13/08/2026
Vincenzo Corrado, nato a Oria nel 1736 e scomparso a Napoli nel 1836 all'età di cento anni, rappresenta una pietra miliare e un punto di svolta nella storia della gastronomia europea e italiana. Pubblicata per la prima volta a Napoli nel 1773 presso la Stamperia Raimondiana e giunta a ben sei edizioni rivedute dall'autore fino a quella del 1820 nei Torchi di Saverio Giordano, l'opera nasce nel fervido clima culturale della Napoli borbonica del Secondo Settecento. In qualità di Capo dei Servizi di Bocca al servizio del Principe di Francavilla, Don Michele Imperiali, nella sfarzosa cornice di Palazzo Cellamare, Corrado realizzò una sintesi senza precedenti nell'arte della tavola. Egli apprese le sofisticate tecniche della haute cuisine francese, introdotta dalle maestranze aristocratiche note come Monsù, e le applicò con straordinario acume alle eccellenze agroalimentari del territorio campano e pugliese, integrandovi la nuova flora giunta dalle Americhe e creando una raffinata codificazione della cucina di corte. L'architettura dell'opera si apre con una densa trattazione teorica formata dai Discorsi Preliminari e dalla premessa A chi vuol sapere, capitoli introduttivi in cui Corrado eleva l'arte culinaria a vera e propria scienza laica e filosofia pratica, affrontando temi quali la scelta dei locali di cucina, la preferenza per i vasi di terracotta o ferro stagnato rispetto al rame, le tecniche di conservazione degli alimenti, l'analisi delle carni e la rigorosa suddivisione dei compiti della brigata tra Scalco, Cuoco e Maestro Ripostiere. La sezione ricettaria si articola in sedici trattati dedicati alla potaggeria con brodi chiari e scuri, zuppe, potaggi, colì e purè, per poi passare all'esame di quadrupedi domestici e selvatici, volatili da cortile, cacciagione e prodotti ittici. Ampio spazio è riservato alla pasticceria salata e dolce, con ricette per pasticci in cassa, torte, timballi, sartù, uova, latticini, creme, budini, bignè, gattò e gelatine, fino all'allestimento del banchetto concepito come una regia scenografica improntata alla simmetria neoclassica, in cui il cibo dialoga con porcellane di Capodimonte, argenterie e trionfi decorativi. L'opera si completa con il Trattato del Vitto Pittagorico, il Trattato delle Patate, il Vocabolario Cucinario e le minute stagionali per venti pranzi e una cena. All'interno della storia della letteratura gastronomica, Il Cuoco Galante vanta un valore eccezionale. Con il Trattato del Vitto Pittagorico (1781), Corrado firma uno dei primi ricettari europei specificamente dedicati alla cucina vegetale di livello aristocratico, trasformando erbe ortolane, radici, fiori e legumi in preparazioni colte per le mense nobiliari, pur ammettendo l'uso di insaporitori e brodi secondo le consuetudini dell'epoca. L'opera testimonia inoltre una straordinaria valorizzazione della componente vegetale e territoriale della cucina meridionale, nella quale sono riconoscibili elementi che molto più tardi saranno associati al modello della Dieta Mediterranea teorizzato nel Novecento. Fondamentale è anche il contributo alla nobilitazione delle Solanacee americane: Corrado consacra e moltiplica gli impieghi del pomodoro nell'alta cucina napoletana settecentesca e codifica decine di ricette a base di patate nel suo trattato del 1798, elevando un tubero storicamente considerato marginale a protagonista delle mense colte. A questo si affianca una preziosa opera di registrazione della terminologia professionale dell'epoca, offrendo ai lettori un repertorio esplicativo che contribuì alla codificazione scritta di un lessico in cui convivevano termini di origine francese e adattamenti locali come gattò, sartù, colì, purè e crocchè. Infine, Il Cuoco Galante si afferma come uno straordinario successo dell'editoria gastronomica dell'Ancien Régime, con settemilacinquecento copie dichiarate nelle prime cinque edizioni dall'autore e dal Regio Revisore Luigi Vincenzo Cassitto, e un'ampia circolazione internazionale. DISPONIBILE SU AMAZON