivello.
E finalmente il mare.
Il menù dell'ultima tappa prevedeva ancora un gigante: il Col de la Bonette, 2.802 metri, il tetto della loro lunga traversata alpina nel Mercantour. Poi, quasi come una liberazione, la strada ha iniziato a scendere verso la Costa Azzurra e Ventimiglia.
La montagna alle spalle.
Il mare davanti.
E in mezzo, due biciclette stanche e due viaggiatori ancora più stanchi, ma con dentro qualcosa che nessun contachilometri può misurare.
Elio, nell'ultimo tratto, sembra affidarsi a una metafora semplice: l'acqua.
Ogni goccia, prima o poi, sembra cercare il mare. I fiumi seguono il loro corso, attraversano valli, incontrano ostacoli, cambiano direzione e alla fine raggiungono la loro foce.
Anche loro hanno seguito un corso.
Non sempre lineare.
Non sempre facile.
A volte in salita, altre in discesa. A volte sotto il sole, altre sotto la pioggia. Ma sempre avanti.
La metafora della goccia, però, contiene anche una piccola verità: non tutte le gocce arrivano realmente al mare. Alcune evaporano, altre penetrano nel terreno, altre alimentano laghi e sorgenti.
E forse proprio qui si trova il significato più profondo di questo viaggio.
Non tutto ciò che facciamo deve necessariamente condurci al traguardo per avere valore.
Ogni pedalata è stata importante.
Ogni sosta.
Ogni incontro.
Ogni fatica.
Ogni difficoltà affrontata lungo una strada sconosciuta.
Come una singola goccia contribuisce all'immensità dell'oceano, così ogni piccolo gesto contribuisce alla costruzione di qualcosa di più grande.
E dopo 3.000 chilometri, Elio e Anna Rosa hanno sicuramente lasciato una traccia.
Non soltanto sulle strade percorse, ma nella memoria di chi li ha seguiti.
Per oltre due mesi abbiamo guardato attraverso i loro occhi montagne, vallate, laghi, fiumi, borghi e paesaggi che forse non avremmo mai conosciuto.
Abbiamo visto la fatica.
Abbiamo visto le biciclette cariche.
Abbiamo visto le manutenzioni, i freni consumati, le salite interminabili.
Abbiamo visto due persone continuare a pedalare quando sarebbe stato molto più semplice fermarsi.
E adesso arriva la parte più difficile.
Non una salita.
Non un passo alpino.
Non una discesa.
Il ritorno alla normalità.
Dopo aver vissuto per settimane seguendo il ritmo della strada, bisogna tornare agli orari, agli impegni, ai mezzi di trasporto, alle incombenze quotidiane.
Elio lo racconta con la sua consueta ironia.
Alle spalle ci sono le montagne e davanti agli occhi, invece, compaiono i "1000 cantieri giornalieri" della rete ferroviaria italiana.
Dopo 3.000 chilometri in bicicletta, adesso ci sono nove ore di treno da Ventimiglia ad Aversa, con la speranza che non diventino diciotto.
È quasi un paradosso.
Per settimane hanno attraversato l'Europa spinti soltanto dalle proprie gambe, senza preoccuparsi di orari e coincidenze.
Ora, per tornare a casa, devono affidarsi a un altro tipo di viaggio.
Ma forse il vero viaggio non finisce a Ventimiglia.
Finisce soltanto una parte.
Perché ciò che hanno vissuto continuerà a viaggiare con loro.
Resterà nelle fotografie, nei racconti, nei ricordi e in quella sensazione che arriva quando, mesi o anni dopo, qualcuno dirà:
"Ti ricordi quella salita?"
E allora torneranno per un istante su quella strada.
Rivedranno la montagna.
Sentiranno il vento.
Il freddo.
La fatica.
E magari sorrideranno.
Perché anche i viaggi, come i fiumi, arrivano alla loro foce.
Ma ciò che hanno raccolto lungo il percorso non si ferma con loro.
Continua a scorrere.
E forse è proprio questo il senso più bello del viaggiare: arrivare alla meta senza perdere per strada tutto ciò che ci ha fatto desiderare di partire.