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(2013-2023)

22/11/2025
In Campania la telemedicina è un grande traguardo da raggiungere ma c’è ancora tanto da correre. Eppure parliamo di una ...
12/11/2025

In Campania la telemedicina è un grande traguardo da raggiungere ma c’è ancora tanto da correre.
Eppure parliamo di una tecnologia che può cambiare la vita di migliaia di persone: anziani soli, malati cronici, pazienti fragili che oggi devono ancora fare chilometri anche solo per una visita di controllo.

La Regione Campania ha ricevuto oltre 71 milioni di euro dal PNRR per attivare i servizi di televisita, teleconsulto e telemonitoraggio.
C’è anche un modello organizzativo approvato nel 2023.
Sulla carta, un sistema avanzato.
Nella pratica, però siamo molto indietro.
Solo alcune Asl — come Salerno — hanno avviato sperimentazioni.

Questo anche perché abbiamo alle spalle tanti gap da superare; per esempio, molti comuni interni non hanno nemmeno una connessione stabile e senza banda larga o 4G affidabile la telemedicina semplicemente non funziona.
A questo si aggiunge la mancanza di personale formato e la lentezza con cui le piattaforme regionali vengono integrate tra loro.

Parliamoci chiaro: la telemedicina non è “un’app”, ma una rete che tiene insieme territorio, ospedali, medici di base, farmacie, caregiver e tecnologie digitali.
Senza coordinamento, resta un’ottima idea chiusa in un cassetto. E infatti dobbiamo partire dall’apice del problema: l’assunzione di personale. Affrontare in primis le voragini da colmare. In Campania mancano circa 650-700 medici di famiglia, secondo gli ultimi dati, e la a carenza è destinata ad aggravarsi, con circa mille medici che andranno in pensione entro il 2027.

Dobbiamo lottare, rafforzare il servizio sanitario con la linfa delle risorse umane, creare le condizioni per sfruttare bene i soldi portati da Giuseppe Conte al nostro Paese, perché la telemedicina può essere la chiave per ridurre le liste d’attesa, potenziare l’assistenza domiciliare e garantire cure ovunque, anche nei paesi dell’alto casertano o del Matese, dove un ospedale dista decine di chilometri.

Io credo che questa debba essere una priorità della prossima Regione Campania: la sfida della prossimità.

Fabio Di Micco




In Campania, così come in tante altre regioni, curarsi è un percorso ad ostacoli. Ospedali sotto organico, pronto soccor...
31/10/2025

In Campania, così come in tante altre regioni, curarsi è un percorso ad ostacoli. Ospedali sotto organico, pronto soccorso intasati, liste d’attesa interminabili. Chi non può permettersi il privato rinuncia.

Succede ad Aversa, dove il pronto soccorso scoppia e mancano anestesisti; succede a Marcianise, dove alcuni reparti sono chiusi; succede a Maddaloni, dove interi servizi sono stati sospesi; succede a Piedimonte Matese, dove un’ambulanza può impiegare anche 40 minuti per arrivare.

Perciò occorre coraggio e dire la verità: è questo il volto reale della sanità casertana. E pur riconoscendo la bontà di alcuni percorsi, non esiste nessun “miracolo sanitario”, perché nei corridoi degli ospedali si vedono medici allo stremo, infermieri costretti a turni infiniti e cittadini abbandonati.

Eppure i fondi ci sono.
Solo per la provincia di Caserta il PNRR ha stanziato oltre 38 milioni di euro per realizzare 27 Case di Comunità, 6 Ospedali di Comunità e diversi Centri Operativi Territoriali.
Sulla carta, questa doveva essere la rivoluzione della medicina di prossimità: portare la cura vicino ai cittadini, ridurre i ricoveri inutili, alleggerire i pronto soccorso.

Ma la realtà è che, a oggi, molti cantieri non sono ancora partiti, e quelli avviati procedono con enorme lentezza.
Molte strutture sono ancora “in fase di gara” o “di progettazione esecutiva”.
E poi verrà il vero problema: dentro chi ci mettiamo?
E così il rischio è concreto: perdere i fondi del PNRR o non completare i lavori entro il 2026 o completarli e poi regalare quelle cattedrali nel deserto a gestioni private.

Governo e regioni si rimpallano le responsabilità ma chi vive nel Casertano e aspetta mesi per una TAC o una visita cardiologica, non può vivere di scaricabarile.

La verità è che questa sanità è il risultato di due fallimenti:
– di una gestione nazionale che per anni ha definanziato la sanità pubblica
– e di una Regione che ha gestito troppo spesso la sanità come un feudo politico, tra nomine di fedelissimi, sprechi e promesse non mantenute.

Se abbiamo ancora una sanità pubblica dobbiamo ringraziare quelli che restano a lavorare in corsia, con coraggio, spesso contro tutto e tutti. Ma sono sempre di meno perché in tanti fuggono altrove ormai.

Io credo in un’altra idea di sanità: pubblica, territoriale, umana.
Una rete che assuma medici e infermieri, apra i reparti chiusi, porti la telemedicina e le Case di Comunità nei comuni interni, dove oggi non arriva più nessuno.
Perché la salute è un diritto FONDAMENTALE e va difeso ad ogni costo.

Io ci sarò.
Dalla parte di chi cura e di chi ha diritto a essere curato.

Fabio Di Micco




Di Fabio Di Micco Sono anni che sentiamo dire che la Terra dei Fuochi è un problema “in via di risoluzione”. Ma basta fa...
25/10/2025

Di Fabio Di Micco

Sono anni che sentiamo dire che la Terra dei Fuochi è un problema “in via di risoluzione”. Ma basta farsi un giro tra Villa Literno, Trentola, Giugliano, Aversa, Casal di Principe per capire che la verità è un’altra: roghi, fumi tossici, bonifiche mai partite o intermittenti, discariche abusive vecchie e nuove.

Ogni volta che vedo quel fumo nero penso ai bambini di queste terre, ai tumori che aumentano, al dolore delle famiglie che vivono i lutti, alle paure che ci attanagliano.

Nonostante la miriade di annunci, di piani, di soldi e di conferenze, il territorio non ha visto un grammo di risanamento reale.
La questione ambientale va riportata dentro le istituzioni, con trasparenza, controlli e bonifiche reali.
Perché qui la vita vale quanto l’aria che respiriamo e oggi, quell’aria, vale troppo poco.

24/10/2025

Di Fabio Di Micco

"Condivido con voi l’intervista a Italia Notizie, in cui ho spiegato i motivi che mi hanno spinto a candidarmi e la mia visione dell’impegno che occorre per costruire una Campania a maggiore misura dei diritti dei campani."



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