03/10/2025
Cannalonga e la sua Frecagnòla: il tempo che si fa fiera
Ho letto con grande interesse questo saggio dedicato alla storia della fiera di Cannalonga, e sento di poterne consigliare la lettura senza esitazioni.
Ci troviamo di fronte a un lavoro serio, fondato su una base documentaria solida e articolata, che permette di seguire con precisione lo sviluppo di una manifestazione profondamente radicata nella storia sociale e religiosa del Cilento. L’autore – o meglio, il ricercatore, perché è così che si presenta pagina dopo pagina – affronta la materia con metodo, senza indulgere a sentimentalismi, ma neanche rinunciando a cogliere il valore simbolico e identitario che la frecagnòla ha assunto nel corso del tempo.
Quello che emerge, con chiarezza, è la capacità della comunità di Cannalonga di costruire una continuità attorno a un evento che, pur attraversando trasformazioni politiche, economiche e culturali, ha saputo mantenere una funzione centrale nella vita del paese. Il testo ricostruisce, con attenzione ai dettagli e rispetto per le fonti, le origini tardo-medievali della fiera, documentata già nel Quattrocento, e ne segue l’evoluzione attraverso i secoli: dalle prime attestazioni legate al culto di Santa Lucia, fino agli spostamenti, alle riforme e alle riletture moderne.
Particolarmente interessante è la parte dedicata al Settecento, in cui l’arrivo dei Mogrovejo segna un momento di riorganizzazione istituzionale ed economica della manifestazione. La fiera cambia data, si amplia, assume un ruolo più ampio nella rete commerciale del territorio. È in queste trasformazioni che si leggono i segni della modernizzazione, ma anche le strategie di adattamento delle comunità locali di fronte ai cambiamenti politici e amministrativi.
Il lavoro è impreziosito da un uso consapevole delle fonti: atti notarili, delibere municipali, visite pastorali, ma anche testimonianze orali, riferimenti toponomastici e fonti iconografiche, tutti trattati con cura filologica e senso critico. Il risultato è una narrazione che non si limita a elencare dati, ma costruisce un racconto coerente e accessibile, che restituisce senso al passato e strumenti per comprenderne il lascito nel presente.
Il capitolo finale, dedicato al significato del termine frecagnòla, apre prospettive affascinanti: l’etimologia resta incerta, come spesso accade nei casi in cui la lingua popolare conserva tracce di usi antichi, ma ciò che conta davvero è il valore che il termine ha assunto nella coscienza collettiva. È diventato sinonimo di festa, di appartenenza, di una tradizione che continua a essere vissuta come parte essenziale della vita di paese.
Ritengo questo libro un esempio riuscito di come si possa fare storia locale senza cedere alla nostalgia e senza semplificare. Al contrario, si tratta di una storia fatta con strumenti rigorosi, capace di parlare a lettori diversi: agli studiosi, agli appassionati, agli abitanti del luogo che vi riconosceranno frammenti del proprio vissuto.
Per questi motivi ne consiglio la lettura. Perché ci aiuta a capire come si costruisce la memoria, come si tramanda un’identità, e quale ruolo abbia la storia – quella fatta seriamente – nel dare profondità al presente.
Mario Garofalo
Direttore editoriale de I Quaderni Meridionali